Archivio | 11 ottobre 2018

Siamo tutti esauriti

Oggi sono andata in banca con mia figlia per pagare la prima rata delle tasse universitarie. La cassiera, abbenché gentilissima e disponibilissima, era sull’orlo di una crisi di nervi, orlo ben presto oltrepassato per un sistema che non si sa bene che problemi avesse e che si bloccava ogni due per tre.

Giorni fa, in un’altra banca, idem, il tizio non era sull’orlo di una crisi di nervi, piuttosto di una crisi depressiva: “non funziona niente (si riferiva pure al sistema informativo, alle stampanti e al servizio di manutenzione), fosse per me darei le dimissioni domani, meglio consegnare le pizze che fare questo lavoro”.

Nel mio ufficio idem, tutti nervosi, la tecnologia invece che aiutare sembra ostacoli, perché oramai – confermatemi se avete la stessa impressione – la tecnologia non serve ad aiutare a fare più veloocemente quello che facevamo a mano, piuttosto sembra aver sostituito le mani che ci viene impedito di usare. Un esempio? Se per qualcosa è prevista la firma elettronica, e a voi si è rotto o comunque non avete a disposizione l’aggeggino che vi dà il codice, non vi illudete di poter firmare a mano.

E così le macchine si inceppano e noi siamo impotenti, e a questo aggiungeteci le strade che si bloccano e noi siamo impotenti, i famosi rifiuti che si accumulano, e noi siamo impotenti. Ci arriva una multa ingiusta, e col ricorso che costa più della multa, ci tocca abbozzare. E noi siamo impotenti.

Tutto questo senso d’impotenza che quasi tutti nutriamo (suppongo nelle grandi metropoli un po’ di più) credete sia gratis? La gente diventa aggressiva, semplicemente perché non ce la fa più, oppure depressa per lo stesso motivo, perché sente di non farcela più e viene presa da un sentimento di inadeguatezza.

Ho sentito gente prossima alla pensione decidere di ritirarsi un po’ prima per non dover combattere con le nuove tecnologie, ma la sensazione comune è che il mondo sia in affanno, e che sarebbe il caso di fare un passo indietro.

Oltretutto la tecnologia non è tanto che non funzioni bene per gli inevitabili limiti fisiologici del mezzo, ma anche perché spesso c’è dietro gente incapace o, forse peggio ancora, gente che sarebbe pure capace ma non viene messa in condizioni di lavorare.

Quello che voglio dire è che tutti possiamo prendere la patente, ma poi uno è Niki Lauda e un altro è il vecchietto col cappello, ma in un mondo di vecchietti col cappello è Niki Lauda il disadattato, quello che intralcia, quello mai allineato agli altri.

E allora Niki Lauda deve imparare ad andare in prima a due all’ora, e fonde il motore. Allora deve lasciare il fuoristrada e montare un’utilitaria, e alla fine gli passa pure la voglia di mettere in moto.

A questo aggiungiamoci pure che dal “potere” – grazie al web – fare le cose a qualsiasi ora del giorno e della notte, è stato un attimo passare al “doverle” fare, senza un attimo di tregua: praticamente non esiste più orario di chiusura di uffici e negozi, non esistono più festività, è tutto un ciclo continuo di fare e produrre. Insomma, che ve ne siate gia accorti o meno, siamo in uno stato di schiavitù, alienante schiavitù, per cui mi pare ovvio che alla fine scoppiamo.

O riprendiamo fiato e scappiamo.