Natale, e buon Natale sia

Del tutto inaspettatamente mi hanno chiamato a fare un discorso in ufficio, e in quel momento mi sono passati davanti agli occhi mille pensieri, mille riflessioni, ma soprattutto mi è venuto in mente questo, per atei e per credenti, perché al di là del fatto storico o meno, religioso o meno, le feste hanno un valore simbolico, e il Natale rappresenta la nascita della speranza in un mondo migliore, quello in cui ci viene data un’altra possibilità, in teoria un mondo in cui i lupi pascoleranno con gli agnelli in totale pace e fratellanza.

Sappiamo che il mondo non è così, non per niente nella mia religione il Messia lo aspettiamo ancora, ma in nessun tempo della vita e della storia la speranza ci ha mai abbandonato.

L’anno scorso io e i miei colleghi abbiamo festeggiato il Natale veramente in tono ridotto, dimesso, con l’azienda che aveva dato da poco notizia ufficiale che entro l’anno successivo avrebbe chiuso i battenti, e quest’anno stavamo nello stesso posto, con un po’ più di soldi in tasca e i calici levati, dopo un anno che… indovinate perché ho messo come immagine il pianeta Venere?

Sapete che il moto di Venere è retrogrado, inverso rispetto agli altri pianeti, ma pare che un tempo si muovesse nello stesso senso degli altri. Poi pare sia successo qualcosa, e il pianeta si è ribaltato: vi immaginate che tipo di cataclisma può essere un pianeta che si ribalta? Vi immaginate succedesse alla Terra, con persino gli oceani sollevati in aria e poi riprecipitati sul pianeta? La vita forse non esisterebbe più per molto tempo ma il pianeta, una volta sbabilizzatosi nel suo nuovo assetto, avrebbe più o meno lo stesso aspetto di prima. Più o meno.

Ecco, alle nostre vite, alla mia vita, quella lavorativa almeno, è successo più o meno la stessa cosa, un cataclisma, un ribaltamento di situazioni in cui tutto ha perso la posizione che aveva ed è andato a sbattere più o meno da un’altra parte, rimanendo sospeso a volte più di quando ci si aspettasse potesse sopportare, e poi la quiete, in una situazione che sembra avere lo stesso aspetto di prima ma che come prima non è.

La speranza ha sortito i suoi effetti, siamo qui, cionondimeno la memoria di quell’essere sbalzati in alto, o in basso, avere girato vorticosamente nel vuoto e poi essere ricaduti senza sapere bene come e dove è un’esperienza che, nel bene e nel male, ha lasciato una traccia, e questa traccia somiglia tanto al messaggio del Natale, a quella notte in cui una famiglia con un destino che non conosceva vagava senza trovare alloggio, a un bambino nato dal nulla come spesso dal nulla nasce la speranza, tenuto in vita da cose semplici, come semplici erano il calore del bue e dell’asino, così come da cose semplici e a volte inesistenti è tenuta in vita la speranza.

E allora buon Natale anche se, perdonatemi, a volte lo vivete proprio male, con l’insofferenza per la sfacchinata del cenone che ci aspetta, lo stress dei regali, la sorella, cugina o cognata che non collabora mai, con quella parte di famiglia che non sopportiamo e ci ritroviamo ciononostante a tavola, e tanta tanta ipocrisia che ci potremmo risparmiare. Ma anche nel contesto di queste sceneggiate c’è il bambino che aspetta il regalo perché è stato buono, c’è la voglia di andare verso un nuovo anno con l’intenzione di renderlo migliore, c’è la voglia di credere, “e sia questo il più fulgido dei miei doni, che la speranza mai ti abbandoni” (cit).

E allora, è Natale, e buon Natale sia!

29 thoughts on “Natale, e buon Natale sia

  1. E’ solo un momento per stare con i propri cari in famiglia e basta, almeno per quanto ci riguarda, Tanti cari Auguri a te a Sissi e a tua madre, un abbraccio!

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  2. E’ la “speranza” una creatura alata
    che si annida nell’anima –
    e canta melodie senza parole-
    senza smettere mai-

    E la senti dolcissima nel vento-
    e ben aspra dev’essere la tempesta
    che valga a spaventare il tenue uccello
    che tanti riscaldò-

    Nella landa più gelida l’ho udita-
    sui più remoti mari-
    ma nemmeno all’estremo del bisogno
    ha voluto una briciola – da me.

    Con questa bellissima poesia di Emily Dickinson auguro a te e Sissi un Buon Natale

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  3. Ecco, io sono una di quelle che lo vive malissimo brontolando che sono tre giorni che cucino e nessuno mi dà una mano, che per due giorni saranno tutti da me a pranzo, che nessuno apre le porta di casa e devo aprire le mie, che avrei solo bisogno di riposare e invece no, non me lo posso permettere. E mi lamento pure perché ho ancora del lavoro in sospeso e dal 2 gennaio dovrò mettermi sotto a correggere l’ultimo pacco di compiti prima degli scrutini di gennaio.

    Sì, mi lamento, quest’anno più del solito, forse perché tento di distrarmi e non pensare che questo sarà il primo Natale senza mio papà. E allora non so come sarò domani se più stanca di ora o più triste.

    Passa bene questa tua “non festa” che però, cara Diemme, secondo me senti molto più di quanto non la sentano molti cattolici, che si professano credenti e poi non dimostrano un briciolo di carità cristiana.

    Passa bene pensando che un lavoro ce l’hai ancora, non pensare al moto retrogrado di Venere. C’è chi un lavoro non ce l’ha e spesso penso di essere davvero ingiusta a lamentarmi del mio.

    Un abbraccio affettuoso e auguri a tutti.

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    • Ma io non mi lamento se non della grande stanchezza! Comunque quest’anno ho trascorso un Natale all’insegna dell’ozio e del riposo assoluto, ne avevo proprio bisogno!

      Ricambio auguri a abbraccio ❤

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  4. E’ noto, nel web, che non ho alcuna fede ( ma non dispero …. ), ma come non rilevare che, circa duemila anni fa, press’ a poco a quest’ ora … nacque un Uomo che rivoluzionò il mondo, morendo infine su una croce, e perdonando i suoi carnefici !
    Era il Figlio di Dio ???
    Era un sapiente profeta ebreo ???
    Quien sabe ?!?
    Ma di fatto smosse gli animi degli uomini, ridiede loro una dignità ed una speranza … ed ideali che tutt’ oggi resistono ancora !
    Si chiamava Gesù !

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  5. Ciao DM, innanzi tutto Buon Natale. Ti avevo mandato gli auguri per email ma li rinnovo comunque qui. Proprio da questo tuo discorso mi sovviene una domanda che, spero, non la prenderai sul personale quanto invece mi darai una risposta dal tuo punto di vista, saggio e critico come lo è sempre stato.
    Oggi alla Santa Messa il parroco della mia chiesa ha detto testuali parole “nelle scuole accogliamo di tutto, teorie gender, tradizioni dall’estero, ecc… però gettiamo fuori dalla porta quello che rappresenta la nostra storia. Ossia il Crocefisso”. Ora, ci sto meditando su queste parole ed in effetti è vero. Nelle scuole entra di tutto, accogliamo per integrare persone di diverse culture, di differenti religioni e anche ragazzi difficili che provengono da situazioni disastrose, i quali hanno bisogno di maggiori attenzioni nonostante siano aggressivi e tendono a far del male (cioè tra i banchi di scuola è capace che ti ritrovi il figlio del boss o il figlio di una coppia gay). Però quando poi si alza gli occhi sul muro e vediamo quel crocefisso siamo i primi a sbatterlo fuori dalla finestra perché offende gli atei, musulmani, gli agnostici e chi più ne ha più ne metta. Stessa cosa il presepe che, prima ancora di avere un significato religioso, per noi è una tradizione che ci ha lasciato San Francesco, quasi una sorta di dimostrazione (o di pittura, o di quadro, o di rappresentazione) di una fetta di ciò che è stato il nostro passato. Ovviamente da credente mi piange il cuore quando sento parlare di crocefissi distrutti e di presepi fatti con i cani (o, peggio, con i puffi). Però da credente rispetto tutte le religioni e rispetto anche chi non crede, senza intromettermi sulle motivazioni che spingono una persona a non fare affidamento al cristianesimo.
    Ma ecco la domanda. Tu, ti senti offesa dal crocefisso nelle scuole, nei tribunali e nei luoghi pubblici? Quando passeggi per Roma o ti trovi nei pressi del Vaticano, ti offende il presepe che viene installato in Piazza San Pietro? Hai mai avuto la curiosità di entrare in una chiesa senza provare l’odio e la repulsione di cui spesso si sente parlare?

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    • La penso esattamente come il tuo parroco, e non capisco questa pronta sottomissione e questo cieco rifiuto delle proprie radici, questa vile svendita della propria cultura e questo controproducente buonismo d’accatto che, personalmente, rifiuto.

      Sono ebrea, ho frequentato la scuola statale dove tutte le mattine prima di iniziare le lezioni ci si alzava in piedi per pregare. Gli altri pregavano, io stavo zitta, giuro di non averne riportato nessun trauma, come non mi ha mai offeso o traumatizzato il crocifisso e come non mi ha mai offeso, anzi fatto piacere, che in classe si facesse il presepe.

      Oggi vedo un popolo di pecore prone al montone, e non mi piace.

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    • Sai DM, io rispetto tutte le religioni, compreso chi è ateo. Tante volte mi è capitato di parlare con Testimoni di Geova e pur non essendo d’accordo con loro (nutro molti pregiudizi a riguardo) non mi sono mai permessa di trattare male il loro credo. Un’estate mi è capitato di vedere sulla spiaggia una coppia di coniugi. Lui maglietta e pantaloncini, lei coperta dalla testa ai piedi con i tradizionali vestiti che indossa una donna musulmana. La vedevo soffrire (c’erano forse più di 40 gradi quel giorno) e a dire il vero mi sarei sentita offesa da quella visione. Perché sulla spiaggia in fondo siamo tutti uguali, nonostante c’è chi sfoggia i muscoli e chi invece mette il tanga per mostrare le sue curve. Però l’idea che lei dovesse soffrire il caldo mi faceva sentire strana. Eppure nonostante tutto non ho riso, non mi sono indignata, non ho espresso alcun parere neanche con chi mi stava accanto. Mi sono semplicemente detta che è una loro scelta, una loro decisione. Certo non mi sarei mica messa a guardare il corpo di quella donna. Eppure anche quello è un simbolo religioso.

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  6. Non lo dico tanto per dire, ma a me interessa solo che arrivi di nuovo quella Luce in quella culla….perchè solo di lui ho speranza.
    E per questo è sempre un Buon Natale per me. Anche quest’anno che ho perso la mia amata madre e anche qualche altro affetto.

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  7. Dopo le ennesime discussioni su dove-chi-fa-cosa-quando, mi sono fatta giurare dal mio compagno che l’anno prossimo, il 23 dicembre carichiamo il camper e partiamo. Quello sì, che sarà un fantastico Natale!

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