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Prima i tuoi, e gli altri se tu puoi

Così recita un vecchio proverbio, che mi è tornato in mente rispondendo ad Aida in un commento a un precedente post.

Riporto qua il mio commento:

Tra le varie questioni di cui mi sono occupata c’è stato anche l’affidamento familiare, e molte coppie denunciavano questa difficoltà: accolto il bambino in casa, si ritrovavano a ricoprirlo d’attenzioni, provocando lo sgomento, la contrarietà nonché la sofferenza dei propri figli, che da un momento all’altro si ritrovavano, quantomeno all’apparenza, a non essere più nessuno. Questo generava in loro dei sentimenti di ostilità tali che rendevano impossibile la vita al bambino affidato, e alla fine i genitori, che chiaramente non avevano saputo gestire la cosa, si ritrovavano a dover rimandare il bambino al mittente, con un’esperienza di rifiuto e sofferenza in più, altro che aiuto! Ecco, il riservare 4 posti agli stranieri crea questo fenomeno, il rifiuto dell’altro, che avrebbe anche bisogno di essere aiutato, ma non in questo modo, non cristallizzando la sua situazione di “altro”, non rendendolo l’avversario e il concorrente: in questo modo non si aiuta nessuno, e guarda caso a forza di dare aiuti e concedere privilegi stiamo consegnando la nazione ai partiti più populisti e xenofobi.

Fermo restando che io sono generalmente favorevole all’accoglienza, fermo restando che non solo l’uomo, ma tutti gli esseri viventi sono migranti da sempre, e portati per natura a spostarsi nei luoghi che offrono loro una possibilità di vita o di vita migliore, è chiaro che un fenomeno incontrollato come questo cui stiamo assistendo non porta benefici a nessuno.

Sono anche d’accordo su un iniziale aiuto ulteriore a chi è costretto ad abbandonare la propria terra e si ritrova a ripartire qua da zero, ma l’aiuto deve essere temporaneo e circoscritto, vòlto a favorire l’ambientamento e l’integrazione, non deve essere mai una corsia preferenziale per scavalcare, spodestare e schiacciare gli autoctoni.

Alle ultime elezioni i partiti buonisti sono crollati e i partiti populisti e xenofobi hanno sbaragliato: non è una buona cosa, stiamo passando da un eccesso all’altro, la vittoria di una certa destra non è stata una scelta razionale ma una reazione dettata dall’esasperazione, come lo fu qualche anno fa la vittoria del M5S.

Vorrei che tornassimo a votare in serenità programmi costruttivi, vorrei vedere una popolazione positiva e assertiva. Per gli stranieri c’è posto, magari non per tutti, però il posto c’è, io sono sicura che ognuno possa dare il proprio contributo e inserirsi felicemente, ma deve essere chiaro che il posto che c’è non deve essere il nostro, non dobbiamo toglierci dai piedi noi dalla nostra casa e dalla nazione che abbiamo costruito e liberato, e da padroni diventare garzoni in casa nostra: no ai buonisti, no ai populisti, sì alla ragione, alla giustizia, all’umanità e al buon senso.

Art. 10: noi, lo straniero e il resto del mondo

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Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

 

L’argomento è più che mai attuale, anzi, ora più di allora.

Quando fu scritta la Costituzione, credo che nessuno immaginasse lo scenario attuale, l’orda di stranieri che avrebbe scelto come meta il nostro territorio, sottoponendo a forte pressione la compagine sociale e scatenando quella che è, di fatto, una guerra tra poveri, un’emergenza umana per loro, sociale, economica e culturale per noi, nonché una minaccia terroristica il cui allarme risuona in tutta Europa e non solo.

Noto subito una falla nell’enunciato dell’art. 10: qui parliamo di accoglienza di quegli stranieri che non possano esercitare nella propria patria le libertà enunciate nella Costituzione ITALIANA: questo, a occhio e croce, comprende tutta il resto dell’umanità o poco meno, in quanto credo che ogni nazione abbia i propri principi, la propria cultura e la propria peculiarità per cui, molto facilmente, almeno una delle libertà concesse in Italia non è concessa in un’altra nazione, per civile e progredita che sia.

Quella dell’immigrazione d massa in Italia in teoria è un’emergenza, ma in pratica, si può chiamare un’emergenza un fenomeno continuativo che dura da decenni, più o meno con le stesse caratteristiche?

L’immigrazione in Italia è un fenomeno non so se ingestibile, ma sicuramente ingestito: manca la volontà politica? Mancano la coscienza civica, sociale, umana e umanitaria?

Mancano i mezzi per gestirla?

Sicuramente ne mancano le capacità.

Io vedo un’Italia stolta, divisa tra buonismo e pregiudizio, un atteggiamento di sbraco contrapposto a uno forcaiolo, senza che sappia trovare un sistema costruttivo per aiutare chi è in difficoltà senza farsi fagocitare, trasformando gli apporti esterni in ricchezza umana e sociale (nel frattempo l’hanno trasformata in ricchezza economica per chiunque sfrutti il fenomeno dell’immigrazione e l’emergenza umana), rispettando l’altro senza rinunciare né alla propria sicurezza né alla propria cultura.

Ed ora, come sempre, l’opinione di Aida:

Parto con una considerazione: l’Italia, fin dalla notte dei tempi, è sempre stata un crocevia di stranieri. Se fino a qualche secolo fa lo Stivale era diviso fra potenze spagnole e austriache, non bisogna dimenticare le invasioni saracene, quelle arabe e le contine peregrinazioni di culture che, nel corso dei millenni, ci hanno lasciato un patrimonio storico difficile da trovare in altri paesi del mondo.
Ovviamente tutto questo è storia, e l’immigrato attuale sceglie l’Italia per altre ragioni, diverse dalla necessità di conquistare un territorio nuovo (o forse sotto sotto è così?). L’Italia è la nazione più vicina all’Africa, ma è anche quella che, come l’America, trasmette un messaggio di ricchezza e di opulenza. Non c’è programma televisivo dove non passa la ricchezza e il lusso del Made in Italy, mentre la maggioranza dei mass media sottolineano l’aspetto superficiale di un paese che va a rotoli. Proprio in questi giorni, random, le pubblicità e i servizi su un S. Valentino di lusso occupano radio e televisioni e, se lo straniero capta un messaggio del genere, è pur sempre attirato dalla ricchezza ostentata dall’Italia.
E’ anche vero che passa un secondo messaggio, dettato, a mio parere, sia dalla Chiesa che purtroppo soverchia ancora la politica, sia dalla Politica perbenista che per farsi bella agli occhi del mondo continua a massacrare i suoi cittadini. L’accoglienza, l’obbligo a concedere case popolari o stanze in alberghi di lusso, le future agevolazioni fiscali in caso di assunzioni di immigrati e, soprattutto, la mancanza di una prassi seria che selezioni il profugo bisognoso da quello che vuole lucrare sull’ingenuità dell’italiano. Certo, a sbarcare sono tutte persone misere, ma basterebbe girare in un Comune italiano per trovare ciondolare gruppi di immigrati senza nulla da fare tutto il giorno.
Proprio l’altro giorno, l’articolo di un giornale dipingeva l’Italia come un paese razzista, poiché alla domanda “sei disposto a fittare casa ad un immigrato” (sottoposta ai possessori di seconde case sfittate) quasi la totalità ha negato ogni possibilità.
Ovviamente più che razzismo parlerei di tutela della proprietà, perché è facile gestire i beni degli altri per apparire belli dinnanzi l’Europa, ma è pur vero che una posizione ferma andrebbe presa, per lo meno a tutela di chi scappa dalle guerre e non di chi pretende pasti stellati e suite confortevoli.

 

Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti

manifesto lega

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Se c’è una categoria di persone che non sopporto è quella dei passivi.

Quasi quasi preferisco i delinquenti, che si espongono, si prendono le loro responsabilità e non pretendono di essere diversi.

Forse era addirittura meno peggio il nazista che credeva nella razza ariana del connazionale indifferente, che ha lasciato, voltando il capo dall’altra parte, che il male fosse fatto.

Meglio persino chi ci ha lucrato, che almeno non ha la pretesa storica di non essere l’infame che è, rispetto a chi ha mandato la gente alla tortura e alla morte perché non erano fatti che lo riguardavano, e oggi pretende di essere innocente.

Oggi il problema sono gli extracomunitari. Pardon, oggi il problema è il razzismo.

Oggi il problema è la recrudescenza di sentimenti disumani; oggi, il problema, sono tutti quelli che attaccano gli extracomunitari.

Manifesti come quello che vedete qua fanno vergognare di stare al mondo, ma forse non sono abbastanza immondi da indurci a reagire e a dissociarci coi fatti.

Oggi hanno arrestato lo stupratore seriale che a Roma negli ultimi tempi ha seminato il panico: peccato, è italiano, se fosse stato rumeno sarebbe venuta meglio.

Ma noi dimenticheremo questo particolare, e da domani gli stupratori d’elezione torneranno ad essere i rumeni (ma vanno bene anche gli africani).

Sul blog di Elena un lettore ha portato questa sua testimonianza:

Cara Diemme. Non confondiamo quelli che rubano perché vedono in questa una sorte di diritto comune per coloro che sono poveri. E da l’altra parte i disperati che vogliono avere una vita dignitosa ma (per vari motivi) non ci riescono.

Il “tuo ladro” che hai raccontato non entra nel negozio per un pacchetto di wafer. Di sicuro. Esso ruba scarpe firmate, semmai. Come vedi, sono ladri e ladri. Compresi quelli che si trovano nel alto.

Cara Elena. Non pensare minimamente che il mio atto di furto è stato una cosa gradita da me. Ci sono situazioni critiche nella vita. Situazioni dove non c’è nessuna scelta.

Avevo due settimane da quando mi trovavo in Italia. Arrivato pieno di speranza avrei scoperto subito che le apparenze ingannano.

C’è stata una persona a procurarmi un contratto di lavoro. Per l’Italia. Nella mia ingenuità avevo chiesto cosa avrei dovuto prendermi con me per il nuovo lavoro che mi aspettava. “Niente – mi ha risposto – ti daranno tutto loro. Semmai uno spazzolino ed il dentifricio.”

Povero me, avessi non creduto, che menzogna. Partito con i miei vestiti sopra e 30 $ in tasca. Ho lavorato per due settimane con i stessi vestiti con quale ero venuto. I dollari li avevo speso per mangiare e detersivo. Non conoscevo la lingua, non avevo amici. Lavoro, mangiare, dormire. Lavoro, mangiare dormire.

Quella sera. Passavo per una delle strade di Pisa.
Davanti me si affaccio uno di quelli cassonetti di Caritas. Un paio di borse avvicinate. Piene di vestiti. Puliti, stirati. Il pensiero peccaminoso. La possibilità di avere dei scambi. Il demonio mi diceva di prendere una delle borse. La paura di essere visto da qualcuno mi tratteneva. Ho preso una qualsiasi e sono scapato. LADRO, mi suonavano e parole nella testa. LADRO. Correvo e piangevo. “ECCO COSA SEI ARRIVATO”. “HAI VOLUTO ITALIA, L’OCCIDENTE, E PER QUESTA SEI ARRIVATO A RUBARE”. Un paio di vestiti. Li stringevo a petto. Non sapevo nemmeno se mi andranno bene. Ma consideravo di non aver scelta. I jeans con quale ero venuto erano quasi rotti. I soldi non li avevo ancora.

Sono passati anni. La memoria no. Vorrei che vi mettesse entrambe a posto mio. Pensare alla situazione. E vorrei che mi dite che ho sbagliato.

Dante direbbe:

“Ben se’ crudel, se tu già non ti duoli pensando ciò che ‘l mio cor s’annunziava; e se non piangi, di che pianger suoli?”

Non voglio aggiungere altro, se ce ne fosse bisogno, significherebbe che sto parlando a chi non è in grado di recepire. Oggi l’emergenza è il razzismo. Oggi, quello che voglio dirvi è: “Ricordatevi di difendere gli extracomunitari”.

Ricordatevi che non fare del male non basta, se si permette che altri lo facciano.

Ricordatevi che il “dagli all’untore”, reso forte dall’ignoranza e impunito dall’indifferenza, ha disegnato le pagine più vergognose della nostra storia.

Ricordate di non permettere che nessuno faccia del male a un nostro fratello, che voltarsi dall’altra parte significa assecondare e avallare il comportamento dei boia. Lo so che avete paura, lo so che abbiamo paura, ma non è una grande scelta morire ogni giorno divorati dalla paura.

Oggi l’emergenza può essere pure la criminalità, che va combattuta con indice di tolleranza zero, ma è anche l’extracomunitario, che va aiutato, difeso e tutelato.

La verità, tremenda, è che il male è banale. Banale come la vita che scorre al di là del filo spinato dei lager, banale come il vicino di casa, bravo ragazzo che prende una tanica di benzina a da fuoco all’immigrato senza casa che dorme all’aperto, banale come gli impiegati che vogliono le ronde, banale come quelli che se ne fottono se il mare si mangia i disperati. Banale come il fatto che quelli della Lega hanno uno sulla poltrona di ministro dell’Interno perché tanti, troppi, i lager li vogliono. Eccome se li vogliono.
Viviamo tempi terribili, segnati dalla paura e dall’indifferenza. La paura genera mostri, l’indifferenza rende normale e banale il male. (Maria Matteo)

Ho finito. Per oggi.