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Il peso e i consigli dei grandi saggi

Oggi sull’autobus c’era una che, giuro, l’avrei sbattuta al muro. Mai vista e conosciuta, né era nata una conversazione a fronte di qualcosa, mi ha attaccato una tirata di consigli moooolto illuminanti (ironico ovviamente) su come dimagrire.

Perché vedete, dimagrire è facile: tutti i grandi obesi, quelli che da una vita tentano di normalizzare la propria situazione e che alla fine sono andati magari pure sotto i ferri del chirurgo a rischiare la vita e a procurarsi una menomazione pur di dimagrire, hanno avuto la sfortuna di non incontrare lei, che li avrebbe illuminati sulla semplicità del ritrovare il peso forma. La ricetta è facilissima, basta mangiare di meno e muoversi di più, e per fare questo basta un po’ di volontà (il basta un po’ di volontà detto con un grande, grande saggio sorriso).

Già a questo punto uno l’avrebbe azzannata (aggiungendo, con un altrettanto grande sorriso, che evitare di essere azzanati è facilissimo, basta farsi un pacchetto di affari propri, e che con un po’ di buona volontà riuscirci è facile!).

Mi è tornata in mente una mia ex amica (di cui ho avuto modo di parlarvi più volte in queste pagine) che, nel momento del grande stress, in cui il mio fisico iniziò a lievitare senza controllo, di fronte al mio sfogo sulla situazione mi rispose: “E infatti te lo volevo dire che ti eri ingrassata tanto ma non sapevo come fare!”: perché sapete, ovviamente una persona che passa in tre o quattro mesi da 60 a 90 chili NON SE NE ACCORGE, come mai potrebbe!

Seguono gli altri consigli di questi grandi saggi che “lo dicono per il tuo bene” a cui volevo sottolineare qualche concetto:

  1. Una persona grossa LO SA DI ESSERE GROSSA, non c’è alcun bisogno che qualcuno glielo faccia notare.
  2. La persona grossa SA CHE E’ ANCHE UNA QUESTIONE DI SALUTE, non ha bisogno del grillo parlante che le dica “Non è solo per l’estetica, è per la salute!” (sempre con l’aria saggissima di chi conosce la vita). La persona grassa sa dei dolori alla schiena, dello stress delle articolazioni, dell’affaticamento cardiaco e respiratorio molto ma molto più di questi grandi scopritori dell’acqua calda.
  3. La persona grossa SA CHE IL FINOCCHIO CRUDO INGRASSA MENO DEL MARITOZZO CON LA PANNA E DELLA CARBONARA, non ha nessun bisogno di consigli di come pranzare con due carote e, per ultimo, di “andare da un buon nutrizionista” (sempre ammesso che esistano, e che siano così diffusi come pretendono di essere).

Vorrei dire, a queste persone, che invece di elargire buoni consigli elargissero porzioni di verdura già pulita e cucinata. Che poi, ‘sti deficienti, sono gli stessi che quando stai fuori con loro insistono che tu la dieta la interrompa “per una volta”, assaggiando “solo un pezzetto che vuoi che ti faccia”.

Inoltre, insieme all’indirizzo del nutrizionista, ti diano pure quello del cuoco che ti prepari i pasti prescritti (che non ho conosciuto un solo nutrizionista capace di dare una dieta compatibile con la vita che uno conduce), e ovviamente s’informino sul conto corrente su cui LORO effettueranno il bonifico per saldarne i servigi.

Insomma, volete aiutare una persona in carne? Invitatela a fare una passeggiata, preparate un pranzo light quando l’invitate a pranzo, fornite il vostro ascolto affinché uno, quando è sottoterra, si attacchi al telefono piuttosto che aprire il frigo, e così via, perché, cari saggi, il problema delle persone in ciccia non è che mangiano molto, ma il perché mangiano molto, non è che si muovono poco, ma il perché si muovono poco, non è che cercano la soluzione nel frigo, ma il perché cercano la soluzione nel frigo (intendendo, per frigo, dispensa, ristorante, fast food e qualunque altro luogo fornitore di alimenti).

Se non siete in grado di dare questo aiuto, TACETE che è meglio!

Due mele (oltre alle solite quattro cose)

mele-bilancia

Un lettore con cui qualche tempo fa c’è stata un po’ di maretta mi ha detto molto simpaticamente che si era rotto gli attributi del mio blog, sempre a ribattere sugli stessi argomenti:

  1. la dieta (che tanto non faccio mai)
  2. Xavier (che ci è uscito dagli occhi)
  3. la casa (che è sempre sottosopra)
  4. Non mi ricordo che, mi sa che quattro argomenti sono pure troppi nella mia vita.

Premesso che leggere il mio blog non è un obbligo di legge, per cui se qualcuno non è interessato può semplicemente passare oltre, assicuro il gentile lettore che la mia vita annoia anche me, che posso farci? La mattina sveglia alle cinque, nove ore di lavoro, quattro di mezzi pubblici in condizioni inumane, sabato visita all’augusta genitrice, domenica lavori forzati in casa, dalla mattina alla sera, per tamponare i danni dell’onda di vandali che impera in mia assenza.

E lunedì si ricomincia.

Ogni tanto qualcosa però capita. Magari un’occasione ufficiale, per cui tiri fuori il vestito della festa e ti metti in tiro.

E poi viene il giorno in cui ti rendi conto che troppo tempo (e troppi chili) sono passati dall’ultima occasione di gala, e il vestito della festa proprio non t’entra più (ebbene sì, signori, torniamo al punto 1, niente di nuovo sotto il sole).

Corri a comprare qualcosa e scopri, terrificante scoperta, che i negozi per umani normali non ti possono più aiutare.

Pensi ai negozi grandi taglie, che sai che esistono ma non hai idea di dove siano, e ti senti comunque che stai facendo, o hai già fatto, un altro passo verso il baratro.

E allora fai marcia indietro, e ti ricordi del tuo medico che ti ha detto di pranzare con due mele, che ti ha dato mille consigli per superare il tuo problema smontando tutti i tuoi alibi ma che, appena fuori dallo studio, sei corsa a rimontare, continuando a pranzare con appaganti tranci di pizza.

E ti fermi.

E compri le mele.

E pranzi ogni giorno con due mele.

E ceni con due verdure, una cotte e una cruda.

E impazzisci dalla fame, realizzando che non è vero che ci si abitua e che dopo un po’ la fame non la senti più: la fame la senti, altroché se la senti, ma capisci che devi.

Poi accade che gli abiti tornano a rientrarti, e ti senti più umana.

Torna persino un’oncia di energia in più, e ti convinci che ne valga la pena.

E resisti.

L’ortoressia: quando anche mangiare sano è malattia.

rifiuto cibi non saniChe “il troppo storpia” è cosa nota, eppure inconsciamente non si pensa mai che ci possa essere un troppo nel bene, nel giusto e nel corretto, per quanto sia noto che “Summa lex, maxima iniuria“, e cioè che una legge troppo rigidamente applicata possa generare un’ingiustizia enorme.

Bene, quello che non ci aspettavamo è che pure l’attenzione eccessiva, l’intransigenza assoluta nel nutrirsi in modo “sano” sia una malattia, e precisamente una malattia definita “ortoressia” e descritta per la prima volta nel 1997 dal dietologo Steve Bratman, che definisce se stesso un ex-ortoressico.

Dunque, dicevamo, il troppo storpia, e l’elasticità nella vita è una delle cose più necessarie: l’intelligenza si manifesta anche – e direi soprattutto – nella capacità di adattamento, la vita dell’uomo è un continuo adattamento dell’uomo all’ambiente e, ove possibile, dell’ambiente a sé.

Un rigore assoluto, specie in taluni settori, porta all’isolamento sociale, sia per motivi logistici (impossibilità di “mangiare sano” in certi contesti), sia per motivi di comunicazione (parlare solo di cibo, combinazione di cibi, nutrienti, effetti catastrofici degli alimenti “cattivi”, etc., fa diventare a livello sociale dei grandissimi rompiballe, assolutamente poco gradevoli da frequentare).

Questo senza contare che neanche ne vale la pena, visto che non è assolutamente dimostrato che alimentarsi paranoicamente in maniera “sana” salvi da tutti i mali del mondo (tutt’altro, ho letto che c’è chi di ortoressia c’è morto, ma certo che pure se non se ne muore si vive male assai, e le altre malattie se devono arrivare – ahimé – nessuno ce le toglie!  😯 ).

Dunque, un’alimentazione equilibrata sì, ma equilibrata in tutti i sensi: gli alimenti non sono demoni, le nostre ossessioni sì.

La colazione (by Sissi)

Lo dico subito: io sulla colazione non accetto scuse. Né fretta né bambini da preparare né altro. Si deve fare, punto e basta. E se non avete tempo mettete la sveglia mezz’ora prima.

Vi offro un motivo semplice e terrificante per fare colazione: sappiate che il corpo va in “riserva” dopo circa 2-3 ore di digiuno, e la riserva non dura molto, quindi il resto delle vostre ore di sonno il vostro corpo lo passa a sgranocchiarsi quanto rimane per tenerlo in vita: in pratica si mangia i muscoli. Sì, avete capito bene, quei bellissimi, commoventi addominali che avete faticosamente messo insieme con ore e ore di palestra se li pappa il vostro metabolismo per rifarsi del digiuno forzato. E allora che bisogna fare? Alzarsi alle 3 di notte per mangiare? Ma certo che no, vi farebbe più male che bene! Quello che potete fare è limitare i danni offrendo al vostro corpo, in cambio dei vostri muscoli, una bella e sostanziosa colazione! Concedetevelo la mattina il pasto più abbondante, così avrete più tempo per smaltirlo. Oltretutto diciamo che il vostro metabolismo segue un po’ il detto “il buongiorno si vede dal mattino”, quindi vede quello che riceve per colazione: se gli date poco si prepara a smaltire poco, se non gli date niente si prepara a fare scorte (alias ciccia) per i tempi di carestia che, a quanto pare, si prospettano, mentre dategli una colazione come Dio comanda e, vedrete, brucerà calorie che è una meraviglia!

Ma proprio perché è un pasto così importante dobbiamo scegliere i nostri alimenti con cura. Esiste infatti un meccanismo veramente infausto che, purtroppo, è fin troppo facile innescare: il colpevole? Il glucosio. Succede questo: io la mattina mi prendo qualcosa che mi fa salire molto in fretta il livello di glucosio nel sangue (e non serve dare la colpa allo zucchero e basta, quando le farine 0 e 00, iper raffinate, hanno il medesimo effetto), il pancreas si vede calare giù questa valanga – tutto lavoro in più, pensate quant’è felice! – e risponde vomitando una quantità d’insulina, che serve appunto a “levare di mezzo” tutto quel glucosio. Dov’è il problema? Il problema è che l’insulina funziona anche troppo bene, e il corpo si ritrova all’improvviso senza neanche un’oncia di zucchero, costretto – come dire – a chiederne un altro po’…. insomma, avete presente quel languorino che vi viene quando l’ora di pranzo è ancora lontana? Ecco, ora pensate al vostro cervello, come ci può essere rimasto lui che degli zuccheri ha bisogno per tirare avanti! Avete mai sentito dire “Non ragiono più dalla fame”? E’, alla luce di questo meccanismo, una frase tutt’altro che esagerata…. E chi vorrebbe trovarsi a metà mattina con le meningi in pappa?

Tutto questo per dirvi di evitare quei cibi come biscotti, dolcetti, sfizi vari e, soprattutto, di prestare attenzione ai cosiddetti “cereali”, termine con cui attualmente indichiamo una serie di preparati industriali che sono, qualitativamente parlando, né più né meno che biscotti sbriciolati. I cereali veri non sono i Kellogg’s, i Cheerios, etc… sono avena, miglio, farro, orzo, e così via. Vi dico di fare attenzione perché di solito, quando mangiamo dei biscotti, in fondo al nostro cuore lo sappiamo che stiamo facendo un peccato di gola. Con i cereali no. Leggeri, chiari, nella loro scatola tutta salutistica con la modella che ride sembrano così innocenti…. chi lo direbbe mai che corn flakes e riso soffiato hanno un indice glicemico (la velocità con cui fanno schizzare su gli zuccheri) da far girare la testa? I cereali veri non hanno una marca, hanno un nome, sono integrali, sono buoni e non fanno di queste cose. Sì – direte – ma come fa uno di mattina a mangiarsi il farro o l’avena? Beh, questa qui di seguito è la MIA colazione, la ricetta del mio adorato porridge di avena (senza, la mattina, non riesco proprio a connettere!), così vi potete fare un’idea…

INGREDIENTI:

  • 45g di fiocchi d’avena integrale (meglio se di quelli già un po’ sfarinati, come quelli della Quaker Oats)
  • 320ml d’acqua o latte (io uso l’acqua e faccio a occhio)
  • quello che vi pare tra frutta fresca, frutta secca, gocce di cioccolato, cacao, miele, cannella, etc…

PREPARAZIONE:

mettete i fiocchi d’avena e l’acqua (o il latte) in un pentolino piccolo, magari con un pizzichino minuscolo di sale, ma proprio mini. Lessate mescolando continumante finché l’avena non ha assorbito tutto e si è raddensata molto (dev’essere una pappa che s’incolla al cucchiaio). Versate tutto in una ciotola e condite con quello che preferite (dolce, naturalmente!)

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Io, per dirvi, ci metto una banana a tocchetti, latte di soia e cannella, ma chiedermi “come devo condire il porridge?” è un po’ come chiedermi “come devo condire la pasta?”. Capite, no? Ma il bello del porridge è anche questo: è personalissimo, a ognuno il suo! Io lo faccio così, so che a molti piace con i frutti rossi (a me così non è piaciuto….non era il mio!), quello svitato di mio cugino lo prende con il cioccolato (ma come si fa…???); voi la prima volta mettete solo un cc di miele e sentite il sapore…poi quello che vi ispira aggiungete. Un altro lato bello di questa pappa deliziosa è che con 45g d’avena, che sono una miseria e non ti sazierebbero mai crudi nel latte, ti ci riempi una ciotola di porridge!

Ricordatevi sempre, oltre ai cereali integrali (il porridge, appunto), di prendere anche un bel the o una tisana per reidratarvi (durante la notte non avete neanche bevuto) e della bella frutta di stagione. La colazione è il pasto principale, non il pranzo o la cena. Beh, mi sembra di aver detto tutto! Allora… buona colazione a tutti!