La povertà come fenomeno sociale

Mi capita casualmente sotto gli occhi un link interessantissimo, l’Università Federico II di Napoli che offre una serie di corsi on line gratuiti. Mi ci butto a pesce, e tra quelli selezionati c’è “Sociologia della povertà”.

E’ interessantissimo come i poveri siano visti nei diversi luoghi e nelle diverse epoche, anche se il seminario, almeno finora, parla soprattutto dell’Inghilterra, e della prima legge risalente ai primi anni del ‘600, con la regina Elisabetta (non questa, anche se data la longevità si potrebbe pure pensare…) che regolamentava l’assistenza pubblica ai poveri.

Prima era affidata alla carità del singolo, al massimo delle parrocchie, poi è diventata, giustamente, legge dello Stato.

Ancora prima esisteva una sorta di “economia morale”, per cui era illecita ogni forma di arricchimento che andasse a danno di qualcuno (come quel tipo di speculazione che consiste a far sparire dei beni dal mercato per rivenderli a un prezzo esorbitante nel momento del bisogno).

Interessante la divisione tra poveri intesi come persone che non avevano mezzi di sussistenza e poveri invece che lavoravano ma non ce la facevano, con le magre entrate, a sbarcare il lunario.

Ancora, tra i poveri privi di mezzi di sussistenza, si operava un’ulteriore differenza tra poveri inabili al lavoro, vecchi, bambini, disabili, vedove con figli piccoli, cui veniva riconosciuto un maggiore diritto all’assistenza incondizionata, e invece abili al lavoro che venivano costretti a una specie di “internamento” in campi di lavoro (che anche se il nome ricorda i terribili campi nazisti, erano invece dei reali campi di lavoro, anche se tutt’altro che appetibili, se non altro per il sovraffollamento).

Ecco, io ritengo che certi distinguo, sacrosanti, sia pure con criteri diversi, andrebbero fatti tutt’ora, mentre mi pare di trovarmi in uno Stato che promuove il fancazzismo. Il mio principio è: “assistenza sì, e sufficiente e decorosa, assistenzialismo no!”

Non ricordo chi disse che se il messaggio è che uno stato toglie a chi lavora stratassandolo per regalare a chi non fa niente, incentiva l’ozioso e disincentiva il lavoratore.

So che la questione non è così semplice, ma questo è un blog…

17 thoughts on “La povertà come fenomeno sociale

    • Non sempre. Ci sono paesi in cui la tassazione è pesantissima, ma i soldi dei contribuenti vengono utilizzati per rendere la nazione solida e rigogliosa. Ci sono nazioni in cui i cittadini pagano un botto di tasse, ma poi non si devono preoccupare di niente, scuole gratuite fino all’universitù compresa, assistenza sanitaria eccellente e gratuita.

      Ci sono stati, credimi, in cui i cittadini le tasse le pagano volentieri, perché sanno che con quelle tasse stanno costruendo qualcosa, che stanno contribuendo a rendere la propria nazione un luogo più ricco, con tutte le strutture necessarie al benessere dei cittadini (all’occorrenza, difesa compresa).

      Il problema sorge quando, come in Italia, le tasse vengono vissuti come una rapina a mano armata: evasione altissima e si spremono sempre gli stessi che guadagnano soldi tassati, con cuicomprano beni tassati, e se li depositano in banca rischiano di pagare altre tasse con il prelievo e altre ancora con patrimoniale, prelievo forzoso, reddito presunto… non sanno più che inventarsi per depauperare il cittadino che si rimbocca le maniche e contribuisce alle casse dello Stato, mentre per tutti gli altri, criminali compresi, è il paese di Bengodi.

      La cronaca è piena di casi “particolari” che hanno ricevuto il reddito di cittadinanza, ma quella è solo una goccia in mezzo al mare dei soldi male amministrati o “distratti” dall’erario. Paghiamo tasse stratosferiche e tutti i servizi poi ce li dobbiamo ripagare a parte, mentre le forze dell’ordine devono fare le collette per mettere la benzina a gazzelle e volanti varie.

      Hanno mandato medici e personale sanitario a combattere un virus sconosciuto a mani nude, ne sono morti quasi duecento, e io questo a questa nazione non lo perdonerà mai, e non gli perdonerò le persone che non hanno operato perché non c’erano protesi, perché a momenti non ci sono neanche le sale operatorie: noi lavoriamo, paghiamo, moriamo… e io, anche se non servirà a molto e non cambierà le cose, morirò molto ma molto arrabbiata, e non sarò la sola.

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    • Infatti mi riferivo all’Italia. Io ho l’esenzione per l’invalidità e all’improvviso ho cominciato a pagare la differenza sui farmaci, anche cifre interessanti. Perché? Perché ka regione Lazio ha deciso che non paga più di un tot. Ora a me interessa relativamente e non prendo i generici (sui quali comunque si paga) perchè due volte mi hanno fatto stare male. Pensa però a chi non può pagare.

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    • Ci penso, mio padre è morto per non potersi pagare delle, ma non prima di essere diventato cieco per malfunzionamento dei macchinari di un ospedale. Tralascio un’altra serie di “particolai” di famiglia (il fatto di essere oramai “nota” mi mette il bavagli per ovvi motivi di privacy), e meno male che la sanità italiana sarebbe una delle migliori!

      Sempre della serie “se io fossi al governo” (e ben cosciente che altro è parlar di morte altro è morire) sicuramente le mie priorità sarebbero “mens sana in corpore sano“, al primo posto la salute pubblica, perché se non si ha la salute ogni altro discorso perde di validità, secondo l’istruzione (che sarebbe selettiva con eliminazione totale dei promuvifici), terzo difesa. Di tutto il resto si parlerebbe poi.

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    • Ci si deve impegnare l’intero popolo, non possono continuare a sperare nel deus ex machina che risolve i problemi di un popolo che fa resistenza passiva continuando a comportarsi come prima!

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    • Il fatto è che nominiamo rappresentanti che promuovano cambiamenti che non arrivano mai. Come può uno di noi cambiare il modo di fare scuola? Ci sono i programmi ministeriali. Chi li cambia? Una scuola fatta di cose imparate a memoria non serve a niente. La memoria passa.

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  1. Semjo poveri …. ma che ffààààààààààààà
    quarche Santo cjajuteràààààààààààààààà,
    e la Luna strizzanno l’ occhjo
    sorideràààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààà !
    😦

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  2. Concordo con te, mi dispiace dirlo, ma c’è gente che ci “marcia” con l’assistenzialismo infatti non cerca nemmeno più lavoro…troppa fatica! Mentre nel ramo dell’assistenza bisognerebbe fare di più, soprattutto in momenti come questo.

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    • Abbiamo avuto per decenni la piaga dei falsi invalidi, tra cui “ciechi” che correvano in moto, palestrati che percepivano l'”accompagno”, cassintegrati per quarant’anni che rifiutavano ogni forma di occupazione per non perdere il “privilegio” di vivere a carico della comunità: gente profondamente disonesta, oltre che priva di qualsiasi dignità, ma diciamo pure che era un fatto culturale, la società stessa non li viveva come disonesti ma “fortunati”.

      Io lo dico sempre che è la coscienza civica quella che manca, e anche quella dovrebbe cominciare a essere trasmessa nelle scuole. Chi si fa mantenere dallo stato sta rubando a un altro cittadino, e spesso sta pure uccidendo/negando una terapia a un malato, questa è la consapevolezza che bisogna acquisire. I soldi dello stato non sono soldi che provengono dal nulla, è denaro dei contribuenti, e se prendi da una parte togli dall’altra, punto.

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