Il suicidio del (non) laureando

Ennesima notizia di uno studente universitario che ha simulato una laurea imminente per poi tentare il suicidio quando inevitabilmente si è scoperto che era ad anni luce dal laurearsi.
Scrivo perché sto vedendo un po’ troppo spesso contrapposta a mo’ di antidoto alla retorica tossica della perfezione l’altrettanto tossica zuccherosa retorica dell’ “Insegniamo ai ragazzi che se non ce la fanno va bene uguale, che la laurea se c’è bene, se non c’è bene uguale”.
Suona bene, ve’? Suona rincuorante e positivo?
Ora ditemi quale universitario dopo aver fracassato la testa chissà quante volte su un esame che blocca tutto, con i conati di vomito davanti allo stesso libro che vede da mesi, con i colleghi (perché c’è anche questo simpatico fenotipo tra gli universitari, e purtroppo in alcuni ambienti è il wild type) che gli rivolgono a malapena la parola quasi si potessero contagiare la peste del fuoricorsismo, e se gliela rivolgono c’è quel je ne sais quoi di quando si parla ad un minorato mentale, con il parentame alle feste che chiede notizie sulla laurea quasi con il pizzico di gusto di chi segue una saga infinita e vuole giusto essere aggiornato sull’ennesimo intoppo, con l’amico che prende lo stipendio e si comincia a levare sfizi un po’ più grossi mentre lui sta ancora con i 20€ di cresta sulla spesa, con la home dei social tappezzata di corone d’alloro, ditemi quale universitario pensa che “anche senza laurea va bene uguale, a ognuno i suoi tempi”.
Bisogna essere realisti su qual è il terreno di coltura di queste disgrazie, e a quel punto è immediatamente palese l’ingenuità dell’approccio di cui sopra, una verniciata colorata di accettazione sopra un muro di rifiuto sociale.
Ora mi rivolgo agli universitari (forse me ne è rimasta ancora una manciata tra i contatti). Il fatto è che non siete solo dottori o potenziali tali: siete musicisti, siete artisti, siete chef, siete sportivi, siete ballerine, siete quelli senza cui l’aperitivo è “Oh ma tizio non viene? Oh 😕” e la temperatura cala di dieci gradi, siete l’abbraccio in cui qualcuno si vuole perdere e la voce che qualcuno non vede l’ora di ascoltare. Non c’è una linea dritta in cui dovete andare da A a B, e finché non state a B non siete nessuno. Quella è una parte di voi, una delle tante infinite linee che vi compongono, in molte delle quali l’eccellenza l’avete raggiunta da un pezzo, e brillate senza rendervi conto di quanta luce fate, distratti dal vostro buio. Mentre non siete ancora dottori, siete già tanto tanto altro.
Non uccidete quel meraviglioso essere umano per costruire il dottore
I tempi migliori verranno, la corona, la festa, il lavoro, l’indipendenza verranno.
Siateci per quando arriveranno, e arrivateci vestiti della consapevolezza di quanto valete a prescindere da tutto questo.

(Sissi De Angelis, 17/12/2021)

21 thoughts on “Il suicidio del (non) laureando

    • Mia figlia ha sempre detto che dalla facoltà di medicina dell’università italiana esci professore di medicina ma non medico. Lei si è fatta una bella gavetta strasfruttata in una struttura ed è stato un bagno di sangue, ma è da lì che è uscita medico, non dall’università.

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  1. Sono qui, universitaria, e un episodio del genere è accaduto proprio nella mia città poco tempo fa. Che posso dire? Vallo a capire, cosa passa nella loro testa, a quale punto di disperazione arrivino per fare un gesto simile. Non esonero del tutto l’università, ci sono corsi in cui la competizione regna sovrana, e professori che ti insegnano che un 109 vale meno di un 110. Ma forse la responsabilità è un po’ di tutti quanti

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  2. Credo che se non si studia (e lavora) con convinzione, curiosità e passione, con il primario scopo di crescere e d’imparare…tutto può diventare estremamente difficile.
    A mia nipote, che in questo periodo è in ansia per la scelta del suo percorso universitario, suggerisco di non guardare alle convenienze, bensì a quanto di lei vuole far emergere e che la può realizzare di più, come persona. Esprimersi con quanto di meglio trova in se stessa…aiuterà l’entusiasmo che smorzerà la fatica.

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  3. Quanto è bello e importante questo post!
    Non so cosa possa passare nella testa di un ragazzo quando inizia a dire menzogne che poi dovrà sostenere in modo sempre più pesante finché non si sentirà sperduto.
    L’ambiente universitario potrà incidere ma credo che l ‘inghippo nasca in famiglia. Una famiglia con un metro di misura sbagliato.

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    • O forse una società con un metro di misura sbagliato, perché i nostri giovani non si misurano solo con la famiglia. Per esempio qua mia figlia pone l’accento anche sui colleghi universitari che guardano allo studente fuoricorso come se fosse un appestato, e sappiamo che significhi per un giovane essere emarginato dal gruppo, essere privato, anzi, deprivato, del senso di appartenenza.

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  4. Credo che la colpa sia nostra. Della società e dei genitori che vogliono a tutti i costi un figlio con un pezzo di carta. Perché? Ovviamente per dare sfoggio della propria prole a chicchessia e fare sorgere l’invidia ad amici e parenti. Anche la società vuole questo. Non passa giorno in cui non si ricordi che in Italia ci sono troppi pochi laureati. Ma si sono chiesti se lo scopo di un giovane è davvero la laurea? E se c’è qualcuno che di scuola non ne vuole sapere e preferisce imparare un mestiere? Oppure non è portato per diventare avvocato ma è costretto perché sono i genitori a volerlo? Sarà un avvocato controvoglia, che magari ruberà il posto ad un mancato avvocato. Insomma, ci hanno incentivato alla laurea per una vita migliore, ma se l’opportunità è quella del suicidio…

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    • Io credo che tu abbia colto perfettamente il punto. La vita migliore non la dà la laurea, ma il riuscire a seguire le proprie inclinazioni e a realizzare i propri talenti. Mio padre diceva “Meglio un buon falegname che un pessimo medico”, ma a volte accade anche il contrario, succede che uno non possa studiare e si adatti a un lavoro più umile – che fa malvolentieri e male – mentre magari sarebbe uno scienziato eccellente. Ripeto, non si tratta di una graduatoria di arti e mestieri, ma di riuscire a seguire la propria natura e, in quella, realizzarsi.

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  5. ormai dalla mia laurea sono passati più di dieci anni ma molte cose le ricordo come fosse ieri… io ho fatto ingegneria e di fuori corso ne ho visti tanti… erano emarginati e spesso credo facessero credere di fare di più a casa, non mi è mai successo di vedere dei suicidi per fortuna. purtroppo però oggi senza una laurea si fa ben poco e dall’altro lato le aspettative dei genitori sono spesso ben più alte di quelle dei figli e spesso sono lontane dai loro interessi. io stessa avrei voluto fare il liceo artistico e diventare restauratore invece ho dovuto fare il liceo classico perché era quello che all’epoca voleva fare mio padre.. a quel punto dopo la maturità che ho passato comunque con 96/100 non avevo nessuna competenza artistica per fare il restauratore e ho scelto contro il volere di mio padre(che voleva facessi lettere come avrebbe voluto fare lui) di fare ingegneria solo perché avrei trovato in fretta un lavoro ed avrei potuto andare via di casa(cosa che ho fatto subito dopo la laurea che ho preso in tempo con 110 con lode)
    sono stata in un certo senso fortunata perché la disperazione di dover fare non quello che piaceva a me ma quello che piaceva a mio padre mi ha dato forza e motivazione di concludere gli studi presto e bene per assicurarmi di non dover più sottostare alla violenza delle aspettative dei miei genitori… che dire è terribile pensare che gli errori altrui o i pregiudizi della società possano spezzare delle vite di menti più fragili e sicuramente portate all’estrema disperazione…

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    • Di genitori che rovinano i figli obbligandoli a seguire un percorso di studi non in linea con le loro inclinazioni e i loro desideri ce ne sono sempre stati fin troppi. Io stessa per fare il liceo classico ho dovuto lottare, e caliamo un velo pietoso su quello che mi è costato.

      Io trovo la frase “Lo faccio per il tuo bene” agghiacciante, generalmente chi la pronuncia ti sta rovinando la vita e accoltellando la tua anima, che nella maggior parte dei casi continuerà a sanguinare per sempre (la mia sicuro).

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  6. Grazie a Sissi per aver messo il centro su questo tema.
    tra i medici che mi hanno curato per il linfoma ce n’era uno che era laureando, faceva tirocinio, era fuoricorso perchè invece di avere la pappa pronta doveva andare a lavorare e studiare di notte, se tiriamo le somme…mente eccelsa medico stupendo, umano. Poi ho saputo della sua brillante carriera.

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    • I criteri di valutazioni delle persone sono spesso discutibili. Io sono furibonda nei riguardi di test di ammissione a medicina. Per quello che mi riguarda, ho visto studenti superare il concorso e non riuscire ad andare avanti, e altri entrati magari con un ricorso laurearsi brillantemente; non oso pensare a quanti talenti sprecati tra coloro che non sono riusciti comunque ad entrare.

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  7. Sì sotto il”è per il tuo bene” è nascosto un modo subdolo per manipolarti facendo leva sui tuoi sensi di colpa…”ma come non vuoi obbedirmi? Sei ingrata perché io lo dico perché ti voglio bene…”io non saprò mai se sarei stata più felice e gratificata come restauratore…ma se non lo fossi stata almeno l’errore sarebbe stato tutto mio e non loro…ora dal piacere di svolgere la mia professione non sono gratificata, mi dà uno stipendio, ma non sono felice.Ho scelto la strada sbagliata per me e l’errore non è neppure mio…😒

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    • Infatti. Ritengo una violenza grave farci vivere una vita non nostra (ne so qualcosa): altro che per il nostro bene, ci costringono all’alienazione! Poi, certo, c’è sempre modo di ripianificare la vita e, in qualche modo, riuscire ad apprezzarla e a godersela lo stesso.

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