Lavoratori dipendenti e smart working (by Sissi)

Titolo: gli impiegati non sono pezzi di arredamento.
Sottotitolo: ad essere stipendiato è il loro lavoro, non la loro presenza, e solo per una piccola fetta di professioni quest’ultima è funzionale al primo.
Svolgimento: in una città congestionata dal traffico, avvelenata dallo smog, con mezzi e parcheggi costantemente saturi e lavoratori che spesso iniziano i turni già sfiniti dai trasbordi, forse è il caso che le aziende imparino da questa quarantena a svezzarsi dall’idea che pagare un dipendente che lavora da casa sia pagare un dipendente in vacanza, e che a fine lockdown si facciano due conti su quali mansioni hanno funzionato in smart working nell’ottica di convertirle -in maniera parziale o totale- permanentemente.
Conclusione: Fatece campa’.

Vecchioni spiega Diemme

 

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Qualcuno, per quanto riguardo il post precedente, mi ha capito e si è associato, altri forse ne sono rimasti stupiti, perché ma come, Diemme, una così espansiva, che fa amicizia con tutti, grande dialogatrice, possibile sia asociale? E allora disturbiamo se chiamiamo?

Beh, diciamo che la situazione è un po’ complessa.

Tanto per cominciare io sono una persona che con se stessa c’è sempre stata un gran bene. Sono una studiosa, e per chi studia il rapporto con i libri e con ciò che legge e sperimenta è totalizzante e non lascia spazio alla solitudine.

Ciò premesso lo stare bene con se stessi non implica necessariamente l’essere lupi solitari, anzi, chi sta bene con se stesso è un amico e un compagno migliore, perché non cerca l’altro come tappabuchi, per riempire un vuoto esistenziale, ma lo frequenta disinteressatamente, per libera scelta, per stima e affetto reali.

Il problema semmai è un altro: quando si vuole bene davvero e si dona se stesso all’altro senza riserve, si fa un investimento emotivo consistente. Se poi questa persona che abbiamo amato – a titolo sentimentale o amicale che sia – si dilegua, la perdita in termini di riserva energetica notevole. Ok, la casa ci è crollata, andiamo avanti, piano piano la ricostruiamo. E se ricrolla? Cominciamo a perdere smalto ma, siccome da qualche parte bisogna pure abitare, volevo dire, siccome l’uomo è un animale sociale e il mondo è abitato da tanta bella gente ci rimettiamo là di buona lena e la ricostruiamo. Ricrolla? E qui interviene Vecchioni:

Hai mai perso un ragazzo, ragazzo?
Ha detto: “Ciao”, è andato,
ha detto “Sono stanco di amare”.
E’ diventato abbastanza lontano
su quella sua bicicletta.
Quando ero giovane dicevo “perduto”!
Certo piangevo, ma perduto lui ce n’era
un altro; però da vecchio pesa il respiro.

Ecco, da vecchi pesa il respiro. A un certo punto della vita si è stanchi di perdere le persone che si amano, si è stanchi di crederci, e si diventa stanchi e privi di voglia di dedicarci tempo ed energia. Non ci va più di essere svegliati alle tre di notte per raccogliere i cocci dell’amica abbandonata, se di cocci ne hai raccolti tanti di persone che poi, semplicemente, hanno chiuso la porta e se ne sono andate.

E’ così che, all’ennesimo crollo della casa, ci si rassegna a vivere in una capanna e non ci serve più cemento, né armato né disarmato.

Noi asociali (ai tempi del coronavirus)

Noi che a casa ci stiamo benissimo e ci dispiace che tra un po’ finirà la pacchia.

Noi che quando scrivono “Torneremo a riabbracciarci” pensiamo immediatamente “Ma anche no”.

Noi che amiamo il metro di distanza sociale ma due sarebbe meglio.

Noi che dimentichiamo sempre il cellulare da qualche parte, e che senza neanche accorgecene lo impostiamo a muto.

Noi che se squilla il telefono rispondiamo una volta su tre, e quella volta speriamo che sia un call center per poter tagliare corto.

Noi che quando parliamo intendiamo proprio quello che diciamo e detestiamo ogni tipo di maschera e teatralità.

Perché essere asociali può essere anche semplicemente una risposta onesta ed eziandìo intelligente a un mondo di conformismo e falsità.

Sissi a un’antivaccinista

Questa la risposta di mia figlia a un’antivaccinista. Le domanda era chi è che testa i vaccini, in base a quali criteri vengono approvati e perché i medici rifiutano di vaccinarsi (temiamo che la povera no-vax, dopo questa risposta, abbia tentato il suicidio  😆 )
Lieta che tu abbia chiesto 🙂
Le tappe di approvazione sono 4, come per i farmaci generali: test sugli animali, poi in caso di sicurezza ed efficacia su questi, studio di fase 1 su pochissimi soggetti strettamente monitorati (volontari), poi – sempre se la sperimentazione si continua a dimostrare sicura ed efficace – fase 2 con qualche centinaio di individui (volontari) che testa anche i differenti dosaggi, poi – sempre se si mantiene sicura ed efficace – fase 3 su migliaia di individui con rigorosi criteri epidemiologici applicati: quando i farmaci arrivano in questa fase sono già estremamente sicuri perché si sono già fatti tre step, uno su animali e due su umani; se decade qualche molecola qua è di solito per ragioni di efficacia, non di sicurezza (e dico “di solito” per prudenza, ma parliamo di una quasi totalità). Se gli endpoint di efficacia e sicurezza sono raggiunti anche in questa fase il farmaco/vaccino viene commercializzato e inizia il monitoraggio post-marketing, che è il baluardo dei detrattori dei vaccini, i quali non pensano che siamo in monitoraggio post-marketing per qualsiasi molecola del creato, per qualsiasi nuovo prodotto, etc…
Il fatto è che entrati in questa fase il farmaco/vaccino è talmente tanto testato che non ci si aspetta che casistiche aneddotiche, da riportare in scheda tecnica per correttezza e precisione, ma nulla che faccia più oscillare la bilancia del rapporto rischio beneficio (ci sono state, prima di questa, 4 tappe rigorosissime per valutare quest’ultimo).
Comunque nel timore di averti detto qualche imprecisione ti rimando ai siti ufficiali (preferisco che tu faccia riferimento a quelli), che spiegano più diffusamente e sicuramente con più esattezza di quanto potrei fare io tutto il processo di approvazione; ti lascio un link dell’fda, ma anche se vai sui siti dei ministeri della salute, italiani e stranieri, trovi sempre una sezione dedicata:
https://www.fda.gov/vaccines-blood-biologics/development-approval-process-cber/vaccine-product-approval-process.
Quanto al fatto dei 10 vaccini, non so proprio perché vi sembra un numero alto: avete idea di quanti antigeni (i.e. porzioni immunogeniche) incontriamo ogni giorno qualunque cosa facciamo, tocchiamo, respiriamo, mangiamo? Migliaia. Quindi spaventarsi di fronte a 10 vaccini è come se una persona ci dicesse: “ho incontrato 4 nuove persone” e rimanessimo esterrefatti dal fatto che si possano incontrare COSÌ TANTE nuove persone.Conosciamo gli effetti di una sperimentazione del genere?
Certo, come riportato in seguito allo studio in 5 fasi che ci siamo dette al primo paragrafo, conosciamo dalle reazioni dalle più comuni (es. dolore al braccio per un paio di giorni dopo la puntura) a quelle più rare e aneddotiche (e già sono rare quelle solo “preoccupanti”, es. se uno dopo un vaccino ha 2-3 giorni di vomito che poi si risolve da solo, senza parlare di quelle gravi, così rare che se si volessero evitare la coerenza detterebbe anche il non salire mai in macchina per evitare incidenti stradali – molto più frequenti di quelle reazioni – o il camminare per strada per evitare di essere colpiti da un fulmine – lì invece come percentuali ci siamo).Per la paura degli effetti a 10-20-30 anni di distanza, mi spieghi che cosa nella struttura farmacologica del vaccino e nel suo meccanismo d’azione ti fa pensare che vedresti altro, a parte l’immunità da quella singola malattia, a distanza di decadi?
Se è per la modulazione immunitaria (“eh ok, protegge da quella malattia X, ma che ne so che non mi fa venire malattia autoimmune Y?”) sappi che il tuo sistema immunitario non aspetta il vaccino per essere modulato: anche semplicemente quello che mangi, tramite la flora intestinale, e l’ambiente in cui vivi, i prodotti che usi, il lavoro che fai, l’esposizione o meno al sole…tutto modula il sistema immunitario; comunque i fattori di rischio maggiori per le malattie autoimmuni sono il sesso (per esempio le donne sono molto più predisposte a sviluppare il lupus) e una porzione strutturale del nostro sistema immunitario che si chiama HLA (varianti genetiche predispongono o proteggono da varie malattie autoimmuni), assolutamente non i vaccini.
Moltissimi vaccini tra l’altro già sono in uso da decadi e non hanno dato alcun problema, quindi per fortuna questa preoccupazione è “invecchiata male”, nel senso che qualcuno continua a ripeterla ma è cosa vecchia e il tempo l’ha ampiamente confutata (un po’ come quando su fb girano annunci di gente che si è persa il cane e chiede aiuto per ritrovarlo… e poi viene fuori che è roba di 7 anni prima, padrone e cane sono stati già felicemente ricongiunti da tempo e quell’annuncio è continuato a circolare comunque, inarrestato dalla sua risoluzione 🙂 )Quanto alla storia dei medici che rifiutano di vaccinarsi, niente di più falso… davvero, dove l’hai sentita? 😀 Io sono in ambiente sanitario e tutti, noi studenti di medicina, i nostri professori medici, i tecnici sanitari, etc… non solo si vaccinano tranquillamente, ma facciamo tutti anche delle dosi aggiuntive di vaccino e altri vaccini extra, perché sappiamo che in ambito ospedaliero siamo più esposti. Per esempio noi studenti quando ci iscriviamo facciamo una dose extra di richiamo di anti-HBV e moltissimi tra noi hanno l’abitudine di fare l’antinfluenzale per non stare KO quei 6-7 giorni che sembrano sempre capitare al momento più sbagliato (esami, tirocini obbligatori che poi vanno recuperati, eccetera); molti tra noi fanno fare (o fanno nel caso dei professori più anziani) la antipneumococcica ai genitori che cominciano ad essere più in là con gli anni. Io l’ho fatta fare a mia madre a novembre e l’ha protetta benissimo, mentre io che non l’ho fatta (mannaggia a me!) e quest’inverno sono stata male proprio per una polmonite pneumococcica. Tra le ragazze molte fanno il Gardasil per proteggersi dall’ HPV eccetera. Insomma ti assicuro che l’ambiente sanitario è un ambiente molto sensibilizzato sulle vaccinazioni e che ne fa largo uso, quindi ripeto la domanda dove hai sentito che i medici si rifiutano di vaccinarsi?