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In politica, ovvero l’Italia che vorrei #3

Mentre l’attuale governo continua a sparare, diciamo così, fantasiose soluzioni alla crisi che vanno dalle tasse sulle merendine ai ricchi premi e cotillon per l’utilizzo dei pagamenti elettronici, ci ritroviamo in un’Italia sempre più malmessa e sempre per i soliti problemi.

Un video pubblicato su fb giorni fa ricordava della profonda cultura dei politici della ricostruzione mentre ora, ed è la cosa che più mi fa soffrire, è stata sdoganata l’ignoranza. Oggi, senza un piano preciso, va al governo gente inesperta, che improvvisa soluzioni poco strategiche e spesso dannose, spesso in preda a deliri giovanili di salvataggio del mondo, e il popolo sotto a subire sempre più danni.

Come tentano poi di riparare a questi danni? Ma aumentando le tasse e diminuendo i servizi ovviamente, una formula – fallimentare – vecchia quanto il mondo, che finisce col demonizzare gli innocenti e criminalizzare gli onesti, colpevoli di non riuscire a produrre al ritmo in cui i nostri governanti sprecano.

Il movimento 5 stelle, che ha rappresentato il sogno del riscatto per quelli che non ne potevano più del sistema, ci ha messo un niente a diventare parte del sistema che si era impegnato combattere, e ad usare quel mandato, conferito dai cittadini per scalzare la casta, per rafforzarla e sostenerla.

Oramai tutta la gente della mia generazione, con figli diplomati e laureati, racconta di come siano dovuti emigrare per trovare una sistemazione, mentre da noi si respira sempre più aria di incoscienza nelle alte sfere e Medioevo nelle basse.

La sanità pubblica, un tempo fiore all’occhiello dell’Italia, è sempre meno fruibile, si tampona con attività intramoenia e assicurazioni private, – di fatto spostandoci sempre più verso l’assistenza privata – e la vita è sempre più dura per chi è costretto a pagare anche l’aria che respira per cui, alla fine, cerca di non respirare.

Io insisto che i due pilastri da iniziare a risollevare sono istruzione e sanità, oltre alla sensibilizzazione di una popolazione che deve acquisire una coscienza civile e non deve più rendersi complice di accaparramenti e intrallazzi (che, dispiace dirlo, ma pare che l’abbiamo nel DNA, dall’accaparramento dei medicinali anche inutili alle mancate fatture e ai falsi CID, etc. etc. etc.).

Quello che ho notato è che in Italia è diffusissimo l’uso di “far risultare che”, anche se spesso si tratta semplicemente di legittima difesa per riuscire a sopravvivere, ma proprio per questo motivo l’Italia ha sfornato leggi e norme contortissime per stanare i simulatori che finiscono per colpire chi, invece, in una certa situazione ci si trova davvero.

Ma torniamo a bomba.

Una signora, a quanto ho capito piuttosto facoltosa, di fronte ai cassonetti traboccanti rifiuti si lamentava dei criteri di calcolo delle tasse per la nettezza urbana, che si basano sulla metratura della casa anziché sul numero degli inquilini.

“E’ una patrimoniale nascosta”, denunciava lei, e certo che sì, perché una persona sola alla fine non produce più rifiuti se sta in un’abitazione di 200 mq piuttosto che di 50, e certamente le quattro o cinque persone che spesso abitano in un appartamento di 50 mq (ma spesso, se sono extracomunitari, si stipano anche in più persone) ne producono di più.

Allo stesso modo è una patrimoniale nascosta il calcolo dell’ISEE per cui, a parità di reddito, i risparmiatori hanno meno esenzioni rispetto agli sperperatori, e continuano a pagare tutto di più e di più a fronte di un capitale posseduto già al netto di tasse, e se non è patrimoniale questa…

La scuola pubblica ancora resiste, ma a quali condizioni? E anche lì, poveri disgraziati pagano la mensa e gente che arriva davanti alla scuola con macchinone e cellulare ultimo modello per sé e per il figlio invece gode dell’esenzione.

Io credo che oramai la fame e sete di giustizia tra la gente onesta, che paga le tasse senza averne ritorno, sia quasi ai massimi storici. Credo che la gente onesta sia stufa di uno stato assistenzialista e garantista che fa di Abele la vittima d’elezione.

Abbiamo bisogno del ripristino della legalità, abbiamo bisogno che venga ribadito il diritto alla legittima difesa, abbiamo bisogno di meno condoni e più giustizia, abbiamo bisogno che I SOLDI DEI CONTRIBUENTI VENGANO USATI PER I CONTRIBUENTI, e sicuramente il mio motto sarebbe: “Assistenza sì, assistenzialismo no”.

Tornando a bomba, vorrei una scuola più selettiva, che non permetta ai lavativi di risucchiare energie alla pubblica istruzione e nel contempo non costringa gli studenti più dotati ad abbandonare per bisogno economico: scuola primaria obbligatoria per tutti, scuola secondaria offerta a tutti, ma a tutti quelli che intendano usufruirne a pieno titolo. Il numero chiuso all’università andrebbe assolutamente abolito, e se non fosse possibile per mancanza di risorse abolirlo subito, sicuramente andrebbero cambiati i criteri di ammissione, che si dovrebbero basare su tutta la carriera scolastica dello studente e non su un test a crocette modello “o la va o la spacca”.

Nella sanità andrebbero individuati tutti gli sprechi (qualcuno mi parlò una volta di forniture finite in magazzino ancora imballate, e mai utilizzate da alcuno), ma senza tagli assurdi che penalizzano chi è davvero malato e ha bisogno di assistenza (qui il discorso è lungo, ma pare che i calcoli dei giorni previsti di degenza per singola patologia/intervento chirurgico presentino delle falle su cui lavorare, tipo la situazione pregressa del paziente che potrebbe, a fronte di un medesimo intervento, avere bisogno di più assistenza e di più giorni di osservazione).

Aggiungo, farei dell’abbattimento delle barriere architettoniche una battaglia personale.

Continuo comunque a pensare che per risollevare l’Italia ci sia bisogno dell’intervento di tutti gli italiani, di una presa di coscienza collettiva e di un controllo capillare, perché si deve prendere coscienza che il vicino che non paga le tasse non sta rubando a un ipotetico e incorporeo stato, ma sta rubando a te e alla gente come te, sta togliendo un’aula a una scuola, una borsa di studio a uno specializzando, una valvola cardiaca a un cardiopatico, un’analisi specialistica a un malato, etc. etc. etc.

Chi evade le tasse uccide. Chi permette che venga fatto, chi fa spreco di denaro pubblico, pure, ma anche chi strangola le aziende obbligandole o all’evasione o al fallimento.

Sempre con la raccomandazione di non prendersela col barista che si  è permesso di regalare una caramella a un bambino senza battere lo scontrino.

Art. 4: il diritto al lavoro, e il dovere di svolgerlo

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Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Vogliamo parlarne? La Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, con concorsi dalle procedure a dir poco discutibili e uffici di collocamento (o che per essi) che non hanno mai funzionato? E questo dovere civico di svolgere un lavoro, quanto è stato disatteso da gente che, in passato, è stata anni, lustri e decenni in cassa integrazione, a volte pure fino alla pensione, senza nessuna intenzione di cambiare la situazione e di rendersi utile alla società, senza nessun sentore di essere semplicemente un parassita? Quanti sono vissuti con pensioni d’invalidità non dovute, peraltro, a quanto si mormora, bonificate a piffero?

Ora la pacchia è finita, gli ammortizzatori sociali non danno più tanta copertura, ma questa è stata una perdita da un punto di vista sociale, perché è vero che non c’è più per chi avrebbe parassitato, ma non c’è più neanche per chi è in condizioni di reale bisogno e non riesce a trovare un nuovo lavoro.

E’ vero pure che tante inziative di riqualificazione ci sono, ogni tanto vedo bandi della Regione, ma magari non sono per tutti, o non sono sufficientemente pubblicizzate. E poi, che ti riqualifichi o meno, se perdi il lavoro a 50, 55 anni, quale impresa privata ti riassorbe, consideranto che ti mancano ancora quasi VENTI ANNI alla pensione?

Finora ho parlato esclusivamente di lavoro dipendente, ma sul fronte della libera professione e della libera iniziativa non è che siamo messi meglio: pratiche burocratiche a parte, pare che tasse e imposte per i liberi professionisti siano veramente a livello vessatorio, ed essere in regola – ammesso che ci si riesca – comporta una rapida chiusura dei battenti. Gira una barzelletta che recita: “Solo due negozianti su tre rilasciano lo scontrino. E il terzo? Il terzo fallisce”. Triste ma vero, altro che barzelletta!

Io credo che questo annichilimento della possibilità del singolo di fare impresa, di inventarsi una qualsiasi attività (io alle medie disegnavo a mano bigliettini di auguri di Natale e li vendevo, oggi probabilmente sarei perseguita come evasore fiscale!!!) tarpa le ali a giovani e meno giovani, mentre grossi industriali e imprenditori sicuramente trovano il modo per occultare i propri guadagni (ogni volta che chiedo la fattura al mio idraulico me la fa scontare!).

La ricetta per superare tutto questo? Intanto una buona iniezione di educazione civica, di dignità personale, senso di appartenenza alla società e amor proprio per tutti i cittadini. Secondo, buon senso fiscale e concorsi trasparenti. Forse questo non risolverà tutto, ma sicuramente sarà un incentivo per tutti gli italiani per imboccarsi le maniche e inventarsi qualcosa che potrà dare esito positivo non solo per se stessi ma anche per la nazione (insomma, alla fin fine le start up portano soldi…).

Inutile sottolineare che io sono per una società meritocratica, in cui tutti possano avere le stesse possibilità e godere dello stesso punto di partenza, ma che l’arrivo sia deciso da impegno e capacità, basta livellamento, basta con queste pastoie del tutti uguali, non siamo tutti uguali!

ps: ricordo benissimo di avere scritto un post con una presentazione il cui titolo suonava più o meno come “non siamo tutti uguali”, e metteva a confronto persone diverse che hanno fatto, nella vita, scelte diverse (ad esempio, venivano messe a confronto Emanuela Setti Carraro con Ruby “rubacuori”, tanto per dirne una). Non sono riuscita a trovarlo, sarò grata a chi mi darà una mano.

 

L’Italia uscirà dalla crisi?

Tanti dicono “Se fossi al governo io…” di qua e di là, seguono grandi e improbabili strategie per risolvere i problemi dell’Italia.

Io non mi sono mai occupata di politica, magari perché non è capitato, o perché la vita mi ha sempre portato giocoforza altrove o chissà che, però ho sempre pensato che, se davvero mi capitasse di occupare una posizione politicamente significativa, farebbero di tutto per farmi fuori, perché sarei sicuramente un personaggio scomodo.

Qui mi pare che, nell’immaginario collettivo (chiamiamolo così) entrare in politica significhi soldi e potere, ma nel mio di immaginario significa diventare servitori del popolo, tutori e responsabili del suo benessere.

Oggi mi sono ritrovata a scrivere questo a un amico:

Stasera, tornando a casa, ho comprato l’ultimo paio di scarpe in un negozio che era qui da decenni, e ora chiude perché non ce la fa più per la crisi: qui è un continuo aprire e chiudere di nuovi esercizi, e questo già dà tristezza, ma un conto è veder chiudere negozi mai decollati, che semplicemente non hanno ingranato, un conto è vedere negozi storici, avviatissimi e con la loro clientela, che pure non ce la fanno.

Aumentano gli affitti, aumentano le tasse, probabilmente aumenteranno i versamenti per i dipendenti, magari ogni tanto passa la finanza e fa pure qualche multa, e nel frattempo le vendite vanno a picco, perché la gente i soldi non li ha più, ed ecco la famosa contrazione dei consumi.

E allora, cosa direi io a un popolo se dovessi fare campagna elettorale? Certo non farei demagogia. Che poi, parlano parlano, ma quando vanno al governo, di fronte alla voragine economica, sempre la medesima “strategia”, prendono la parte più indifesa del popolo e gli comunicano “Da oggi (da sempre…) voi ci date di più e noi vi diamo di meno”: ma che grandi economisti, che geni della finanza, non è mica facile avere queste idee geniali!

Ma mica basta: aggiungono ad abundantiam tagli alla sanità e all’istruzione, proprio i due settori che, a mio parere, dovrebbero essere sacri e inviolabili, sicuramente privilegiati rispetto agli altri.

Soluzioni strutturali? Nessuna. Non gliene frega niente di individuare gli sprechi, se ne guardano bene dall’inimicarsi Chiesa e lobbies varie, i grandi evasori continuano a evadere nonostante blitz ad effetto dal retrogusto piuttosto carnevalesco.

E poi, rinunciano a mangiarci su? Abbiamo uno scandalo dietro l’altro dai più piccoli ai più grandi, e ai più grandi non ho linkato niente, perché qui il più pulito ha la rogna, e se la presidente della Regione ha come giustificazione che il marcio c’era anche prima di lei e più grande di lei siamo a cavallo (anche perché temo, anzi mi direi sicura, che abbia perfettamente ragione).

Ora, arrivo io e porto pulizia? Sì, ma con il sostegno di tutti gli italiani: perché se non cambia la testa di un intero popolo, se troppi tra gli italiani rimangono traffichini, grandi o piccoli intrallazzatori, scimmiottatori senza dignità di quelli che in fondo in fondo invidiano, e pronti a vendersi l’anima per sentire sia pure solo l’odore di soldi, ricchezza e potere, se l’unica tutela che hanno a cuore è quella dell’orticello proprio, se rimangono senza integrità, senza senso civico, senza voglia di rimboccarsi le maniche per far crescere la nazione, che conta al di là e al di sopra del proprio conto in banca, qui andremo poco lontano.

Ora, che i lestofanti debbano andarsene a casa è fuori di dubbio, ma abbiamo ancora una legge elettorale che non ci fa indicare nomi di chi vogliamo, ammesso che ci sarebbe di che scegliere….

Ci siamo fatti togliere i nostri diritti un pezzetto per volta, ogni volta sembrava una ingiustizia sì, ma che si potesse sopportare: e ora, che sopportabili non sono più, abbiamo armi spuntate, da cui grattare via tanta ruggine….

Ma paghi chi deve!

In quest’Italia che non va le cose che devono finire sono tante.

Nel post sui balneari ci sono rimasta piuttosto male, tra le altre cose, di come il discorso uscisse continuamente dai binari e si finisse col parlare, in quella che a me è sembrata una inutile guerra intestina, di prezzi irrisori di concessione, di prezzi esorbitanti dei lettini, e di tante altre cose su cui, peraltro, eravamo anche d’accordo, ma nessuno è stato capace di mettersi nei panni di persone a cui potrebbe venire sfilata da sotto il sedere un’attività lavorativa, senza la quale si ritroverebbero in mezzo alla strada, e non ho capito a chi questo gioverebbe.

Ma non è di loro che voglio parlare qui. Vorrei parlarvi di questo governo, anzi no, vorrei parlarvi di una cosa banale che io vorrei e mi aspetterei da un cosiddetto “governo ideale”: eco, vorrei che facesse pagare a chi non paga, invece di andare ancora una volta a spremere – e spesso derubare – sempre i soliti già ultraspremuti, che non potrebbero poi salvare l’Italia.

Non mi sembra una gran trovata quella: “Abbiamo bisogno di soldi? Vi chiediamo di più e vi diamo di meno”, per quello non c’è bisogno di un grande economista, basta una massaia con la quinta elementare, ma forse pure la seconda va bene.

Leggevo tempo fa quest’articolo del Sig Smith: “Volete 5 miliardi di euro ? (Si, miliardi)“, roba da chiedersi: “Ma davvero è così facile? E perché non si fa?”.

Molti, proprio nel controverso post sulle imprese balneari, hanno applaudito al “Finita la pacchia!”, ma perché la “pacchia” deve finire per chi lavora e se li suda i soldi, e non per chi li ruba?

E’ vero, per l’Europa Unita bisognerà cambiare registro, e per cambiare registro bisognerà pagare un prezzo e in questo, come in ogni momento di transizione, qualcuno ci cascherà in mezzo, ma vorrei che ci cadesse soprattutto chi ha pensato di fare il furbo all’infinito.

Basta con i condoni. L’Italia è stato finora un paese in cui non essere in regola conveniva, tanto prima o poi ci sarebbe stato un condono, e la cifra che si sarebbe andata a pagare sarebbe stata notevolmente inferiore a quella che si sarebbe pagata se si fosse stati in regola.

Basta con il mancato rilascio di ricevute, e ogni cittadino si faccia garante di questo, senza paura di “ritorsioni” da parte dell’aspirante evasore.

Basta con sovvenzioni pubbliche a questo e a quello, a meno che non siano enti benefici – REALMENTE. Ricordo una vignetta, che purtroppo non ritrovo altrimenti l’avrei messa a illustrazione di questo post, di un blogger che aveva centinaia e migliaia di lettori ed era disoccupato, e un tizio in giacca e cravatta, titolare di un quotidiano che non arrivava a dieci lettori, ma che campava alla grande con le sovvenzioni all’editoria: basta sovvenzioni a questo tipo di editoria, lo Stato deve sostenere la cultura, rendere fruibili libri di un certo livello, non diventare il mecenate di qualche raccomandato che scrive carta da macero.

E a voi, vengono in mente altre evasioni, categorie di evasori e sprechi di Stato?