Mamma, intanto puoi…

… morire, tutta sola in riva al mare.

Si concludeva così una struggente canzone che mio marito scrisse per sua madre, una donna che era stata brillante e piena di vita, ora anziana oramai incapace d’intendere e di volere, chiusa in un istituto per lungodegenti sito sul litorale romano.

Io mio suocera l’avevo conosciuta anziana, quindi la sua decadenza non mi faceva lo stesso effetto che al figlio, ma il figlio non si rassegnava a quel simulacro di sua madre, così diverso dalla donna che l’aveva cresciuto, difeso e protetto come una tigre.

Quel simulacro che non somigliava per niente a quell’elegantissima donna dell’alta società che frequentava i salotti bene e altri luoghi di lusso di cui era sempre all’altezza, spesso declamando le sue bellissime poesie, a volte duettando con il marito, inventando versi entrambi in maniera estemporanea e assolutamente brillante.

MI ricordo quando era ricoverata, l’avevano imbottita di Valium ma lei ancora non cedeva, non dormiva oramai da giorni, girava per la clinica come un fantasma, e il figlio alla fine la prese per le spalle e le urlò scuotendola forte: “Ma perché fai così, perché? Ma non lo capisci che se continui così ti ricovereranno, non ti potremo riportare a casa?” e lei tremando, piangendo e poco capendo gli rispose “Perché mi dici questo, perché mi tratti così?”.

I figli non si arrendono all’idea che i genitori stiano male, che non siano più quei genitori che come leoni li difendevano, quei genitori che li accudivano, quei genitori che tutto sapevano e tutto potevano. Non si arrendono all’idea che spariscono, che non sono più loro, che li perdono molto prima che lascino fisicamente questa terra.

Tra le parole della canzone, che probabilmente mai più sarà possibile ascoltare, c’erano queste: “Piangi lacrime di marmo/ che nessuno può asciugare/ né dottori né infermiere”. Io ricordo le lacrime di mio nonno, ferme nei suoi occhi bianchi, ricordo quelle di marmo di Giulietta, e ora vedo quelle di mia madre, un velo represso, cionondimeno costante.

Si cerca di distrarla, torno presto, mamma intanto puoi… intanto puoi… che cosa? Le giornate passano davanti alla tv, in attesa di una visita, che forse stanca pure, di una telefonata alla quale spesso non ce la fa neanche a rispondere, forse passano piene di ricordi, di rimpianti, di bilanci.

Passano, intanto.

9 thoughts on “Mamma, intanto puoi…

  1. …..
    A noi prescrisse il fato…..
    Purtroppo l’alternativa alla vecchiaia non è meno traumatica, soprattutto per i figli. Ricorderanno i genitori sempre giovani, ma cresceranno senza di loro.
    La vita è così la decadenza è ineludibile, o meglio si può eludere con una simbolica ghigliottina.
    Un abbraccio
    Giancarlo

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    • Ci sono vie di mezzo. Mia madre a 80 anni, prima dell’ultimo intervento, era ancora in sé, e io avevo già 56 anni, non sarei propriamente cresciuta senza di lei. 🙄

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  2. Forse, almeno in questo, la morte è misericordiosa, poichè addormenta, lenisce pian piano le pene, allenta i ricordi …. ci fà ritornare bambini, quando, nel buio del lettino infantile, si ascoltavano “….là, voci di tenebra azzurra – mi sembrano canti di culla – che fanno ch’ io torni com’ era ! – Sentivo mia madre …. poi nulla, …. sul far della sera ” !

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  3. Non ho vissuto questa decadenza né con i miei genitori né con i miei suoceri perché sono deceduti in breve tempo quando stavano ancora bene e non so, sinceramente, cosa sia preferibile delle due cose….proprio non lo so.
    Un abbraccio.

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  4. Fai tutto quello che puoi per alleviare le sue sofferenze nel modo in cui ti riesce più semplice, così quando ti lascerà non avrai rimorsi di alcun genere. La vecchiaia è quella che è, purtroppo, e bisogna accettarla e viverla nel migliore dei modi. Non so se arrivare alla fine consapevole e cosciente sia meglio che arrivarci inconsapevoli. Un abbraccio.

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  5. Io la ricordo con dolcezza, non era sempre vigile, ma non ne vedevo la distruzione, vedevo lo scorrere del tempo. E ringrazio Dio per averla portata via nel sonno.
    D’altra parte l’età senile non è un’utopia, è realtà. Va accettata.

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  6. Sì,mia cara @Fulvialuna, “l’ età senile non è un’ utopia.Va accettata.”, ma diventare vecchi, e infine morire …. è una legge naturale, e forse è la più giusta delle leggi !
    Ma perdere una figlia giovane, sana, libera e bella, una figlia mamma felice di due splendidi piccoletti …. non è una legge naturale, e doverla subire, come è accaduto a me, è insopportabile !

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