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Casa mia casa mia atto V: il risveglio

Se Miriam Maisel (“La fantastica signora Maisel”) ha avuto successo come comica raccontando i drammi della propria vita, non vedo perché io non potrei avere lo stesso successo raccontando quelli della mia, che è davvero mooooooooolto divertente. In effetti quando racconto qualcosa in ufficio o alle mie amiche si spanciano dal ridere, e allora perché non coinvolgervi nell’esilarante mondo della fantastica signora Diemme?

Ho raccontato per prova come si svolge il risveglio in casa mia a una mia amica che alla fine aveva le lacrime agli occhi dal ridere, e allora ve lo ripropongo.

Tanto per cominciare caliamo un velo pietoso sul come dormo la notte, sappiate solo che mi alzo con le ossa rotte. Mi salva la stanchezza che mi consente di dormire in qualsiasi posizione, pure ripiegata in tre come i contorsionisti quando negli spettacoli devono far finta di essere stati tagliati a pezzi  e si accartocciano in un quadratino di spazio, che è più o meno quanto mi è concesso.

Dunque, tiro su un braccio e una gamba che penzolano da un lato, guadagno faticosamente l’altra sponda del letto – spesso a costo di improbabili esercizi ginnici – e finalmente metto i piedi a terra.

Per “a terra” intendo “a terra”, se mi va bene, ma c’è il fortissimo rischio di infilarne almeno uno in un piatto, perché mia figlia ha l’abitudine di portarsi la cena in camera mia, mangiare accanto a me mentre io cerco di dormire, e poi poggiare il piatto in terra mentre continua a interrogare il telefonino. Forse l’intenzione è di riportarlo in cucina una volta che si alza, ma tant’è  che il più delle volte rimane a terra e bisogna pregare che la cena non sia stata una zuppa lasciata a metà.

Schivato il piatto bisogna cercare le ciabatte, lasciate la sera ai piedi del letto l’una accanto all’altra, ma evidentemente partite nottetempo per viaggi esotici. Generalmente almeno una si trova quasi subito, per la seconda bisogna cercare un po’, ma alla fine perlopiù salta fuori anche lei: non pensiate che la seconda sia la compagna della prima, più probabilmente è dello stesso lato, vale a dire: o trovo due destre o trovo due sinistre.

Attenzione: prima di calzare le due ciabatte è opportuno ribaltarle ed eventualmente svuotarle, perché è molto probabile che, sempre nottetempo, qualcosa sia caduto da qualche mobile e vi sia finito dentro: più di una volta mi è capitato di ritrovarmi sulla punta un fermaglio, o una limetta, una forcina o una boccetta di smalto.

Una volta finalmente calzate queste benedette ciabatte (ribadisco, di due forme diverse, due colori diversi, ma rigorosamente due destre o due sinistre) mi reco al bagno, che trovo rigorosamente e solidamente occupato: l’aspetto è buono è che riesco almeno a recuperare la mia ciabatta e ricomporre la coppia, ma per tutto il resto dovrò aspettare.

Rassegnata mi reco in cucina per preparare il caffè, e questi sono solo i primi cinque minuti della mia giornata…

 

Buongiorno, buon anno!

Buongiorno, buongiorno, buongiorno a tutti, e non certo “buongiornissimo!” come qualcuno usa dire: ma che vuol dire “buongiornissimo”? Ma che cos’è un “giornissimo”?

Prima esisteva l’analfabetismo della gente che non aveva studiato, ora esiste l’analfabetismo della gente che ha studiato o, per meglio dire, è andata a scuola, più o meno regolarmente, scuola che come sappiamo è diventato un promuovificio sfornasomari, ma somari arroganti, che non ti permettono di dire loro che il “giornissimo” non esiste, e pretendono un non meglio identificato diritto a parlare e a scrivere come vogliono.

Allora, è pur vero che la lingua è qualcosa di vivo e in continua evoluzione, ma un conto un bambino che cresce, un conto uno preso a bastonate, a frustate, buttato giù dal seggiolone etc. etc., che ti diventa storpio, e quella non può essere chiamata di certo evoluzione o crescita.

Ultimamente è nato l’uso del “c’è” anziché “ce”, che vi giuro mi fa ribollire il sangue. Qualcuno ha giustamente ha scritto “Se scrivi  ‘c’è l’ho fatta!’, mi spiace comunicarti che non ce l’hai fatta affatto!”.

Ma torniamo al buongiornissimo.

Io non ce l’ho con fb o altri social, che se è vero che ha dato voce a tante capre, è vero pure che l’ha data anche a tanti spiriti arguti che sarebbe stata una perdita non conoscere.

Andate per esempio sulla pagina “Commenti Memorabili”: c’è veramente del genio in circolazione, ma non sono sicura che ce la faccia a compensare l’altra faccia della medaglia: le casalinghe disperate, quelle che non hanno un tubo da fare, che riempiono il social di gattini e buongiornissimi, che fanno scoppiare eritemi incurabili alla gente appena appena normale.

Un giorno una casalinga disperata mi attacca una pippa infinita sul marito che non la stima, dice che se ne vuole andare. “Hai i mezzi per mantenerti da sola?” chiedo io, e lei “Sì, io so fare un sacco di cose!”.

“Quali per esempio?” incalzo io.

“Beh, posso mettermi a fare le unghie”

“E poi?”

“Posso mettere lo smalto”.

“Sì, vabbè, ho capito il concetto, e poi?”.

“Beh, posso fare i pedicure”.

Mi mordo la lingua e chiedo “Sai anche limarle le unghie?”, e quella mi risponde “Sì, certo, so fare un sacco di cose”, senza rendersi neanche conto che oramai sono passata alla modalità “presa per i fondelli”.

Che poi la signora, regina del “buongiornissimo” sul web, non ha mica tutti i torti. Ne conosco più di una che ha risollevato alla grande le proprie sorti economiche “facendo le unghie”, gente che ha persino rinunciato all’università per “fare le unghie”, e sotto casa mia i negozi di manicure (se così si possono chiamare quelle attività che ti montano unghie finte a forma di tutto con ogni tipo di disegno e fantasia) nascono come funghi, con nomi altisonanti tipo “L’impero delle unghie” e non ricordo neanche cos’altro perché la mia mente si rifiuta di accettare questa realtà, e sono sempre pieni.

Chiudono le librerie, e nascono negozi di tatuaggi ed unghie, il segno di una cultura che cambia, anzi, per dirla tutta, della cultura che sparisce.

E allora, che dirvi, che il 2018 possa segnare un cambiamento di rotta, che le persone di buona volontà possano essere trainanti, portare avanti una rivoluzione culturale, vi auguro un libro in più e uno smalto in meno, e anche se è lo smalto in più quello che farà trovare a tante donne il pollo che le mantiene, avere una testa pensante  è un’emozione che non ha prezzo!

Casalinghe disperate

pattine-con-mocio

Non so come sia successo, giuro che non lo so, ma su fb mi sono ritrovata iscritta in un gruppo di casalinghe che si scambiano consigli su pulizie domestiche e prodotti per la casa: non potete immaginare quanto mi senta un pesce fuor d’acqua, mi sa che nemmeno in un gruppo di teste rasate mi sentirei fuori luogo come in quel gruppo!

Però, siccome non si può andare al mulino senza infarinarsi, tanto decantavano le doti della scopa al silicone che sono andata a cercarne l’immagine su Google immagini.

Totalmente nauseata dalla visione di tante tipologie di scope, scopettoni, moci, swiffer e raccoglipolvere di ogni genere, arriva all’improvviso tra tante, forse per un’errata interpretazione della chiave di ricerca, una donna-coniglietta in sexyabito china a quattro zampe, con pennacchio sul sedere all’insù e lo sguardo ammiccante.

Beh, per quanto io pensi e mi comporti come una monaca di clausura e sia quanto di più lontano immaginabile dalla “bambina cattiva”, o “femmina maliarda” o donna intrigante/ammiccante/seduttiva/conturbante, mi sono sentita mille volte più vicina a lei che alle casalinghe disperate che si scioglievano in gridolini di fronte a qualsiasi cosa potesse raccogliere polvere e lucidare!

Però nel gruppo per ora ci resto, se non altro per capire che non avere una casa perfetta forse è anche una scelta… e di fronte a tutte quelle grida di orrore di fronte a un granello di polvere e urla di piacere per l’ultimo prodotto sgrassante, me ne vanto pure!