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Ma davvero era una mela?

La sera io compro da mangiare bell’e pronto da quella che è diventata ormai la dependance della mia cucina. Ora, da quando sto a dieta, diventa sempre più difficile concentrarmi sul lecito, anche perché quando io arrivo è rimasto poco, verdure bollite, che stanno preparando per l’indomani, e pizze traboccanti mozzarella, fiori di zucca fritti dorati, supplì…

Ecco, io resisterei pure, ma quelli mi guardano, soprattutto i fiori di zucca mi guardano e m’implorano, e mentre io con l’occhio languido li guardo di rimando spiegando con voce singhiozzante: “Non posso, proprio non posso!” la proprietaria ne acchiappa uno e me lo porge dicendo “Prendi, questo te lo regalo!”.

Io vorrei schermirmi dicendole: “Guarda che il problema non erano mica i soldi!”, ma come si fa a dare una risposta così polemica e fronte di un atto così gentile? Con quel fiore di zucca porto così, che da vicino mi dice: “Guarda come sono diventato freddo, scaldami un po’ nel tuo pancino!”.

Giuro però che si trattasse di una mela saprei resistere all’infinito!

 

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Parliamo d’altro (sogno o son desta?).

Mi ha fatto ridere un contatto su fb che si augura che accada qualche catastrofe almeno si cambia argomento perché non ce la fa più a leggere di migranti e di Salvini.

Noi, senza aspettare la catastrofe, cogliamo la palla al balzo e cambiamo argomento, id est, passiamo ai soliti, cioè peso, Attila, Xavier.

  1. Peso. Continua il comportamento virtuoso. Dopo due settimane circa passate a mangiare poco e niente e a macinare a piedi chilometri e chilometri, mi ritrovo che mi devo fare i massaggi di Voltaren a piedi e ginocchia per poter dormire ma in compenso non sono dimagrita un grammo.
  2. Attila. Non vorrei parlarvene, non ve ne parlerò, ma sono molto dispiaciuta per non avere messo nero su bianco tutte le sue performance negli ultimi 25 anni, sarebbe risultato davvero un modo per diventare ricca!
  3. Xavier. Stanotte l’ho sognato, mi aveva scritto una lettera di riappacificazione. Lui era a casa mia, insieme alla Pdf che si stava facendo una doccia. Lei usciva dalla doccia e mi voleva parlare, e io uscivo da casa e cercavo di allontanarmi il più velocemente possibile per non farmi raggiungere perché non avevo nessuna intenzione di parlarle. Il buffo è che nel sogno la Pdf era la povera Stellasolitaria, assolutamente estranea a tutti i fatti: c’è bisogno urgente di un interprete dei sogni!

Un altro punto a favore di questo post, oltre al fatto che non parla di Salvini, è che è breve.

Baci a tutti!

Vita romana

Stamattina ho preso la macchina perché era prestissimo e avrei avuto tutto il tempo per andare a cercare parcheggio a quattro/cinque fermate d’autobus dall’ufficio, in zona franca (i.e., strisce bianche).

Purtroppo ho fatto i conti senza l’oste, lungo la via un incidente rallenta tutto, arrivo mezz’ora più tardi del previsto e non ci sto più coi tempi.

Miracolosamente trovo un parcheggio sulle strisce blu a poca distanza dall’ufficio (insomma, un quarto d’ora a piedi) e mi ci fiondo.

Cerco una colonnina, le prime disponibili sono lontanissime, guardo anche sul marciapiedi di fronte ma nisba!

Vado a una delle colonnine, dal lato in cui sembra meno distante: l’aggeggio infernale vuole la targa, c’è una tizia che ci sta combattendo perché non se la ricorda, allora mi avvio verso l’altra colonnina, lontanissima e dal lato opposto, ma vuole la targa anche quella.

Ho un vuoto mentale e non sono più sicura delle lettere, torno indietro ad assicurarmi che sia quella che ricordo, la rileggo paranoicamente, rivado alla colonnina (sempre lontana), inserisco i soldi e inizio a digitarla. Digito le prime due lettere, e all’improvviso un nuovo vuoto di memoria.

A quel punto apro la borsa e cerco il libretto di circolazione, che non per niente prima non avevo cercato e avevo preferito tornare indietro a verificare la targa di persona: tiro fuori tutto, qualcosa mi cade a terra, vago tra libri, ombrelli, portatrucco, buste di plastica, boccette d’acqua, continuo freneticamente a cercare con la paura che scada il tempo e la macchinetta mi freghi i soldi.

Trovo il libretto, digito la targa e prendo lo scontrino, lo rivado a mettere nella macchina e finalmente mi dirigo verso l’ufficio: tempo per tutta l’operazione, da quando sono scesa dalla macchina a quando sono arrivata in ufficio, trentacinque minuti.

Questa è Roooooooooma!

 

Post impegnato

Con la nascita della terza Repubblica da una blogger seria come me, che nei post precedenti ha pure abbozzato un programma elettorale, vi aspettereste un’analisi puntuale ed approfondita.

Bene, vi dirò, in seguito a una disamina attenta e rigorosa, degna della grande statista che sono, che Fico è un gran fico e Giuseppe Conte mi fa sangue: rovinati per rovinati perlomeno mi lustro gli occhi!

Ad ogni buon gioco ho iniziato a studiare tedesco, perché nella vita non si sa mai.

Casa mia casa mia atto III: scorci di vita quotidiana

Trovo in frigo della verdura (una peperonata) di cui non ricordo nulla, e chiedo: “Ma da quanto sta qui questa verdura? Dubito sia ancora commestibile” e Sissi prontamente: “Quando ho pulito il frigo non c’era, quindi non dovrebbe essere disastrosamente antica”.

“Ma il frigorifero l’hai pulito una settimana fa se non due!”

“E infatti ho detto che non è disastrosamente antica, mica che non è piacevolmente vintage!”

Signori, in caso di morte prematura per avvelenamento da cibo, sappiate che vi ho voluto bene.

Non fiori ma opere di bene.

e per fatti si intendono azioni, non tossici!

Casa mia, casa mia, atto II

Immagine presa dalla rete, non è casa mia!!!!!!!!

***

Ricordate l’articolo “Casa mia, casa mia” e relativo update?

Le cose non sono migliorate, diciamo che uno a un certo punto cessa di combattere e segue l’onda: in fondo, basta organizzarsi!

La mattina, appena ci si alza, basta controllare in quale letto si sta e se si sta da soli o meno, per non scendere dalla parte sbagliata e soprattutto non schiacciare nessuno (non gridate allo scandalo, non è come pensate!).

Ammettiamo che io mi trovi nel mio letto e da  sola: posso alzarmi, e quindi dedicarmi direttamente alla ricerca delle ciabatte, una delle quali è quasi sicuramente accanto al letto e va solo svuotata di tutti gli oggetti caduti nottetempo dal comodino. Dopodiché, calzata la prima ciabatta, si può saltellare su un piede alla ricerca della seconda, che con un po’ di fortuna si troverà nella stessa stanza.

Al bagno bisogna liberare, per poterne usufruire nell’ordine, tazza, bidet e lavandino, il cui contenuto viene riversato perlopiù in una bacinella nella vasca.

Il sapone per le mani grazie al cielo non va cercato, visto che ne abbiamo a disposizione sul lavandino almeno tre liquidi e tre solidi.

Poi si passa a preparare il caffè, che rigorosamente, bisogna cercare (se dopo qualche minuto di ricerca non spunta fuori, si provvede ad aprire una confezione nuova, e se la confezione nuova non c’è si passa al decaffeinato, che si trova regolarmente al suo posto perché mia figlia non il decaffeinato non lo considera proprio, e quindi sopravvive).

Mentre si prepara il caffè si provvede a lavare i piatti, di cui durante la notte si è riformata una pila. Il caffè si prende in piedi, non essendoci una sedia libera a disposizione.

Finalmente ci si veste, rigorosamente in piedi perché oramai il letto è stato occupato, ammesso che prima fosse libero. Inutile sperare di potersi truccare, anche la postazione davanti al lavandino è permanentemente occupata.

Naturalmente gli abiti vanno presi dall’armadio, perché qualsiasi abito preparato la sera prima sarà scomparso dalla circolazione e verrà rinvenuto solo la domenica successiva in fase di grandi pulizie. Ovviamente, data la situazione, gli abiti non possono essere scelti con cura, e da questo deriva la mia fama non proprio lusinghiera in fatto di gusti e abbinamenti.

Una volta uscita da casa, carica di rifiuti da gettare e abbinamento di colori a parte, inizia la mia fase normale, nonostante il disagio degli spostamenti  con gli autobus più o meno fiammanti e le troppe ore fuori casa.

Poi c’è il ritorno, con cena rigorosamente lungo la via perché ormai abbiamo imparato la lezione, e il rientro con la preghiera disperata per l’uso del bagno, la preghiera disperata per l’utilizzo del letto ed altri particolari che non vi cito per amor proprio.

Prima di andare a dormire, le ciabatte vengono messe ordinatamente ai piedi del letto, l’una accanto all’altra, ma solo per abitudine: domani è un altro giorno, e inizierà con una nuova caccia al tesoro.  😆

 

*** libero riadattamento di una giornata tipo 😆   ***

 

Io che sono impopolare

L

La gente sta davvero fuori di testa.

Ieri una tizia su fb, piccata perché le avevo ribattuto a tono, mi ha dato una risposta al veleno sibilando, a mo’ di frecciata velenosa, “Ma non vedi che i tuoi post non hanno praticamente like?”, e aggiungeva qualcosa del tipo “Fattela una domanda”.

Io la domanda me la sono fatta: “Ma che magagne spicce ha la gente di stare a contare i like sui post altrui?”. Giù la signora aveva dato segni di… beh, diciamo di incompatibilità con il mio modo di essere e di pensare, tant’è vero che dalle impostazioni le avevo inibito a lungo l’accesso ai miei post, poi mi ha fatto pena e l’ho riattivato, tanto sapete cosa scrivo io su fb? Niente. Condivido post, spesso senza neanche una riga di accompagnamento che esprima la mia opinione.

Ora che ci penso, della signora in questione io personalmente non ho mai letto niente, sarà mica questo che l’ha irritata?

Bando alle ciance, se c’è una cosa di cui mi sono sempre altamente infischiata questa è la popolarità. Non sono un bastian contrario, per carità, ma voi che mi conoscete avrete visto che non sono una che asseconda la massa, non sono una yes woman, non salgo sul carro del vincitore.

Le mie posizioni, antiabortista, anti matrimonio gay, a favore di Israele, delle Forze dell’Ordine, nei confronti degli extracomunitari né buonista né forcaiola (e quindi scontento tutti…), sono quanto di meno adatto all’ottenimento del plauso popolare. Ero la prima della classe, quella che non faceva copiare, oggi mi è difficile resistere alla tentazione di fare la maestrina con la penna rossa, e insomma, di acqua al mulino dell’impopolarità ne porto tanta, e tutta scientemente.

Ora, se mi accusate di qualcosa che fa veramente parte di me, io difendo a spada tratta la mia posizione e non m’importa di essere sola contro tutti, ma se qualcuno non ha capito una mazza ed evidentemente mi misura col SUO proprio metro, permettete che siano esclusivamente fatti suoi? I like su fb? Francamente, mezzo secondo dopo aver condiviso qualcosa me ne sono già dimenticata, e nella vita avrei pure qualcosetta più importante da fare.

Alla mia risposta, chirurgicamente azzeccata, la signora mi ha bannato, e io riflettevo che non solo mandare la gente al diavolo è liberatorio, ma a volte anche esserci mandata, che ti fa ottenere lo stesso effetto ma senza sporcarti le mani!  😆