Archivio | 15 giugno 2022

Perdere il blog

Io lo dico sempre ai miei utenti di non memorizzare le psw. Dico loro che è come mettere la serratura a una porta e poi lasciarci inserita la chiave, ma non solo.

Se uno smette di digitare la psw se la dimentica. E’ matematico. E’ fisiologico.

Ma della serie “fate quel che il prete dice ma non quel che il prete fa” io, anche se non ho memorizzato la psw, negli ultimi tempi non ho mai chiuso la sessione di lavoro, per cui per mesi me la sono ritrovata sempre aperta.

Sul pc del lavoro per principio non apro niente di mio, visto mai che si ferma e lo devo portare in manutenzione, che gli lascio tutti i fatti miei in bella vista, posta privata, blog, social? Non sia mai! Sul pc di lavoro la roba di lavoro, sul pc personale la roba personale, sic et simpliciter, sia per sicurezza sia per correttezza.

Oggi mi sono detta però che anche il pc personale potrebbe rompersi e dover essere portato in manutenzione, e quindi il problema sarebbe stato lo stesso (si fa per dire, un conto è che i fatti tuoi, che sono peraltro nulla di che, li veda un estraneo, soprattutto uno che per mestiere dalla mattina alla sera ne vede di tutti i colori, un conto è che li veda uno della tua azienda).

Insomma, morale della favola, decido di disconnettermi da tutto e comincio proprio dal blog. E’ stato un momento: cliccare su “esci dall’account” e rendermi conto che non ricordavo più la psw è stato tutt’uno. Tento di rientrare, ma niente, non ricordo niente. Spero di averla scritta da qualche parte, ma dove? Considerate che io in genere non scrivo nulla da nessuna parte, se lo scrivo non ricordo dove, e se ricordo dove comunque la psw o il pin sono talmente criptati che non ricordo praticamente mai, e dico mai, la chiave di decriptazione.

Non avete idea che impressione terribile sia stata l’aver temuto di aver perso il blog. Sì, ovviamente ero cosciente che si potesse reimpostare la psw in qualche modo, ma l’impressione immediata è stata di non avere più la chiave d’ingresso e di esserne interdetta.

Qualcosa vagamente ricordavo, ho provato a ricostruire, ma niente. Mi sono detta “ma santo cielo, possibile che non ricordi una psw che ho digitato migliaia e migliaia di volte?”. Poi ho cercato di fare un bel respiro e di calmarmi, mi sono detta che tanto in quel momento non la ricordavo, meglio far decantare le acque e probabilmente mi sarebbe riaffiorata alla memoria spontaneamente.

Così ho fatto e così è stato, ma che brutta sensazione, è davvero come quando perdi la chiave di casa o ti si spezza nella toppa, che pessima sensazione d’impotenza, oserei dire di svuotamento!

Comunque amici, tutto è bene quel che finisce bene, e rieccomi qui. Naturalmente la psw ora l’ho scritta. Dove, non so. Decodificabile? Spero di non avere mai bisogno di scoprirlo!

L’irresistibile attrazione verso l’irraggiungibile

Io penso che a tutti faccia piacere essere chiamati da qualcuno che vuole semplicemente sentire la nostra voce, sapere come stiamo.

Mi diceva una signora che io ero l’unica che la chiamasse solo per sentire come stava, lei però non m’ha chiamato mai.

Ecco, io mi chiedo perché tante persone non solo spariscono, ma spariscono dopo che ti sei tanto prodigata per loro. E’ la vecchia storia di “Amico beneficato, nemico dichiarato”, e mi chiedo perché.

Forse perché le persone non vogliono sentirsi in debito.

Forse perché trovarsi di fronte a qualcuno migliore di loro li mette a disagio.

Mi chiedo quanta incoscienza ci sia nel prendere le distanze da persone che ci vogliono bene e che tanto si spendono per noi (senza invadenza, s’intende, altrimenti si capisce bene che nessuno voglia sentirsi il fiato sul collo, se non proprio il cappio).

Eppure, l’umanità continua a seguire chi l’inganna e a snobbare chi l’ama e si prodiga per lei. Forse abbiamo bisogno di conquiste, forse ci annoia tutto ciò che è scontato. O forse siamo stupidi, masochisti, ingrati.

Quale che sia il motivo, si cerca l’approvazione di chi ce la nega, la conquista di chi fugge, l’amicizia di chi ci snobba, l’amore di chi ci rifiuta. Forse l’essere umano ha un bisogno innato di essere sempre in tensione.