Archivio | marzo 2021

Il senso della vita, secondo me

Beh, diciamo che è una delle più belle lettere che mi sia stata mai scritta! ❤

Julian Vlad

Ella y yo, un sábado por la mañana, con el sol detrás de nosotros

Cara Diemme,

le domande che ti poni sono semplici e al tempo stesso esistenziali, scatenano riflessioni complesse che richiedono di venire ponderate con particolare cura, facendo appello a un sereno contemplativo distacco che per fortuna di questi tempi non mi fa difetto. Provo a risponderti procedendo a braccio, in ordine sparso.


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Due volte nella polvere, due volte sull’altar: quale la mia impronta?

A mano a mano che la vita trascorsa diventa più lunga di quella da trascorrere, o quella da trascorrere più breve di quella trascorsa che dir si voglia, si pensa sempre più spesso a cosa avremo lasciato in questo mondo quando non ci saremo più. Ovviamente chi ha figli lascia i figli, certo, ma che messaggio avremo trasmesso anche a loro? Che differenza avremo fatto in questo mondo?

Io a volte mi sento una persona riuscita, una che ha vinto tutte le propre battaglie, e un’altra volta esattamente il contrario, e mi prende non vi dico che scoramento. A parte il figliare, che qualsiasi animale è capace di farlo, che lascio io a questo mondo? Ho fatto la differenza in qualcosa? Ho cambiato in meglio la vita di qualcuno?

E voi, ve le fate mai queste domande?

Io vedo tenta gente o impegnata nel sociale, o che porta avanti una battaglia, una missione, una passione, e li invidio, mi sento cosi zoppa, così priva di quella luce che accende la vita, e ti fa svegliare la mattina con la voglia di fare.

Tante volte mi dico che ho lottato e ottenuto, mi sono messa in condizione di non dipendere mai da nessuno, sono sempre stata “scevra da servo encomio e da codardo oltraggio”, una persona libera, e non è poco, ma a parte il mio piccolo mondo, al prossimo che cosa ho dato?

Qualcuno, come il cavaliere, ricorderà quel ragazzo che, leggendo i miei scritti, si era riappassionato alla scuola, riscritto al liceo e diplomato, poi c’è stata quella donna che decise di tenere il bimbo che aspettava perché, in qualche modo, l’avevo convinta (e sarà magari quel bambino, quel “+1” che farà la differenza?), ma insomma, episodi che debbo andarmi a cercare col lanternino.

Ah, ho pure risolto la vita di Xavier, trovandole l’anima gemella! (#risoamaro).

E voi come vivete e vostri bilanci? E chi di voi mi conosce, che può dirmi dei miei? Sono normali questi stati d’animo, queste sensazioni di appagamento e scoramento che fanno a pugni tra di loro?

Ma qual è il senso della vita?

PS: questo post è privo di categorie, a parte quella di default, perché con questo accidente di nuovo editor non sono stata capace di inserirle 👿

PPS: riuscita a rieditare l’articolo con l’editor classico, inseriti categorie e tag 😉

 

La zona rossa la trionferà?

Ho retto sufficientemente bene tutte le restrizione del lockdown.

Appartengo a quella categoria privilegiata che ha potuto lavorare da casa, con stipendio regolarmente accreditato ogni mese.

Appartengo a quella categoria fortunata coi figli in casa che, si sa, bastano a riempire la vita.

Appartengo a quella categoria eletta di persone che stanno bene con se stesse, amano il focolare domestico, sono paghe del godersi la casa, leggere un libro, dedicarsi a mille attività all’interno delle quattro mura.

Ma il troppo storpia, e adesso veramente non ce la faccio più.

Non ce la faccio più perché, come al solito, paga il giusto per il peccatore, perché chi ha rispettato scrupolosamente le regole sta pagando i conti di chi ha fatto i comodi propri, perché tanta gente che non ha lo stipendio accreditato a fine mesi è disperata, tanti negozi stanno chiudendo i battenti, tante attività tirano giù la saracinesca, e questo perché chi aveva tanti soldi ne voleva ancora di più, e chi era abituato ad avere sempre tutto voleva vivere e viaggiare.

Stiamo pagando il prezzo dell’incapacità dei nostri governanti, della mancanza di coraggio di un lockdown più prolungato lo scorso anno, quando stavamo “quasi” per risolvere ma ci siamo venduti la pelle dell’orso prima di averlo ucciso.

Il nostro governo è stato il classico medico pietoso che fa la piaga purulenta, non ci voleva molto a capire che il perdurare di una situazione così grave avrebbe nuociuto all’economia più di quindici giorni in più di lockdown e frontiere chiuse.

Vedo i contagi aumentare ed essere sempre più vicini ed io, anche se appartengo a quelle fortunate minoranze di cui sopra, molto probabilmente appartengo pure a quella sfortunatissima che con una malattia del genere ci lascerebbe le penne.

Ora, ci mancavano pure i coaguli con l’Astrazeneca e, vi dirò, abbenché io sia generalmente favorevolissima ai vaccini, nonostante le battutacce delle corse ad accaparrarsi questo vaccino perché “Trombi con Astrazeneza”, che vi devo dire, io tranquilla tranquilla non sono.

Il fatto è che io, abbenché conduca una vita di m., tutta dovere e niente piacere, amo fottutissimamente vivere e ritengo la salute, in primis il respiro, la cosa più importante che ci sia.

Un anno dopo

Un anno fa, erano già giorni che tremavamo, che viaggiavamo sugli autobus impauriti, e che chiedevamo a gran voce lo smart working. Smart working che mi è stato concesso, temporaneamente, esattamente un anno fa.

Io credo che nessuno si aspettasse questa lunga durata, un virus che ci ha colti alla sprovvista è vero, ma che comunque è stato preso sottogamba e gestito malissimo, sia da noi sia – soprattutto – da chi ci governa.

Che il male dell’umanità sia la stupidità e quello dei governanti l’ingordigia fa parte della storia del mondo, ma toccarlo con mano fa sempre male.

I contagi che sembravano riguardare prima solo la Cina, poi solo la Lombardia, poi solo lontani conoscenti di conoscenti, sono diventati sempre più vicini, fino a toccare noi, i nostri famigliari, nei casi più fortunati si sono fermati ai vicini di casa.

Abbiamo visto scene di una tristezza infinita, i camion dell’esercito che portavano via i cadaveri, anziani morire senza il conforto della famiglia, personale medico stremato a volte perdere la vita sul fronte di questa strana guerra, colpito a sua volta da questo virus infido.

Ma ce l’avevamo fatta. Ce l’avevamo quasi fatta. I contagi a un certo punto hanno iniziato a scendere, abbiamo visto medici e infermieri festeggiare la chiusura dei reparti Covid e poi… e poi appunto, ingordigia, egoismo, stupidità.

Sbagliato riaprire tutto, per che cosa poi, per beceri interessi economici, e sbagliato chi ha abboccato a quella riapertura con comportamento irresponsabile e negazionista, tra il “devo vivere” e il “non ce n’è coviddi”.

Rivedere ieri quelle immagini della gente a casa, che cantava al balcone, che ostentava striscioni arcobaleno con scritto “Andrà tutto bene” mi ha suscitato una grande tenerezza: quanta ingenuità allora, quanta malinconia adesso!

Oggi abbiamo il vaccino, ma l’avidità delle multinazionali, l’incapacità dei governi, e ancora l’egoismo e la stupidità del popolo ci stanno ancora giocando brutti scherzi  😥