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Lo stupro

© Sissi

Ci sono principalmente due categorie di stupro: quello dello sconosciuto, o del branco di sconosciuti, che ti blocca in mezzo alla strada, magari una strada isolata, etc. etc. etc., e poi c’è quello del tuo compagno, marito, o a volte ex, che non accetta un no come risposta.

C’è poi una terza categoria, voglio sperare non numerosa: lo stupro inventato.

Per quanto riguarda il primo, le pene sono troppo poco severe, io lo equiparerei all’omicidio: ci sono ragazze che si sono suicidate dopo uno stupro, altre che comunque non si sono mai riprese, e spesso ci sono anche complicazioni per malattie e gravidanze: sì, decisamente, non capisco come le pene comminate possano essere diverse da quelle previste per l’omicidio, milioni di vite sono state rovinate da uno stupro.

Per quanto riguarda la seconda categoria, anche se in molte insorgeranno dicendo che non c’è differenza, direi che la differenza c’è, perché un conto l’agguato dello sconosciuto -o peggio del branco di sconosciuti – un conto è una forzatura della situazione da parte di una persona con cui sei stata volontariamente il giorno prima e volontariamente starai il giorno dopo: ovvio che no significhi no, ovvio che è una prepotenza, un abuso, e sono d’accordo che sia inaccettabile e vada sanzionata, ma se permettete è una cosa diversa. Ovviamente lo stupro da parte di un ex rifiutato lo farei rientrare più nel primo caso che nel secondo.

La cosa terribile però è che ancora oggi la violenza non venga creduta. E’ terribile – e vi assicuro ne so qualcosa – che la violenza venga minimizzata, addirittura banalizzata quasi fosse un’unghia spezzata, e drammaticamente non creduta, il che spesso porta le donne a non denunciarla. E sì, perché per una donna già è fonte di vergogna raccontare uno stupro, e se denuncia seguiranno, nel processo, domande cui è doloroso e imbarazzante rispondere, per poi vedersi liquidare con una motivazione del tipo che aveva i jeans e quindi era consenziente, o altre sconcertanti “spiegazioni” che fanno passare la donna da vittima a complice: è per questo che alla fine preferisce tacere, non denunciare, curarsi le ferite da sola in qualche modo, cercare di metabolizzare sconcerto e vergogna, troppo spesso non riuscendoci mai.

Ma poi può succere che trovi il coraggio. Perché una donna, quando viene stuprata, prima di tutto è smarrita, spaventata, sconcertata. E’ piena di vergogna come se fosse colpevole, piena persino d’incredulità.

Ma poi può succedere che, o perché ha metabolizzato in qualche modo, o perché viene incoraggiata da qualcuno, o perché qualche altra vittima fa il primo passo e lei si accoda, si faccia avanti e denunci.

E lì non viene creduta (v. foto, gira la ruota sul perché non viene creduta).

Bene, ora affrontiamo però un altro problema, anche questo reale: le donne che s’inventano lo stupro, e pure queste, con buona pace di femministe ed affini, ci sono e sono tante. Donne che se l’inventano di sana pianta, facendo passare le pene dell’inferno a un uomo onesto, oppure donne che hanno un “ripensamento”, e davvero, che deve fare un uomo prima di consumare un rapporto consenziente, farsi firmare la liberatoria?

Ecco, sono anche queste donne che rovinano le altre donne, le vittime vere. Sono loro, con le loro accuse false e infamanti, a rendere meno credibili, più ferite e più indifese le donne abusate, e questo è un fatto.

Update:

Mi è ricapitato sotto gli occhi un racconto che scrissi tanto tempo fa su uno stupro. Preciso che il racconto è ispirato a una storia vera: “Un semplice proforma“.

 

Non darmi anche tu parole

Non mi dare anche tu parole, quelle che so da sola, come quella signora sconosciuta che sull’autobus mi disse “Che ci vuole a dimagrire, dia retta a me, basta mangiare di meno, e muoversi di più”, ma che bella scoperta, io non lo sapevo, pensavo che si dimagrisse seduti in poltrona mangiando cioccolata.

Aveva ragione Bruno, lui che era depresso, e che s’incazzava se gli parlavi di cielo azzurro e di uccellini che cinguettano, perché a uno depresso non importa nulla del cielo azzurro e degli uccellini che cinguettano, e così uno grosso, cui non va di camminare, vorrei vedere te ogni volta che ti alzi per andare a prendere un bicchiere d’acqua se dovessi sollevare un incudine di 30, 40 kg, vorrei sapere quanto sarestii solerte ad alzarti o se ti terresti la sete, e se ti verrebbe voglia, visto che è una bella giornata, di portarti l’incudine a passeggio con le ginocchia che ti fanno male.

Vorrei vedere te se ti andrebbe di specchiarti nelle vetrine, che ti restituiscono un’immagine che non conosci, se ti andrebbe di guardare quegli abiti sfiziosi che non fanno per te, e non solo perché non c’è la taglia, perché tanto ti starebbero male comunque.

Vorrei vedere te ricostruire mille volte, e poi perché, il mondo pare vedere solo i diritti degli ingiusti, tutti assolti fuorché gli innocenti, gli unici da penalizzare e da non capire. E’ un mondo che perdona il peccatore, non l’innocente, guardatevi “Scipione detto anche l’Africano”, capirete quello che voglio dire.

Non ne posso più di buoni consigli, come se ne avessi bisogno, la so tutta la teoria, forse manca solo la motivazione, e che uggia quel parentame che con la mano tesa al lato della bocca, quasi a indirizzare meglio le proprie parole, tante volte prendessero un’altra strada, ti ripete col tono tra il rivelatore della grande verità e l’accorato “Non è per l’estetica, è per la salute!”.

Ma va? Ma tutte queste scoperte dell’acqua calda le brevettate? Io al posto vostro lo farei, perché l’acqua calda è utile, c’è da diventarci ricchi!

Mi è stato più utile lui, lui, quando con il suo sorriso meraviglioso, senza sentenziare, ma semplicemente essendone una testimonianza vivente, mi ha detto “Bisogna amare la vita”.

A volte, persino, mi riesce.