Tumulti

 

***

Vi è mai capitato di sentirvi dentro un frullatore, di poggiare i piedi su una terra eternamente scossa dal terremoto e di faticare per trovare una posizione stabile, saltando di maceria in maceria, con l’unico scopo di rimanere in piedi, e dopo anni di questa vita vissuta tanto faticosamente essere riusciti semplicemente a restare nella stessa posizione immutata?

Ecco, questa è la mia impressione di questi ultimi anni, anzi, di questi ultimi decenni.

Ma che dico, la mia impressione di sempre.

Non scrivo più molto, questo lo vedete. Oggi ripensavo a tutti gli amici del blog, ma chi è rimasto? Ci siamo divertiti tanto, e non scioccamente, siamo stati anche creativi e abbiamo dato vita a iniziative anche culturali. Ricordo ancora con tenerezza la storie che abbiamo scritto in tanti su “La signorina a colori”, gara di scrittura lanciata dal blog Viadellebelledonne (che fine ha fatto? Mi pare di ricordare che sia fermo da una vita). E non c’è più Arthur, e non c’è più il Cavaliere Errante, Marisa Moles scrive poco probabilmente per le mie stesse ragioni, Lucetta ci ha avvisato che, per motivi familiari, non ha più testa per il blog. Aida Millecento, eterna fidanzata e preoccupata per la disoccupazione, ha trovato un ottimo lavoro, a quest’ora si sarà già sicuramente sposata, e chissà se sarà anche già madre o in procinto di diventarlo: quale che ne sia il motivo, qui non c’è più.

Latita Pj, latita D&R, e cerco di ignorare, tappando il cratere con un macigno, il dolore che, come una un’emorragia, non vuol saperne di fermarsi quando penso a Xavier (e anche quando non ci penso).

Voi che mi leggete, conoscete queste persone? Probabilmente no, la “famiglia”, la blogfamiglia intendo, è ormai un lontano ricordo.

Nella vita reale – quella fuori dal blog intendo – le cose non vanno diversamente: i miei familiari o non ci sono più o sono in altre città, quando non addirittura altre nazioni e continenti.

Comincio a sentirmi sola al mondo.

Un’amica, anch’ella sola, mi si è attaccata come una cozza patella facendomi addirittura desiderare quella solitudine che invece, sotto sotto, forse temo: ho dato uno scossone e l’ho mandata via, e per giunta neanche me ne pento.

La terra continua a tremare, e l’impressione è quella di continuare semplicemente a sopravvivere faticando tanto, ma proprio tanto, solamente per tenermi in piedi e non precipitare in una delle mille voragini che si continuano ad aprire.

Poi ci sarebbe un’altra chiave di lettura. Ho letto ultimamente una frase che suonava più o meno così:

Possiamo lamentarci perché i cespugli di rose hanno le spine,

oppure gioire perché i cespugli spinosi hanno le rose.

Io faccio decisamente un po’ e un po’.

41 thoughts on “Tumulti

  1. Io ormai scrivo poco, ma comprendo che se il mondo cambia, bisogna assecondarlo.
    C’è chi tutti i giorni espone di istagram la colazione o altro…..
    IO no, sono più riservato….
    Il blog Vivereperamare, è sempre “vivo”, ma scrivevo solo poesie ed aforismi, pochi brevi racconti, ho necessità di “ricaricarmi”
    Un abbraccio …
    Tovà Shanà
    Giancarlo

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    • Il problema è che quando su un blog non si posta più poi nessuno viene più a leggerlo, e quando uno ci torna a scrivere rischia di non venire più letto perché oramai è un luogo abbandonato.

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  2. bella questa frase, quasi illuminante. Per quanto riguarda te prova a non pensarci…chiudi gli occhi, respira…lascia passare qualche giorno, dedicati a qualche passione….e vedrai tutto con occhi diversi

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  3. Cara Diemme, per me sono i social ad aver ucciso i blog. Io stessa mi rendo conto che non trovo il tempo di scrivere come vorrei sui blog (una volta addirittura scrivevo i post su un file word, correggevo accuratamente, copiavo e incollavo sull’edit del blog, ricorreggevo… un lavoro infinito) ma qualche Tweet al giorno lo scrivo e leggo molti scritti delle persone che seguo. E’ una comunicazione veloce, qualche <3, qualche risposta, poche discussioni, follower scelti che condividano i miei interessi. Il blog non è più nulla di tutto questo… a meno che tu non sia una food blogger o una fashion blogger affermata (in quel caso sarebbe un lavoro ben retribuito).
    Felice di essere stata nominata come componente della tua “blogfamiglia”.
    Un abbraccio.

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    • Marisa, tu sei molto più di un componente della blogfamiglia, tu sei un’amica, ma l’ambiente che si era creato qui, lo scambio continuo, mi piacevano molto e ora mi mancano. Che dirti, panta rei!

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    • Io credo che gli scambi come li abbiamo vissuti noi 10 anni e più fa non ci sono più, nemmeno nei blog più frequentati. La colpa, secondo, me è sempre dei social che permettono scambi più veloci e poco impegnativi. Un abbraccio ❤

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    • Cara Marisa, sui social è tutto un altro tipo d’interazione, c’è la stessa differenza che c’è tra il fast food dove mangi il panino con l’hamburger e il ristorante dove mangi un pasto completo, dall’antipasto al dolce, con piatti genuini. Qui ci si racconta in maniera articolata, non la mezza riga in cui dici dove stai e cosa stai mangiando, qui si esprimono pensieri nostri su argomenti importanti, non ci si limita a condividere articoli che spesso non abbiamo neanche letto e che ancora più spesso risultano essere fake new. Davvero, come hanno potuto i social sostituire i blog? E come confondere la lana con la seta o, per dirla in maniera più colorita, la cacca con la cioccolata!

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    • Credo che il problema sia sempre quello: il poco tempo e la scarsa disponibilità al confronto, a meno che non si tratti di posizione nettamente in contrasto… quella, come per incanto, fa sparire il problema del tempo, anzi, c’è quasi un accanimento, nel lettore medio e particolarmente ignorante, nel voler contrastare ciò che scrivi, tanto da impuntarsi per avere l’ultima parola. Ciò succedeva anche nei blog (ricordo discussioni accese e infinite, però con ampio spazio di discussione mentre con Twitter e i suoi 280 caratteri la discussione è frammentata): lì puoi eventualmente non pubblicare il commento e tagliar corto, sui social io personalmente blocco chi vedo che ha solo un atteggiamento provocatorio e non vuole confrontarsi con argomentazioni valide e convincenti. Comunque sia, a volte è particolarmente stressante.

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    • Vero, i social hanno tolto tanto a questo mondo. Io sono una di quelle che si è lasciata prendere anni fa da FB, ultimamente da Instagram. FB l’ho abbandonato quasi subito, schifata da ciò che veniva pubblicato.
      Ora mi sono riavvicinata ai blog, mi mancava leggere qua e là e scovare storie e persone che altrimenti non potresti conoscere. Ed è un peccato.
      E poi, secondo me, i blog stanno iniziando ad essere rivalutati come meritano. Vedremo…

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  4. Anche io scrivo poco, figurati ho iniziato un blog titolato “vivo da sola” e ormai convivo da 8 anni! La terra tremare la sento pure io, sarà l’età che avanza, sarà un po’ tutto. Non smettere di scrivere, almeno ogni tanto, tienici aggiornati. Un abbraccio

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  5. Hai ben descritto uno stato d’animo che (a fasi alterne della mia vita) mi è parecchio familiare.
    Nel mio caso la sensazione non è tanto quella di muovermi su un terreno traballante ma di non sentirmi abbastanza solido e concreto e trovarmi dunque in balia dei venti e degli eventi, e di profondermi di conseguenza in un’enorme fatica al solo semplice scopo di “tenermi insieme” e restare ritto sui miei piedi. Sto appunto attraversando una di siffatte fasi, non così problematica come altre in passato ma sufficientemente disaggregante e disequilibrante da mettermi in difficoltà e farmi vivere una sorta di disagio permanente, che mi fa tendere all’autoisolamento. Passerà anche questa, intanto mi riaffaccio timidamente in questi spazi virtuali protetti, in cui scrivere e commentarsi a vicenda può regalare qualche sorriso e aiutare a evadere per un momento dagli affanni quotidiani, paradossalmente pur mentre magari si parla proprio di quelli.

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    • Beh, anche se l’hai descritto diversamente, mi pare che lo stato d’animo sia quello, e temo molto più condiviso di quello che possiamo immaginare. Io credo che di questi tempi la vita sia più difficile, si è sempre sotto gli occhi di tutti ma più soli, più abbandonati a noi stessi, più impelagati in mille difficoltà e pastoie che, nella maggior parte dei casi, dobbiamo affrontare da soli o al massimo in due. E’ inutile girarci intorno, la struttura familiare manca, manca, manca. Una generazione senza fratelli crea la successiva senza neanche cugini, senza contare che le persone emigrano, spesso anche se si hanno fratelli e sorelle si trovano in altre parti del mondo.

      I nostri anziani hanno vissuto l’incubo delle badanti, a noi con tutte probabilità non toccheranno neanche quelle. So che le persone si stanno organizzando in specie di comunità di amici, per aiutarsi l’un l’altro ma, se sono persone tutte della stessa età, la vedo dura: mia madre avrebbe definito questa situazione “lo zoppo che aiuta lo sciancato”.

      Va beh, diciamo che incontrarci qui, se non qualche sorriso, magari ci regala un momento di solidarietà ed empatia 😉

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  6. Il Cavaliere Errante! Quante poesie scriveva! E i suoi battibecchi divertenti con Aquilanonvedente…Poi l’ho deluso allontanandomi anch’io dalla blog-famiglia…Ci “sentivamo” via FB, poi però si è eclissato, e purtroppo per una brutta storia… Poi c’era Cielolibero (riapparso su Instagram), Folletta, Giovanni e il suo mondo alla Vasco, poi “zia” Raspa, Anto, Solitamente, e tanti altri…
    Hai proprio ragione, scriverci era un appuntamento quasi quotidiano. Poi succede come nella vita, gente che va, gente che viene…
    Ma la solitudine però non l’ho mai ritenuta negativa, anzi, spesso ne sentiamo il bisogno. Come dici tu, sono fasi…
    Un abbraccio

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  7. Ammetto di non scrivere più molto neanche io.
    L’unico posto dove lo faccio ancora è Twitter, per la velocità che lo contraddistingue.
    Una volta avevo più tempo (e più pazienza), mi mettevo lì, cercavo in rete, buttavo giù tracce e poi cercavo di scrivere qualcosa.
    Ora fruisco di più, guardo film, serie TV, ascolto più musica.
    Probabilmente invecchiando è così. 😀

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    • Magari è un momento di stanca, tutte le nostre attenzioni in questo ultimo anno e mezzo sono state fagocitate da Covid e vaccini, tra restrizioni, notizie e polemiche.

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    • Anche, ma credo sia soprattutto una voglia di fare altro.
      Almeno per me.
      In questo periodo ho proprio altre attività, finalmente si suona di nuovo e quando posso vado a fare foto.
      Magari, tra un po’, ritornerà la voglia di scrivere. 🙂

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  8. Sì, hai ragione, latito e non ho scuse, quest’anno l’ho iniziato con una promessa verso me stesso “voglio fare di tutto per essere felice”, e, tra i punti per raggiungere questo obiettivo, il secondo era quello di ritornare a scrivere. Sono passati due terzi di questo 2021 che mi ha travolto e masticato, non sono riuscito a metterne in pratica nemmeno uno.
    Ma la ferita di questo preciso momento, quella sensazione di dolorosa mancanza è dovuta allo scoprire adesso che Il Cavaliere Errante ci ha lasciati.
    E il mondo, il mio mondo, è un po’ più vuoto.

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    • Peraltro il tuo blog non è più accessibile, quindi neanche posso fare la nostalgia e rileggere i vecchi post.

      Sì, la perdita del Cavaliere è stata un colpo inaspettato, e il vuoto si sente. Speriamo che lui invece ora sia più sereno accanto a sua figlia, anche se ha un’altra figlia che pure avrebbe avuto bisogno di lui.

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  9. Il tempo… maledetto tempo. Ne parlavi spesso nel tuo blog, di quel tempo che non basta mai, che ti prende parte della giornata e che non lascia spazio per stare in pace con sè stessi. Ecco perché non scrivo. Per mancanza di tempo.
    Ho trascorso un anno e mezzo chiusa in casa sui libri per arrivare dove oggi sono arrivata. E ho trascorso mesi infuocati per organizzare un matrimonio che dovevo organizzare l’anno addietro. Il tempo mi è sfuggito di mano. Ma come fai a gestire casa, lavoro, figlia e attività come blog, libri e amici??? ME LO SPIEGHI??? Me lo dedichi un post su suggerimenti vari per organizzare la propria vita senza tralasciare nulla… ma proprio nulla????

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    • Io il post te lo dedicherò certamente, così cercheremo di avere anche altri consigli da altre donne, ma ti anticiperei di abbandonare il pio desiderio di non tralasciare nulla. Sarà molto questione di organizzazione, ma molto anche di stabilire priorità e delegare, altrimenti il burn out è dietro l’angolo.

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