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Grazie

Io, l’ho guardato fino in fondo. Perché se è giusto dire “O è Natale sempre o non è Natale mai”, o l’amore per il prossimo, la fratellanza, si testimonia quotidianamente, o il Natale non ha senso, a maggior ragione è giusto per la Memoria, perché la testimonianza di quale abbrutimento possa raggiungere l’essere umano non si può fermare al 27 gennaio, perché ogni giorno dobbiamo ricordarci come si debba e ci si possa opporre alla disumanità, come si possa essere diversi anche nelle situazioni può ostili e più drammatiche, ma di come sia opportuno vigilare affinché, alle situazioni ostili e drammatiche, non ci si arrivi.

Grazie dunque a quelli che, durante la guerra, si opposero al progetto di sterminio, rischiando, e spesso dando, la propria vita in difesa di ogni essere umano. Grazie non solo ai grandi uomini passati alla storia, ma a ogni famiglia, ogni cittadino che ha coperto, nascosto, sfamato i propri fratelli perseguitati.

Grazie a chi anche oggi, quotidianamente, si oppone al pregiudizio, a chi non permette che qualcuno venga discriminato, straniero, omosessuale, povero  o diverso per un qualsiasi altro motivo. Sarà pure compito dello Stato, come recita la nostra mai applicata Costituzione, rimuovere gli ostacoli etc. etc., ma è anche compito di ognuno di noi vigilare acciocché nessuno rimanga solo o isolato, discriminato, additato sulla base di una qualsivoglia diversità o un qualsivoglia pregiudizio.

Grazie alle menti pensanti che, in tutte le epoche della storia, hanno sempre contribuito a riscattare le popolazioni dall’oscurantismo in cui, ciclicamente e regolarmente, ricadono.

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Una scelta intelligente

scuola pubblica extracomunitari

E dopo aver parlato tanto delle azioni criminali di Priebke e delle deportazioni, ricordiamoci di fare in modo che davvero non succeda mai più, e di non alimentare nessun tipo di emarginazione, palese o subdola, chiunque ne sia il destinatario.

Questo non significa buonismo, non significa abbassare la guardia e non pretendere che il fenomeno dell’immigrazione, che è innegabilmente un’emergenza, venga affrontato con maggiore intelligenza e impegno, ma significa non permettere discriminazioni (neanche al contrario!), categorizzazioni, e considerare ogni persona “persona”, da giudicare per il suo operato e non per la sua etnia, provenienza, religione, orientamento politico, sessuale, cespite, etc. etc. etc.

A tutti noi, buona evoluzione della specie!  😀

Vengono qui a comandare

Ieri sono salita sull’autobus di corsa. Era il capolinea, ma era in partenza ed era tardi per riscendere quando ho realizzato che non c’era posto a sedere.

Due posti davanti a me, uno di fronte all’altro, occupati da una ragazza italiana e da un ragazzo di pelle scura.

Una signora, in piedi, una faccia torva, indica il ragazzetto e con un’espressione arcigna pronuncia l’insopportabile frase “Vengono qui a comandare”.

Ora, che il ragazzo potesse essere un maleducato, ci siamo, ma che c’entrava buttarla sul fatto che fosse straniero? Io vivo sui mezzi pubblici e, francamente, tutti questi italiani che si precipitano ad alzarsi non li vedo!

E poi, io non pretendo mai, perché che ne so se uno ha qualche problema? Anche i giovani possono avere un ginocchio operato, una caviglia gonfia, o venire da un turno di lavoro di 24 ore in un cantiere!

Ma lei niente, attacca la pippa contro gli extracomunitari; io le dico chiaro e tondo che con me questi discorsi non li deve fare perché io gli stranieri li difendo: non l’avessi mai detto! Non solo non mi ha rivolto più la parola, ma ha incominciato a lanciarmi occhiate cariche d’odio, peggio della Lobot (per i neofiti, la mia mancata suocera, mamma di Attila).

Poi finalmente i posti si sono liberati e ci siamo sedute, l’una di fronte all’altra. Lei continuava a tenere girata la faccia dall’altra parte, evitando d’incrociare il mio sguardo. C’erano accanto a noi due donne straniere, una dell’est e una, presumibilmente, delle Filippine o dintorni. Le guardava con lo sguardo carico d’odio, era a un passo da avere la schiuma alla bocca (le due donne se ne stavano lì tranquille tranquille, in piedi, aspettando probabilmente solo di arrivare a casa dopo una giornata di lavoro).

Ecco, guardavo quella donna e pensavo che se un giorno arrivasse qualcuno, chiunque, a dirle: “Ti libero da questi individui” lei plaudirebbe, e che sarebbe ben lieta che un giorno qualcuno se li caricasse tutti su un camion, o un treno, e li portasse via, ovunque.

E ho avuto paura.

PS: il video guardatelo, non l’ho messo per caso…