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Senza Attila

Ho aspettato un po’ per comunicarvelo ufficialmente, ma pare che sia riuscita a buttare definitivamente Attila fuori dalla mia vita. Oramai è qualche mese, e sembra che la situazione sia consolidata, soprattutto perché mia figlia ha capito che non c’è altra soluzione, che il fatto che continui a bazzicare casa è un gioco al massacro; lei è sempre stata il suo palo, quando io lo buttavo fuori dalla porta lei con qualche scusa lo faceva rientrare dalla finestra, ma finalmente LEI ha capito, e questa è stata la svolta.

Mi sento meglio, ma molto molto meglio, ho ripreso forze, sono tornata a fare progetti per il futuro. Quell’uomo era un parassita (peraltro ultima parola che gli ho detto buttandolo fuori casa), e pare che stavolta pure lui si sia rassegnato, in oltre 25 anni mi ha risucchiato ogni briciolo d’energia, e io sono molto pentita di avergli detto – per un’eccesso di onestà, come lo definì una psicologa – della gravidanza e avergli permesso di riconoscere la bambina. Da parte sua nessun contributo per la crescita della figlia, ma solo bastoni tra le ruote, scenate anche al lavoro, stalking continuo, fatto di pedinamenti e ricatti tramite figlia (una per tutte, le vacanze insieme sobillando la figlia “vedi, mamma non ti vuole bene”, che finché è stata piccola ha funzionato alla grande), feste di compleanno anche mie cui lui si è infilato dando come alternativa solo di cacciarlo con la forza rovinando la festa comunque, etc. etc. etc.

Sedici anni per avere il passaporto, due volte in tribunale per fissare un giorno di visita mai rispettato, etc. etc. etc.

Non aggiungo altri pensieri fatti in questi anni, ma adesso pare che davvero sia finita. Lui, per carità, è un povero infelice che avrebbe bisogno di aiuto, ma io questo aiuto evidentemente non sono stata in grado di darglielo, e tutte le mie energie in questi anni sono state risucchiate per non affondare con lui.

Speriamo solo che non danneggi la figlia, che al padre vuole bene e non sarà disposta a lasciarlo al suo destino.

Via dal mio lessico

Oramai la rottura con Attila si è stabilizzata, la nausea che avevo accumulato in tanti anni è veramente esplosa e non credo la questione sia reversibile.

Rimane il fatto che Sissi in mezzo ne soffre, anche perché entrambi stiamo agendo in quel modo odioso di renderla “messaggero”, e quindi piovono i “Dì a tu’ padre…” e “Dì a tu’ madre” rabbiosi e carichi di livore e altri contenuti negativi.

Io mi riprometto di non farlo più, tanto abbiamo capito che è un parassita mai ha contribuito a crescere questa figlia e mai contribuirà, quindi è perfettamente inutile cercare di fargli capire qualcosa che alla fine suona solo come rinfaccio a quella povera figlia mia.

Faccio come la madre vera presso il re Salomone, abbozzo tutto purché mia figlia stia bene, tanto oramai il più è fatto.

Lontano dagli occhi, decisamente lontano dal cuore, ma anche dalle parole e dai pensieri.

Semplicemente non esiste più.

Senza Attila da un mese e più

Non ve ne ho parlato prima, ho aspettato che la situazione si fosse un po’ stabilizzata, per non dare l’ennesimo annuncio poi di fatto senza seguito.

E’ stato al ritorno delle vacanze, e poiché questo è un luogo pubblico tralascerò tutti i dettagli.

Forse aveva ragione una mia amica che non ero abbastanza convinta, perché quello di cui invece sono convinta non rompe gli argini, non passa e basta. Poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e ho parlato a chiare lettere con la figlia, chiare, chiarissime:

tuo padre non lo voglio più vedere, ma non lo voglio più vedere sul serio, mai più, a nessun costo. Non ti inventare allagamenti, svenimenti, malintesi, non t’inventare niente, perché se lui entra un’altra volta a casa mia, ricordati che ne esci tu.

Nessuno ti toglie tuo padre, sei grande, sei pure autominuta, lo puoi chiamare, fare pure videochiamate, vederlo fuori casa quando vuoi, prendere la macchina e raggiungerlo quando più ti aggrada: dentro casa mia non deve entrare mai più.

In realtà un piccolo tentativo di farlo rientrare l’ha fatto, un bisogno fisiologico, un attimo solo: mi ha chiesto il permesso e gliel’ho negato, ha insistito, mugugnato, rinfacciato. Tenuto il muso per non so quanto. Non l’ha fatto entrare di nascosto, sia perché è una persona seria e affidabile, ma comunque sa anche che me ne accorgerei, in tanti anni non sono mai riusciti a togliere le tracce di tutto, li ho sempre sgamati, qualunque cosa fosse successa, e credo che la paura di essere messa fuori casa abbia contribuito. Sono certa però che è soprattutto una persona la cui parola ha un peso, come le ho insegnato, ma non l’ha presa bene.

Ora è passato anche un po’ di tempo, certo incombono compleanni e festività natalizie, ma da parte mia non credo ci sia alcun rischio di ripensamento, non è che sono “determinata”, è proprio che ho sviluppato un rigetto.

Come quando finì l’amore all’improvviso, per aver trovato in segreteria un messaggio di Issa. Cioè, non per il messaggio, ma perché lui si rifiutò di richiamarla per dirle di lasciarci in pace, e soprattutto impedì a me di farlo, e per impedirmi di farlo staccò il telefono, e andammo a finire a un incontro di lotta libera. Fu lì che mi perse per sempre, neanche la scoperta della gravidanza mi fece mai tornare sui miei passi.

L’amore per mia figlia mi ha fatto sopportare tanto, le vacanze insieme per darle almeno qualche giorno l’anno quella famiglia unita che non aveva mai avuto (sono state un errore? Forse sì o forse no), il suo stazionamento a casa mia perché la bimba non stesse troppo tempo sola, perché ci fosse un paracadute in caso di mia assenza, perché avesse anche l’altro pezzo di famiglia in caso di mia prematura dipartita, etc. etc. etc. Qualche psicologo da corridoio dirà “Tutti alibi!”: ma de che? E’ un uomo che non ho mai rivoluto, mai, neanche quando ci si è messa di mezzo tutta la famiglia “per amore della bambina”.

E’ un uomo che non ho mai rivoluto neanche nel contesto rilassato e spensierato delle vacanze, che non ho rivoluto né in ricchezza né in povertà, né in salute né in malattia. E lui invece che voleva? Non mi è dato saperlo, ma in linea di massima vuole il contrario di quando uno gli chiede.

Un mese circa di stacco totale, e mi sembra di ricominciare a vivere, neanche nel senso che sono più felice (anche se in ufficio mi dicono che sono diventata un’altra, addirittura dicono che mi muovo di più, con più agilità e disinvoltura: che sia perché non convivo più con la sensazione di oppressione di prima?): ora direi che ho una maggiore consapevolezza, anche più preoccupazioni, perché prima le mie energie soprattutto mentali erano talmente tanto assorbite da lui da non lasciarmi tempo per nient’altro. Ora non vivo più come un automa, sto riprendendo coscienza del mondo esterno, e quindi ahimé, anche della crisi e delle sue conseguenze, che bene o male toccano un po’ tutti: mi rendo conto di tanti altri problemi tralasciati, ma in qualche modo affronterò tutto.

L’ultima volta che l’avrò visto

Oggi, spinta da un ingiustificato senso del dovere, sono andata a trovare l’ex-marito.

Mi ero ripromessa di non andare mai più, e per anni sono stata fedele a questa decisione, ma l’averlo saputo colpito da tre infarti, un’altra serie di malattie broncopolmonari, una caduta grave con seria compromissione della schiena, più un lutto familiare piuttosto doloroso abbenché indiretto, mi ha fatto più o meno decidere per una deroga.

Suppongo sia l’ultima volta che l’avrò visto. Abita lontano, la strada non è ne agevole né piacevole, almeno per me. Oggi mi sono decisa anche confidando nel nuovo navigatore, che invece mi ha penosamente abbandonato lungo il percorso lasciandomi, dato il mio senso di orientamento pari a sotto zero, in braghe di tela forte difficoltà.

Arrivo livida, coi capelli dritti, dopo aver passato tutto il percorso ad accostarmi, spegnere il navigatore e riavviare, e quello continuava, dopo qualche minuto di indicazioni, a darmi “percorso cancellato”: un segno del destino?

Mi vede dopo anni, e la prima cosa che mi dice è che mi vede molto stanca, non in tiro come la volta precedente: non vi dico quello che gli avrei voluto rispondere, visto che lui rispetto alla volta precedente aveva avuto altro che crollo!

A parte tutto poi non aveva praticamente più voce, si è giustificando dicendo che oramai non parla più con nessuno.

A tavola mi racconta la storia della sua vita, o meglio, quella che lui si racconta essere la storia della sua vita, completamente rivisitata e distorta.

A fine pasto ha fretta di alzarsi perché il ristorante deve chiudere: secondo me non è vero, visto che è anche un albergo e la sala rimane comunque aperta, e poi sono amici suoi e, a quanto ho capito, anche debitori nei suoi confronti. Gli faccio notare che forse è l’ultima volta che ci vedremo, possiamo pure prendercela un po’ con calma: ne è cosciente, replica con rammarico che, forse, anche l’ultima volta che ha visto la figlia sarà stata l’ultima volta, giacché da anni anche lei diserta.

Abbiamo discusso un po’ di lei, della sua ex moglie che, con suo (di lui) grande disappunto, ho amato come una sorella, e che mi è mancata decisamente più di quanto non mi sia mancato lui.

L’ho riaccompagnato a casa, poi sono ripartita e mi sono riaccostata dopo qualche metro per i soliti problemi con il navigatore. A un certo punto me lo ritrovo di nuovo lì, con la faccia contro il finestrino: gli faccio un ulteriore distratto cenno di saluto, poi continuo a smanettare col malefico ordigno.

Torno con la tensione alle stelle per le difficoltà d’orientamento, e corro al centro commerciale per rendere l’inutile aggeggio.

Pentita di essere andata ma, conoscendomi, se non fossi andata mi sarei tenuta il rammarico vita natural durante: è che sapete, col tempo poi dimentico il grosso degli aspetti negativi, la loro intollerabilità anche temporanea, e un’ombra di dialogo sembra possibile.

Mi ha rinfacciato la dedica del mio libro, “solo per dovere”: ho utilizzato per la prefazione una presentazione scritta da lui, mi sembrava doveroso avesse la sua copia, ma qualsiasi altra parola nella dedica non sarebbe stata sincera (tra le altre cose, ha definito il libro splendido).

Ora probabilmente mi direte che ho fatto male, che è stata una visita senza senso, e allora vi risponderò con le parole di mia nonna, “fallo e pèntete!”: è stato mio marito, credo che un addio fosse dovuto.

Ex: amici, nemici, indifferenti?

ex

Tempo fa si discuteva con larosaviola sulla questione degli ex.

Il dilemma è sempre lo stesso, si può restare in buoni rapporti con l’ex?

Io credo che non ci sia una regola, che tutto dipende da come è finita, chi è l’ex, chi siamo noi, magari anche se ci sono figli di mezzo, etc. etc. etc.

Io, che con la consueta incoerenza sono rimasta generalmente in buoni rapporti con tutti gli ex, sostengo però che no, non si può o, quantomeno, non è facile né particolarmente lineare.

Se la storia è finita così, per esaurimento della stessa, perché lentamente si è scivolati nella routine, si è diventati fratelli, allora è anche comprensibile che ci si lasci in buoni rapporti, conservando un’amicizia che ovviamente affonda le sue radici nella lunga conoscenza, intimità, confidenza, si spera anche reciproca stima.

Se il rapporto invece è naufragato malamente, se uno dei due ha subito bugie, tradimenti, magari anche percosse, ma me lo dite come si fa a restare in buoni rapporti? Se i due sono finiti in tribunale, a menarsi anche a furia di calunnie e menzogne, con il fine ultimo di distruggere l’altro sul piano economico e psicologico, ma che significa rimanere in buoni rapporti? Ci si appella al fatto che col tempo uno è cambiato? E chi se ne frega, ci sono tante persone al mondo, perché dovrei andarmi a riciclare una persona che mi ha fatto del male?

E poi, il rapporto con l’ex, se uno dei due è ancora innamorato, diventa una relazione sadomaso, perché chi è innamorato soffre – soprattutto in presenza di altre storie del partner – mentre l’altro, anche se involontariamente, continua a girare il coltello nella piaga dell’ex-partner.

Mentre ragionavo su tutto questo e facevo mente locale sui miei ex, realizzavo un particolare non trascurabile: c’è una bella differenza tra il rimanere in buoni rapporti ed essere amici! Anzi, direi che c’è una profonda differenza tra l’avere rapporti semplicemente civili, avere buoni rapporti ed essere amici!

Io di ex ne ho qualcuno e direi che, in linea di massima, il sentimento nei loro confronti è di discreta ripugnanza. In pochi casi, laddove è subentrato il perdono, il sentimento provato al massimo è di pietà: insomma, con queste premesse, mi dite lo spazio per l’amicizia dov’è?