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A domande rispondo

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Beh, in realtà non sono stata nominata ma, quando ho letto l’articolo di Semprecarla, le domande che ha proposto ai nominati mi hanno così intrigato che mi voglio comunque cimentare con le risposte, sperando di riuscire a raccontarvi di me qualcosa di diverso (ma comunque, conta e riconta, le domande che dovrebbero essere dieci mi sembrano proprio nove!)

 1) Associa il tuo animo ad un panorama …

Il mio animo sicuramente a un’aurora boreale, ma la mia vita forse è più una notte stellata.

2) Domani mattina, al risveglio, ti viene detto che per 48 ore ti verranno affidate le redini del nostro Paese, quale è la prima cosa che fai?

Mi procuro, tramite la lotta a sprechi, furti ed evasioni, le risorse per pensare a Sanità, Istruzione e alle fasce più deboli.

3) Scrivi due righe a te stesso …

Cara Diemme, ma la vuoi smettere di vivere pensando al passato? Riempi la tua vita di progetti, non di rimpianti! Lo sai pure che la vita è bella, che aspetti a godertela?

4) Vendetta o Perdono?

Potrei dire “Giustizia, non vendetta”, comunque Perdono mai.

5) Trovi un messaggio chiuso in bottiglia, nel leggerlo scopri che…

Qualcuno mi aspetta nell’altra parte del globo.

6) Viaggio nel futuro o nel passato? Perché?

Nel futuro, voglio vedere quello che non conosco, e il passato lo conosco già!

7) Tenere in piedi un blog ti gratifica o alleggerisce i tuoi pensieri?

Decisamente, moltissimo!

8) Esiste qualcosa che non ti è stato mai detto e vorresti sentirti dire?

Vorrei che qualcuno mi dicesse che ha prima di tutto a cuore la mia felicità, e soprattutto che queste parole fossero vere.

9) Il tuo gatto/cane, d’improvviso, si mette a parlare … cosa ti dice?

Ma perché non mi hai mai voluto???

Noi, re degli off topic

Tarzan e i suoi amici, saltando di palo in frasca

Oggi con un amico si discuteva sul diffusissimo fenomeno degli off topic sui blog.

Ora, secondo me, o uno da un’impronta “professionale seriosissima” al suo blog, oppure gli off topic sono inevitabili.

Non su quelli estranei, certo (non come da me che un giorno arriva un perfetto sconosciuto e dice qualcosa del tipo “Fermi tutti sono arrivato io”, che uno avrebbe voglia pure di rispondergli “E al popolo???”, ma poi decide di risparmiarsela), però su quello degli amici, in cui il post comunque è uno spunto di discussione, di riflessione, di confronto, ma anche un’occasione per dare il “la” alla conversazione.

Ecco, un blog ha tante motivazioni, ma di fatto spesso e volentieri risulta essere un momento di aggregazione: un bel momento, e un simpatico luogo d’aggregazione. E’ ovvio  che se vado su un blog sconosciuto che parla, che so io, di depuratori, se ho qualcosa da dire sui depuratori bene, altrimenti vado oltre; quando però si tratta di blog di amici, secondo me, soprattutto dopo i primi commenti, tutto diventa anche uno spunto per chiacchierare, un “brain storming” se vogliamo, un “da cosa nasce cosa”.

Il blogger ci mette dell’impegno a scrivere il suo post, e io ci metto dell’impegno a leggerlo, quindi anche un piccolo cenno, se non ho niente da dire per un qualsiasi motivo, per potergli comunicare che sono passata a trovarlo, che ho letto quello che ha scritto… a me pare una cosa carina, e a voi?

Io per esempio mi trovo benissimo a casa di Pan. La trovo creativa, come d’altra parte è lui: si parte dal commento del suo post, che generalmente di spunti ne dà tanti, ma poi il discorso scorre fluido, e prende una sua strada. Lui non ti ferma, anzi, come un direttore d’orchestra guida e asseconda, riprende le note, aggiusta il tiro…

Certe volte i commenti “off topic” sono densi di storia e contenuti, sarebbero degni di essere post a loro volta, e secondo me arricchiscono il blog, al contrario di certe “uscite a piffero” che invece indubbiamente lo impoveriscono.

Ogni tanto scherzo sul fatto che sono diventata campionessa del salto di palo in frasca, che ormai è uno sport in cui ho raggiunto un livello agonistico però, scherzi a parte, quando la “degenerazione”, il “deragliamento” non è banale… a me piace, mi dà l’idea di essere trasportata dalle onde, dove il fiume, o il mare, sono quelli, ma il paesaggio e le cose che puoi scoprire mutano in continuazione.

E gli altri blogger come la pensano sull’argomento?

21-12-2012

L’articolo che segue è stato integralmente copiato da http://www.tarocchionline.net/reserved/ere_profezie_maya.htm , che a sua volta cita fonti diverse (v.)

LE CINQUE ERE DEI MAYA

Secondo i Maya ci furono cinque Ere cosmiche, corrispondenti ad altrettante civiltà.

Le precedenti quattro Ere (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra) sarebbero tutte terminate con degli immani sconvolgimenti ambientali.

Alcuni studiosi affermano che la prima civiltà – quella distrutta dall’Acqua – era Atlantide. Nel Popol Vuh dei Maya Quiché, si legge: “un diluvio fu suscitato dal Cuore del Cielo… una pesante resina cadde dal cielo.. la faccia della terra si oscurò, e una nera pioggia cadde su di essa, notte e giorno”.

Secondo il calendario Maya, l’attuale Età dell’Oro (la quinta), terminerà nel 2012. Cosa ci dobbiamo aspettare? Secondo i ricercatori Maurice Cotterell e Adrian Gilbert, i cataclismi che caratterizzarono la fine delle Ere Maya furono causati da una inversione del campo magnetico terrestre, dovuto ad uno spostamento dell’asse del pianeta.

La Terra infatti subirebbe periodicamente una variazione dell’inclinazione assiale rispetto al piano dell’ellittica del sistema solare. Ciò provocherebbe scenari apocalittici, descritti dallo storico Immanuel Velikvosky nel suo libro “Earth in Upheaval”.

“…Un terremoto farebbe tremare il globo intero. Aria e acqua si muoverebbero di continuo per inerzia, la Terra sarebbe spazzata da uragani e i mari investirebbero i continenti… La temperatura diverrebbe torrida e le rocce verrebbero liquefatte, i vulcani erutterebbero, la lava scorrerebbe dalle fratture nel terreno squarciato, ricoprendo vaste zone. Dalle pianure spunterebbero come funghi le montagne, che continuerebbero a salire sovrapponendosi alle pendici di altre montagne e causando faglie e spaccature immani.

I laghi sarebbero inclinati e svuotati, i fiumi cambierebbero il loro corso, grandi estensioni di terreno verrebbero sommerse dal mare con tutti i loro abitanti. Le foreste sarebbero divorate dalle fiamme e gli uragani e i venti impetuosi le strapperebbero dal terreno… Il mare, abbandonato dalle acque, si tramuterebbe in un deserto. E se lo spostamento dell’asse fosse accompagnato da un cambiamento nella velocità di rotazione, le acque degli oceani equatoriali si ritirerebbero verso i poli e alte maree e uragani spazzerebbero la Terra da un polo all’altro.

Lo spostamento dell’asse cambierebbe il clima in ogni luogo…

Nel caso di un rapido spostamento dell’asse terrestre, molte specie di animali sulla Terra e nel mare sarebbero distrutte e la civiltà, se ancora esistesse, sarebbe ridotta in rovine”.

Lo scenario ipotizzato da Velikovsky, presuppone la fine della vita sul pianeta terra. Per le persone che ignorano la fisica, può sembrare eccessivo. Alcuni direbbero farneticazioni, ma vi assicuro che nell’universo eventi del genere sono all’ordine del giorno. Inoltre basterebbe un asteroide di grosse dimensioni che colpisse il nostro pianeta per evocare scenari del genere. L’assurdo è che tutto questo sarebbe naturale. Quello che non è naturale è credere che sia impossibile. Sono certo che se l’uomo avesse la consapevolezza di quanto è fragile e precaria la sua esistenza su questo pianeta perderebbe l’illusione di possedere il massimo possibile, incurante delle vittime innocenti che tale scelta comporta.

Velikovsky , oltre a ricalcare le leggende Maya, espone scientificamente le profezie del monaco Basilio Cotterell, in base ai suoi studi sull’attività delle macchie solari e sul calendario Maya, ha concluso che la profezia relativa alla fine della quinta Era deriva da un calcolo della prossima inversione del campo magnetico terrestre, prevista per il 2012. Alcuni studiosi americani affermano che la civiltà Maya fu distrutta da calamità naturali, quali l’improvviso innalzamento della temperatura terrestre. E secondo loro tali fenomeni sono ciclici.

Secondo i Maya tali eventi sarebbero previsti per il 2012.

Chissà, forse fu proprio uno spostamento dell’asse terrestre che fece scomparire la civiltà Maya. Ad avvalorare tale profezia, anche se indirettamente, è il dossier presentato dal Pentagono nel 2003 in cui per il 2020 si prevedono immani catastrofi che sconvolgerebbero il pianeta, provocate dall’aumento della temperatura.

Secondo recenti studi, tutto lascia credere che ciclicamente la terra subisce una specie di reset, per dare inizio ad una nuova era. Secondo alcuni studiosi siamo prossimi a tale traguardo…

Fonte:  http://digilander.libero.it/aliendream/iniziodeitempi.html

Per farla breve…
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La vicina

Generalmente, quando a casa mia qualcuno suona il campanello, lo lascio suonare.

Neanche mi preoccupo di far finta di non esserci: se sto sentendo lo stereo continuo a sentirlo, persino se sto cantando a squarciagola continuo a cantare.

Ma quella volta ho aperto. La solita vicina, la faccio entrare “Prego, accomodati, ti preparo un caffè?”.

Annuisce, si siede, e viene subito al dunque: “Ma tu non hai nessuno?”. Alzo gli occhi, li punto dritti nei suoi: la fisso a lungo, lasciando che la soggezione la pervada.

Dalla mia testa esce una nuvoletta con scritto “Ma un pacchetto di fatti vostri, mai?”. In fondo però la invidio: immagino che, per occuparsi dei fatti del vicino, uno non debba avere nessun altro pensiero al mondo il che, francamente, non è il mio caso.

“Sai che dice la gente? “. “No”.

“Dice che… “. La fermo: “Intendevo dire, non lo so, e neanche mi interessa di saperlo”.

“No perché loro pensano che… “. La rifermo: “Cocca, intendiamoci su un punto: se le persone che parlano di me sapessero quello che io penso di loro, parlerebbero di me molto peggio”.

L’ho spiazzata. Mi fa quasi pena: magari ha perso il lavoro, o non ha i mezzi per andare in vacanza, e le serve un po’ di materiale per passare il tempo.

“Che ne pensi di questa qui a fianco?”. “Stellina, forse non mi sono spiegata: se sei venuta a trovarmi e a prendere un caffè sei la benvenuta, se sei venuta per una sessione supplementare di “taglia e cuci” hai decisamente sbagliato indirizzo”.

“Ma io ne volevo parlare bene!” precisa lei. “E io non ne volevo parlare per niente” puntualizzo io. “Anzi, siccome è tardi e ho un sacco di faccende da sbrigare, temo che non posso intrattenermi oltre”.

Se ne va, a testa bassa. Con le pive nel sacco. Poveretta, avrà fatto appello a tutto il suo coraggio per venire su: pensava di poter raccogliere qualche succulenta informazione, che tirassi fuori dal cappello un uomo sposato, o , t’immagini, una confessione di tendenze alternative.

In mancanza di questo, si sarebbe accontentata persino che avessi espresso una benché minima opinione su un’altra vicina.

Giornata decisamente infruttuosa…

Black out

black_out.jpg Vi ricordate quando mancò l’elettricità in tutta Italia? Black out totale, ovunque. Dovemmo imparare a vivere come gli uomini preistorici, seguendo i ritmi della giornata, approfittando della luce del sole, e ritirandoci al calare della sera.

Eppure fu bello.

Avevo allora una vicina deliziosa (che naturalmente ha cambiato casa…), che aveva una bambina piccola. Ci ritrovammo insieme, per poter fare qualcosa: lei aveva solo telefoni senza fili, e quindi non funzionavano.

I cellulari sì, funzionavano ma, una volta scaricati, non si potevano ricaricare. E allora tirai fuori dalla soffitta (si fa per dire) un vecchio telefono a disco, e lei riebbe il contatto col mondo.

E la radio? Io ne avevo una che avrebbe pure funzionato a batteria, se avessimo avuto le batterie. E allora dagli a smontare i giocattoli della bambina, alla ricerca di uno con batterie compatibili con la mia radio.

A un certo punto ci prese a ridere: ci piaceva quella situazione d’emergenza, ci piaceva dover finalmente “pensare”, improvvisare, non avere la pappa “scontatamente” fatta.

Per la prima volta nel mio condominio di gente snob abbiamo socializzato: c’erano i possessori di torcia che facevano il “servizio” di andare a prendere le persone giù al portone e ricondurle a casa.

E certo, è stata una cosa che ci ha fatto capire quanto siamo dipendenti dall’elettricità. Altre volte capiamo quanto siamo dipendenti dal petrolio.

Ma a casa mia capita anche con le piccole cose: dover aprire una scatoletta e non avere l’apriscatole (benedetta la moderna apertura a strappo!), o dover accendere il fuoco e non trovare né accendigas né fiammiferi (a casa mia succede!).

Mi è tornato in mente un mio post , “L’essenza, l’assenza” in cui, prendendo spunto dalla testimonianza di uno speleologo, mi ponevo qualche domanda sul necessario e sul superfluo.

Evviva l’essenza! (e a volte anche l’assenza…)