Archivio | maggio 2021

Stresa, quella strage deliberata

Ho veramente poca voglia di scrivere, soprattutto su una questione come questa, una tragedia che ha posto fine DELIBERATAMENTE alla vita di 14 persone (e benedette misure anticovid, altrimenti sarebbero state molte di più!)

Ho poca voglia di scrivere sulla rapacità umana, a que “sorvolare” sulle misure di sicurezza “tanto che vuoi che succeda”, a noi non basta la tragedia del Vajont, e non basterà Stresa.

Ricordo un’altra tragedia, di cui mi sfuggono i riferimenti in questo momento, un aereo fatto ripartire senza manutenzione, rappecettato con mezzi di fortuna: il pilota non voleva partire, l’hanno obbligato, il pilota e tutti i passeggeri sono morti, chi ha deciso quella partenza è vivo e vegeto.

Oggi una mia conoscente ha scritto un pezzo drammatico sul piccolo Eitan e il valore della vita, io non ho neanche finito di leggerlo, non ho voglia di scrivere, e non ho voglia di leggere.

Mi sento disarmata di fronte alla pochezza umana, all’incoscienza, alla cupidigia infinita e dissennata, a un’insana rapacità senza morale, e a queste pene previste davvero esigue rispetto alla colpa: hanno ucciso 14 persone, le hanno uccise deliberatamente. E’ come quando uno si mette alla guida ubriaco o drogato, non è un incidente se succede qualcosa, è un miracolo se non succede, e qui è la stessa cosa, una strage deliberatamente provocata.

Ora mi chiedo perché chi uccide una persona si becca 30 anni e chi ne uccide quattordici al massimo 10? Come si può ritenere che chi preme il grilletto uccide intenzionalmente e chi invece blocca due freni di sicurezza di una funivia no?

Non voglio scrivere su questi assassini, voglio solo guardare, con lo sguardo vuoto, il nulla davanti a me chiedendomi perché.

L’energivoro

Christian Frates recita David Banner (in Hulk)

Non ho trovato l’immagine che desideravo, ma mi pare di capire che David Banner, padre di Hulk, fosse chiamato qualcosa tipo “Uomo spugna”, ed era uno che assorbiva energia in maniera inverosimile: insomma, un energivoro.

I miei ultimi 28 anni sono stati massacrati da un energivoro, Attila, che oltre ad essere energivoro mi ha sembre ricattato affettivamente tramite mia figlia, che ha usato come cavallo di Troia per continuare a far parte della mia vita e tormentarmi.

Quando, circa dieci anni fa, minacciò di farla finita, fui spaventata dal fatto che ne provai gioia: mio Dio, come mi aveva ridotto? Tante volte mi ha portato a capire gli uxoricidi, e ho pensato che trent’anni di Rebibbia mi sarebbero sembrati una vacanza alle Maldive in  un resort di lusso rispetto alla vita che mi costringeva a fare.

Un giudice una volta ebbe a dirmi che il tempo lavorava in mio favore, che la bimba sarebbe cresciuta e lui sarebbe diventato sempre meno un problema, ma questo tempo è sembrato proprio non passare mai. Poi però, finalmente, è passato.

E’ da oltre un mese che non lo vedo, e mi sembra di essere rinata: dimagrisco e sono piena di energie, di ottimismo, di voglia di vivere, fare, costruire… Ricordate che ho sempre lamentato la mia demotivazione, il mio sfiancamento? Scomparsi. Lontana dalla kriptonite, sono tornata Supergirl.

Ho parlato con mia figlia, le ho detto che capisco che per lei è il padre, ma vede la differenza di quanto sto bene senza di lui e quanto sto male quando circola? Le ho chiesto di capire la situazione, lei è adulta e vaccinata (con Pfizer 😆 ), può vederlo quando vuole, può pure trasferirsi da lui se lo ritiene opportuno, ma se mi vuole bene che non me lo faccia più ricapitare davanti agli occhi.

Il tempo passa, gli anni sono quello che sono, e non mi è rimasto molto tempo per rinascere.

 

 

 

Io, Xavier, Israele e la questione palestinese

Ho il cuore a pezzi per quanto sta accadendo in Medio-Oriente, e il sale sulle ferite sono i commenti che leggo sui vari social, frutto della più becera ignoranza, o della più disarmante ingenuità, o del più bieco pregiudizio, vattelappesca.

Pare che la miccia stavolta sia stata una banale questione di sfratto per morosità, un normale sfratto – per la verità, una serie di sfratti – prontamente monopolizzato per dare il via all’ennesimo attacco a Israele, cui il mondo, come al solito, rimprovera di difendersi.

Non starò qui a tediarvi con le varie storie, chi ha voglia di sentire la nostra campana può farlo in questa pagina, ma voglio qui riportarvi le parole del responsabile di quella pagina, che secondo me dicono tutto a chi, in buona fede, vuole capire:

Per valutare la voglia di pace delle parti in campo basterebbe guardare alle 2 manifestazioni di sostegno ad Israele da una parte, alla Palestina dall’altra.
Nella piazza pro Israele, la parola “pace” è stata quella più frequente, non si lanciano accuse islamofobe e ci si dice contro il terrorismo. In tutti i discorsi, ci si dice dispiaciuti per quello che entrambi i popoli sono costretti a subire. Tanti bambini e clima sereno.
Nelle piazze pro-palestinesi, i concetti più frequenti sono parole d’odio contro Israele, si bruciano bandiere, si forzano i blocchi della polizia e parte l’ossessiva retorica piagnona contro l’occupante, con assurdità purtroppo ben celebri come i parallelismi con il nazismo e l’apartheid.
Dimmi con chi vai (e come ci vai) e ti dirò chi sei. (Alex Zarfati)

Provo ovviamente profonda compassione per la popolazione palestinese vessata da una dittatura da oltre 15 anni, privata del ristoro dei contributi internazionali che vengono investiti in armi anziché in scuole, ospedali, infrastrutture. Soffro per quei bambini che non conoscono infanzia, per una popolazione imbibita d’odio che non riesce a vivere la vita come quel dono prezioso che è (e nelle loro povere condizioni vorrei ben vedere), ma di tutto questo Israele non ha colpa, e quel minuscolo fazzoletto di terra continua a pagare un prezzo esoso in termini di sangue per il solo fatto di esistere.

Voi direte “E che c’entra Xavier in tutto questo?”. Ecco, lui era un propal, sicuro che un giorno avremmo discusso per la questione palestinese, ma la storia c’insegna che non è andata così, il motivo del distacco non è stato un alto ideale umanitario, ma una questione molto più terra terra (va beh, non proprio terra, diciamo altezza bacino). Ora mi dico che già da questa sua posizione avrei dovuto capire che i suoi criteri di giudizio non andavano alla sostanza, ma a delle forme di pregiudizio tipo “Il debole ha sempre ragione”, giudizio che lo portava ad essere rigorosamente sempre dalla parte delle acque chete, contro chi aveva l’enorme colpa di essere più leale, diretto e strutturato.

Lo so, ho mischiato il sacro con il profano, ma quando leggo certi commenti, assolutamente ciechi, carichi di una propaganda che, secondo me, sarebbe pure facile smantellare con il semplice uso della logica, mi viene sempre in mente lui, come muro che, sia pure animato da intenzione oneste, era restìo a considerare qualsiasi verità palese: insomma, mi rendo conto ora che faceva parte di coloro che adeguano i fatti alla propria opinione, anziché la propria opinione ai fatti.

Per quanto mi riguarda,

confidando sempre in una pace duratura per tutti, e in una pacifica convivenza che sono certa sia possibile.

 

Ciao, Bruno, nobile e tormentato cavaliere errante

Questo brutto scherzo ci hai fatto.

Così, all’improvviso, senza averci mai detto che stavi male. Cioè, che stavi male nell’animo lo sapevamo, la morte di tua figlia ti aveva segnato, non sei mai più stato lo stesso.

Non ci avevi detto però che stavi male anche nel fisico. Non ti lamentavi, non ti curavi, ma poi alla fine tutto è diventato troppo per poter passare sotto silenzio.

Quello che mi ha colpito però, e che oggi mi consola, è che tu, ateo dichiarato, quasi rammaricato di non essere tra coloro che possono trovare conforto e ristoro nella fede, questa fede verso la fine dei tuoi giorni l’avevi trovata.

Eri sicuro che un giorno in quel felice mondo che è l’aldilà, avresti ritrovato tua figlia, l’avresti riabbracciata, e siamo tutti convinti che questo pensiero ti abbia fatto in fondo desiderare la morte ogni giorno di più.

Sei morto il giorno del mio compleanno, un giorno dopo aver festeggiato il tuo: un modo forse per non farti dimenticare, ma non ti avrei dimenticato lo stesso.

Addio, amico caro, che hai voluto riabbracciare quanto prima la tua piccola anche se la tua grande, ancora qui, aveva pure lei bisogno di te. L’hai lasciata affidata alla madre, che senza di te dovrà avere forza per due.

Che l’abbraccio di tua figlia ti compensi per questo abbandono che i tuoi cari non avrebbero mai voluto vivere.