Il razzismo è nella testa, non nel dizionario!

*** Nota: avrei voluto un video non commentato, ma non l’ho trovato: se qualcuno me lo saprà indicare lo cambierò molto volentieri, anche perché con questi commenti non concordo ***

Vorrei spendere due parole su Pio e Amedeo.

Che abbiano portato avanti il loro discorso con poco tatto e molta ignoranza siamo d’accordo, ma il principio secondo me era giusto.

Le parole sono un fatto convenzionale, hanno il valore che uno gli dà. Il razzismo è nei pensieri, nei convincimenti, nelle intenzioni, non nelle parole. Considerando le parole che possono essere usate con accezione negativa, compreso “donna” tanto per dirne una, dovremmo abolire tutto il vocabolario, e comunque la censura è un terreno molto ma molto insidioso, uno strumento che, se usato scriteriatamente e ciecamente – come secondo me in questi casi – porterebbe a risultati controproducenti e assolutamente inutili allo scopo prefissato.

Io non mi sono mai offesa quando mi hanno chiesto se fossi ebrea o indicato come tale, mi ha ferito invece una persona che, colta dal dubbio, non sapeva come chiedermelo PER TIMORE DI OFFENDERMI. Quel girarci intorno, quel guardare in basso con aria vaga, quell’assumere un tono flautato per chiedermi “sei…” e ancora lo sguardo imbarazzato verso il basso “di religione israelita?” “Di religione israelita” perché “ebrea” era troppo duro e diretto? Troppo offensivo e avrebbe potuto scatenare una reazione del tipo “Ma come ti permetti!”?

Ecco, in quel caso mi sono non dico offesa, ma sicuramente mi sono cadute le braccia, e una sorta di avvilimento umano per i preconcetti che ancora esistono l’ho provato. Ricordo ancora un mio conoscente, lui sì pieno di pregiudizi, che mi fa, “ma poi, questi…” (pausa alla ricerca di una parola che si potesse dire, e assumendo un tono e un’espressione di assoluto disgusto) “… omosessuali, ne vogliamo parlare?”. Ecco, ha usato il termine “politically correct”, cionondimeno ha espresso tutto il suo rifiuto e la sua posizione discriminante e discriminatoria.

Io sono assolutamente contraria alla guerra alle parole, guerra che ritengo più un gioco di società – ricordate il gioco del sì, del no, del bianco e del nero? – che non una reale lotta alla discriminazione, mentre confido in una reale educazione al rispetto della diversità, alla conoscenza e alla capacità di ragionamento perché tanto, gira che ti rigira, il razzismo e la discriminazione sono sempre frutto dell’ignoranza e non del vocabolario.

17 thoughts on “Il razzismo è nella testa, non nel dizionario!

  1. Se andiamo a guardare di discriminazioni ce n’è una marea. Es. Io mi sono sentita discriminata rispetto a quelli che potevano frequentare l’università mentre i miei non avevo i soldi per pagarmi l’affitto ecc. Inoltre l’intolleranza non si combatte diventando più intolleranti e per finire… ma sei pure ebrea?

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  2. Non ho visto il loro programma, ho preferito altro…. Ho avuto modo di conoscerli in un programma di Maria de Filippi e sinceramente con le loro battute fatte su Maria qualche risata me l’hanno strappata.

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    • A me non piacciono molto, francamente li trovo grevi, però sai bene che sul politically correct e la censura dei termini con me sfondano una porta aperta. Io appartengo a una mminoranza, e sapessi quanto si può essere offensivi pure girando intorno a quello che uno pensa veramente, al pregiudizio radicato in lui, ma che traspare anche attraverso le parole più garbate di questo mondo!

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  3. Il razzismo esiste solo per gli adulti, che hanno la testa di pregiudizi.
    metti i bimbi ti ogni nazionalità sesso e religione a giocare in un qualsiasi asilo e vedrai che giocheranno tra loro, senza discriminazioni di sorta.
    il razzismo è paura, incomprensione, talvolta grettezza, ma non va combattuto con armi di repressione, queste , al contrario, irritano maggiormente la platea.
    Non me ne vorranno i razzisti se io non sono in accordo con loro, ma i discriminati me ne vogliono assai, quando ribadisco che a loro modo sono razzisti e si mantengono in disparte, creando aggregazioni, spesso guardate con sospetto. Capisco che le comunità stiano più a loro agio se hanno tradizioni e linguaggi comuni, ma un piccolo sforzo per superare i punti di vista , non sarebbe inopportuno.
    Ovvio che certe frasi o semplici parole hanno valenze negative e offensive, queste vanno abolite, come le bestemmie, ma non è necessario creare un clima di lotta .

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    • Questa è l’incoerenza a quanto vedo di tutte le minoranze, voglio essere trattati da ugueli e vogliono essere diversi, si offendono se vengono discriminati ma praticano l’autoisolamento organizzandosi in sette. Lo fanno tutti, evidentemente è un’incoerenza insita nella natura umana.

      Per quanto riguarda i termini, alcuni sono oggettivamente offensivi (se tu dici “stronzo” non è che possa in nessun caso avere un’accezione positiva o neutra), ma altri termini, negro, ebreo, frocio, etc., quando uno ha usato dei sinonimi per dire la stessa cosa non è che abbia poi risolto molto a livello di rispetto umano.

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    • Certamente, dire israelita ad un ebreo, non cambia il senso, che può essere dispregiativo o meno in ogni caso.
      Nero o negro, hanno significati diversi, ma secondo alcuni dialetti non esiste alcuna distinzione (esempio nero come un corvo= negru cume in coevu – nel dialetto ligure rivierasco ponentino). Frocio ha tanti sinonimi dispregiativi, che è difficile trovare quello non offensivo, perché comunque vada , non andrà mai bene, in quanto verrà soltanto usato per discriminare, giacché diversamente non vi sarebbe motivo di parlare delle tendenze sessuali di alcuno. Non si è mai sentito parlare di eterno in modo spregiativo, perché non se ne sente proprio parlare.

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    • “giacché diversamente non vi sarebbe motivo di parlare delle tendenze sessuali di alcuno”: lo stesso dicasi di gay od omosessuale. Dal momento che si usano questi termini si sta parlando dell’orientamento sessuale, la sostanza non cambia.

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    • Errata corrige: negru cume in croevu.
      “Non si è mai sentito parlare di etero in modo spregiativo, perché non se ne sente proprio parlare.
      Scusa, ma il correttore automatico scrive quello che secondo lui è giusto….. a volte scrive sciocchezze, ma è colpa mia che non controllo.

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