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#Iorestoacasa

L’atmosfera è diventata vieppiù surreale. Qualche mascherina in giro prima, in ufficio il distributore di amuchina all’ingresso. Poi è aumentato il traffico perché la gente preferiva il proprio mezzo privato all’autobus affollato. Poi gli autobus sono diventati sempre meno affollati, e la chiusura delle scuole ha portato a una netta diminuzione del traffico, fino a che le strade si sono quasi completamente svuotate.

Un bel giorno mi ritrovo che non si può più entrare dalla porta anteriore dei mezzi pubblici, c’è una rete di protezione attorno all’autista, non si entra dalla porta anteriore e non ci si può sedere sui due sedili più vicini a lui.

Poi vado alla mensa, semivuota, non più di una persona per tavolo per rispettare il metro di distanza. Due colleghi che erano andati a pranzo insieme avevano unito due tavoli e sedevano ai due capotavola: una scena strana, che sdrammatizzavano scherzando “Noi siamo nobili!”.

La ragazza che serviva portava la mascherina, e poi al bar una striscia rossa sul pavimento indicava la linea di arresto per non avvicinarci al bancone prima che il cliente precedente avesse finito la sua consumazione.

E poi il giorno dopo la riga rossa era in alto, un bel nastro adesivo che impediva di avvicinarsi al bancone a qualsiasi avventore, si poteva solo allungare il braccio per prendere la tazzina dal bancone per poi andarsela a sorseggiare altrove.

Poi un ulteriore decreto, l’Italia è tutta zona rossa, state a casa sennò rischiate pure l’arresto. C’è sempre qualcuno che non ha capito bene le regole e ti si avvicina sempre troppo, generalmente o uno sfrontato giovane che si ritiene immortale o una persona di una certa età che non ha capito bene, e che comunque pensa “io sto bene”: pare che all’improvviso sentano il bisogno di parlarti guardandoti in faccia a distanza ravvicinata, o di sussurarti qualcosa con fare confidenziale. Tu arretri, e all’ennesimo passo indietro con loro che incalzano qualche volta capiscono che ti stai allontanando di proposito. Qualche volta, mica sempre.

Ora sto a casa, cibo per ora ne ho, ma qua sotto parecchi negozi hanno chiuso, speriamo non chiudano i supermercati. Sono pochi giorni, passeranno in fretta, io comunque a casa sto più tranquilla: pare che a Codogno diciotto giorni di quarantena abbiano prodotto il miracoloso risultato di nessun nuovo contagio: restiamo a casa, ce lo chiedono i nostri genitori, i nostri nonni, ce lo chiede l’assistenza sanitaria pubblica che sta per essere portata al collasso, ce lo chiedono la ragione e il buon senso, ce lo chiede il rispetto per noi stessi e per gli altri.

Davvero, come ha commentato qualcuno, ai nostri nonni per la patria hanno chiesto di andare al fronte, a noi chiedono di restare sul divano di casa nostra, direi che possiamo farcela.

Restate a casa. Restate a casa, per voi stessi e per gli altri, e se dovete uscire- ripeto, se dovete, non se volete! – usate ogni cautela.

Ci rivediamo tra qualche giorno, e se saremo stati tutti responsabili e coscienti saremo fuori dall’incubo.