Archivio | 13 luglio 2021

Tre mesi di dieta

Era il 13 aprile, esattamente tre mesi fa, quando mia figlia mi obbligò a pesarmi (era tanto che non lo facevo!), per vedere se avevo diritto a una qualche priorità nella vaccinazione in base al BMI.

Pesarmi e rimanere scioccata è stato un tutt’uno: come avevo fatto a ridurmi così?

Il mio problema è che il fisico non lo vedo proprio, né il mio né quello degli altri. Quando, anni fa, in seguito a una dieta che seguii convinta, raggiunsi il peso forma, tutti mi guardavano strabiliati e mi chiedevano come mi sentissi a vedermi così ma io, semplicemente, mi vedevo come prima: quando mi guardo allo specchio io vedo Diemme, punto.

Il problema semmai sono gli asterischi sulle analisi, e anche quella che sembra pigrizia ma non lo è, è solo l’oggettiva fatica fisica dello spostamento di tanta massa.

Morale della favola: da tre mesi mi alimento regolarmente da essere umano, da persona che mangia per vivere e non vive per mangiare. Moto, per la verità, poco, lo smart working mi ha tolto quelle poche occasioni “spontanee”, e andarsele a cercare è un abito mentale che ancora non ho acquisito però… però i risultati si vedono.

I pantaloni che avevo in uso, tutti rigorosamente con l’elastico, a un certo punto hanno iniziato ad essere troppo grandi e, nonostante l’elastico, mi cadevano da dosso.

Ne ho ripresi dall’armadio un paio che oramai non mi passavano più neanche dalle cosce e… mi sono entrati, li porto regolarmente e neanche stringono!

Mia figlia mi fotografa e, dalla foto, realizzo di essere moooooolto in carne, e se sono così adesso, come ero prima?

Continuo. Chi la dura la vince!