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Io ti vedo

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Cara PelodiCapra,

stamattina è successa una cosa bizzarra, almeno per me: cercavo un reggiseno e mi capita a mano proprio quello che mi regalasti tu, e che per non so quanto ho cercato senza riuscire a trovare; caso strano, proprio oggi che devo incontrare un’altra amica perduta nel passato, una che, qualcosa come almeno otto anni fa, voltò i tacchi per non tornare più indietro (suppongo tu la ricordi).

Cosa ieri la portò a quella rottura incondizionata e improvvisa e cosa oggi la porta a incontrarmi non saprei dirtelo, ma penso di sapere come reagirò io: cioè, come non reagirò, e non per lei, mi riferisco a come sono diventata in questi anni.

Quello che provo è nulla, né gioia, né curiosità, né imbarazzo, niente. Ci pensavo tempo fa, che dopo l’ultima mazzata, quella che mi ha dato il tuo innamorato, sono diventata cinica: non voglio più voler bene, non voglio – e non posso – più crederci. Sono diventata una roccia, fredda, arida.

Non dico  che non amerò più il prossimo, che non farò più nulla per gli altri, ma la farò da operatore sociale verso assistito, da crocerossina verso malato: unilateralmente, dall’alto verso il basso, con sussiegosa e annoiata condiscendenza, senza aspettarmi neanche un sorriso in cambio, ma soprattutto senza neanche curarmi di guardare se questo sorriso ci sarà o meno.

Ripenso alla vostra storia che mi appare dannata, dall’una e dall’altra parte, nata dalla disperazione di entrambi, aggrappati l’uno all’altro come ultima spiaggia. Un “amore” che ha tirato fuori il peggio di voi, che ha richiesto un tributo di sangue da parte di entrambi, che si è nutrito – e forse si nutre ancora – di lotta cieca per la sopravvivenza, sopravvivenza di un castello di carte che tanto prima o poi, in un modo o nell’altro, crollerà.

Pensavo che tu con lui sei stata donna nel senso classico del termine, quella che tanto piace agli uomini, quella che si pone in deferente ammirazione, che batte le ciglia pensando “Oh mio eroe!”:ma lui non è un eroe, e ben presto te ne accorgerai, ammesso che non te ne sia accorta già. E’ una persona perbene, ma mite, indifeso, lontano dal mito che hanno le ragazze sognatrici come te.

E infatti uno dei tuoi errori, secondo me, per quanto riguarda noi, è stato affidare la questione a lui: che lui mi parlasse, facesse da tramite, risolvesse. Sai che penso di noi? Che tu ti sei trovata in una situazione inaspettata, che non hai saputo gestire, e che presto è diventata più grande di te. Oppure è vero che sei stata un’opportunista e basta, ma ti confido un segreto: anche se te lo rinfaccio in continuazione, anche se lo metto qui sul blog nero su bianco, in realtà non lo penso. Quello che penso è che sia stata la primissima fregatura che hai preso a fidarti e affidarti.

Il tuo peccato d’ingenuità è stato delegare ad altri la soluzione di problemi che erano tuoi, la gestione di un rapporto che era tuo, e forse in fondo in fondo ti ha anche deluso il fatto che non solo non abbia risolto, ma che abbia per di più provocato una mia reazione abnorme, modello Chernobyl, ad essa non riuscendo ad opporre altro che lo sdegno, vale a dire altra benzina sul fuoco.

E insomma, oggi rivedo la mia vecchia amica.

L’ho sentita disponibile, forse persino contenta, e m’imbarazza il fatto di sentirmi invece totalmente amorfa: è la morfina contro quel dolore che è troppo grande da sopportare ma di cui non si può eliminare la causa.

Xavier – non lei – è stata l’ultima goccia.

Dopo di che la vita mi ha messo addosso una corazza impenetrabile e no, non ti vedo. Non vedo te, non vedo lui, non vedo la mia ex cara amica.

Però, dentro l’armatura, in un modo o nell’altro, riesco ancora a vedere me stessa: magari, ancora non tutto è perduto…

Festival dell’Oriente

festival-dell-oriente-roma-2015

Caro Xavier,

ieri sono stata al Festival dell’Oriente. Niente di che, anzi, se proprio devo dirti la mia, una manifestazione piuttosto squallida. Però non tutti la pensano come me e, in effetti, credo che tu l’avresti apprezzata.  A me non è piaciuta perché i padiglioni della fiera di Roma non hanno proprio niente di orientale, brutti, grigi, sporchi, con quelle lampadacce industriali per l’illuminazione che certo non hanno nulla a che vedere con le artistiche e caratteristiche lampade orientali.

Anche la musica di sottofondo era fuori luogo, forte, assordante, ben lontana dalla rilassante musica orientale che ti fa compagnia nei ristoranti cinesi e giapponesi cui siamo abituati.

Tra gli stand, poi, tanti quelli italiani, prodotti tutt’altro che tipici orientali, e gli orientali che giravano sembravano mascherati con gli abiti tradizionali, indossati senza alcuna naturezza.

In uno degli stand italiani vendevano degli orologi favolosi, del tipo che tu una volta mi avevi chiesto e che ti regalai, ma che mi pare di aver capito ebbe vita breve.

La tentazione di ricomprartene uno è stata tanta, da mettere lì, insieme allo spazzolino, for future use. L’idea sarebbe stata questa, come una volta feci e ti piacque tanto, una specie di busta sorpresa, con dentro tante cose, da pescare una ad una… mi ricordo che ti piacque tanto quando te la feci, e lo ammetto, era divertente, uno dei rari casi in cui manifestai un po’ di gioia, e la volontà di fare una sorpresa, che troppo spesso mi manca.

Poi, all’improvviso, in uno stand giapponese, vedo una katana. Mi fermo a guardarla, e ricordo la tua katana, e la tua foto con la katana. In effetti il mondo orientale fa un po’ parte di te ma… ma che cosa? Mah!

Mi chiedo a volte cosa sia il mondo zen, e quanto incoerentemente si mescoli al nostro occidentale andazzo… anche se penso che l’incoerenza sia propria di ogni essere umano, orientale od occidentale che sia.

C’era anche molto cibo, quello sì tutto orientale, o al massimo biologico, naturale, vegano, mia figlia ci è andata a nozze.

Alla fine siamo usciti, percorrendo un sacco di strada bruttissima, grigia, buia, squallidissima… altro che clima orientale, a me è sembrata proprio la peggiore zona industriale, metallica e soffocante.

Beh, che devo dirti, prendiamo quello che c’è di buono: la fiera ci sarà ancora dal primo al tre maggio, i giorni in cui, solitamente, saresti stato qui. Non ci sarai, ma potrai consolarti col fatto che non ti sarai perso molto: non la fiera, non la mia compagnia.

Ti abbraccio.

bestfriend-friend-end

Cara Pdf

Cara ex-amica,

da tempo pensavo di scriverti, a parte qui, dove le argomentazioni sarebbero comunque limitate per una questione di privacy, ma anche in privato.

Dopo aver ricevuto la tua ultima email, ho letto da qualche parte “Chi ti scrive ha bisogno di una risposta d’amore”, ma quale amore potrei mai darti?

Non ce la faccio. Non ce la faccio.

Una sola persona è riuscita a vedere la cosa dal tuo punto di vista, lei dice di aver fatto uguale, addirittura di non essere riuscita a dire ai suoi genitori che si stava per sposare, e di aver incaricato frettolosamente un familiare della comunicazione, mentre passava a consegnare un pacco, articolando balbettando un: “Tieni, questo è il tuo pacco, io mi sto per sposare, dillo tu a mamma e papà”, poi fuggendo via rossa in volto.

Senza motivo. Andava d’accordo coi suoi genitori, era fidanzata da anni, il fidanzamento e il successivo matrimonio avevano la loro benedizione, e allora, perché fare questo, quale fu questo sequestro emotivo che le impedì di dare ai suoi genitori la notizia come si sarebbe convenuto?

Mi ha detto che non ce l’ha fatta, non ce l’ha fatta e basta.

E’ l’unica che ti ha difeso, anche se io non ci vedo grosse affinità tra il tuo comportamento e il suo: un conto è l’omissione, un conto è la menzogna.

Quello che volevo dirti è che non devi pensare che io non ci abbia provato a capirti: tu mi hai detto che non ti ho dato tempo, che mi sono sbrigata ad allontanarti mentre avrei dovuto blablablà e blablablà, ma tu a me il tempo l’hai dato? Io in fondo mi stavo comportando formalmente come prima, mi ero limitata a scrivere sul blog che, con una mia generica amica, il livello di confidenza era sceso, decisamente declassato.

La tua coda di paglia ti ha portato a chiedermi se eri tu la persona cui mi riferivo, mi hai braccato su questo punto pretendendo una risposta, e io te l’ho data. Hai tentato di spiegarti? No, hai solo rivoltato le carte in tavola, pretendendo una ragione che non avevi, e mettendoti là a fare a brutto muso (pure!) il diktat di tutto quello che secondo te avrei dovuto fare. E qui che è scattato l’ “aripijate, oltre sì pure sissignore, ma chi ti credi di essere?”.

Ora invece te lo dico io che avresti dovuto fare: se la timidezza, il disorientamento, lo stupore, fosse pure una sorta di scrupolo, ti avevano portato a mentire a una persona cui non avresti dovuto (per quanto io oramai mi sia messa in testa che tu sia una dissimulatrice doc), potevi semplicemente ammettere questo raptus emotivo, e dire “Mi dispiace, hai ragione, ma proprio non ce l’ho fatta”.

Invece hai aggiunto alla menzogna l’aggressione, all’aggressione l’alzata di un muro, e ora, che quel povero disgraziato sta facendo il suo dovere di fidanzatino a fianco della sua bella (bella si fa per dire), ora che a causa tua si è rotta un’amicizia così forte, dimmi, come ti senti ora? Nessun disagio? Nessun rammarico? Nessuna voglia di dire a lui: “Non avrei mai voluto succedesse tutto questo”? Nessun bisogno, con un acume forse troppo superiore a quello che tu possiedi, di dirgli “E’ colpa mia, ho tradito il rapporto che c’era, ho tradito la fiducia e la confidenza, cercherò di chiarire, ma tu stanne fuori, altrimenti il tutto diventa una valanga che non si ferma più”?

Non si costruisce la propria felicità sull’infelicità altrui, non si costruisce un rapporto facendo terra bruciata intorno a noi stessi e all’amato. Sei piccola, davvero. Di una piccineria spaventosa.

Sono certa che tu sia ben conscia che volevo solo partecipare la vostra felicità, come tanto avevo partecipato ad apprestarla. Volevo solo gioire con voi. Sì, sei piccola. Complessata. Meschina. Ingiusta.

Ti auguro di pagarla tutta. Tutta.

PS: chiedo scusa ai miei lettori per questa valanga di rancore che ho vomitato qui quest’oggi ma, d’altra parte, una delle caratteristiche di questo blog è, nel bene e nel male, di essere vero, sia pure con tutto il rispetto della riservatezza e della privacy.

E oggi mi sento così.

Caro X #2

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Ti ho telefonato.

Lo sai come sono, io non faccio questioni di orgoglio, non sto lì a prendere posizioni, “non chiamo finché…” o cose del genere. Ti penso, ti chiamo, punto.

Ma tu non rispondi.

E’ la seconda volta e, abbenché io abbia oramai perso il conto dei tuoi orari, la cosa non può essere casuale. Hai fatto la tua scelta, pace: ti voglio bene sì, che in amicizia e in amore per me l’orgoglio non abbia senso, ci sta, ma alla fine mica sto a chiedere l’elemosina, né ritengo di valere neanche un’oncia meno di te, quindi ciccia.

Certo non me l’aspettavo, non da te, e non tanto per il rapporto che c’era, che ritenevo cosa solida, importante, preziosa, quanto per la persona che sei: equilibrata, accomodante, magari non lungimirante, ma capace di vedere oltre, e non ultimo un pizzico zen.

Evidentemente mi sono sbagliata.

Pure Sissi mi ha detto, sommessamente, che non se l’aspettava. Passerà prima o poi la voglia, a quella povera figlia mia, di affezionarsi alle persone che frequento.

Per lei eri praticamente uno zio, e mi ricordo come si faceva in quattro per te quando venivi qua, faceva gli onori di casa, voleva viziarti in ogni modo, fino al budino per la colazione, o il pacchetto da portarti in viaggio. Era proprio contenta quando eri qui.

Pensavo che, se davvero hai semplicemente voltato pagina per compiacere Miss PdF, allora sei un mostro e sai che ti dico? In quel caso neanche mi sono persa niente.

L’opzione #2 è che bene non stai, e che questo passaggio non è per niente indolore.

In effetti, a guardarlo oggettivamente, non è stato un grosso investimento: grosso impegno logistico e, sempre per questioni logistiche, ritorno prossimo allo zero.

E in più la perdita di un’amica.

Che, sempre se non sei un mostro, non è stata gratis.

Quando ti ho scritto, ti ho rappresentato il mio stato di salute, ma evidentemente non ti ha smosso una cellula, perché non ho avuto uno straccio di riscontro.

Ok, sei un mostro.

Oppure stai peggio di me.

Solo su di lei non ho dubbi: è… beh, usiamo un eufemismo, diciamo che da lei nascerebbero i fiori.  😈

Caro X

lucy - mi è entrato un ricordo nell'occhio

Caro amico,

qui si ride, si scherza, si fa finta di niente e si va avanti, ma il pensiero è sempre lì, io non ti ho dimenticato. Mi rimproverasti, in una delle tue ultime e-mail, di avere pubblicato sul blog anziché scriverti, con un po’ più di buon gusto, due righe in privato.

Il fatto è che io, se ti scrivo in privato, non so più a chi scrivo. Il fatto è che del mio amico sembra non esserci più traccia. Al suo posto un personaggio sconosciuto, (e “sconoscente”), giudicante, rabbioso, e chiuso a qualsiasi possibilità di capire: e allora che faccio, parlo al muro? Molto meglio sul blog, dove almeno mi sento a casa mia e la mia voce non cade nel vuoto, o non le risponde un interlocutore ostile.

Mi rendo conto che di ricordi, in questi lunghi anni (sette? otto?), ne abbiamo seminati tanti, e io non riesco a fare lo slalom tra di loro: e tu invece, sei riuscito a seppellirli? Sei riuscito a spogliarli di ogni e qualsiasi significato? Riesci a non inciamparci ogni giorno? Miss Pelodifiga ha avuto questo potere?

Ah, quanto la detesto, ogni giorno di più, ogni giorno irreversibilmente di più: ho tifato per voi due, e ora che sarebbe il momento del vissero tutti felici e contenti, del “dream coming true“, guarda che cosa ti va a succedere, e perché poi?

Comunque io, a non frequentarla più, mi sento davvero sollevata, girala come ti pare. Io non so se con te ci sarà mai possibilità di recupero, forse sì, in fondo sono stati recuperati rapporti che sembravano più irrecuperabilmente perduti, si sono create complicità che uno non avrebbe mai sospettato, perché non potrebbe funzionare anche per noi, magari tra mesi o tra anni?

Ma lei no, lei non la digerirò mai in nessun modo, te lo assicuro. Ricordo che tra le ultime cose che mi dicesti era quanto lei mi volesse bene: e in che cosa consisterebbe di grazia questo bene? Io l’ho sempre detto, da uno che voglia definirsi amico, può essere di destra, di sinistra, ricco, povero, plurilaureato o con la terza elementare, ateo o credente, tutto quello che gli pare, ma io due cose pretendo, senza le quali l’amicizia non ha senso: sincerità e affetto. Lei è venuta meno dapprima alla prima cosa, e poi decisamente alla seconda, visto che, se davvero avesse provato affetto, avrebbe fermato tutto questo molto prima.

Invece, fiera del suo uccellino in gabbia, sputa nel piatto in cui ha mangiato, che tanto oramai fame non ce l’ha più, ed è talmente stolta da non rendersi conto neanche che la vita è una ruota che gira, e uh come gira!

Molto altro da dirti non ho, anche perché ho l’impressione che oramai non te ne freghi più molto se io vivo o muoio, se sto in salute o in malattia, al lavoro o in cassa integrazione, e se mia figlia a sua volta sta bene, va avanti con gli studi, etc. etc.

Comunque, se ti può interessare, stiamo in piedi. Non benissimo, ma in piedi. Ogni tanto ci arriva una tegola in testa (l’ultima stamattina), ma ci medichiamo e andiamo avanti.

Mi manchi.

Tanto.

Fanculo Pelodifiga.