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Del SI, del NO, del bianco e del nero.

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C’era un gioco che facevamo tanto da ragazzini, e che tanto ho fatto pure con mia figlia: è il cosiddetto gioco del sì, del no, del bianco e del nero: praticamente, uno ti fa domande, di qualsiasi tipo, anche incalzanti, e se tu sbagli a pronunciare le parole sì o no, bianco o nero, hai perso.

E se fosse così anche ora? Se fosse che a dire sì o no abbiamo comunque perso?

Io, lo sapete, ho sempre sostenuto che il male dell’Italia fossero gli italiani (intendo la maggioranza degli italiani, certamente non tutti): questi italiani con la mentalità del furbetto, del CID per arrotondare, della raccomandazione da trovare, della verità da ribaltare tramite “conoscenze”. Quegli italiani (avevo scritto “questi” ma ho corretto), finti malati e finti invalidi, sempre pronti ad aggirare l’ostacolo, a scaricare responsabilità, a guardare il proprio orticello.

Mi disse una volta una negoziante cinese ridendo che loro, degli italiani, dicono “amano il denaro ma non il lavoro” e, vedendo quanto e come lavorano indefessamente loro, non mi stupisco che si stiano impossessando di tutto. Ok, qui c’è una parentesi da aprire, c’è pure un fatto culturale che magari non ci vede dalla parte del torto, che non mette il lavoro al primo posto perché si lavora per vivere e non si vive per lavorare, perché è giusto riposarsi, dedicare tempo alla famiglia, è giusto non far crescere i figli nel retrobottega di un negozio ma portarli pure la domenica al mare, ma possibile che non ci sia una via di mezzo?

Anche se ammetto che da un po’ di tempo le cose sembrano cambiate, quanti impiegati scoglionati, quanti commessi svogliati, quanti imprenditori arroganti e privi di qualsiasi rispetto per il cliente, senza nessuna coscienza che è lui il loro pane ho visto nella mia vita!

Oggi vado a votare, e quello che voterò – calcando bene la matita – credo che lo sappiate, ma non m’illudo di cambiare nulla e, data la riforma, secondo me c’è quasi da aver paura che le cose cambino (al peggio non c’è mai fine!).

Voterò, ma più che vedere alle urne la fila di elettori appassionati, vorrei vedere fuori dei seggi dei cittadini appassionati, che si rimboccano le maniche per vedere la loro nazione, a partire dal proprio condominio per passare al proprio quartiere, alla propria città, etc. etc., diventare virtuosa, grazie a cittadini virtuosi che collaborano a una gestione virtuosa.

Basta la mentalità del furbetto, della cura del proprio orticello gettando diserbante nell’orto altrui, della raccomandazione, e basta pure la mentalità del buonismo, dell’indifferenza, della testa voltata dall’altra parte, dell’accettazione passiva, della difesa accanita dei propri privilegi per quanto ingiusti possano essere!

Votate sì, votate no, ma rimbocchiamoci le maniche altrimenti, come nel gioco di bambini, col sì o col no avremo comunque perso.

Che poi, come ci ricordava la nostra Fulvialuna:

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