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Federica Web Learning: expanding education

A un certo punto su FB ho visto pubblicizzati dei corsi online gratuiti, a marchio Università Federico II di Napoli: mi ci sono tuffata a pesce, e devo dire magno cum gaudio, sono veramente molto presa.

Ditemi quello che vi pare sulla modernità, ma la tecnologia oggi permette una diffusione del sapere a livelli prima inimmaginabili: se poi le gente non ne approfitta e preferisce usarla per insultare nascondendosi dietro un dito o condividere foto di gattini, il problema è delle persone, non dei tempi moderni e della tecnologia!

Sono al mio terzo corso – ce ne sono un’infinità, davvero per tutti i gusti, esigenze e attitudini -, sono entusiasta, sono veramente intriganti, coinvolgenti, ben fatti e io, che nel mio lavoro sia pure impegnativo ho dei tempi morti, ho trovato il modo per riscattarmi dalla ripetitività che generalmente contraddistingue il lavoro e crescere, crescere, crescere, mettermi alla prova, accettare la sfida, appassionarmi…

Che vi devo dire, io l’indirizzo ve lo do perché sono dell’idea che le cose belle vadano condivise e la conoscenza pure, e spero che tra chi mi segue ce ne siano tanti con questa mia stessa passione, conoscere e imparare!

 

Federica Web Learning

 

Buongiorno, buon anno!

Buongiorno, buongiorno, buongiorno a tutti, e non certo “buongiornissimo!” come qualcuno usa dire: ma che vuol dire “buongiornissimo”? Ma che cos’è un “giornissimo”?

Prima esisteva l’analfabetismo della gente che non aveva studiato, ora esiste l’analfabetismo della gente che ha studiato o, per meglio dire, è andata a scuola, più o meno regolarmente, scuola che come sappiamo è diventato un promuovificio sfornasomari, ma somari arroganti, che non ti permettono di dire loro che il “giornissimo” non esiste, e pretendono un non meglio identificato diritto a parlare e a scrivere come vogliono.

Allora, è pur vero che la lingua è qualcosa di vivo e in continua evoluzione, ma un conto un bambino che cresce, un conto uno preso a bastonate, a frustate, buttato giù dal seggiolone etc. etc., che ti diventa storpio, e quella non può essere chiamata di certo evoluzione o crescita.

Ultimamente è nato l’uso del “c’è” anziché “ce”, che vi giuro mi fa ribollire il sangue. Qualcuno ha giustamente ha scritto “Se scrivi  ‘c’è l’ho fatta!’, mi spiace comunicarti che non ce l’hai fatta affatto!”.

Ma torniamo al buongiornissimo.

Io non ce l’ho con fb o altri social, che se è vero che ha dato voce a tante capre, è vero pure che l’ha data anche a tanti spiriti arguti che sarebbe stata una perdita non conoscere.

Andate per esempio sulla pagina “Commenti Memorabili”: c’è veramente del genio in circolazione, ma non sono sicura che ce la faccia a compensare l’altra faccia della medaglia: le casalinghe disperate, quelle che non hanno un tubo da fare, che riempiono il social di gattini e buongiornissimi, che fanno scoppiare eritemi incurabili alla gente appena appena normale.

Un giorno una casalinga disperata mi attacca una pippa infinita sul marito che non la stima, dice che se ne vuole andare. “Hai i mezzi per mantenerti da sola?” chiedo io, e lei “Sì, io so fare un sacco di cose!”.

“Quali per esempio?” incalzo io.

“Beh, posso mettermi a fare le unghie”

“E poi?”

“Posso mettere lo smalto”.

“Sì, vabbè, ho capito il concetto, e poi?”.

“Beh, posso fare i pedicure”.

Mi mordo la lingua e chiedo “Sai anche limarle le unghie?”, e quella mi risponde “Sì, certo, so fare un sacco di cose”, senza rendersi neanche conto che oramai sono passata alla modalità “presa per i fondelli”.

Che poi la signora, regina del “buongiornissimo” sul web, non ha mica tutti i torti. Ne conosco più di una che ha risollevato alla grande le proprie sorti economiche “facendo le unghie”, gente che ha persino rinunciato all’università per “fare le unghie”, e sotto casa mia i negozi di manicure (se così si possono chiamare quelle attività che ti montano unghie finte a forma di tutto con ogni tipo di disegno e fantasia) nascono come funghi, con nomi altisonanti tipo “L’impero delle unghie” e non ricordo neanche cos’altro perché la mia mente si rifiuta di accettare questa realtà, e sono sempre pieni.

Chiudono le librerie, e nascono negozi di tatuaggi ed unghie, il segno di una cultura che cambia, anzi, per dirla tutta, della cultura che sparisce.

E allora, che dirvi, che il 2018 possa segnare un cambiamento di rotta, che le persone di buona volontà possano essere trainanti, portare avanti una rivoluzione culturale, vi auguro un libro in più e uno smalto in meno, e anche se è lo smalto in più quello che farà trovare a tante donne il pollo che le mantiene, avere una testa pensante  è un’emozione che non ha prezzo!

Lentamente schiavi

E’ di pochi giorni la notizia che oramai la promozione a elementari e medie è legge, e questa mi sembra l’ennesima azione suicida dell’Italia. Veramente è da un po’ che la scuola è diventata un promuovificio, è da un po’ che siamo entrati nella spirale:

si esce dalla scuola sempre più ignoranti

il titolo di studio vale sempre meno

l’università è indispensabile ma di difficile accesso

università e master costano cifre proibitive

si accede al mondo del lavoro sempre più tardi

in pensione non ci si andrà mai

esportiamo i nostri cervelli con i loro sogni e importiamo bassa manovalanza

etc. etc. etc.

Il messaggio che gli italiano ricevono da anni, da decenni probabilmente, purtroppo è: impegnarsi non serve a niente. E’ da tanto che il merito in Italia non premia ma almeno prima un titolo di studio, se pure non garantiva lavoro e successo, testimoniava un grado di preparazione, l’unica arma di difesa che abbiamo contro la prevaricazione e il raggiro, ma adesso siamo caduti nella loro trappola, gli insegnanti più seri a lungo hanno combattuto contro il far andare avanti  d’ufficio le capre che poi hanno infestato posti di lavoro qualificati con gravi ripercussioni sull’utenza, ma sono rimasti inascoltati: oramai va di moda il buonismo, i ragazzi non devono essere traumatizzati, i riconoscimenti vanno dati indipendentemente dall’impegno, indipendentemente dalle capacità, e indipendentemente dalle conseguenze sociali di questo comportamento suicida.

Poi, per completare l’opera, abbiamo anche abolito il servizio militare, rendendo sempre di più il nostro popolo molle, imbelle oltre che ignorante, ergo manovrabile e, perdonate il termine, fottibile.

Non solo, stiamo crescendo anche un popolo senza ideali (forse per questo di individui facilmente reclutabili da movimenti estremisti e sette religiose, che danno loro uno spirito d’appartenenza?), oltre che, complice il virtuale, a volte scarsamente consapevoli della differenza tra realtà e finzione.

E’ vero, ci sono eccezioni, ci sono perle, ci sono giovani che sono il riscatto di questa nostra società, ma sono pochi e con le armi spuntati e le ali tarpate.

Dovessi dare un messaggio ai ragazzi direi: studiate, studiate, studiate, siate preparati, abbiate una mente attiva, coltivate le vostre capacità di fare collegamenti, capire, creare, siate innovativi, siate coraggiosi, non vi vendete (anche se noi, forse, abbiamo venduto voi  😥 ), siate cazzuti diamine, siate la vostra forza e il nostro orgoglio, impegnatevi alla faccia di chi vi illude che potrete ottenere tutto senza sforzo, e vi farà trovare schiavi nel migliore dei casi di chi le maniche se le rimbocca e nella vita si espone, nel peggiore di burattinai senza scrupoli per cui sarete carne da cannone.

 

PS: e ricordate l’esempio delle case abusive crollate di cui hanno detto  “coi soldi si sono messi in regola con le leggi dello stato, ma non con quelle della fisica”, e così è per lo studio: una politica superficiale e buonista può regalarvi un titolo di studio, ma non preparazione e competenza, e io non voglio credere che lo scopo della vostra vita sia di essere mezze calzette, esperte nell’arte di arrangiarsi e inciuciare.

 

Art. 9: il patrimonio culturale, artistico, scientifico e ambientale

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

 

Qui chiedo l’aiuto di tra voi sa qualcosa in più, perché io so meri titoli, e cioè che la Repubblica italiana non promuove un bel niente, che i fondi per la ricerca sono tagliati, che le nostre menti migliori vanno all’estero, che un’immensità di tesori dell’arte sono sepolti in magazzini e depositi dei Beni Culturali, che l’Italia non ha neanche un archivio dei suoi beni, senza contare la trascuratezza ambientale, di cui ci capita in continuazione di seguire qualche servizio.

Sono frasi fatte che l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa, e a momenti del mondo, neanche al netto dei paesi in via di sviluppo, che studi, ricerca, iniziativa vengono scoraggiate, o è la triste realtà?

Ed ora, come sempre, l’opinione di Aida:

I primi 12 articoli della Costituzione sono preambolo e principi di una delle più belle opere d’arte che possediamo e l’art. 9 racchiude la tutela dell’arte, della scienza e della cultura. Questi tre ambiti sono disciplinati sia da altri articoli presenti nella Costituzione, sia in svariate norme e Codici appositamente approvati per definirne la materia e la competenza. Vivendo in una società moderna, “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” (art. 33 Cost); solo che la libertà, per essere tale, dovrebbe trovare supporto in fondi idonei che non provengano solo dalle donazioni. Se ci fate caso ogni giorno spunta sempre una nuova pubblicità che invoglia a donare per questo o quell’ente che svolge attività di ricerca, mentre in alcuni periodi dell’anno si richiedono fondi per migliorare e riqualificare i beni culturali. A mio parere la donazione privata ci sta fino ad un certo punto: trattandosi di beni dello Stato, la ricerca, l’arte e la cultura devono tessere principalmente sovvenzionate con i fondi pubblici e, solo di sghimbescio, dalle elargizioni di noi comuni cittadini. Essendo che lo Stato molto spesso non ricava una cippa dalla ristrutturazione di un edificio storico, o dalla scoperta di un nuovo farmaco, preferisce lasciare che il tutto venga privatizzato ed il privato, si sa, non agisce per scopo benefico.

Per quanto riguarda la cultura devo ammettere che lo Stato, in alcuni casi, sa mantenere la promessa. Non navigando nell’oro, personalmente ho potuto concludere i miei studi grazie alle borse di studio universitarie che, oltre ad essere date a chi non ha un reddito sufficiente, vengono erogate anche per Merito. Per merito non si intende il 30 e lode (che molto spesso rappresenta una forte discriminazione quando vali 30 ma per mantenere la media ti danno 26) quanto il superamento di un certo numero di esami che ti garantisce una borsa di studio sottoforma di assegno.

Anche i Master possono essere sovvenzionati dallo Stato. Annualmente l’Inps eroga borse di studio che, purtroppo, nella maggioranza dei casi sono destinate ai figli dei dipendenti pubblici. In altre parole, per quanto da un lato la scuola viene garantita grazie ai buoni libro, alle borse di studio e ad alcuni incentivi economici, dall’altro non tutti possono accedere se non aprendo un mutuo anche solo per pagare una retta universitaria.

Quello che più mi duole, nel campo della ricerca e della cultura, sono i dottorati. Il dottorato è una delle poche vie che un neo laureato può seguire qui in Italia, salvo il fatto che non sempre è remunerato e non sempre ti garantisce un solido futuro. Il dottorato ti consente di approfondire, anche autonomamente, gli studi intrapresi con la laurea, ma nella maggioranza dei casi si finisce con l’incentivare la carriera accademica del professore di turno.

Concludendo: possediamo un patrimonio culturale, storico e scientifico degno della migliore università mondiale, solo che non sappiamo valorizzarlo perché agiamo con l’idea del profitto, e non della cultura. Che dire. Auspico che la mia generazione sia in grado di sostituire alla parola profitto quella di amore, perchè solo così si potrebbe davvero cambiare l’Italia, anche con un tornaconto economico.