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Di nostalgici del nazismo ed altro ciarpame

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Ero indecisa se scrivere il mio articolo sulla prima puntata del nuovo programma di Santoro, in cui si è esaminata la figura di Hitler per cercare di ricostruire i meccanismi e le dinamiche sue e di chi gli stava intorno e l’ha seguito, oppure fare il solito post casalingo, lamentandomi dello stato della mia casa, cui pure oggi ho dedicato tutta la giornata, e che guardo avvilita chiedendomi se mi dovrò rassegnare a morire di ciarpame quando, alla parola ciarpame, mi è venuta l’idea: posso fare un unico post, anche perché i nostalgici del nazismo, i fanatici di Hitler, non potrebbero essere definiti allo stesso modo davanti al resto dell’umanità?

Però il ciarpame di casa mio è più simpatico, sembra la soffitta della nonna, dai libri delle scuole medie (miei, non di mia figlia!) ai manuali dei vecchi main frame, computer che occupavano stanze intere e che ora credo proprio non esistano più. Ho i vestiti di sempre, dalla taglia 42 alla 54 perché non si sa mai nella vita quale personaggio il mio corpo si troverà a interpretare, etc. etc. etc.

Ah, ho pure qualche piccolo attrezzo da ginnastica, assolutamente intonso, ci mancherebbe!

Buste? Quante ne volete, ho ingaggiato una guerra personale contro le buste, non voglio buttarle ma cerco di smaltirle a più non posso, ma quelle hanno alleati ovunque, e i rinforzi arrivano quotidianamente: un’altra delle mille battaglie perse.

Il ciarpame umano però è un’altra cosa, la gente che vuole essere riconosciuta come italiana, o che lo è già stata, e che vorrebbe in Italia una dittatura di stampo nazista, sostenendo che “una dittatura sincera è meglio di una democrazia ipocrita” e che Hitler era un uomo forte, un grande sognatore che aveva la tenacia di perseguire i suoi sogni mentre la destra attuale ha dei leader smidollati, mi fa fatica riconoscerla come membro di una società civile, improntata al rispetto e alla libertà.

Non so come si metteranno le cose, la batosta eletterale della sinistra ha un suo perché, anche se i nostalgici intervenuti da Santoro secondo me erano a destra che più a destra non si può: ma poi, cosa sono la destra e la sinistra? I partiti sono fatti di uomini o di idee?

Mah, ho proprio paura che il massimo che potrò fare è buttare qualche busta…

Delle diverse opinioni

punti-di-vista-sei-nove

Mi ha fatto riflettere il commento di Sergio nel post precedente riguardo la mia capacità di rispettare le opinioni altrui. In realtà non lo ritengo neanche un merito, ritengo la cosa più normale del mondo che persone di diversa estrazione, diversa cultura, diversa educazione, diverso carattere, diverse situazioni ed esperienze di vita, abbiano opinioni diverse, basate su propri criteri di valutazione.

Ora, i punti di vista si chiamano così proprio perché è il punto di vista, la posizione della persona, la prospettiva, insomma, chiamatela come volete, quella che cambia la percezione di ciò che si vede.

Facciamo conto per un momento di trovarci di fronte tutte persone mediamente intelligenti e in buona fede: se esistesse un’unica verità, se esistesse La Verità, la penserebbero tutti nello stesso modo, non vi pare? Magari una persona può essere disinformata, ma se fosse solo quello le divergenze verrebbero appianate con l’informazione, non sarebbe forse così?

La realtà però non è mai così semplice, non esistono, almeno nella dimensione umana, il Bene in sé e il Giusto in sé di platoniana memoria: a noi è più accessibile e consono il socratico sapere di non sapere, ed è proprio per questo che dovremmo avere, nei confronti di opinioni diverse dalla nostra, l’umiltà di ascoltare e considerare, piuttosto che la boria di giudicare e condannare.

Punti di vista - Elefante

Poniamo che le persone nella figura siano ferme nelle proprie posizioni e non si possano spostare. Si deve decidere se far muovere in avanti l’elefante.

Uomo a destra: “Se l’elefante si muove in avanti mi schiaccerà!”

Uomo al centro: “Non dire sciocchezze, se l’elefante si sposterà in avanti semplicemente si allontanerà!”

Donna a sinistra: “Se l’elefante si sposterà in avanti, porterà lontano da me quella coda molesta e quel sederone maleolente!”.

Uomo al centro: “Ma di quale coda e quale sedere vai cianciando, io non vedo niente!”.

Uomo a destra: “Vero, non vedo niente”.

Entità superiore democratica giudicante: “Due su tre non si oppongono allo spostamento in avanti dell’elefante, quindi si proceda!”.

L’uomo a destra muore e nessuno si spiega il perché.

Ecco, questa storiella me la sono inventata io in questo istante, ma è esattamente quello che succede quando non si valutano tutte le posizioni, anche quelle di minoranza, e non si ragiona sul perché delle differenti valutazioni.

Se i personaggi della nostra storia fossero persone aperte e lungimiranti, non arriverebbero a capire di che cosa si tratta e come procedere senza danneggiare nessuno?

Ecco, il non rispetto delle idee altrui è un’occasione mancata per crescere e capire, e soprattutto non far danni.

Certo, poi ci sono delle situazioni per le quali, secondo me, le valutazioni dovrebbero e potrebbero essere oggettive, salvo il capire come mai l’altro arrivi a pensare e a credere in qualcosa che non sta né in cielo né in terra (v. vignette in calce).

ferite credenti non credenti

donna stuprata italiani stranieri

Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia!

Caro governo, voglio (volere) pagare le tasse

pagare-le-tasse

Beh, io la mia nazione me la immagino civile. Noi siamo figli dell’impero romano, e c’inglobammo pure la Grecia, con tutta la sua arte e la sua filosofia, e con tutta la sua coscienza civica: insomma, le carte in regola per essere una nazione civile le abbiamo tutte.

Abbiamo tutte le carte in regola per essere la nazione della “mens sana in corpore sano”, una nazione che metta istruzione e sanità al primo posto. Una nazione che si riconosca nello spiegamento di forze per l’educazione dei suoi cittadini e per la loro salute.

Uno stato che assista i deboli, e dia ai forti la possibilità di essere sempre più forti, per poter contribuire di più alla loro nazione, ed essere sostegno di chi forte non è.

Voglio pagare le tasse. Voglio essere felice di pagarle, perché so che con queste e grazie a queste la mia nazione diventerà un luogo migliore. Perché le scuole saranno più attrezzate e moderne, e soprattutto più sicure. Perché gli ospedali saranno più attrezzati ed efficienti, e distribuiti in maniera più capillare. Perché i più deboli verranno assistiti. Perché gli ammortizzatori sociali non permetteranno più che un uomo disperato si tolga la vita.

Io, come cittadina sana, in grado di produrre reddito, in grado di contribuire a rendere questa nazione migliore, voglio farlo.

Ma voi, che siete chiamati ad amministrare i nostri soldi, questo è l’uso che ne dovete fare. E invece voi, sedicenti amministratori, che vi buttate a capofitto nei nostri soldi come maiali in un trogolo, e li risucchiate disonestamente, voi che ne fate man bassa per i vostri porci festini, per i vostri porci comodi, per le vostre porcate di ogni tipo, unite alla vostra inefficienza che causano sprechi di ogni sorta, con quale spirito pretendete che ci facciamo spolpare?

Scuole sovrappopolate e prive di attrezzatura (persino i bagni senza carta igienica, quanta inciviltà!), scuole senza insegnanti e senza aule, scuole che crollano, ospedali che chiudono, e quelli che rimangono sempre più fatiscenti e sempre più privi di mezzi. Fabbriche che chiudono. Negozi che chiudono.

Io voglio pagare le tasse. Io voglio pagare le strade, le scuole, gli ospedali. Voglio pagare le cure ai malati e l’assistenza agli invalidi. Guarda, voglio pure pagare le spese per la difesa. Pure quelle di rappresentanza, per carità, nessuno pretende che vi presentiate ai consessi europei con le pezze al sedere, che arriviate là con l’autostop e le scatole di cartone. Nessuno pretende questo.

E’ che non voglio pagare i vostri sprechi. Non voglio pagare la vostra incompetenza. Non voglio pagare i vostri portaborse, i vostri leccaculo e le vostre troie. Non voglio pagare consiglieri che non saprebbero consigliare neanche dove buttare la spazzatura. Non voglio pagare forze dell’ordine per fare da gorilla e da autisti alle vostre mogli, amanti, puttane. Non voglio pagare pensioni a chi non ha mai lavorato, né quelle d’invalidità a persone sane e in grado di produrre (e che, in effetti, producono eccome…).

Finché questo sarà l’uso che farete dei nostri soldi, il non versarveli potrebbe essere ravvisato come legittima difesa. Non parlo per me: io sono un lavoratore dipendente, non potrei evadere neanche volendo. Io sono un cittadino senza agganci, e quindi continuo a pagare tutte le svalutazioni, i vostri furti e i vostri disastri. La vostra incompetenza e la vostra inadempienza.

Ma voi, voi governo, voi parlamentari, voi politici, che ci avete portato a questo punto, dovreste guardarvi dall’ira dei miti.

Quorum: non abbassate la guardia!

Con l’11 per cento di affluenza alle urne alle 12 di oggi, vedo sul web cantare vittoria per il quorum, il che mi farebbe pensare a una mossa del partito del no e degli astensionisti, o a un ottimismo e una superficialità fuori luogo.

L’11 per cento è ben lontano dal 50+1, non ci facciano credere che possiamo abbassare la guardia e non votare!

Se ci facciamo prendere dalla pigrizia questa volta, ci meritiamo quello che abbiamo: per lottare per la nostra salute, per un bene prezioso come l’acqua, e per una legge uguale per tutti, alla prossima potrebbe non bastare una X!

Meglio una crocetta oggi, che una barricata domani: VOTIAMO!

Dura lex sed lex?

Mi è stato or ora trasmesso questo articolo che pubblico volentieri, segnalato come pubblicato su Repubblica.
IL COMMENTO

L’immunità illegittima

di GIUSEPPE D’AVANZO

SE si mette la sordina alla rituale filastrocca di Berlusconi (giudici comunisti) e alle intimidazioni di Bossi; se si lasciano in un canto le stralunate favole dell’avvocato Ghedini (processi evanescenti) e si legge – lontano dal rumore – la decisione della Corte costituzionale, si può dire che è finita come doveva finire.

Come si sapeva sarebbe finita, perché non c’era nulla di più scontato che la bocciatura della legge immunitaria che l’Egoarca s’era apparecchiato. La Consulta dichiara illegittimo l’articolo 1 della “legge Alfano” – legge perché è del tutto improprio e abusivo parlare di “lodo” che è un arbitrato condiviso, mentre quella legge è al più un arbitrio. Nell’art. 1 si legge che “i processi penali nei confronti del (…) presidente del Consiglio (è il solo tra le quattro alte cariche dello Stato che ha di questi grattacapi, ndr) sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione”.

La previsione viola, dicono i giudici, due principi costituzionali perché “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge” (art. 3) e “le leggi di revisione della Costituzione sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni (…)” (art. 138). Ora è in discussione qui non il che cosa, ma il come. La Corte ha già riconosciuto, nella bocciatura della “legge Schifani”, che è di “interesse apprezzabile” l'”esigenza di protezione della serenità dello svolgimento delle rilevanti funzioni connesse a quelle cariche”. Detto in altro modo, i giudici costituzionali non ritengono avventato (incostituzionale) che si voglia offrire – nell’interesse dei governati – un “ombrello” protettivo a chi governa il Paese, presiede lo Stato e il Parlamento. D’altronde fino al 1993, la Costituzione ha previsto l’immunità per i parlamentari (potevano essere inquisiti, processati o arrestati solo con l’autorizzazione della Camera di appartenenza).

Dunque, va bene un’immunità che tuteli la “serenità” di chi governa, ma attraverso quale percorso legislativo la si deve garantire? L’iter deve essere quello ordinario che può essere combinato con una maggioranza semplice o quello più complesso che impone al Parlamento due deliberazioni a distanza di tre mesi e una maggioranza dei due terzi, senza la quale la legge – prima della sua entrata in vigore – può essere sottoposta a referendum popolare? Era questa la questione che doveva decidere la Corte.

Ecco, la Consulta ha concluso (e non è una sorpresa) che per assicurare serenità a chi governa, si deve correggere la Costituzione e quindi non è sufficiente una legge ordinaria. L’obiezione che governo e maggioranza oppongono, con furore, a questa conclusione è: potevate dircelo prima; ne avete avuto l’occasione, non lo avete fatto: perché? Esplicitamente, il ministro di Giustizia, Angelino Alfano, protesta: “È incomprensibile come i giudici costituzionali abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge costituzionale. Tale argomento, preliminare e risolutivo, è inspiegabile che venga evocato quest’oggi”. L’accusa di Alfano, che riecheggia anche nelle proteste di Berlusconi (“Sono stato preso in giro”), non ha fondamento.

Come hanno spiegato, più di un anno fa e in ogni occasione utile, cento costituzionalisti con un pubblico appello. Nel 2004, alla Corte fu sufficiente la constatazione preliminare dei difetti di legittimità della “legge Schifani” per affondare quello “scudo”, “assorbito – si leggeva nella sentenza – ogni altro profilo di illegittimità costituzionale“. Era, è la frase chiave di quella sentenza. Oggi chi protesta la dimentica o preferisce dimenticarla. La Corte non rinnega principi da se stessa già enunciati, come tende a dire la maggioranza, perché, nel 2004, “si limitò a constatare che la previsione legislativa difettava di tanti requisiti e condizioni (la doverosa indicazione dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata, il doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità del premier e dei presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto”.

Ma le osservazioni critiche della Consulta non pregiudicavano la questione di fondo: “la necessità che qualsiasi forma di prerogativa che comporta deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale”. Ripetiamolo allora. Si può attenuare il principio dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma soltanto se si riscrive la Costituzione e, per farlo, bisogna muoversi nel solco delle regole previste dalla revisione costituzionale, perché una legge ordinaria non è idonea a introdurre nel nostro ordinamento una disposizione che affievolisca il principio che ci rende tutti uguali davanti alle legge, anche se la volontà popolare ti ha spedito a Palazzo Chigi.

Le polemiche che infiammano ora la scena politica non parlano dell’esito – prevedibilissimo perché già scritto – della decisione della Corte Costituzionale, ma di un conflitto tra il primato del diritto e i diritti dell’investitura popolare. Berlusconi ritiene che, sostenuto dalla maggioranza del Paese, debba essere liberato da ogni controllo e reso immune da un potere che immagina sottordinato, subalterno. Egli si ritiene l’unico e solo depositario (proprietario?) del “vero e reale diritto del popolo” e, in quanto tale, gli deve essere concesso di agire e di decidere anche contra legem.

Il suo potere non deve trovare ostacoli, non deve essere limitato o condizionato dal contesto politico e istituzionale, dal Parlamento, dai contrappesi, dalla stessa Costituzione e dai suoi garanti. Egli è il popolo, è l’Italia e grida “Viva l’Italia, viva Berlusconi”. Questa identificazione gli consente – lo pretende – di liberarsi di un passato oscuro, di avere mano libera nell’esercizio del comando e della decisione. Quando, imputato nel processo Sme, il 16 giugno del 2003 finalmente si presentò in un’aula di Tribunale non per essere interrogato (sempre si è avvalso della facoltà di non rispondere), ma per rendere dichiarazioni spontanee, Berlusconi esordì con la stessa prepotenza di queste ore.

Disse al presidente del Tribunale che gli ricordava che la legge è uguale per tutti, “Sì, è vero la legge è uguale per tutti ma per me è più uguale che per gli altri perché mi ha votato la maggioranza degli italiani”. È quel che dice e ripete oggi e pretenderà che diventi reale, domani. Ci aspettano giorni tristi.