Archivio tag | felicità

Amore di terza età

igorrutter-yinyang

Questa poesia è stata scritta giusto oggi da un mio caro amico, una persona straordinaria e, devo dire, straordinariamente piena di risorse.

Uomo poliedrico, forse troppo eccezionale per essere capito in giovane età, ha trovato la sua compagna – anche lei chiaramente eccezionale ❤ – in età più matura, e sono davvero la coppia più bella del mondo!

La frase che più mi ha toccato di questa sua poesia, è stata “quando era cessata la speranza“: scritta davvero col cuore in mano!

 

AMORE DI TERZA ETA’,
AMORE CARPITO QUANDO ERA CESSATA LA SPERANZA,
AMORE RIGENERANTE,
NOSTRO “COCOON” CHE IRRADIA GIOVINEZZA.

BAGNO DI SOLE E CALORE
IN CUI CI IMMERGIAMO FELICI,
E SPLENDENTI DI NUOVE CERTEZZE
SCIVOLIAMO SULLA SUPERFICIE DEL MONDO.

(Enrico Lena, Roma 5 marzo 2015)

 

Ed ora, un lento valzer per la coppia più bella del mondo  ❤

La fragola

fragola cuore

Oggi sono molto felice.

In teoria avrei ben poco di cui essere felice, la bilancia stamattina è scoppiata, il mio oramai ex amico mi ha scritto che è tutto finito, kaput, anzi, che tutto sommato non esisteva più da tempo, i sindacati non sono riusciti a fermare in alcun modo le procedure di licenziamento iniziate dall’azienda, mia figlia non mi pare si stia preparando per l’esame che dovrebbe sostenere a giorni e la salute di almeno un paio di miei familiari stretti è in caduta libera (per non parlare poi della mia, che ve lo dico a fare!)

Eppure stamattina ero euforica, avevo tanta voglia di correre per la strada e cantare, di saltare per la gioia e la grande felicità.

Tutto questo mi ha ricordato questa favoletta buddista, che ho ricercato – e per fortuna trovato – in rete:

Un giorno un uomo inseguito da una tigre cadde in un dirupo. Si salvò aggrappandosi ad un ramo ma, guardando in basso per trovare una via di fuga, si accorse che un’altra tigre lo attendeva in fondo al baratro con la bocca spalancata. Strinse ancora di più il rametto cercando di resistere, ma ben presto lo sentì scricchiolare e si accorse che due topi lo stavano rosicchiando.

Tutt’a un tratto vide che da un ramo accanto a sé sporgeva una bellissima fragola matura. Allungò il braccio, la colse e la mangiò, e si accorse che era infinitamente buona.

Bella metafora della vita, un invito ad apprezzare quello che, comunque, c’è.

La mia fragola? Non ve lo dico…  😉

Buona giornata a tutti!  ❤

Anche l’infelicità è contagiosa

saggio e discepolo

Ogni volta che parli della tua infelicità con qualcuno, senza saperlo stai trasmettendo un modello di miseria… L’altra persona forse pensi che ti stia solo ascoltando, ma di fatto sta anche prendendo delle vibrazioni di infelicità, delle ferite.

Osho

(fonte: http://www.ilgiardinodegliilluminati.it)

Quando parlo con qualcuno tendenzialmente depresso, costantemente oppure occasionalmente, non posso che consigliargli di NON frequentare persone a loro volta tristi e depresse.

Felicità e infelicità sono contagiose (anche se certe infelicità non si giovano della vicinanza della felicità altrui) e le relazioni tra esseri umani (o forse, più precisamente, tra esseri in genere), sono scambi energetici, passaggi di fluidi, vibrazioni.

Questo non significa che non dobbiamo sfogarci con un amico, ma dobbiamo tener presente che gli stiamo gettando addosso un carico, e dovremmo fare attenzione che i suoi muscoli emotivi lo possano sopportare: in caso contrario, anche se involontariamente, gli stiamo facendo del male.

La favola bella

Matrimonio Lucia - il bacio

Credo che non ci siano più miei lettori della prima ora a ricordarla, anche perché qui passò fugacemente, timidamente, ma ci regalò una poesia che la diceva lunga su quello che il suo cuore provava.

La poesia è questa:

BRICIOLE

Briciole
rilucenti
di altrui splendore
rischiarano
il buio dell’anima
che luce propria
non sa di avere.
Briciole
bastano
per nutrirla,
troppo piccola
per essere degna
di saziarsi
alla tavola grande.

Lucy

Ho conosciuto Lucy una quindicina di anni fa, mi chiese un’informazione per la strada, e non ci lasciammo praticamente mai più. Ho vissuto con lei, piccola grande donna, fragile e tenace, dritti e rovesci della sua vita, con un figlio – meraviglioso – cresciuto con le sole sue forze, un lavoro che le dava soddisfazione, lasciato per sostenere un “socio” che l’ha tradita (che ognuno ne abbia uno nella vita?), e ciononostante un’azienda alla fine sua, solo sua ed esclusivamente sua, che decolla, raggiunge vette che mai avrebbe sognato, ma un successo prima di tutto umano, perché Lucy è una persona che bisogna amare per forza, con un’apertura e una fiducia per il genere umano che, alla fine, hanno pagato e pagano.

Ma che succede alla nostra Lucy, sola come me, e probabilmente per gli stessi motivi (fifa blu, anche se lei dice semplicemente di sentirsi “troppo piccola per essere degna di saziarsi alla tavola grande“)?

Succede che si distrae un attimo, e abbassa la guardia. Si distrae, e un uomo entra nella sua vita e nel suo cuore. Un uomo degno, di quelli che tutte vorremmo. Un uomo che la ama e la sostiene. Lei tenta di rialzare la guardia, lotta come un animale ferito, ma non ce la fa: lui fa ormai parte della sua vita e lei, dolcemente, si arrende.

Passano gli anni, e sono sempre insieme, sempre più uniti, sempre più parte l’una dell’altro. Ne passano ancora tante, e tante ne superano, e tanto costruiscono.

E’ di pochi giorni fa, mentre tutti noi sonnecchiavamo al sole, il grande passo.

Ha esattamente la mia età Lucy, ma sembra una ragazzina quella che col suo sorriso e con la sua grazia prende il suo umanissimo principe azzurro, il suo cavaliere senza macchia e senza paura, come suo legittimo sposo, e siedono insieme “alla tavola grande”.

Auguri Lucy, ti voglio bene!

Elogio dell’infelicità

Sto apprezzando moltissimo il libro di Olga Chiaia che sto leggendo, perché non è assolutamente una ricetta della felicità, quanto una capacità di accettare e apprezzare la vita anche nelle sue parti buie, compresa l’infelicità.

Dice lei giustamente che la felicità ad ogni costo è mortifera, è quella che porta poi a bruciare la vita, rompere i freni, ricorrere anche a sostanze artificiali pur di ingannarla questa vita e farle credere che ce la godiamo, che siamo forti e vittoriosi, che noi ce la facciamo.

Non funziona così. La tristezza, l’infelicità, la solitudine, fanno parte della nostra esperienza umana, e vanno accettate. Non coccolate, non nutrite, non alimentate, ma accolte, perché è nostro diritto, oltre che un processo inalienabile, essere nella nostra vita anche infelici.

L’infelicità non è incompatibile con la felicità. Stavo tentando di trovare un esempio per spiegarmi, e mi è venuto in mente questo.

Mettiamo che una persona in buona salute cada e si sbucci un ginocchio.

Probabilmente la ferita sanguinerà, farà male, prenderà tempo per guarire, cionondimeno la persona continuerà ad essere una persona in salute. Può darsi che la caduta sia più grave, che la ferita s’infetti e gli tocchi per un po’ prendere antibiotici, oppure si rompa un osso e vada ingessato.

Questo incidente di percorso non cambierà il suo essere un individuo in buona salute, né sulle sue aspettative di vita. Gli prenderà un po’ di tempo, richiederà un po’ di cura, ma nulla che faccia di lui un infermo.

Oppure potrebbe non curare la ferita, esporla a sporco, forzare l’arto, e rovinarsi per sempre, e questo sì che cambierebbe il suo stato di salute e le sue prospettive di vita!

Dunque, tornando a noi, concediamocelo di essere tristi, ma senza coccolare la tristezza. Concediamoci di mostrare il nostro lato buio agli amici, perché non possono aspettarsi che siamo giullari di corte e non persone in carne e ossa, soggetti alla tristezza, alla malinconia, alla rabbia.

Buttiamo nella spazzatura gli antidepressivi, e concediamoci il contatto umano che, insieme al tempo e la certezza di farcela, sono le cure migliori.

Giusto ieri Bali ha postato qui un video in cui Galimberti parla dei falsi miti, e cita tra questi anche quello della felicità ad ogni costo, grossa, grossissima trappola, in cui pare che molti stiano cadendo. Approfitto di questo post per riproporvelo: