Archivio | 17 dicembre 2021

Il suicidio del (non) laureando

Ennesima notizia di uno studente universitario che ha simulato una laurea imminente per poi tentare il suicidio quando inevitabilmente si è scoperto che era ad anni luce dal laurearsi.
Scrivo perché sto vedendo un po’ troppo spesso contrapposta a mo’ di antidoto alla retorica tossica della perfezione l’altrettanto tossica zuccherosa retorica dell’ “Insegniamo ai ragazzi che se non ce la fanno va bene uguale, che la laurea se c’è bene, se non c’è bene uguale”.
Suona bene, ve’? Suona rincuorante e positivo?
Ora ditemi quale universitario dopo aver fracassato la testa chissà quante volte su un esame che blocca tutto, con i conati di vomito davanti allo stesso libro che vede da mesi, con i colleghi (perché c’è anche questo simpatico fenotipo tra gli universitari, e purtroppo in alcuni ambienti è il wild type) che gli rivolgono a malapena la parola quasi si potessero contagiare la peste del fuoricorsismo, e se gliela rivolgono c’è quel je ne sais quoi di quando si parla ad un minorato mentale, con il parentame alle feste che chiede notizie sulla laurea quasi con il pizzico di gusto di chi segue una saga infinita e vuole giusto essere aggiornato sull’ennesimo intoppo, con l’amico che prende lo stipendio e si comincia a levare sfizi un po’ più grossi mentre lui sta ancora con i 20€ di cresta sulla spesa, con la home dei social tappezzata di corone d’alloro, ditemi quale universitario pensa che “anche senza laurea va bene uguale, a ognuno i suoi tempi”.
Bisogna essere realisti su qual è il terreno di coltura di queste disgrazie, e a quel punto è immediatamente palese l’ingenuità dell’approccio di cui sopra, una verniciata colorata di accettazione sopra un muro di rifiuto sociale.
Ora mi rivolgo agli universitari (forse me ne è rimasta ancora una manciata tra i contatti). Il fatto è che non siete solo dottori o potenziali tali: siete musicisti, siete artisti, siete chef, siete sportivi, siete ballerine, siete quelli senza cui l’aperitivo è “Oh ma tizio non viene? Oh 😕” e la temperatura cala di dieci gradi, siete l’abbraccio in cui qualcuno si vuole perdere e la voce che qualcuno non vede l’ora di ascoltare. Non c’è una linea dritta in cui dovete andare da A a B, e finché non state a B non siete nessuno. Quella è una parte di voi, una delle tante infinite linee che vi compongono, in molte delle quali l’eccellenza l’avete raggiunta da un pezzo, e brillate senza rendervi conto di quanta luce fate, distratti dal vostro buio. Mentre non siete ancora dottori, siete già tanto tanto altro.
Non uccidete quel meraviglioso essere umano per costruire il dottore
I tempi migliori verranno, la corona, la festa, il lavoro, l’indipendenza verranno.
Siateci per quando arriveranno, e arrivateci vestiti della consapevolezza di quanto valete a prescindere da tutto questo.

(Sissi De Angelis, 17/12/2021)