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Lettera alla Pdf

Questa è la lettera che ho inviato alla Pdf per il suo compleanno. Se la vedete pubblicata significa che è già passato un bel po’ di tempo e non mi ha risposto, quindi non è più da ritenersi parte di un dialogo privato, bensì un “pezzo” da me scritto che sottopongo al vostro di parere (così almeno voi mi rispondete! 😉 ).

Oggi è il tuo compleanno.

Se non sbaglio sono 44, di cui spero gli ultimi più pieni e più lieti.

Ci siamo lasciate in maniera molto brutta, penso inaspettata da entrambe le parti, e che probabilmente tanto dolore ha causato: tu da una parte, però compensata dall’amore (non dimenticare che ognuno di voi due ha perso un’amica – più o meno per scelta – ma trovato un amore), io dall’altra che ho perso due amici in una botta sola senza niente a compensare questa perdita e questo vuoto.

E’ stato un malinteso? Forse, anche se non lo credo.

Sono in un momento in cui, per motivi personali, voglio chiudere i sospesi e credo quindi che, a distanza di tempo, anziché metterci una pietra sopra (perché poi tanto, sotto la pietra, il dolore, o il rancore, o il rimpianto, o di tutt’un po’, rimangono), cercare di chiarire, per non portarci dietro negatività e riacquistare un po’ – o un po’ più – di serenità.

Su tutta la storia due persone (tra tante…) ti hanno dato ragione: una, pensa un po’, è Sissi, e l’altra una mia amica, ma sai su altri fronti chi ha tentato di calmarmi? Pensa tu, quello che hai soprannominato “**********”: te lo saresti mai aspettato? Secondo me poi ha detto una cosa giustissima, che ci siamo messi in una situazione da cui non abbiamo saputo come venir fuori (ammesso e non concesso che, dopo oltre due anni e vite che hanno preso chissà quale piega, ci interessi ancora uscirne).

Con Sissi chiaramente ho parlato più a lungo, e secondo me non ha centrato il problema, ma vorrei che con te fosse chiaro. Lei dice “Non ti ha detto una cosa che non era tenuta a dirti”. Ti premetto che quello che ti sto dicendo è la cosa come l’ho vissuta io, intende essere un chiarimento a bocce ferme, non finalizzato né a pretese di ragione né a riabboccamenti che in questo momento vedo difficili. La rottura non è stata per “quello che tu non mi hai detto”.

Il problema è che, in seguito a quell’episodio, di cui abbiamo avuto già modo di parlare, nessuno ti ha “scaricato”. Tu hai detto che ti ho allontanato, ma ti faccio presente che io ti ho sempre risposto al telefono con cortesia, e con cortesia ho risposto a un commento o due che mi hai lasciato sul blog. L’unica cosa è che io ritenevo che tra di noi ci fosse un certo tipo di confidenza, ti ho accolto nella mia vita come una sorella e un po’ ho anche sentito l’impegno, data la tua situazione, di trovare tutto il tempo che potevo: questo, ovviamente, solo e unicamente per affetto e per la complicità che si era creata. Dopo aver scoperto che mi avevi mentito, però, tutto questo trasporto io l’ho perso. Magari mi sarebbe passata, avevo bisogno di metabolizzarla, ma non puoi dire che io in questa fase ti abbia attaccato in alcun modo. Probabilmente, più che fare, almeno temporanamente, quanto affermato in quel famoso post in cui scrissi che avrei dovuto ridimensionare il rapporto con un’amica, non avrei fatto.

Poi è successo che tu telefonasti, come al solito intorno alle due, mentre io stavo guidando. Chiesi a Sissi di vedere chi fosse e rispondere, ma non ha fatto in tempo. Sono qui a ribadirti che la cosa non è stata voluta, nessuno ha ignorato la telefonata vedendo che proveniva da te. Certo, non ti ho richiamato, proprio non avevo la spinta a farlo: d’altra parte, per tutte le tue buone ragioni, la delusione me l’avevi data, non avresti potuto semplicemente prenderne atto e lasciarmela smaltire?

Il tuo silenzio, la tua sparizione, hanno inevitabilmente creato un muro tra me e Xavier: eri l’argomento tabù, quello da non toccare. Credimi, è stato pesante, era qualcosa che minava il rapporto e si è dimostrato poi di fatto l’inizio della fine. Non solo io, che avevo tanto sponsorizzato la vostra storia, dovevo ignorarla e basta, ma non si poteva neanche più toccare alcun argomento che ti riguardasse: un disagio che cresceva, un terreno minato su cui bisognava fare attenzione a muoversi, un qualcosa d’impalpabile ma di palpabilmente pesante: di fatto una bomba destinata a scoppiare e che, infatti, è scoppiata.

Il motivo scatenante lo sai, è stata una sciocchezza inaudita: ero al telefono con lui, la comunicazione era disturbatissima e lui ha iniziato a taroccare contro lo smartphone. Mi sono ricordata che te ne aveva regalato uno e gli ho chiesto come ti ci trovassi: apriti cielo, mi ha detto praticamente che non ti dovevo nominare, e io di fronte al “non nominare il nome di Dio invano”, di fronte a questo tappo in bocca, sono scoppiata. Tutto il resto lo sai, è stato pubblico.

Ecco, di fronte a questo un’ultima cosa ti rimprovero: io MAI avrei permesso che due amici si perdessero a causa mia, e quando ci ripenso mi viene in mente un episodo al telefono con te, oserei dire il primissimo di questa tua saga. Mi chiedesti l’indirizzo e-mail di Xavier, rappresentandomi che avresti voluto contattarlo e stabilire uno scambio. Io ti risposi che avrei dovuto chiedergli il permesso. Dopo pochi minuti telefonasti singhiozzando, totalmente in gramaglie a chiedermi di cancellare quello che mi avevi chiesto, che non avresti mai voluto che questa cosa compromettesse i rapporti tra me e te. All’epoca mi stupii non poco di questa tua reazione (ricordi l’episodio?) ma ora, ogni volta che ci ripenso, mi sale la rabbia pensando “Era già tutto previsto, già lo sapeva che la stava facendo/l’avrebbe fatta sporca!”

Oggi io non so come stai (né dove stai), e non faccio che pensare alla velocità con cui mi avete depennato dalla vostra vita appena raggiunto lo scopo.

Ecco, questo mio resoconto, faticosamente scritto senza eccessi, è stato un parto travagliato, ed è il mio regalo per il tuo compleanno. Come tutti i regali magari non sarà azzeccato, non sarà gradito, sarà gettato in cantina o nella spazzatura (in questo caso il riciclo è un po’ difficoltoso) ma penso che, in nome del rapporto che c’è stato, una spiegazione pacata era dovuta, per non continuare a farci film in solitaria (magari i film me li faccio solo io, probabilmente tu, molto giustamente e molto sanamente, avrai semplicemente buttato tutto alle spalle, archiviato e guardato avanti).

Mi auguro solo che tu abbia reso Xavier molto felice, il bene che io ho voluto a quell’uomo credo sia inferiore solo a quello che voglio a mia figlia.

Ancora auguri.

Dm

Una cosa ho dimenticato di scriverle, e approfitto del post per dirla qui:

Meglio l’ira del leone (cioè la mia) che l’amicizia della jena (cioè la sua)

ira-del-leone-amicizia-delle-jene

L’affetto non muta

Amicizia - baci perugina

Quando tieni davvero a qualcuno, e questo tiene a te, i vostri errori non dovranno mai cambiare i reciproci sentimenti, perché è la mente che si arrabbia mentre il cuore resta in ascolto, trema un po’, ma alla fine si avvede di ciò che sente autentico, e vince ogni timore.
Fabio Privitera

Sono passati 9 mesi, nove mesi da quando i rapporti si sono interrotti, senza che io me ne riesca a fare una ragione, senza che riesca a soffrire di questa mancanza neanche una briciola di meno.

Il cuore si torce e non se ne capacita, e a nulla vale l’aver fatto – tante – nuove amicizie, a nulla vale l’aver avuto problemi immensamente più grandi, compreso il mio familiare che ha sfiorato la morte troppo da vicino, e avere già un’altra spada di Damocle che pende sulla testa.

Xa…. è là, l’affetto per lui non è diminuito di una briciola, la nostralgia infinita, struggente, lacerante, e l’odio e il disprezzo per quella gran troia che si ritrova *forse* accanto non fanno che aumentare.

Perché se il suo affetto non era sincero, e allora vabbè, di che stiamo a parlare, ma se è stato sia pure la quarta parte del mio, allora il distacco non può essere stato indolore, e avergli lei chiesto *non importa se indirettamente* un prezzo umano di questa portata in cambio del suo squallido pdf, ribadisce ancora di più non solo la di lei pochezza caprina, ma anche il fatto che quello di lei, figuriamoci se è amore, solo bisogno di tappabuchi, esattamente come prima con me.

Come le Torri Gemelle

Twin Towers - Reflect - Never Forget

Eravate lì, che troneggiavate tra gli altri, lui l’amico del cuore, lei comunque un’amica tra le più presenti, e il tempo trascorso con voi sovrastava quello riservato a chiunque altro.

Il giorno, chi lo sa, magari era proprio l’11 settembre: io lo seppi due giorni dopo, quando lui tornò, dopo che l’amore v’aveva sorpreso, o meglio, dopo che avevate preso atto dello status quo perché, detto o non detto, era da un po’ che girava nell’aria.

Ecco, quell’amore che doveva essere illuminazione a festa, quell’amore che doveva farvi risplendere di più, più che un fulmine a ciel sereno è stato il lancio folle dei due aerei infami che le due torri le hanno sgretolate, lasciando nient’altro che il ricordo di quello che era stato, e che non sarebbe stato mai più.

Omissione, negazione. Una chiusura che ha alzato un muro circondato da filo spinato.

Ho preso la corrente più e più volte per cercare di superare quel muro, e non credo riproverò mai più.

Ma il ricordo di quelle due torri è sicuramente riflesso nel cuore di tutti gli americani, e il vostro nel mio.

Fatti, non parole, anche se…

Fatti non parole

Oggi, in fondo, è una data particolare. E’ il giorno in cui veniva a trovarmi, approfittando del ponte del primo maggio. Il mio compleanno è qualche giorno dopo, ma non poteva mai trattenersi fino a quel giorno, per cui oramai da anni festeggiavo il mio compleanno con qualche giorno d’anticipo.

Mi sento male. Mi sento come degli artigli conficcati nel cuore, che vengono affondati e tirati giù senza pietà, squarciandolo. Cerco di tenere botta, ma non la tengo.

Anche chi inizialmente gli ha dato ragione, o quantomento ha capito le sue ragioni, oggi sentenzia che tutto questo è “troppo”. Tra il litigare, il tenere il muso e il disconoscere per l’eternità c’è un abisso.

Ma, d’altra parte, non sto certo aspirando a un non sentito ritorno, a questo punto non so neanche se lo accetterei: io sto solo cercando di andare avanti.

Non avrei neanche voluto parlarne, ma mi è tornato in mente leggendo il post di oggi di Silvia. Fatti, non parole.

Ma i suoi erano fatti. Lui c’era. Poco espansivo, ma sempre presente. Dicevo, non sto a chiedere niente, anche perché l’affetto o c’è o non c’è, e se si è dileguato non è che uno, anche volendo, possa andare al supermercato e rifornirsi. E poi, io mica sono stata da meno, anzi, in più io ero anche espansiva.

Avrei voluto non parlarne più. Poi stamattina ho dovuto sbollare un rossetto nuovo, perché quello in uso l’avevo finito. E’ di un tipo che io non riesco più a trovare, e lui me l’aveva cercato dappertutto, riuscendo alla fine a trovarmelo, e me ne aveva regalati un po’.

Mi dico anche che l’ho costretto a questo passo, che avrebbe dovuto fare, perdere quella beeeeep per me? D’altra parte io il buon senso di tenermi non ce l’avevo, non ce l’ho avuto, non ce l’avrei avuto mai, e questo ovviamente gli procurava sofferenza. La sua, lo ammetto, è stata legittima difesa.

Ora, la domanda che mi sorge spontanea, cui ho già dato una risposta a me stessa e a cui molti hanno aggiunto la loro, è questa: era inevitabile? Cioè, era comunque inevitabile, anche se io avessi fatto buon viso a cattivo gioco e glissato ogni discorso che riguardasse la capra, che la nostra amicizia subisse questo strappo? Possibile che a prescindere da tutto avesse bisogno di questo attimo di “riflessione”, di questa revisione che non si sa dove porterà (Rottamazione definitiva? Riciclo creativo? Rinascita con nuova energia?)?

La risposta, secondo me, è sì. La risposta, secondo tutti coloro che si sono pronunciati è sì, era inevitabile. La storia della capra è stata solo la causa scatenante.

E la causa vera qual è stata? L’esserci fatti sopraffare dalla routine? L’aver abusato della pazienza l’uno dell’altro nell’ascoltare i nostri malesseri e avergliene riversati troppi addosso, addirittura fossilizzandoci e non trovando altri argomenti e stimoli più gioiosi?

Oppure l’amicizia tra uomo e donna è sempre ambigua, e un partner va sempre a rompere un equilibrio che comunque è precario?

Ecco, mi piacerebbe tanto avere le vostre opinioni in proposito, quelle nate dalle vostre esperienza di vita piucchealtro…

Caro X #2

amicotelefono-cornetta

Ti ho telefonato.

Lo sai come sono, io non faccio questioni di orgoglio, non sto lì a prendere posizioni, “non chiamo finché…” o cose del genere. Ti penso, ti chiamo, punto.

Ma tu non rispondi.

E’ la seconda volta e, abbenché io abbia oramai perso il conto dei tuoi orari, la cosa non può essere casuale. Hai fatto la tua scelta, pace: ti voglio bene sì, che in amicizia e in amore per me l’orgoglio non abbia senso, ci sta, ma alla fine mica sto a chiedere l’elemosina, né ritengo di valere neanche un’oncia meno di te, quindi ciccia.

Certo non me l’aspettavo, non da te, e non tanto per il rapporto che c’era, che ritenevo cosa solida, importante, preziosa, quanto per la persona che sei: equilibrata, accomodante, magari non lungimirante, ma capace di vedere oltre, e non ultimo un pizzico zen.

Evidentemente mi sono sbagliata.

Pure Sissi mi ha detto, sommessamente, che non se l’aspettava. Passerà prima o poi la voglia, a quella povera figlia mia, di affezionarsi alle persone che frequento.

Per lei eri praticamente uno zio, e mi ricordo come si faceva in quattro per te quando venivi qua, faceva gli onori di casa, voleva viziarti in ogni modo, fino al budino per la colazione, o il pacchetto da portarti in viaggio. Era proprio contenta quando eri qui.

Pensavo che, se davvero hai semplicemente voltato pagina per compiacere Miss PdF, allora sei un mostro e sai che ti dico? In quel caso neanche mi sono persa niente.

L’opzione #2 è che bene non stai, e che questo passaggio non è per niente indolore.

In effetti, a guardarlo oggettivamente, non è stato un grosso investimento: grosso impegno logistico e, sempre per questioni logistiche, ritorno prossimo allo zero.

E in più la perdita di un’amica.

Che, sempre se non sei un mostro, non è stata gratis.

Quando ti ho scritto, ti ho rappresentato il mio stato di salute, ma evidentemente non ti ha smosso una cellula, perché non ho avuto uno straccio di riscontro.

Ok, sei un mostro.

Oppure stai peggio di me.

Solo su di lei non ho dubbi: è… beh, usiamo un eufemismo, diciamo che da lei nascerebbero i fiori.  😈