La panchina cantastorie

Per Pasqua, simbolo di rinascita, in un momento in cui più che mai questa rinascita è auspicata e in cui più che mai dobbiamo credere, voglio riproporvi questa mia poesia, già pubblicata e riproposta più volte ma che secondo me, nella sua semplicità, porta un messaggio di imperitura dolcezza, la vita che vince, il sostegno familiare che vince, la gioia di vivere che vince.

Buona Pasqua a voi tutti, che possano risorgere le nostre strutture, le nostre aziende, ma soprattutto i nostri valori familiari e la nostra gioia di vivere!

LA PANCHINA

S’io potessi parlare,
e dirvi ciò che ho visto,
quanti modi d’amare,
qual nobile qual tristo:

amori appena nati,
vissuti oppur sognati,
amori disperati,
urlati o sussurrati.

Lacrime solitarie,
soffocate in silenzio,
risate spensierate,
regalate al vento.

Promesse mantenute,
imbarazzi d’addio,
tante generazioni,
qua sotto sempre io.

A volte vorrei dire
“Non credeteci troppo!”
ma poi mi viene in mente
chi supera ogni intoppo,

per ritrovarsi qui,
coi capelli d’argento,
a regalare ancora
le sue risate al vento.

Diemme 18/06/2009

21 thoughts on “La panchina cantastorie

  1. Gran bella Poesia la tua, cara Diemme, ancorchè la panchina …. l’ umile panchina di legno ( o di ferro ) meriti i tuoi versi dolci e delicati, romantici …. e, forse, un pochino demodè ! 🙂
    BUONA PASQUA … Amica a me diletta, un abbraccio pasquale a te e all’ ottima Dottoressa Sissi ! 😀

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    • Sì, mi sono riposata ma in realtà è un periodo molto faticoso e il riposo non basta mai. Qui con i vaccini si procede abbastanza spediti, credo. Io personalmente ho dovuto rimandare perché sto facendo degli accertamenti medici e non volevo rischiare con Astrazeneca finché non si chiarisce l’origine dei disturbi. Onestamente mi spaventa molto questo vaccino ma mi pare di non avere altra scelta.
      😦

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  2. Bella la poesia. E devo dire che anch’io mi affascinano le panchine. Quando passo accanto a loro non riesco a non scattare qualche foto. Le foglie cadute. C’è ha, un qualcosa di triste, di melanconico, di testimonianza sul nostro “memento mori”.

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