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27 gennaio 2020

Cari amici,

sono qui a condividere con voi alcune riflessioni su questa giornata dal sapore strano. Strano, perché oramai i pochissimi sopravvissuti allo sterminio stanno scomparendo, tanti ne abbiamo persi anche quest’anno, e sta a noi figli e nipoti mantenere la memoria di qualcosa che, grazie al cielo, non abbiamo toccato con mano.

75 anni fa si aprivano i cancelli di Auschwitz e il mondo ha dovuto prendere atto, con enorme sgomento, delle atrocità avvenute durante l’ultimo conflitto mondiale e di fronte alle quali aveva fino a quel momento pensato di poter chiudere gli occhi. Atrocità commesse sì dagli efferati nazisti, ma anche da coloro che, in tutti gli stati d’Europa, col nazismo hanno collaborato, perché dobbiamo sempre ricordarci che Hitler nulla avrebbe potuto senza solerti collaboratori, collaboratori che evidentemente non è stato difficile reclutare né in Germania, né in tutta quell’Europa che andava a mano a mano occupando, o con cui si andava a mano a mano alleando.

Einstein diceva: “Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori, quanto per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare” e la Shoà, il cosiddetto Olocausto di milioni di ebrei, comunisti, omosessuali, zingari  e dissidenti vari, è stata la sconvolgente prova di dove possa portare non solo la follia umana, quanto il fatto che non trovi opposizione.

Ecco, la giornata della Memoria vogliamo che serva soprattutto a questo, non solo a ricordare i crimini feroci che potrete leggere nelle testimonianze che ci ha lasciato chi quell’inferno l’ha vissuto e nei film che verranno trasmessi in questi giorni – e che purtroppo daranno solo una vaghissima idea di quello che veramente è accaduto -, ma vuole sollecitare l’impegno di tutti a fare in modo che quanto accaduto non si ripeta mai più.

Gli ebrei perseguitati, deportati e disumanamente sterminati erano cittadini italiani da sempre, persone che avevano servito lo stato, il proprio stato, col servizio militare, che lavoravano e pagavano le tasse, che avevano combattuto in prima linea durante il primo conflitto mondiale per quella che ritenevano la propria patria; ciononostante, da questa patria ingrata sono stati venduti e traditi.

Voglio però sottolineare che, in tutto il mondo, c’è stata un’esigua minoranza che ha saputo essere diversa, e mentre tutti si gettavano a capofitto a depredare beni e posizioni lasciati dai propri concittadini ebrei espulsi, rimossi, deportati, c’è stato chi non ha voluto occupare quelle posizioni, chi non si è calato come uno sciacallo su quei beni. C’è stato chi ha rischiato la propria vita per nascondere quei fratelli innocenti ingiustamente perseguitati. C’è stato chi ha deciso di essere uomo e non avvoltoio.

Oggi l’Italia sta vivendo un momento di forte immigrazione che purtroppo ha risvegliato in troppa gente dei sentimenti razziali, di violenza e rifiuto, cui spero Italia e italiani si opporranno con tutte le proprie forze, in nome di un’accoglienza e una fratellanza che dovrebbero essere caratteristica di tutto il genere umano. Purtroppo bisogna prendere atto che nell’essere umano è connaturata la paura del diverso, paura che è necessario superare con la conoscenza, quella conoscenza che ci fa capire quanto questo diverso sia invece molto più simile a noi di quanto potremmo mai immaginare.

L’Italia all’epoca del conflitto si è rivelata purtroppo una nazione piena di delatori, di spie che hanno ignobilmente denunciato l’ex amico, il vicino di casa con cui avevano magari spartito il pane e giocato a carte. Ma non dappertutto è successo. Ci sono state, come dire, “oasi umane”, luoghi dove tutti sapevano e nessuno ha parlato. La stessa cosa, in misura maggiore e diciamo “istituzionalizzata”, è accaduta in Bulgaria, dove tutti i cittadini hanno marciato contro il nazismo, si sono opposti alle leggi razziali e hanno presidiato le città, affinché non un solo loro concittadino venisse deportato, non un solo treno partisse. La fabbrica che doveva produrre le famose stelle gialle che gli ebrei dovevano appuntare sul petto addirittura ne fermò la produzione. Gli storici definiscono il “caso bulgaro” un’anomalia, laddove invece un Parlamento e una cittadinanza civili, umani, giusti e coraggiosi sarebbero dovuti essere la normalità in ogni nazione d’Europa.

Ecco, io questo mi auguro in questa giornata: che tutto il mondo abbia imparato la lezione dei mostri orribili che può generare non solo la crudeltà umana, ma la collaborazione anche passiva e l’indifferenza, un’indifferenza che rende complici del male e ci spoglia della nostra umanità. Io confido in un genere umano che non tremi davanti all’ingiustizia, che non si crei alibi e non si racconti storie riguardo il diverso e lo straniero, che lotti in prima fila per la vita e la dignità di tutti i suoi fratelli, di qualsiasi etnia, nazionalità, religione e orientamento essi siano.

Auguro a tutti noi che possa il nostro mondo vivere una lunga stagione di pace, e che l’umanità non si mostri mai più indifferente all’ingiustizia e al dolore altrui.

Il senso della Memoria

Si avvicina il Giorno della Memoria, e con esso tutte le polemiche che, a mio avviso anche giustamente, si porta dietro.

La ricorrenza fu stabilita nel 2005 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite e la data fissata simbolicamente al 27 gennaio, giorno in cui l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz.

Per i primi anni tutto quanto organizzato per la ricorrenza fu tanto bello e tanto toccante, ma ben presto si arrivò a un “ancora?”, con altri apprezzamenti ben poco lusinghieri, più o meno omessi. La giornata della memoria si è rapidamente trasformata, da necessità di sensibilizzazione affinché l’orrore non si ripeta, in una di quelle mille giornate di commemorazione di qualcosa che nessuno sa quasi più, con gli ebrei che ricordano i propri morti e le ingiuste discriminazioni subìte – cose che ricordano 365 giorni l’anno senza bisogno di una giornata dedicata – e altra gente distratta o annoiata che non sa neanche di che cosa si stia parlando (una mia collega, di fronte a un unico racconto tra i mille orrori, ha avuto la faccia di commentare “Ma no, è una cosa disumana, i nazisti non possono averla fatta!”).

Addirittura, in alcuni – purtroppo anche frequenti – deprecabili casi, questo giorno dà persino la stura a commenti di chiara e disumana natura antisemita, o dà l’appiglio per dire (a proposito di aprire la bocca per darle fiato) che oggi in Israele gli ebrei stanno facendo la stessa cosa che i nazisti fecero a loro: roba che basterebbe che si facessero un viaggetto in Israele per constatare coi propri occhi che non c’è nulla di più falso di questa affermazione!

Tornando a bomba, alla domanda “A che serve?”, posta anche da molti correligionari, una persona ha risposto ricordando le varie iniziative, i percorsi formativi per insegnanti, i viaggi della memoria per toccare con mano l’orrore che è stato (vide e credette…), tutto teso a far conoscere e sensibilizzare, e su questo sono d’accordo, ma io sono pur sempre di parte, e allora giro la domanda ai miei lettori non correligionari: come vivete voi questa giornata? Cosa rappresenta per voi? Cosa vi trasmette? Che cosa cambiereste per far sì che diventi un monito, un invito al rispetto dell’essere umano, alla difesa di ogni minoranza, alla capacità di pensiero critico che non permetta più che popoli interi vengano aggiogati, soggiogati, sobillati contro i propri fratelli perdendo ogni briciolo di discernimento e umanità?