Io puzzo adesso

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Vi chiederete il perché del titolo, che magari vi avrà fatto ridere, e più giù vi spiegherò l’origine di queste parole.

Il post è sulla richiesta e offerta d’aiuto, ma partiamo dall’offerta così ci sbrighiamo. Tanta gente ti offre aiuto confidando nel fatto che tu lo rifiuti, e nel malaugurato caso tu invece lo accetti ti tocca assistere a una patetica marcia indietro con indecoroso balbettamento di scuse.

Poi c’è la gente che si sbraccia per darti un aiuto non avendo minimamente capito di cosa hai bisogno, e appesantendo la tua ricerca di soluzioni con il rifiuto di quelle loro, generalmente improbabili.

Vi faccio un esempio. Diciamo che avete preso tre lauree, una in matematica, una in fisica nucleare e una in ingegneria e che stiate cercando lavoro. Alla vostra lagnanza sul fatto che non trovate lavoro il diligente aspirante “aiutatore” si mette in moto e smuove mari e monti, e alla fine vi porta tutto tronfio tre belle proposte, una di lavapiatti, una di pelapatate e uno di buttafuori in una discoteca, e voi fate pure la parte degli ingrati che non accettate e vi viene pure rinfacciato che gli avete fatto fare brutta figura con le persone con cui si è esposto per trovarvi un lavoro.

Non vi dico poi in campo sentimentale, quando siete soli e gli amici continuano a proporvi “candidati” da far rizzare i capelli in testa! A una persona risposi a brutto muso che, eventualmente fossi alla ricerca di qualcuno, cercherei l’anima gemella, cercherei una persona di grande valore e grande spessore, che se la mia aspirazione fosse stata aprire il cassonetto e prendermi il primo individuo intento a rovistarvi dentro che ne fosse saltato fuori non avrei avuto bisogno di nessun aiuto.

Ma torniamo all’ “Io puzzo adesso”, frase storica che a casa mia è diventata emblematica, e che mia figlia sostiene andrebbe scolpita nella pietra tanto è significativa (e nel video che ho linkato, le parole di Jannacci “Ma io sto male adesso” esprimono esattamente lo stesso concetto).

Questo era il contesto: voi sapete che ho cresciuto mia figlia da sola, e vi assicuro che non è stata una passeggiata. Oltretutto mia figlia è stata una bambina buonissima sì, ma decisamente vivace, irrequieta direi, e soprattutto non dormiva mai, quindi il consiglio di fare le cose mentre lei dormiva nel mio caso era inapplicabile.

Anche lavarmi era diventato un lusso, non conto i danni che ha fatto gettando la roba nell’acqua mentre io mi lavavo, né era pensabile, per la sua incolumità, lasciarla fuori dalla porta del bagno sia pure per cinque o dieci minuti.

Una volta mi raccomandai al padre di venirmi a tenere la bambina per un quarto d’ora, il tempo di farmi una doccia tranquilla. Il padre, flemmatico, comodamente sdraiato sul divano di casa sua, mi rispose che la situazione sarebbe migliorata, che la bambina a mano a mano che cresceva sarebbe stata più gestibile e io mi sarei potuta fare le mie docce tranquilla. Fu a quel punto che io gli urlai, fuori dalla grazia di Dio: “IO PUZZO ADESSO!”.,

Lui scoppiò a ridere (e comunque non venne ad aiutarmi), ma quella frase è diventata storica, lui la cita ridendo per la mia reazione e per l’espressione in sé ma mia figlia, che ne ha capito il significato reale, la cita spesso per dire “Io ho bisogno di aiuto ADESSO, non di filosofia su come in futuro si risolveranno le cose”.

Ecco, io generalmente non sono una che chiede aiuto, ho sempre fatto tutto da sola, sempre, anche quando ero piccola e in teoria avrei avuto dei genitori. Ho risolto con le mie sole forze dei problemi che voi non potete neanche immaginare, né potete immaginare quanto possa essermi costato.

Se chiedo aiuto, generalmente, lo chiedo solo a chi può darmelo, ma non solo, chiedo unicamente se può darmelo senza eccessivo sforzo (tipo il tenermi la bambina mentre io faccio la doccia, chiesto al padre che forse qualche dovere l’avrebbe pure avuto), e un “no” lo prendo male.

Quando mi sento rispondere con dimostrazione di come quella cosa non mi serva o di come possa risolverla da sola (segue lista di soluzioni improbabili) mi cadono le braccia, e “ricolloco” la persona in un altro spazio nella mia mente (tag #thosgamatomascherina).

A queste persone vorrei rispondere in un altro modo. E’ vero, ed è un principio che io ho sempre seguito, che se dai un pesce a una persona l’avrai sfamata oggi, ma se le insegni a pescare l’avrai sfamata per tutta la vita, ma anche questo va contestualizzato: se io sono un provetto pescatore che ha sempre pescato il suo pesce da solo, però oggi sto a casa con la febbre a 40°, bisogna che tu mi porti un pesce perché ho fame, il tuo insegnarmi a pescare è assolutamente fuori luogo.

Se io sono un provetto pescatore e mi sono rotta tutte e due le braccia, ho bisogno che tu mi porti un pesce, non che mentre muoio di fame mi spieghi come, con inenarrabili contorsioni, potrei pescare con le gambe.

Ecco, diciamo che di certi aiuti faccio volentieri a meno.

11 thoughts on “Io puzzo adesso

  1. Fare a meno degli aiuti è una prassi tutta femminile. O mi sbaglio? No, perché io mi leggo in quello che hai scritto, e se mia madre ti leggesse direbbe anche lei la stessa cosa. Quando sono rimasta incinta della seconda, il primo aveva appena tre anni. Purtroppo ho passato quella gravidanza quasi tutta a letto per problemi di salute e non riuscivo a stare dietro all’altro cucciolo. Mio marito usciva la mattina alle otto e rientrava la notte alle dieci, se non anche alle quattro del mattino (aveva un ristorante/sala ricevimenti). Mie cognate lavoravano, mia suocera…boh? Insegnai al cucciolo come mettersi i dvd dei cartoni. Stava solo tutto il giorno e qualche volta ho ceduto a farlo scendere in cortile con una amichetta che veniva a prenderlo e che aveva soltanto un anno in più di lui (quattro anni e gli davo mio figlio…). Ero una madre da arresto immediato per abbandono di prole… E quindi niente…Comunque l’ultima che hai scritto è sacrosanta e giusta. 😀

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    • Cara Mapy, non so se è un’attitudine tutta femminile, non credo, penso sia una questione caratteriale. Comunque io credo poco nella possibilità di farcela sempre da soli, mia nonna diceva, secondo me giustamente, “Tanto ricca è la regina ma ha bisogno della vicina”.

      Per quanto riguarda l’essere una madre da arresto, tante madri mi hanno raccontato che si sono trovate costrette a fare cose che non avrebbero mai voluto fare. Per esempio mia madre mi raccontò che dovette scendere per prendere delle medicina e mia sorella con la febbre, e mi racconta che il suo terrore era di non riuscire per qualche motivo a tornare e la bambina era sola (e malata). Racconta di non aver preso l’ascensore pensando che a piedi, pure se si fosse rotta una gamba, in qualche modo casa l’avrebbe raggiunta, ma se fosse rimasta chiusa in ascensore? Un’altra madre, che aveva fatto la stessa cosa anche più volte (mia madre era sola quella volta occasionalmente, ma questa signora lo era sempre), raccontava che ancora aveva gli incubi per la paura che provava ogni volta che si allontanava lasciando la bambina sola, oltre il rimorso benché non sia mai successo niente e si allontanava il tempo strettamente necessario a comprare le medicine alla farmacia sotto casa.

      Io, da madre, ho capito quanto le madri abbiano bisogno di aiuto, anche il più piccolo, anche la mezz’ora d’aria, il quarto d’ora per commissioni, ho capito che per quanto possano essere buone madri, per quanto possano amare i figli, sono comunque persone in carne ed ossa, esseri umani con limiti umani.

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    • Più che di un aiuto ho bisogno che la gente invece di parlare si stia zitta, perché le chiacchiere a vuoto mi annoiano proprio tanto. Non ho mai avuto tanta predisposizione all’ascolto di ciance (voce dialettale?), ma con l’età diventa sempre più pesante interagire con gente che parla per dar fiato alla bocca. Ho bisogno di frequentare gente alla cui parola credere, quindi alla larga menzogneri e fanfaroni.

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    • Credo che sia aspirazione di tutti.
      Son certo che trovare chi ascolta sia la cosa migliore.
      Altrimenti cosa servirebbero oltre 100 anni di storia della psicoanalisi?
      In realtà tutti rispondono alle domande, il problema è fare le domande giuste.
      Non è facile.
      Io per primo, ho avuto bisogno di un terapeuta…
      Fidati
      Un abbraccio
      Giancarlo

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    • Ma, il fatto è che trovarne uno bravo è un terno al lotto, e di persone che si prendano 80, 100 euro a seduta per farmi parlare da sola francamente non ho bisogno. Peccato, perché poi magari una persona, per un tassellino che manca o da rimettere al posto giusto, vive una vita di qualità inferiore a quella che potrebbe.

      Confido sempre in un’illuminazione.

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    • Sì, ma parlare “con” un terapeuta, non “a” un terapeuta. La risposta è dentro di noi, ma il terapeuta ti deve saper indirizzare verso quelle risposte. Se devo parlare da sola, parlo da sola a casa, se devo parlare con qualcuno che non interagirà in modo specifico posso parlare con una persona amica, o col primo che passa. Quello che sono solita dire, da persona che studia psicologia da quasi cinquant’anni e che un po’ quel mondo lo conosce “Ho fiducia nella psicologia, molto meno negli psicologi”.

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    • Non sono tutti uguali, comunque non è detto che si possano risolvere tutti i problemi.
      Uno psicoanalista buono, come direbbe Woody Allen, è quello che diventa ricco alle tue spalle, ma spesso risolve i problemi psichici, scambiandoli con quelli contingenti, tra cui il conto in banca.
      A parte le battute ad effetto, quelli bravi esistono.
      Prova a scrivermi più spesso…
      Un abbraccio
      Giancarlo

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