Archivi

Felicità in questo mondo

Sempre della serie “A che mi servono i social quando esistono gli autobus?” continuo con le mie avventure e i miei incontri illuminanti.

Ieri mattina rincontro una signora (mi verrebbe da dire una ragazza, per il suo aspetto snello, giovane e sorridente, i grandi e bellissimi occhi chiari), che prende solitamente l’autobus alla mia stessa fermata e con cui avevo già avuto modo di interagire in passato, senza eccessivi approfondimenti.

Ieri invece capita che incontra un’altra signora con cui probabilmente frequenta un qualche gruppo, inziano a parlare mentre io tento, inutilmente, di immergermi nella mia lettura.

Non ci riesco, parlano a voce piuttosto alta, anche un po’ concitata, la ragazza ha un libro di cui legge ogni tanto qualche stralcio all’altra signora, per dimostrare la non casualità di alcuni fatti. I discorsi, che nel mio tentativo d’estraniarmi mi sono sfuggiti quasi tutti, sembrano però di un certo interesse, i passi citati pure, tanto che finisco per chiederle il titolo del libro. Me lo dà, me lo spiega, e mi dice che semmai il libro me lo compra lei e me lo regala (commento dei miei colleghi: “ma tutti tu li incontri? ma che autobus prendi?). Voi non ci crederete, ma stamattina l’ho rincontrata e aveva davvero comprato un libro per me (quello nella foto, che non è quello di ieri).

Ieri sera invece ho incontrato un’altra persona e non ricordo come si è andato a parlare di dieta e nutrizione. Mi ha parlato del figlio, che è dimagrito dieci chili, e mi ha detto che è andato da una nutrizionista che gli ha dato dei consigli spiccioli che gli hanno permesso di perdere peso praticamente senza dieta e senza sacrifici, e me ne ha riferito qualcuno al volo (l’eliminazione totale dell’olio cotto, per esempio).

Poi sono stata a una conferenza magnifica sull’identità di genere (qualcuno di voi ha letto “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti?), di cui magari vi parlerò in un post a parte.

E’ seguita cena (morigerata) con un’amica, e insomma, la vita è bella! ❤

Che bisogno ho dei social?

Ieri, come è successo altre volte, vi ho raccontato un episodio accaduto sull’autobus, oggi ve ne racconto un altro.

Un signore, evidentemente amante della multiculturalità, prima chiede a un ragazzo di colore di condividere con lui il posto (sedile unico, posto grande ma decisamente singolo), poi attacca bottone con un cinese, gli fa il terzo grado, e infine gli chiede di dargli lezioni di cinese. Il bello è che, per chiederglielo, tira fuori un quadernino e comincia a esprimersi in – secondo lui – cinese!

Il fatto buffo è che il ragazzo cinese non capisce un tubo di quello che dice l’anziano, e preferisce che lui continui ad esprimersi in italiano. 😆

Spaccati di vita e di umanità: ma mi dite a che mi servono i social network, quando ogni giorno ho a disposizione fermate di autobus e viaggi sugli stessi affollatissimi mezzi?

Un bello stipendio

Ieri una ragazza sull’autobus mi ha fatto una tenerezza infinita. Parlava al telefono col suo fidanzato, e diceva che sì, avrebbe voluto andare a convivere con lui, ma la preoccupava la situazione economica, e si chiedeva come potessero mantenersi.

Viene fuori che guadagna 500 euro al mese, e dichiara che di queste 100 può riuscire a mettersele da parte, non di più perché ha altre spese. A un certo punto dice: “Eh, magari guadagnassi un bello stipendio, non dico 1000 euro, ma almeno 700!”.

Ecco, sentire definire 700 euro al mese “un bello stipendio” mi ha fatto davvero tanta tenerezza. Non aggiungo, per rispetto alla sua privacy, altri particolari (per quanto tutta la situazione è stata discussa in una telefonata ad alta voce su un autobus affollato!), e io stessa non so chi sia e non potrei mai rintracciarla, però mi ha aperto la porta su un mondo che sappiamo che esiste ma che spesso è trascurato, quello di chi spacca il centesimo in due e i soldi se li fa bastare: un mondo che, secondo me, ha veramente tanto da insegnarci!

Il peso e i consigli dei grandi saggi

Oggi sull’autobus c’era una che, giuro, l’avrei sbattuta al muro. Mai vista e conosciuta, né era nata una conversazione a fronte di qualcosa, mi ha attaccato una tirata di consigli moooolto illuminanti (ironico ovviamente) su come dimagrire.

Perché vedete, dimagrire è facile: tutti i grandi obesi, quelli che da una vita tentano di normalizzare la propria situazione e che alla fine sono andati magari pure sotto i ferri del chirurgo a rischiare la vita e a procurarsi una menomazione pur di dimagrire, hanno avuto la sfortuna di non incontrare lei, che li avrebbe illuminati sulla semplicità del ritrovare il peso forma. La ricetta è facilissima, basta mangiare di meno e muoversi di più, e per fare questo basta un po’ di volontà (il basta un po’ di volontà detto con un grande, grande saggio sorriso).

Già a questo punto uno l’avrebbe azzannata (aggiungendo, con un altrettanto grande sorriso, che evitare di essere azzanati è facilissimo, basta farsi un pacchetto di affari propri, e che con un po’ di buona volontà riuscirci è facile!).

Mi è tornata in mente una mia ex amica (di cui ho avuto modo di parlarvi più volte in queste pagine) che, nel momento del grande stress, in cui il mio fisico iniziò a lievitare senza controllo, di fronte al mio sfogo sulla situazione mi rispose: “E infatti te lo volevo dire che ti eri ingrassata tanto ma non sapevo come fare!”: perché sapete, ovviamente una persona che passa in tre o quattro mesi da 60 a 90 chili NON SE NE ACCORGE, come mai potrebbe!

Seguono gli altri consigli di questi grandi saggi che “lo dicono per il tuo bene” a cui volevo sottolineare qualche concetto:

  1. Una persona grossa LO SA DI ESSERE GROSSA, non c’è alcun bisogno che qualcuno glielo faccia notare.
  2. La persona grossa SA CHE E’ ANCHE UNA QUESTIONE DI SALUTE, non ha bisogno del grillo parlante che le dica “Non è solo per l’estetica, è per la salute!” (sempre con l’aria saggissima di chi conosce la vita). La persona grassa sa dei dolori alla schiena, dello stress delle articolazioni, dell’affaticamento cardiaco e respiratorio molto ma molto più di questi grandi scopritori dell’acqua calda.
  3. La persona grossa SA CHE IL FINOCCHIO CRUDO INGRASSA MENO DEL MARITOZZO CON LA PANNA E DELLA CARBONARA, non ha nessun bisogno di consigli di come pranzare con due carote e, per ultimo, di “andare da un buon nutrizionista” (sempre ammesso che esistano, e che siano così diffusi come pretendono di essere).

Vorrei dire, a queste persone, che invece di elargire buoni consigli elargissero porzioni di verdura già pulita e cucinata. Che poi, ‘sti deficienti, sono gli stessi che quando stai fuori con loro insistono che tu la dieta la interrompa “per una volta”, assaggiando “solo un pezzetto che vuoi che ti faccia”.

Inoltre, insieme all’indirizzo del nutrizionista, ti diano pure quello del cuoco che ti prepari i pasti prescritti (che non ho conosciuto un solo nutrizionista capace di dare una dieta compatibile con la vita che uno conduce), e ovviamente s’informino sul conto corrente su cui LORO effettueranno il bonifico per saldarne i servigi.

Insomma, volete aiutare una persona in carne? Invitatela a fare una passeggiata, preparate un pranzo light quando l’invitate a pranzo, fornite il vostro ascolto affinché uno, quando è sottoterra, si attacchi al telefono piuttosto che aprire il frigo, e così via, perché, cari saggi, il problema delle persone in ciccia non è che mangiano molto, ma il perché mangiano molto, non è che si muovono poco, ma il perché si muovono poco, non è che cercano la soluzione nel frigo, ma il perché cercano la soluzione nel frigo (intendendo, per frigo, dispensa, ristorante, fast food e qualunque altro luogo fornitore di alimenti).

Se non siete in grado di dare questo aiuto, TACETE che è meglio!

L’e-reader e l’agognato ritorno alla lettura

ebookreader

Non voglio farvi stramazzare al suolo con un blog monotematico dedicato unicamente alla Costituzione, e quindi torno un po’ a parlare anche dei temi a noi cari, cioè i fatti nostri  😆

Dovete sapere che io un tempo fui stata una lettrice accanita (rientrò nei vantaggi della singletudine). Con la nascita di mia figlia però dovetti rassegnarmi, non senza lottare, a non poter leggere NULLA, visto che non mi faceva infilare non due parole una dietro l’altra, ma neanche due lettere.

Col tempo la situazione è ancora peggiorata: il carico di lavoro a casa, come sapete, è aumentato (per i neofiti: Attila re degli Unni e tutte le orde dei barbari erano delle assennate donnette di casa rispetto a mia figlia e al di lei padre), fino a diventare praticamente infinito e quindi, dopo una settimana di lavoro e il sabato con mia madre, la domenica la trascorro a pulire, pulire, pulire, rigorosamente senza alcun risultato: ci fosse una volta che mi vado ad asciugare le mani e trovo nel portasciugamani un asciugamano anziché uno zaino o un giaccone, ci fosse una volta che scanso una sedia per sedermi e non ci trovo una montagna di generi alimentari e oggetti sconosciuti, ci fosse una volta che trovo due scarpe uguali una accanto all’altra, etc. etc. etc.

Capite bene che, in questa situazione, il tempo e il modo di sedersi in poltrona, magari un dondolo, per rilassarsi e leggere, sono semplicemente impossibili da trovare, e così mi sono ritrovata col tempo in una situazione di analfabetismo di ritorno e, a parte questo, nessuno svago, nessuna possibilità di un’attività rigenerante e ricreativa quale la lettura può essere.

L’altro dramma della mia vita è il tempo passato sui mezzi pubblici, che qualcuno utilizza pure per leggere, ma io vorrei sapere proprio come fa: di posto a sedere, generalmente, non se ne parla, e quando sei in piedi con una mano ti devi reggere a qualche sostegno e con l’altra tenere stretta la borsa: terza mano per tenere il libro, quarta per sfogliarlo, non pervenute.

A volte, certo, capita di sederti, e in quell’occasione ti accorgi che la luce non è sufficiente, oppure vorresti leggere un libro di quelli mastodontici, e non lo puoi certo tenere in borsetta, o hai finito quello che stavi leggendo e ti sei dimenticata di prenderne un altro.

Ma, con l’e-reader, tutti questi problemi sono stati miracolosamente superati: leggero, la pagina sempre illuminata al punto giusto, non c’è bisogno di una particolare posizione favorevole per leggere. Per tenerlo e sfogliarlo bastano praticamente due dita, e così da sei mesi a questa parte la qualità della vita mi è decisamente migliorata, il viaggio in autobus non è più solo tempo perso e la mia mente ha ricominciato ad essere nutrita. In questi pochi mesi ho letto 14 e-book (oltre a un audiolibro e due libri tradizionali, extra lettore), e posso decidere sul momento, a seconda dello stato d’animo, e quindi sintonizzarmi sulla lettura che gradisco al momento, leggera o impegnata, romantica, avventurosa, saggistica, umoristica, classico, mattone storico, etc. etc. etc.

Lo so, 14 non sono moltissimi, una media di poco più di due al mese, ma considerate che parliamo pur sempre di viaggi in autobus, e sugli autobus romani nelle ore di punta, io quindi direi che sfioro il miracolo, e mi accontento.  🙂

PS: messaggio per Aquila: sto leggendo “I miserabili“, davvero splendido!

Di carnagione italiana

no-al-razzismo-mani-bianca-nera

Ieri sull’autobus ero tranquillamente seduta che chiacchieravo amabilmente al telefono col nostro cavaliere, quando sento una gran cagnara. Resami conto che la cosa prometteva di andare avanti, chiudo la conversazione motivando che intendevo godermi la scenetta (una lite sull’autobus al giorno toglie la noia di torno).

Un ragazzo si stava attaccando con un signore anziano (aspettate un attimo prima di schierarvi dalla parte dell’anziano!), e piano piano mi faccio un quadro di quanto stesse accadendo. I due ed altre persone presenti erano reduci da un’altra vettura, che si era fermata per aspettare l’ambulanza chiamata per un passeggero che si era sentito male (mi hanno descritto qualcosa tipo crisi epilettica).

L’anziano pretendeva invece che l’autobus ripartisse e che la persona ammalata fosse abbandonata a se stessa, magari buttata fuori dal mezzo a calci nel sedere. Urlava frasi del tipo “Io sono italiano, di carnagione italiana, e gli autobus italiani devono trasportare me, non gli altri!”. Quel “di carnagione italiana” mi ha fatto accendere una lampadina e ho chiesto agli altri passeggeri: “Ma il signore che si è sentito male era nero?”. Alla risposta affermativa mi si apre un mondo, la chiusura mentale e il pregiudizio razziale del vecchio, il giovane idealista che difendeva i diritti di ogni altro essere umano, e tutti insieme abbiamo concordato che “di carnagione italiana” non si poteva sentire, era un’espressione da farci vergognare di averla e io personalmente, che come sapete sono una ben nota pacifista, ci avrei buttato volentieri lui fuori dall’autobus italiano, a calcioni italiani, facendogli sbattere la sua bella carnagione italiana contro l’asfalto italiano cosìcché, tra bitume e sangue, avrebbe provato anche lui l’ebbrezza di essere un po’ colorato.

Che schifo il razzismo, e quanto ne esiste nonostante un progresso che evidentemente fa evolvere gli iphone, ma non gli animi umani!

Pensieri sul 715

Roma-Vittoriano-Terrazza-delle-Quadrighe-panorama

Oggi (ieri, ndr) ero fuori zona, e cercavo di fare mente locale su come tornare al lavoro.

Mentre cammino pensierosa, per la verità più alla ricerca di un bar che di un mezzo, passa e si ferma un autobus, linea 715, con la scritta “Teatro Marcello”, e mi sta bene, mi avvicina un bel po’.

L’autobus segue un percorso che non conosco, vie per me nuove, verdi, bellissime. Attraverso il centro di Roma, scavi, vestigia antiche, terme, passo per il quartiere San Saba, che non conoscevo ed è stupendo, costeggio il Belvedere Romolo e Remo e m’incanto.

Xavier.

Gli piaceva camminare per Roma, andarne alla scoperta, ed io ero così impreparata! Per noi che siamo di Roma tutto è normale, e insomma, conosciamo solo i luoghi che frequentiamo, non è che la domenica uno vada a spasso per quartieri che non conosce.

Xavier.

Ogni angolo bello di Roma è come se con gli occhi volessi catturarlo per trasmetterglielo, mi è stato tolto il tempo per scoprirlo e per mostrarglielo.

“Ma ancora ci pensi?”, mi chiede un mio amico.

“Pensa”, gli rispondo, “è la stessa cosa che lui mi diceva di te, quando eravamo io e te ad esserci allontanati. Io gli rispondevo che il mio affetto per le persone è per sempre, e che in fondo lui doveva esserne contento, almeno poteva star tranquillo che anche quello nei suoi confronti di affetto era destinato ad essere imperituro. E poi, come siamo tornati a essere amici noi, perché non potrebbe succedere la stessa cosa?”.

Mi si stringe il cuore quando penso a quella volta che mi disse “Ma esisti davvero? Non è che un giorno apro il pc  e mi ritrovo “404 pagina non trovata”?. Mi commosse questo pensiero, e chissà se ora invece si commuove lui a pensare che invece sono io, ora, che apro il pc, scrivo un’e-mail, provo a fare uno squillo, e mi ritrovo un eterno immutabile 404 page not found…  😥