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Dodici anni di blog

Se non vado errata oggi dovrebbe essere il dodicesimo compleanno di questo blog e, abbenché negli anni passati abbia teso a dimenticarmi questa ricorrenza, quest’anno, chissà perché, la sento.

Penso di essere una delle veterane, tante persone che sono state con noi per tanto tempo hanno desistito, chi per un motivo chi per un altro, spesso anche cancellando il proprio blog (e questo è un vero peccato, perché quello che scriviamo sono stralci di vita sinceri, e molto spesso vere e proprie spremute di cuore).

Che devo dirvi, il mio bilanco è positivo, migliaia di articoli, oltre mille followers, decine di migliaia di commenti, oltre il milione di accessi e tanti nuovi amici (alcuni oramai vecchi amici…), oltre a qualche soddisfazione per l’inaspettato successo di qualche articolo.

Non manca un enorme giramento di sfere per il plagio di cui tante nullità non sanno fare a meno, mi rimane la consolazione che, se altri si fanno belli con le penne del pavone, il derubato rimane comunque pavone e loro invece tacchini o che per essi.

E allora, cari amici, buon compiblog a me, e grazie per essere qui con me a dar vita a queste belle discussioni, a questi scambi sinceri, e anche a tante risate che abbiamo condiviso, perché anche l’aspetto ludico nella vita ci vuole!

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Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

ti sto scrivendo questa lettera all’ultimo momento ma, credimi, quest’anno sono davvero deconcentrata.

E’ stato un anno duro, davvero, che mi ha portato via, e ancora sta portando via, persone a me tanto care. In più il mio infortunio, lo stato di salute – e umorale – generale, la crisi dichiarata irreversibile dell’azienda che dipinge un futuro fosco, questo governo che non solo non decolla, ma che pare imbarazzante quanto a incompetenza, sono pensieri e situazioni che non mi danno tregua.

Mia figlia sta male, e anche se io capisco che nulla impedisce al futuro di poter essere comunque roseo, anche se capisco che qualsiasi speranza non è infondata, pure non riesco ad alzare la testa.

Che chiederti, vorrei accanto a me le persone del mio passato, quelle che sono state le mie guide, i miei sostegni quando ero in difficoltà, i nonni, il padre, altre figure che sono comunque state materne o paterne, ma che ora non ci sono più, o sono comunque irraggiungibili, perché o è altrove il loro corpo, o è altrove la loro mente.

Quando mio nonno morì, mia madre osservò sommessamente: “Il prossimo turno è il nostro”. Osservai che tra lei e suo padre correva una generazione, e quindi sarebbero passati venti/trent’anni circa prima di trovarsi nella stessa situazione, ma ora i venti/trent’anni sono passati, ed è la mia di generazione a dover dire “Il prossimo turno è il nostro”, sia pure con questi venti/trent’anni di respiro, che minaccia però di essere un respiro affannoso.

Caro Babbo Natale, che devo chiederti allora? La voglia di lottare, un’illuminazione che venga da dentro, che mi dia la voglia di costruire, progettare, sognare. Ecco, vorrei chiederti la voglia di sognare, la capacità di crederci.

Non è una questione di età, è che è da quando sono piccola che m’impegno per costruire, e i miei genitori lì a distruggere quello che costruivo, per dimostrare di essere più forti. Poi a loro si è sostituito qualcun altro, a volte semplicemente il destino, o crisi nazionali o mondiali che certamente passavano sopra la mia testa. Ora mi sento rinunciataria, e non voglio esserlo. Vedo persone che hanno problemi più grandi, e continuano a crederci e a lottare, e vorrei fare come loro piuttosto che chiedermi come facciano.

E vabbè, diciamocela tutta, vorrei qualcuno accanto, perché in due si ha più voglia di sognare e progettare: Alberto Manzi direbbe anche per questo che non è mai troppo tardi?

E già che ci sei, passando ovunque con la tua slitta, lascia a tutti i miei amici il mio più sentito

Buon Natale da Spelacchio, l’ottavo re di Roma!

Spelacchio, contro ogni possibile previsione, è diventato davvero il simbolo del Natale, e giustamente, visto che c’è chi fa notare che Gesù nacque in una grotta e non in una clinica di lusso, che sarà pure il brutto anatroccolo, ma proprio per questo più amato.

Il bello è che i detrattori gli hanno fatto talmente tanta pubblicità per mezzo stampa, senza contare che un buontempone ha creato un profilo Twitter a suo nome, talmente tanto l’ironia ha impazzato e ci ha donato tanti sorrisi e quell’attimo di spensieratezza di cui veramente avevamo bisogno, che Spelacchio è diventato famoso, fama che gli altri alberi di Natale si sognano.

Insomma, Spelacchio è diventato un mito, addirittura meta di pellegrinaggio e attira i turisti che, a Piazza Venezia, pare siano aumentati del 10%.

Grande Spelacchio, sei (purtroppo) tutti noi!

http://www.iltempo.it/multimedia/2017/12/23/gallery/in-processione-a-roma-per-vedere-spelacchio-1042015/

 

Auguri Marisa!

 

Oggi è il compleanno della carissima Marisa Moles: doppi auguri per lei, perché questo è anche il suo primo compleanno da nonna, visto che ha ricevuto in dono un fantasmagorico nipotino, che come tutti i bimbi ha portato in dono ai nonni una ventata di giovinezza e quindi…

… auguri alla bellissima fanciulla e un benvenuto al fortunato nipotino!

PS: non ho avuto modo di dirvi che l’estate scorsa ci siamo finalmente incontrate, per cui riconfermo il “bellissima fanciulla” con cognizione di causa  ❤

 

Addio 2016, benvenuto 2017!

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Cari amici, questo strano 2016 sta finendo e meno male, ha portato tanti di quei lutti che pure una come me, che ritiene la superstizione un peccato mortale, comincia ad avere dei dubbi e a preferire tutto sommato che finisca presto, temendo persino i colpi di coda, per quanto per me questo non sia stato un brutto anno, tutt’altro.

Intanto, io che vi ho nauseato coi mille racconti di amicizie perdute, devo dire che questo è stato l’anno di grandi ritorni, ritorni importanti, storici, quasi epocali (non vi’illudete, Xavier manca all’appello!).

Ritorni in silenzio, in punta di piedi, senza scuse palesi, senza spiegazioni, ma indubbiamente palese e innegabile è stata la gioia del ritrovarsi.

E’ stato l’anno in cui è stato rinnovato il contratto per il progetto per cui lavoro, e un altro po’ di respiro ce l’abbiamo (mia madre commentava queste situazioni con un detto molto colorito: “Ogni calcio in culo tiri avanti un passo”, che direi rende l’idea).

In zona cesarini mia figlia è diventatala la figlia più attiva e collaborativa che esista: non so spiegarmi il miracolo del cambiamento, ma tant’è, tanto sorprendente quanto commovente! ❤

Le immagini che vedete sono relative a due iniziative della nostra sindaca per la notte di San Silvestro e il primo gennaio: molto apprezzate dai suoi sostenitori, disprezzate dai suoi detrattori, definite una “poracciata”: artisti sconosciuti, siamo al livello di Mario Rossi al posto di Renato Zero o Claudio Baglioni, ma a me piace quest’idea, che si faccia il passo secondo la gamba, che per divertirsi non ci sia bisogno di lussi, che gli artisti non famosi abbiano una loro occasione, e che si stia tutti insieme in sobrietà ed allgria. D’altra parte, con tutti i debiti che abbiamo ereditato, trovo che sia un comportamento estremamente responsabile tirare la cinghia e rivedere le priorità.

Ciò detto, auguro a tutti i miei lettori una gioiosa conclusione dell’anno in corso e un felice 2017, che sia animato da una nuova consapevolezza, che ci porti la voglia di rimboccarci le maniche e prendere in mano la nostra vita in maniera assertiva e costruttiva, e soprattutto con tanta gioia di vivere e tanto apprezzamento per tutto quello che abbiamo.

Auguri, buon 2017!

 

Buon Natale!

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Augurandovi soprattutto di trovare sotto l’albero (*) tanto amore, tanto calore umano, e intorno a voi tante persone che vi vogliono bene!

(*) Ehi, si parla di albero di Natale, sia ben chiaro, perché mentre scrivevo mi sono resa conto che così poteva suonare male, essere frainteso…  😆

Lettera alla Pdf

Questa è la lettera che ho inviato alla Pdf per il suo compleanno. Se la vedete pubblicata significa che è già passato un bel po’ di tempo e non mi ha risposto, quindi non è più da ritenersi parte di un dialogo privato, bensì un “pezzo” da me scritto che sottopongo al vostro di parere (così almeno voi mi rispondete! 😉 ).

Oggi è il tuo compleanno.

Se non sbaglio sono 44, di cui spero gli ultimi più pieni e più lieti.

Ci siamo lasciate in maniera molto brutta, penso inaspettata da entrambe le parti, e che probabilmente tanto dolore ha causato: tu da una parte, però compensata dall’amore (non dimenticare che ognuno di voi due ha perso un’amica – più o meno per scelta – ma trovato un amore), io dall’altra che ho perso due amici in una botta sola senza niente a compensare questa perdita e questo vuoto.

E’ stato un malinteso? Forse, anche se non lo credo.

Sono in un momento in cui, per motivi personali, voglio chiudere i sospesi e credo quindi che, a distanza di tempo, anziché metterci una pietra sopra (perché poi tanto, sotto la pietra, il dolore, o il rancore, o il rimpianto, o di tutt’un po’, rimangono), cercare di chiarire, per non portarci dietro negatività e riacquistare un po’ – o un po’ più – di serenità.

Su tutta la storia due persone (tra tante…) ti hanno dato ragione: una, pensa un po’, è Sissi, e l’altra una mia amica, ma sai su altri fronti chi ha tentato di calmarmi? Pensa tu, quello che hai soprannominato “**********”: te lo saresti mai aspettato? Secondo me poi ha detto una cosa giustissima, che ci siamo messi in una situazione da cui non abbiamo saputo come venir fuori (ammesso e non concesso che, dopo oltre due anni e vite che hanno preso chissà quale piega, ci interessi ancora uscirne).

Con Sissi chiaramente ho parlato più a lungo, e secondo me non ha centrato il problema, ma vorrei che con te fosse chiaro. Lei dice “Non ti ha detto una cosa che non era tenuta a dirti”. Ti premetto che quello che ti sto dicendo è la cosa come l’ho vissuta io, intende essere un chiarimento a bocce ferme, non finalizzato né a pretese di ragione né a riabboccamenti che in questo momento vedo difficili. La rottura non è stata per “quello che tu non mi hai detto”.

Il problema è che, in seguito a quell’episodio, di cui abbiamo avuto già modo di parlare, nessuno ti ha “scaricato”. Tu hai detto che ti ho allontanato, ma ti faccio presente che io ti ho sempre risposto al telefono con cortesia, e con cortesia ho risposto a un commento o due che mi hai lasciato sul blog. L’unica cosa è che io ritenevo che tra di noi ci fosse un certo tipo di confidenza, ti ho accolto nella mia vita come una sorella e un po’ ho anche sentito l’impegno, data la tua situazione, di trovare tutto il tempo che potevo: questo, ovviamente, solo e unicamente per affetto e per la complicità che si era creata. Dopo aver scoperto che mi avevi mentito, però, tutto questo trasporto io l’ho perso. Magari mi sarebbe passata, avevo bisogno di metabolizzarla, ma non puoi dire che io in questa fase ti abbia attaccato in alcun modo. Probabilmente, più che fare, almeno temporanamente, quanto affermato in quel famoso post in cui scrissi che avrei dovuto ridimensionare il rapporto con un’amica, non avrei fatto.

Poi è successo che tu telefonasti, come al solito intorno alle due, mentre io stavo guidando. Chiesi a Sissi di vedere chi fosse e rispondere, ma non ha fatto in tempo. Sono qui a ribadirti che la cosa non è stata voluta, nessuno ha ignorato la telefonata vedendo che proveniva da te. Certo, non ti ho richiamato, proprio non avevo la spinta a farlo: d’altra parte, per tutte le tue buone ragioni, la delusione me l’avevi data, non avresti potuto semplicemente prenderne atto e lasciarmela smaltire?

Il tuo silenzio, la tua sparizione, hanno inevitabilmente creato un muro tra me e Xavier: eri l’argomento tabù, quello da non toccare. Credimi, è stato pesante, era qualcosa che minava il rapporto e si è dimostrato poi di fatto l’inizio della fine. Non solo io, che avevo tanto sponsorizzato la vostra storia, dovevo ignorarla e basta, ma non si poteva neanche più toccare alcun argomento che ti riguardasse: un disagio che cresceva, un terreno minato su cui bisognava fare attenzione a muoversi, un qualcosa d’impalpabile ma di palpabilmente pesante: di fatto una bomba destinata a scoppiare e che, infatti, è scoppiata.

Il motivo scatenante lo sai, è stata una sciocchezza inaudita: ero al telefono con lui, la comunicazione era disturbatissima e lui ha iniziato a taroccare contro lo smartphone. Mi sono ricordata che te ne aveva regalato uno e gli ho chiesto come ti ci trovassi: apriti cielo, mi ha detto praticamente che non ti dovevo nominare, e io di fronte al “non nominare il nome di Dio invano”, di fronte a questo tappo in bocca, sono scoppiata. Tutto il resto lo sai, è stato pubblico.

Ecco, di fronte a questo un’ultima cosa ti rimprovero: io MAI avrei permesso che due amici si perdessero a causa mia, e quando ci ripenso mi viene in mente un episodo al telefono con te, oserei dire il primissimo di questa tua saga. Mi chiedesti l’indirizzo e-mail di Xavier, rappresentandomi che avresti voluto contattarlo e stabilire uno scambio. Io ti risposi che avrei dovuto chiedergli il permesso. Dopo pochi minuti telefonasti singhiozzando, totalmente in gramaglie a chiedermi di cancellare quello che mi avevi chiesto, che non avresti mai voluto che questa cosa compromettesse i rapporti tra me e te. All’epoca mi stupii non poco di questa tua reazione (ricordi l’episodio?) ma ora, ogni volta che ci ripenso, mi sale la rabbia pensando “Era già tutto previsto, già lo sapeva che la stava facendo/l’avrebbe fatta sporca!”

Oggi io non so come stai (né dove stai), e non faccio che pensare alla velocità con cui mi avete depennato dalla vostra vita appena raggiunto lo scopo.

Ecco, questo mio resoconto, faticosamente scritto senza eccessi, è stato un parto travagliato, ed è il mio regalo per il tuo compleanno. Come tutti i regali magari non sarà azzeccato, non sarà gradito, sarà gettato in cantina o nella spazzatura (in questo caso il riciclo è un po’ difficoltoso) ma penso che, in nome del rapporto che c’è stato, una spiegazione pacata era dovuta, per non continuare a farci film in solitaria (magari i film me li faccio solo io, probabilmente tu, molto giustamente e molto sanamente, avrai semplicemente buttato tutto alle spalle, archiviato e guardato avanti).

Mi auguro solo che tu abbia reso Xavier molto felice, il bene che io ho voluto a quell’uomo credo sia inferiore solo a quello che voglio a mia figlia.

Ancora auguri.

Dm

Una cosa ho dimenticato di scriverle, e approfitto del post per dirla qui:

Meglio l’ira del leone (cioè la mia) che l’amicizia della jena (cioè la sua)

ira-del-leone-amicizia-delle-jene