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Ciao, Bruno, nobile e tormentato cavaliere errante

Questo brutto scherzo ci hai fatto.

Così, all’improvviso, senza averci mai detto che stavi male. Cioè, che stavi male nell’animo lo sapevamo, la morte di tua figlia ti aveva segnato, non sei mai più stato lo stesso.

Non ci avevi detto però che stavi male anche nel fisico. Non ti lamentavi, non ti curavi, ma poi alla fine tutto è diventato troppo per poter passare sotto silenzio.

Quello che mi ha colpito però, e che oggi mi consola, è che tu, ateo dichiarato, quasi rammaricato di non essere tra coloro che possono trovare conforto e ristoro nella fede, questa fede verso la fine dei tuoi giorni l’avevi trovata.

Eri sicuro che un giorno in quel felice mondo che è l’aldilà, avresti ritrovato tua figlia, l’avresti riabbracciata, e siamo tutti convinti che questo pensiero ti abbia fatto in fondo desiderare la morte ogni giorno di più.

Sei morto il giorno del mio compleanno, un giorno dopo aver festeggiato il tuo: un modo forse per non farti dimenticare, ma non ti avrei dimenticato lo stesso.

Addio, amico caro, che hai voluto riabbracciare quanto prima la tua piccola anche se la tua grande, ancora qui, aveva pure lei bisogno di te. L’hai lasciata affidata alla madre, che senza di te dovrà avere forza per due.

Che l’abbraccio di tua figlia ti compensi per questo abbandono che i tuoi cari non avrebbero mai voluto vivere.

In risposta al cavaliere errante

Cavaliere crociato - templari

 

Questa la dedico al cavaliere
(e le mie rime, lo giuro, son vere)
col quale parlavo – e mi lamentavo –
che dal mio sito lui era sparito.

“Ah, birbantella, ma come osi
dire che io mi son dileguato?
io ai tuoi pensieri in versi risposi,
e – devo dire – in modo adeguato!

Sei tu che lasciasti il mio verbo in sospeso,
e or tu mi chiedi che cosa m’è preso?
Ah, cara amica, romana verace,
che per difenderti vai ad attaccare!
E’ strategia davvero sagace,
e tu, oh Diemme, assai ben lo sai fare!”.

Rimasi invero un pochino perplessa,
– con l’espressione di una pescia lessa -,
non ricordavo di avere lasciato
un suo commento nell’aere appiccato.

Poi riprendendomi vado a spiegare:
io, caro Bruno, ho il tempo strozzato,
e se per rispondere devo rimare,
non posso farlo col fiato mozzato!

Rimando allora a un momento migliore,
ma nel frattempo che passan le ore,
lo sai com’è, io son smemorata,
così, alla fine… risposta scordata!