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Centro d’argomento

Ho ritrovato tra i mei articoli, neanche ricordo come ci sono arrivata, un post relativo all’adozione. Lo leggo, mi piace, mi complimento con me. Tra qui e un altro blog ho scritto oltre tremila articoli, abbiamo parlato di adozione, di omosessualità, di aborto, di immigrazione, di disabilità, di genitorialità, di ricchezza e di povertà. Abbiamo riesaminato i dieci comandamenti e la Costituzione della Repubblica Italiana (almeno i principi fondamentali), inventato racconti, tirato fuori le nostre esperienze con gli spiriti e con l’aldilà in genere, chiacchierato tra di noi della nostra quotidianità, abbiamo fatto la dieta insieme e siamo pure dimagriti, e chi più ne ha più ne metta.

Ora ho il blocco dello scrittore. Sono stanca, sono annoiata, sono disamorata. Ah, non sto male, non crediate questo, non sto male affatto, ma dal “quanto ce piace de chiacchiera’ ” sono passata al “ma quanto nun me va de parla’!”.

Due sono le cose che, secondo me, mi hanno dato la mazzata:

1) Xavier (e qui non ho altro da aggiungere)

2) i gruppi fb in cui, contrariamente alle tue pagine in cui frequenti gente che scegli e selezioni, ti ritrovi a combattere – o quanto meno a interagire – con la peggiore feccia dell’umanità.

Io sono allergica alla stupidità umana, e in quei luoghi ne ho fatto una cura intensiva. Ripeto, in ambiente “protetto” uno adotta magari la politica dello struzzo, ma perché mai poi sarebbe un male? Perché mai uno non si dovrebbe creare un’oasi protetta e in quella vivere?

Oddio, ci sono anche altre cose della vita reale che mi stanno rubando energia, la disonestà della gente per esempio, la sua inciviltà e la burocrazia.

Sì, forse sono in fase “fermate il mondo voglio scendere!”  anche perché, su quella sfera che gira, non riesco a mantenere l’equilibrio!  😆

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Di single ed altre attività

Cari amici,

è un po’ che non mi faccio sentire, per cause varie. La prima, ovviamente, è la totale mancanza di ispirazione, dovuta anche a uno stato d’animo in subbuglio.

La seconda è che ho creato un gruppo su fb, una comitiva virtuale, e mi sono immersa in questa nuova avventura che mi sta portando nuovi amici e nuove occasioni.

Domenica scorsa sono stata con alcuni del gruppo in un circolo culturale al centro di Roma, come ai vecchi tempi: spettacolo, musica, aperitivo, buffet, passeggiata al centro etc. etc. (va beh, no, l’etc. veramente no 😆 ).

Ho finalmente dato un volto e una “consistenza” a un po’ di profili fb, ed è stata una bella esperienza, anche se nulla eguaglierà la magia dei primi incontri ai “diemmeraduni”.

Insomma, sto tentando di portare un po’ di leggerezza nella mia vita, e di scuotere un po’ quest’animo che continua ad essere pesante… pesante…

A proposito di pesantezza, mica vorrete aggiornamenti sulla dieta???

 

L’ossessione del fare

Ieri mi sono ritrovata ad ascoltare questa musica. Era circa mezzanotte, e avevo un’aria beata, tanto che mia figlia si è stupita di quell’aria felice, ebete e trasognata con cui mi ha ritrovato.

Va beh, devo dire che è un brano anche legato a dei momenti felici della mia vita, ma non è questo il punto. Il punto è che ho fatto una settimana a casa sotto Natale, che unita alle feste ha fatto un totale di dodici giorni, e questa settimana sto in ferie di nuovo.

Due periodi di ferie a distanza così ravvicinata, uniti a un’altra filosofia di vita che ho dovuto adottare per sopravvivere, stanno dando i loro frutti: il riposo mi ha rimesso al mondo.

***

Post abbandonato e ripreso oggi, quando gli effetti del riposo sono già finiti…  😦

Ierlaltro ho incontrato una mia amica, che per un problema di salute era stata un mese immobile: sembrava la dea della bellezza!

Inutile che ci stiamo a girare intorno, il lavoro nobiliterà pure, ma la fatica abbrutisce, ciononostante l’ossessione del fare ha ripreso il sopravvento, se non altro per spirito di sopravvienza.

Intanto ne ho approfittato per risentire il brano, che nel frattempo era cambiato ed è sì stupendo, ma non quello legato ai momenti magici. Quello cui mi riferivo è questo:

Lealista o realista?

Una volta che pronunciai la frase “più realista del re” mio marito, mio marito mi corresse e mi disse che la locuzione esatta è: “più lealista del re”, perché il movimento che sostenne il re fu il lealismo, e la storpiatura del modo di dire era di origine popolare, per assonanza a re (un po’ come la gente che dice erroneamente “pietire” anziché il corretto “piatire”, ritenendo la prima la versione corretta in quanto derivato di pietà o scrive, sempre erroneamente, leGGittimo con due g, per analogia con  “legge” che per l’appunto si scrive con due g).

Tornando a bomba, ritenendo di aver imparato la lezione, ho continuato per oltre trent’anni a dire “più lealista del re”, sentendomi tanto dotta, anche se alla fine mi è sorto il dubbio e sono andata a verificare: beh, dicevo bene prima, si dice “più realista del re”, in quanto il lealismo è un generico movimento di lealtà al governo in carica in caso di sommosse, rivolte, guerra civile, ma in particolare, quando il governo sostenuto è la monarchia, si parla specificamente di realismo.

L’espressione oggetto del contendere pare che sia stata pronunciata da Adolphe Thiers, storico, avvocato e politico francese, nonché primo presidente della terza repubblica francese, per definire la nobiltà francese più reazionaria che, in seguito al congresso di Vienna, reclamava il ritorno alla monarchia più assoluta e richiedeva con sfrontatezza il ripristino dei propri indegni privilegi, contrariamente al re che qualche concessione, volente o nolente, l’aveva fatta.

Insomma, come dire, buona la prima!

Tim

Gestori telefonici

Detesto la Tim (ex Telecom).

La detesto da innamorata delusa e tradita.

La detesto perché io sono una tradizionalista, un’aficionada, una che non cambierebbe mai se non costretta, e Telecom mi ha praticamente costretta.

Mi ricordo la prima volta che cambiai gestore, che prima di compiere il grande passo chiamai il 187 e dissi chiaramente: “Io vorrei restare con voi, ma le offerte dall’altra parte sono troppo allettanti: datemi un motivo, un appiglio qualsiasi per restare con voi e io resto”. La risposta sapete quale fu? “Perché la Telecom è sempre la Telecom!”.

Cambiai, poi ritornai da loro perché la connessione internet mi dava dei problemi, e a dire di molti Telecom era più affidabile, invece non cambiò molto, a parte il fatto che mi trovai dei servizi in meno (visualizzazione del numero chiamante, avviso di chiamata, conversazione a tre), che con l’altro gestore erano compresi nel prezzo e invece con Telecom avrei dovuto (e ho dovuto) pagare a parte.

La goccia che fece traboccare il vaso fu quando cambiai il modem e chiesi aiuto all’assistenza Telecom per la configurazione: mi risposero che il servizio non era compreso, che avrei potuto averlo a pagamento, e anche nell’attesa che l’assistenza rispondesse c’era un disco che offriva altri servizi a pagamento: inutile dirvi che l’altro gestore mi aveva dato tutta l’assistenza necessaria senza problemi, mentre con Telecom/Tim la parola “a pagamento” è di una ricorrenza per me irritante.

Insomma, per carità, la Telecom ha tutto il diritto di gestire la propria impresa come vuole, ma permettete che io come utente ho a mia volta diritto di rivolgermi al libero mercato e trovare l’offerta più conveniente?

Ora ho due cellulari Tim, completamente abbandonati, perché il gestore non riesce ad offrirmi uno straccio di tariffa conveniente: avevo comprato una scheda dell’altro gestore, quello del fisso, per poter chiamare l’assistenza in modo gratuito, e inizialmente l’avevo utilizzata unicamente a quello scopo: inutile dirvi che ora è diventato il numero principale. Attila è stato il primo a passare ad altro, io ho resistito forse un altro anno, mia figlia pure non voleva proprio lasciare la Tim (lei, al contrario di me, era stata pure graziata di una tariffa favorevole) ma, quando ha avuto lo smartphone e il collegamento a internet si è reso necessario, ha ceduto anche lei (prima di cedere, e io stessa prima di cambiare scheda, abbiamo cercato e aspettato per mesi tariffe che ci risultassero più convenienti).

Ricevo ora continuamente telefonate dei call center che mi propongono il rientro, e oramai rispondo veramente a brutto muso: ovviamente so che l’operatore telefonico è un povero disgraziato innocente, ma spero sempre che possano fare almeno da portavoce, e le mia risposte variano dal “Ma che strategia è mettere in fuga i clienti e poi ricorrergli dietro per farli rientrare?” al più acido “Ma neanche se mi pagano loro!”.

L’ultima è di oggi, ricevo un sms in cui mi dice che per conoscere il credito telefonico posso chiamare il 40916 (grazie al piffero, sono cent’anni che ho la scheda tim, volete che non sappia chi devo chiamare per sapere il credito residuo?). Siccome conosco i miei polli, immagino che ci sia sotto una proposta: chiamo e, infatti, mi risponde l’operatore anziché il disco: mi presenta l’offerta Tim, che trovo assolutamente non conveniente e che gentilmente declino, dopodiché l’operatrice stava per riattacare rapidamente e, per farmi dare il saldo, ho dovuto ripetere la richiesta tre volte (e, sarà stata una mia impressione, il tono con cui mi ha risposto mi è sembrato piuttosto seccato e sbrigativo).

Io credo che abbiano mantenuto l’arroganza di quando avevano il monopolio, ma oramai sono anni che non ce l’hanno più, quando si svegliano?

Donna al volante, pericolo costante

La novità, bella, è che ho comprato un’automobile a mia figlia, tanto che quasi quasi volevo intitolare il post “Tienilo e non avere paura #2”, visto che è proprio buon segno quanto sono cambiati i tempi da quando, in difficoltà economiche, di fronte alla gravidanza non sapevo dove sbattermi la testa.

Insomma, le ho fatto questo regalino piccino picciò, ma la pratica alla guida non gliela posso certo regalare, quella bisogna che se la conquisti da sola.

Siamo al secondo giro in macchina (posso dedicarmi a questo solo sporadicamente, dati i miei orari), e l’espressione che vedete nella donna della foto non è tanto quella di mia figlia alla guida, quanto la mia sul sedile accanto. Mia figlia, dal canto suo, è tesa come una corda di violino e io faccio fatica a ricordare che, agli esordi, ero ancora più imbranata di lei: magari io avevo anche le mie buone ragioni visto che, dato che nessuno mi ha regalato mai niente, la mia prima macchina la ebbi sette anni dopo aver preso la patente, e fu drammatico.

Mi aiutò molto il mio compagno di allora, ma io tremavo al punto che non riuscivo neanche a infilare la chiave nella portiera per aprirla: mi ricordo che me la metteva in moto, poi guidavo io, piano piano dietro a lui che mi faceva da apripista, e oltre la seconda non ingranavo.

Altre due mie amiche, che pure ebbero la disponibilità di un’auto svariati anni dopo aver preso la patente, denunciano la stessa drammaticità nel riprendere la mano, e una in particolare mi ha detto che, per il proprio figlio, si è regolata tanto diversamente da non aver voluto che prendesse la patente fino a che non avesse avuto una macchina per fare pratica a disposizione: non voleva che il figlio patisse quello che aveva patito lei!

Insomma, ora mia figlia la macchina per fare pratica ce l’ha, e io mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che possa ritenersi indipendente; questo a parte il fatto che, secondo me, avere me e il padre in macchina non l’aiuta: la prima volta infatti era solo con me ed è andata benino ma la seconda, con me e il padre che non si stava zitto un minuto e dava disposizioni in totale contraddizione con le mie, è stata dura, oserei dire che il contesto è risultato per lei paralizzante.

Ma voi, che mi dite delle vostre prime guide? Avete qualche episodio da raccontare che ci consoli e faccia capire che tanta imbranataggine iniziale è normale?

Aspetto con ansia i vostri aneddoti!  ❤

PS: io all’inizio contavo con quante parolacce arrivavo in ufficio (non me ne hanno risparmiata una! 😯 )… a mano a mano che diminuivano capivo che ce la stavo facendo e che i progressi erano evidenti!

Successi e sfide

E’ stato un lungo parto, ma ce l’abbiamo fatta (e, diciamocelo, pure al primo colpo).

Settimana difficile, un esame all’università di quelli supertosti, quelli che si ripetono non meno di tre volte per poi magari accontentarsi di un 20, e invece è andata benissimo. Poi la patente, che come sappiamo la pratica va anche a fortuna, basta un niente per essere bocciati, e stamattina prima che andasse a sostenere l’esame mi sono raccomandata: “Le regoleeeeeee! Non importa tanto come fai un parcheggio, ma allaccia la cintura, metti le frecce, guarda bene prima di partire, prima di aprire la portiera per scendere, soprattutto questo, guarda, guarda, guaaaardaaaaa!”.

Insomma, è andata.

Nel frattempo io ho temporaneamente cambiato mansioni al lavoro e sto imparando una cosa nuova, rognosa e che non mi servirà a un tubo, se non a tenere la mente sempre in tiro e uffa, oltre un certo limite non è più neanche divertente, sempre a mettersi alla prova, sempre a cimentarsi con il nuovo, sempre al primo giorno di una nuova vita.

Mi ricordo quando tenevo i corsi di aggiornamento, che fatica con quelli che avevano magari cinquant’anni, avevano sempre fatto una cosa e volevano continuare a fare quella, tanto, a un passo dalla pensione, perché mai avrebbero dovuto fare lo sforzo di imparare una cosa nuova? E invece no, noi no, noi fino a ottant’anni dovremmo imparare una cosa nuova, fossero pure le nuove procedure telematiche del Comune, Inps e Agenzia delle Entrate, non ci potremo permettere d’invecchiare noi, potremo avere le rughe, i capelli bianchi, questo sì, magari ce lo consentiranno, ma dovremo sempre bastare a noi stessi, perché siamo in uno Stato che non è in grado di occuparsi né dei suoi giovani né dei suoi vecchi, uno Stato che non ci fa fare figli e non ci cura se ci ammaliamo, e se lo fa lo fa in ospedali dove ballano gli scarafaggi, campeggiano le formiche, le valvole cardiache che impiantano sono difettose e muori nel sonno perché si sono scaricate, etc. etc. etc.

Ho ingaggiato una battaglia personale contro lo ius soli, mi ha stufato il buonismo d’accatto di questo stato, mi ha stufato la mancanza di amor patrio, di orgoglio e difesa della nostra terra e della nostra cultura, la mancanza di senso di appartenenza, tutte cose che voi contesterete per un mondo senza confini e barriere, che mica ho detto di no, ma che l’identificazione si abbia solo con la squadra di calcio mi sembra un po’ riduttivo, che si accetti di tornare indietro di centinaia di anni gettando alle ortiche rinascimento, illuminismo, risorgimento, lotte partigiane e anche quello che ci appartiene un po’ meno come la rivoluzione francese, che è stato pur sempre un grande passo per tutta l’Europa, non lo mando proprio giù. Butteremo alle ortiche il ’68 (che quello ci può pure stare 😆 ), le lotte femministe e le battaglie sociali, le tutele dei lavoratori etc. etc.? Ci siamo accorti che lo stanno già facendo?

Catastrofista? Ma vi siete guardati intorno? Avete visto quei paesi arabi che sono passati da una civiltà come la nostra al burqa e alla sharia, le cui donne una volta in bikini sono state imbacuccate, anzi, imbaburqate?

Voi vi sentite al sicuro perché siete nati in un periodo di pace e siete abituati a dare per scontato quello che scontato non è: vi dice niente quel povero ragazzo condannato a 15 anni di lavori forzati per aver strappato un manifesto da un albergo e morto a 22 anni senza uscire dallo stato di coma in cui l’avevano ridotto? O davvero pensate che l’unica civiltà esistente sia la nostra, forte e indistruttibile anche senza nessun impegno da parte nostra?

Non confondiamo l’umanità con lo sbraco, il giusto obbligo morale di accoglienza e assistenza con la rinuncia alla nostra storia e alle nostre conquiste.

Ok, in questo post ho mischiato di tutto, ma era tanto che non scrivevo, siate benevoli 😉