Vivere con leggerezza pesantezza

***

Il 2018 è stato l’anno della leggerezza.

Che poi, a parte il fatto che non mi sembra che in molti lo sapessero, mi dovrebbero spiegare che cosa significa e che cosa hanno fatto per diffondere questo senso di leggerezza, a parte mandare cartelle esattoriali e far crollare le aziende sotto il peso della crisi, lasciando centinaia se non migliaia di persone in mezzo alla strada.

E vorrei pure sapere dove dovremmo trovare questa leggerezza quando respiriamo zella e mangiamo zella, con tutte le conseguenti malattie che questo comporta, e tutto intorno a noi è tossico e fasullo.

Ma torniamo a bomba.

Sto frequentando un corso sulla comunicazione, in cui è stato fatto anche un accenno all’analisi transazionale (di cui, modestamente, sono abbastanza esperta) ed è intervenuto il Prof. Alfio Cascioli (v. video) a parlare proprio del vivere con leggerezza.

Palle.

Palle, ma non perché le cose che ha detto non siano giuste, piuttosto perché, come ben sappiamo, altro è parlar di morte altro è morire.

A un certo punto sono stata invitata sul palco, me nolente, per una simulazione con altri partecipanti. Ho fatto la mia “esibizione” con tanto di pistolotto su come vivere con leggerezza, e devo dire che ho ricevuto anche qualche apprezzamento, ma quando mi hanno chiesto come mi ero sentita durante la simulazione non ho potuto far altro che rispondere la verità, e cioè che mi sentivo un’impostora, perché la verità è che io sono una che vive con pesantezza, e l’impressione di un contributo lucido e strutturato è stata data dal fatto che la teoria la so tutta, è la pratica che mi crea problemi: si potrebbe cambiare un ben noto proverbio in “Fate quel che Diemme dice ma non quel che Diemme fa”, e con questo credo di aver reso l’idea.

Dunque, torniamo all’analisi transazionale. Per semplificare diremo che esistono dentro di noi tre sfere emotive, il cosiddetto genitore, normativo e giudicante, l’adulto, lucido e razionale, e il bambino, fragile e creativo. In realtà queste tre sfere sono inizialmente sei, perché ogni genitore ci trasmette il proprio modello, e noi introiettiamo il genitore di entrambi, l’adulto di entrambi, il bambino di entrambi, e già è una bella lotta trovare in questo bailamme il nostro io (questo spiega anche le crisi adolescenziali, con rapporto conflittuale riguardo alla propria identità).

Dunque, in un adulto strutturato dovrebbe prevalere per l’appunto la parte adulta, mentre il genitore dovrebbe giusto fare il suo come voce della coscienza “alla bisogna”, laddove l’adulto non basti ad adottare un comportamento civico e socialmente compatibile. Il bambino invece, la parte creativa ed entusiasta intendo, non quella fragile, è la chiave della felicità, o meglio, della leggerezza che porta alla felicità.

Ecco, io penso che il mio di bambino sia morto nella culla, mentre fa la parte del leone la presenza “genitoriale”, normativa e giudicante, che ha caricato sulle mie spalle un senso del dovere che va contro la mia stessa vita.

In tutto questo l’adulto fa la sua parte, razionalizza, spiega e contestualizza, ma manca l’anima, l’adulto è il cervello ma manca il cuore: non fraintendetemi, non intendo dire che io sia una persona senz’anima e senza cuore, ci mancherebbe, semplicemente che ho soffocato le emozioni per difendermi dalla sofferenza, ma oggi ne risento profondamente, perché una vita senza emozioni non è vita.

Mia figlia mi dice, ripetendo un detto inglese, “fake it till you make it“, fingi finché quello che stai simulando non diventa vero, e io ci provo, and I fake, and fake, and fake, ma ancora don’t make, e questo forse alimenta ancora di più la pesantezza (e nessuno mi toglie dalla testa che la pesantezza fisica sia una direttissima conseguenza di quella emotiva).

E voi, vivete con leggerezza? Pensate sia possibile farlo? Ma soprattutto “vivere con leggerezza”, dove la leggerezza non significa in alcun modo superficialità, che cosa significa?

42 thoughts on “Vivere con leggerezza pesantezza

    • Io credo che vivere con leggerezza comporti amare la vita, viverla con entusiasmo, affrontare le difficoltà con coscienza ma senza drammatizzazione e disperazione. Io ho uno zio che è una persona meravigliosa, che in vita sua ha dato tanto e ha costruito tanto e oggi, a circa ottant’anni, mi dice “il segreto è amare la vita”.

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  1. Mai saputo vivere con leggerezza. Alla mia età ormai credo sia impossibile cambiare. Comunque è vero che, conoscendo bene la teoria, siamo meno propensi – consciamente o inconsciamente – a metterla in pratica.

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  2. Vivere è già molto più di quanto ci aspettiamo.
    Tutti siamo pronti a voltare pagina, ma nessuno cancellerà ciò che è scritto su quella pagina e se ci proviamo , ce la ritroviamo. Prima o poi.
    La leggerezza è solo uno sguardo rivolto al futuro. Con un po’ fortuna il futuro sarà migliore.
    La pesantezza in realtà non esiste, altrimenti ci saremmo già estinti.
    abbiamo un grande futuro, solo che non lo capiamo nel presente….
    Ma il tempo non esiste, siamo noi che pian piano stiamo decadendo.
    Un abbraccio
    Giancarlo

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    • Mia figlia ha riassunto il mio stato in poche parole: “Tu funzioni ma non vivi”. Colpita e affondata.
      La pesantezza non esiste forse a livello universale, di umanità, ma a livello personale… io poi me ne faccio una colpa, ci sono persone che hanno avuto vissuti terribili, eppure vanno avanti, io invece sono nella fase “datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo”, e continuo a cercare questo punto d’appoggio mai trovato.

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  3. Bello questo post, invita a tante riflessioni.
    Vivere con leggerezza è la massima aspirazione, strada facendo però ci appesantiamo di tante responsabilità, di tensioni, di frustrazioni e ci lasciamo appesantire da consuetudini, retaggi culturali e ambientali, ecc… Un vero peccato perchè una vita vissuta all’insegna della buona e attenta leggerezza eviterebbe tanta pesante negatività. E invece continuiamo a prendere pillole per l’ansia, la pressione alta, la tachicardia, l’insonnia, …

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    • Io ancora non sono alle pillole, diciamo che di risorse forse ne avevo un po’, e anche la conoscenza della teoria aiuta, ma adesso veramente avrei bisogno di una qualche svolta, ho come un macigno sul petto che vorrei solo sollevare (non per niente soffro di BPCO, e io credo fortemente alla psicosomatica, il mio stato fisico è lo specchio preciso di quello emotivo).

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  4. Credo di non aver mai vissuto con leggerezza prima dei 60 anni per tanti motivi che ili6 ha spiegato chiaramente. In seguito e fino ad oggi posso dire che vivo più “serenamente” ed ho imparato a prendere le giuste distanze da tutto ciò che mi rendeva pesante la vita. Se, come dici tu, “vivere con leggerezza vuol dire amare la vita, viverla con entusiasmo, affrontare le difficoltà con coscienza ma senza drammatizzazione e disperazione”….allora posso dire che vivo con leggerezza anche perchè ho accanto un marito che, nonostante i limiti che abbiamo tutti, mi appoggia.
    Tu sei una donna straordinaria, conosci la teoria per vivere con leggerezza ma poi non chiedi aiuto per “sollevare il macigno che ti opprime”. Lo cerchi ma non lo trovi perchè dai l’impressione di non averne bisogno. Non sono d’accordo con Sissi perchè il tuo funzionare è vivere tutto con responsabilità, passione. Fatti consigliare da lei come smettere di funzionare ed iniziare a vivere. Ciao D. ti abbraccio.

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    • “non lo trovi perchè dai l’impressione di non averne bisogno”: credo sia la maledizione della mia vita. Inutile, io non ispiro tenerezza, non ispiro senso di protezione, ma non solo, questo potrei pure superarlo. Il problema è che ispiro proprio il contrario, sembra che il desiderio di chiunque incroci la mia strada sia di riuscire a piegarmi, sconfiggermi in qualche modo, come se io stessi dichiarando guerra, quando è proprio tutto il contrario. Tanto per farti un esempio, tu sai come ho sempre cercato l’affetto di mio padre, e lui un giorno mi definì “L’unica guerra che aveva perduto”. Molto sommessamente gli risposi: “perché, il rapporto tra un padre e sua figlia è una guerra?”.

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  5. Vivere, mia cara amica … è un po’ morire, cercando di concludere il nostro ineluttabile, fatale viaggio con dignità !
    E poi ???
    Poi sognare … sognare che sia possibile che venga un mondo migliore “per tutti/per tutte”, un mondo libero e spensierato, dove le guerre, i genocidi, gli stermini, le ingiustizie, gli omicidi ( di bambini, soprattutto, e di donne ) siano soltanto un fievole ricordo ! 🙂
    Io ???
    A volte, a sera, dopo una brutta giornata, tendo l’ orecchio … ed ancora mi par di udire
    …. là, voci di tenebra azzurra !
    Mi sembrano canti di culla
    che fanno ch’ io torni com’ era :
    sento mia madre … poi nulla,
    sul far della sera !!! ❤

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  6. Non credo nelle analisi, nelle varie teorie che si ripromettono di capire, catalogare, distinguere e frammentare gli aspetti della nostra personalità.
    Gli approfondimenti o presunti tali sono spesso, per me, appesantimenti.
    La volontà e direi il desiderio, l’aspirazione di vivere con leggerezza sono dentro di noi, ma gli eventi della vita ci rendendono sovente difficile realizzare questa condizione.
    Persone e accadimenti, anche casuali, si curano di complicarci e renderci difficile e pesante la vita… ci vuole forza per vivere con relativa leggerezza, propria e anche tratta da altri a cui potersi appoggiare, da cui avere rinforzo, sostegno.
    L’inconsapevole e lo sciocco vivono in una particolare leggerezza data dalla loro condizione e non hanno bisogno di essere solidi, consolidati, ben ancorati… ma gli altri generalmente sì: da soli credere di poter avere la forza sufficiente per essere sinceramente sereni e “leggeri” mi pare difficile, utopico… e se, per tentare di esserlo, assumiamo un atteggiamento di sfida, ecco lì che non siamo più nell’ambito della leggerezza.
    Le ali per librarsi ci sono, ma l’aria è greve..

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  7. Avanti adagio, con coraggio e speranza…. Ti auguro di riuscire a dimenticare quello che del passato ti grava addosso. Cerca ogni giorno di vedere (e valorizzare, apprezzare, ricordare) cose belle magari anche piccole… che ci sono, ma non balzano all’occhio come il resto. Buona caccia! Un abbraccione.

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  8. E’ impossibile vivere con leggerezza. Può accadere, qualche volta, ma in genere la
    vita è una lotta, per tutti. la mia maestra di piano, che oltre ad essere una maestra d’arte era anche una maestra di vita, diceva sempre: siate gentili e buoni con tutti, perché la vita di ognuno è una lotta, a prescindere dalle apparenze. Non per questo uno deve cedere al pessimismo. Lottare non è male.

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  9. Per me vivere con leggerezza è alzarmi tutte le mattine sapendo che devo affrontare qualsiasi cosa. (punto), e non lasciarmi sopraffare…affrontare, l’altra strada (la pesantezza), non mi appartiene. non so perchè, non mi appartiene, affronto e la vita diventa una lunga strada asfaltata.

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  10. Ohi ohi… torno a trovarti e mi poni una domanda che in questo momento per me è di difficilissima risposta, però ci provo.
    Io adoro la leggerezza e amo la bambina che è in me, e che da piccola, quando bambina ero veramente, è stata tenuta prigioniera da dinamiche educative e interpersonali tra i miei genitori. Ad un certo punto, tardi, tardissimo, verso i 40, mamma di due figli, ho aperto la gabbia e le ho lasciato prendere il sopravvento; ne avevo bisogno, per respirare, per regalarmi quella fanciullezza che non ho vissuto. Poi la bimba ha inciampato ed è caduta rovinosamente, ma nonostante io mi sia fatta molto male l’ho rincuorata e le ho detto “ochei, ora ci calmiamo un po’ “. Lei è sempre lì, ogni tanto fa le sue sortite, ma è cambiata, non è più una bambina, è diventata più saggia e la sua spinta a farmi vivere in leggerezza è molto più lieve, si limita a cose davvero piccole ma che hanno la capacità di rigenerarmi.

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