Archivio | luglio 2021

Paragoni intollerabili

Che da oltre un anno siamo in pandemia lo sapete. Che i governi brancolano nel buio lo sapete pure, e che per quel poco che ci vedono gli interessi economici hanno la meglio sul buon senso è pure sotto gli occhi di tutti (non per niente aprono le discoteche e chiudono le scuole).

Gli sforzi di tutto il mondo – sia dal punto di vista della ricerca scientifica sia da quello economico per il suo sostegno – si sono concentrati sulla ricerca di un vaccino, che alla fine è stato prodotto e sembrava la panacea di tutti i mali (e pure questo lo sapete).

A questo punto, mentre il mondo intero, o almeno quella parte di mondo che se lo può permettere, procede alla campagna vaccinale di tutta la popolazione, combattendo con logistica e disponibilità dei vaccini, sorgono gli immancabili novax.

Ora, con tutto il mio desiderio di rispettare le posizioni di tutti, il rispetto dei novax sta diventando per me un’impresa troppo ardua.

Ovviamente ce ne sono di preparati che motivano la propria posizione (molto pochi per la verità), ma perlopiù fanno cadere le braccia per le loro argomentazioni e tremare per la loro perniciosità.

Nella stragrande maggioranza (e quindi sempre fatte salve le dovute eccezioni) sono complottisti aderenti ai vari gruppi “noncielodicono”, certi di avere la verità in tasca, che se ne escono con argomentazioni di una banalità sconvolgente nel migliore dei casi, degni della stregoneria e assolutamente infondati da un punto di vista medico – quando non direttamente controproducenti e deleteri – nel peggiore.

“L’ha detto un medico” poi mi fa saltare sulla sedia e ribollire il sangue, tanto per cominciare perché “l’ha detto un medico” la maggior parte delle volte significa “L’ha detto uno che si spaccia per medico”, in secondo luogo perché le pecore nere ci sono dappertutto, e metti che veramente sia un medico, o  “eccentrico” o che semplicemente abbia deciso di mettere a frutto il suo titolo nella maniera più redditizia (e meno etica) possibile, questo comunque non fa testo: l’esperienza di noi tutti ci insegna che su internet, di qualsiasi cosa vogliamo trovare “una voce autorevole” che ce la confermi, di sicuro la troviamo, compresa la dimostrazione che la terra è piatta (lessi di una studentessa che ci fece una tesi di laurea, con tanto di prove e dimostrazioni).

Ora, una cosa devo dire a favore dei novax: i vaccini possono effettivamente nuocere e, benché i benefici siano di gran lunga superiori ai rischi, se pure gli effetti collaterali si presentano in un caso ogni milione o ogni dieci milioni, la persona che viene colpita da quegli effetti collaterali non si ammala per un milionesimo o un decimilionesimo, ma a 360 gradi, ed è per questo che ogni volta che ho fatto un vaccino (e li faccio tutti) o che l’ho fatto fare a mia figlia sono stata tranquilla al 99,999%, ma mai al 100%.

Tralasciando ogni altra considerazione (altrimenti questo post diventa chilometrico e i più rinuncerebbero a leggerlo) quello che mi sta veramente facendo infuriare in questi ultimi giorni sono gli accostamenti delle restrizioni a cui la popolazione non vaccinata potrebbe venire temporaneamente sottoposta alle persecuzioni naziste e all’Olocausto. A parte che si dovrebbero vergognare di banalizzare un tragedia immane per il proprio tornaconto, a parte che l’Olocausto è un progetto di sterminio e non un programma di tutela della salute pubblica e nessuno ha chiesto ai perseguitati di starsene comodamente a casa propria a mangiare popcorn davanti al televisore facendosi recapitare la spesa a casa, le argomentazioni portate a sostegno di questa tesi sono agghiaccianti. L’immagine che ho postato chiaramente ricalca l’ignobile “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi), posto dai nazisti all’ingresso di numerosi lager.

Non è l’unico accostamento di quella che viene definita “dittatura sanitaria” alla scellerata dittatura nazista, oltre ai numerosi insulti a chi invece si è fatto vaccinare (definiti tra le altre cose pecore senza cervello destinate a morire) e, francamente, ne ho piene le tasche.

Con tutti i limiti di una campagna vaccinale portata avanti in maniera troppo spesso letalmente scriteriata (vedi gli open day per la somministrazione dell’AstraZeneca a quelle fasce per cui era sconsigliata), il vaccino rimane un’arma potente nei confronti delle malattie e una delle più grandi conquiste della scienza moderna.

 

 
Arbeit macht frei

Tre mesi di dieta

Era il 13 aprile, esattamente tre mesi fa, quando mia figlia mi obbligò a pesarmi (era tanto che non lo facevo!), per vedere se avevo diritto a una qualche priorità nella vaccinazione in base al BMI.

Pesarmi e rimanere scioccata è stato un tutt’uno: come avevo fatto a ridurmi così?

Il mio problema è che il fisico non lo vedo proprio, né il mio né quello degli altri. Quando, anni fa, in seguito a una dieta che seguii convinta, raggiunsi il peso forma, tutti mi guardavano strabiliati e mi chiedevano come mi sentissi a vedermi così ma io, semplicemente, mi vedevo come prima: quando mi guardo allo specchio io vedo Diemme, punto.

Il problema semmai sono gli asterischi sulle analisi, e anche quella che sembra pigrizia ma non lo è, è solo l’oggettiva fatica fisica dello spostamento di tanta massa.

Morale della favola: da tre mesi mi alimento regolarmente da essere umano, da persona che mangia per vivere e non vive per mangiare. Moto, per la verità, poco, lo smart working mi ha tolto quelle poche occasioni “spontanee”, e andarsele a cercare è un abito mentale che ancora non ho acquisito però… però i risultati si vedono.

I pantaloni che avevo in uso, tutti rigorosamente con l’elastico, a un certo punto hanno iniziato ad essere troppo grandi e, nonostante l’elastico, mi cadevano da dosso.

Ne ho ripresi dall’armadio un paio che oramai non mi passavano più neanche dalle cosce e… mi sono entrati, li porto regolarmente e neanche stringono!

Mia figlia mi fotografa e, dalla foto, realizzo di essere moooooolto in carne, e se sono così adesso, come ero prima?

Continuo. Chi la dura la vince!

Non sono sempre connessa (e me ne vanto)

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Una volta internet rappresentava una possibilità in più: chi aveva internet poteva fare tante cose da casa, senza spostarsi, poteva farle fuori dagli orari d’ufficio e insomma, poteva regalarsi una vita più comoda.

Se voleva.

Chi non voleva o non era così tecnologico, poteva seguire il percorso tradizionale e non abbandonare le proprie vecchie abitudini.

Per carità, non sono assolutamente una contraria al progresso e al cambiamento, ma deve essere un progresso reale, un cambiamento positivo, mentre oggi stiamo assistendo a un’esasperazione disumanizzante e alienante.

Ripeto, prima internet era una possibilità in più, un’occasione di vita più comoda: oggi è L’UNICA possibilità, per giovani e vecchi, ricchi e poveri, sia che tu viva in una città senza particolari problemi di connessione internet sia che invece viva sul cucuzzolo di una montagna, sia che tu abbia buona vista sia che non ce l’abbia, sia che abbia qualcuno che ti aiuti sia che non ce l’abbia.

Il “PUOI” fare questa cosa a qualsiasi ora del giorno e della notte è diventata un “DEVI”, il cervello non stacca mai, la gente non sta vivendo più.

C’è sempre una notifica che sfugge, un canale cui siamo registrati da cui non siamo stati raggiungibili, siamo sempre in affanno e sempre in difetto.

Cercando su internet un’immagine per questo articolo scopro che esiste una malattia, che si chiama “nomofobia ” (nome secondo me inappropriato visto che “nomos” in greco significa legge, ma pare che in questo caso “nomo” stia per “no-mobile”, orribile accozzaglia di prefissi e suffissi di origine diversa).

Comunque, io in questo articolo non volevo giudicare la vita di chi VUOLE essere sempre connesso, ma la disperazione, l’alienazione, il processo di disumanizzazione cui è costretto chi DEVE essere sempre connesso,  e ho l’impressione che oggigiorno questo riguardi praticamente TUTTI.

Ricordo quando dovevo pagare la tassa universitaria per la domanda di laurea di mia figlia: stampai il bollettino (ovviamente oggi si è praticamente obbligati ad avere la stampante a casa, il pc neanche lo metto in discussione) e poi andai alle Poste a pagare: niente da fare, il bollettino non era nel formato accettato dalle Poste. Allora andai in tabaccheria e il formato sì, andava bene, “ma il codice non era caricato e la procedura non lo riconosceva”.

Morale della favola, dovevo assolutamente pagare questo bollettino e non avevo idea di come fare. Mi venne in soccorso una persona “io ho la banca online, pago PA, passami i codici”: problema risolto, ma il fatto è che ora la banca online è un must, e pago PA lo devi avere, e come non hai ancora lo SPID, non hai la APP, non hai WhatsApp… senza contare poi quando ti serve assistenza e i call center ti fanno parlare con “l’assistente digitale”, praticamente un robot con inutili domande e risposte preregistrate: BAAAAAAAAAAAAAASTAAAAAAAAAAA!

E poi ci lamentiamo che la gente è esaurita, siamo diventate macchinette che devono funzionare, funzionare, funzionare… e ribellatevi sant’Iddio, come potete accettare questa profanazione della vostra vita? Come potete accettare che l’anziano senza figli, senza WiFi e senza App sia destinato a soccombere? Come potete permettere che il lavoro vi raggiunga pure sul cucuzzolo della montagna la notte del 31 dicembre o a ferragosto, come potete accettare di essere sempre in difetto, che ci sia sempre qualcosa che non avete fatto?

Che poi, sapete che succede? Che siccome uno è un essere umano, con limiti umani, e grazie al cielo anche dotato di un certo spirito di sopravvivenza, a un certo punto fa un urlo e stacca tutto.

Ne ho conosciute di persone – chi poteva – che sono andate in pensione perché non ne potevano più di questa “informatizzazione” (non che la pensione te la risparmi più di tanto), ma per molti una via d’uscita non c’è.

Ecco, nella mia casella di posta arrivano in continuazione petizioni per la cause più assurde, ma mai nessuno ne ha promossa una per un mondo in cui internet sia una possibilità in più e non l’unica.

Oltretutto, per essere sempre connessi, riempiamo la nostra casa di webcam e microfoni, e quanto spesso è successo che venissero inavvertitamente ripresi e registrati momenti “personali”? C’è gente che non si vaccina perché ritiene che le vengano inoculate nanospie (per registrare che, i borborigmi, la peristalsi intestinale o fotografare le placche nelle arterie?) e poi sono pieni di dispositivi elettronici, Alexa compresa, che tutto registrano e tutto riprendono.

Tra le altre cose, mi dicono che Alexa sia stata chiamata a testimoniare in tribunale (e ho detto tutto), devo cercarmi l’articolo.

Ecco, io ho alzato il mio grido di protesta, forse fonderò un partito, “Movimento per la riappropriazione degli spazi personali e contro l’obbligo della tecnologia avanzata”. Vi chiedo aiuto per cercare un nome più breve.

Economia Covid

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E fu sera e fu mattina: primo giorno.

Ai suoi esordi la pandemia ci ha disorientato e, soprattutto paralizzato. Paralizzato noi, chiusi a casa per paura del contagio, paralizzata l’economia, perché negozi, bar, ristoranti, artigiani, sono stati tutti costretti a stare chiusi.

Il governo, secondo me disorientato a prescindere anche senza pandemia, figuriamoci come ha affrontato questa crisi! La sinistra (non in senso politico) che non sapeva cosa facesse la destra, misure di prevenzione e sostegno raffazzonate, DPCM come se piovesse, ristori mai arrivati e promesse con scappellamento a sinistra, comunicati come se fosse Antani, approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale con supercazzola prematurata (e caliamo un velo pietoso sulla campagna vaccinale) ma…

…ma…

Nelle carte c’è una carta, la Morte, che spaventa tanta gente, ma che non è vero abbia un significato necessariamente negativo: la fine di qualcosa significa l’inizio di un’altra, ed ecco la gente che s’ingegna e nasce un altro mercato, un’altra economia.

Mi dice mio cugino, con negozio di computer, che i portatili non si trovano più, e se si trovano sono carissimi: lo smart-working ha fatto volare la domanda, rendendola superiore all’offerta, e quindi facendo volare i prezzi e così, mentre tutto l’indotto del lavoro on-site soffriva la crisi (a cominciare dai ristoratori), in un momento in cui non facevamo più rifornimento di carburante, non mangiavamo più fuori casa, non consumavamo più neanche i tacchi delle scarpe, si è impennata la richiesta di dispositivi elettronici (ma anche di pigiami, ciabatte, tute…).

Tutto viene recapitato a domicilio, e quindi s’impenna anche la richiesta di corrieri (e anche là con tutto l’indotto).

Vogliamo parlare di mascherine? Prima non si trovavano neanche a pagarle oro, il mondo era abituato a produrne solo per gli addetti ai lavori e la richiesta di miliardi di pezzi ne ha in un primo momento reso impossibile la reperibilità sul mercato, ora le trovi sulle bancarelle a prezzi stracciati e sono diventate un accessorio di moda, ne vendono di tutti i tipi e di tutti i colori, e soprattutto ne vendono milioni. Molte aziende si sono riconvertite, sicuramente chi produceva guanti in lattice, mascherine e gel disinfettanti non ha sofferto la crisi, come pure medici e infermieri, richiestissimi, che non sanno a chi dare i resti per le richieste che ricevono, anche se principalmente come vaccinatori o per eseguire/refertare i tamponi.

Che dire dunque, come sempre nella vita non sopravvive il più forte, ma chi si sa adattare, e nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, economia compresa.

 

Vaccino sì, vaccino no

***

Io, probabilmente lo sapete, sono decisamente pro-vax. I no-vax sono una categoria particolare, perché ce ne sono – secondo me pochi – di intelligenti e informati che si documentano e motivano le proprie posizioni, altri che sembrano davvero la casalinga di Voghera che si fa leggere il futuro dalla cartomante e combatte il malocchio con la bacinella dell’acqua sotto il letto.

I secondi li ho tutti “tacitati” sul mio profilo fb, con i primi invece ho un confronto continuo e interessante.

Allora, torniamo a bomba, e parliamo del cosiddetto vaccino anti-covid. Io non sono un medico e anche se lo fossi non avrei la verità in tasca, ma sono madre di medico che si è fatta vaccinare e ha lottato affinché io e il padre lo fossimo.

Le obiezioni al vaccino sono tante una delle quali, secondo me abbastanza idiota, è che il vaccino non protegge dal contagio ma solo dalle forme gravi e letali della malattia: ma, dico io, vi pare poco? Secondo voi non c’è differenza tra l’avere un raffreddore o addirittura un contagio asintomatico e il finire intubati per non si sa quanto o addirittura lasciarci le penne?

Un’altra obiezione è che è stato sviluppato in pochissimo tempo. A parte che non è stata saltata alcuna fase sperimentale, la velocità con cui i vaccini sono stati realizzati è stata dovuta alla massima concentrazione di sforzi a livello mondiale con investimenti che altri studi scientifici si sognano, e inoltre abbiamo a disposizione tecnologie d’avanguardia che solo fino a pochi anni fa non avevamo.

Manca l’osservazione nel corso del tempo, questo è vero, per i miracoli non siamo ancora attrezzati, ma che effetti volete che ci siano, dato il meccanismo di funzionamento del vaccino? Probabilmente l’unico punto interrogativo è la durata dell’immunità. Non ci viene inoculato alcun virus (non con i vaccini a mRNA almeno), ma uno “specchietto per le allodole” che induce il corpo a una risposta anticorpale: questa risposta può essere più forte o meno forte, più efficace o meno efficace, ma di possibilità di danni (ovviamente tutto è relativo) ne vedo poche. Consideriamo comunque che TUTTI i farmaci hanno effetti collaterali e non vanno mai presi alla leggera: i farmaci non sono caramelle, e vanno assunti solo per necessità, tenendo presente il rapporto rischi benefici.

Io personalmente sono una che, in linea di massima, se ha un mal di testa se lo tiene, proprio perché non trascuro la possibilità di nocumento di un eventuale antidolorifico assunto.

Tutto ciò premesso, cari miei, io il vaccino me lo sono fatto, ho il Green Pass e, per ora, me ne vanto.