Archivio | luglio 2018

Un bene nascosto

Le lacrime di Freyja - falsa attribuzione a Klimt

Le lacrime di Freyja – Anne Marie Zilberman

E mi sono trovata così, all’improvviso, a piangere calde lacrime per la Lobot. Chissà che m’è scattato, sono duecent’anni che non mi parla, né io ne ho mai sentito la mancanza. Ma, d’altra parte, perché dovrebbe essere strana la cosa, o incoerente, era lei che non parlava con me, mica io con lei!

Per certi versi l’ho sempre stimata molto, una leonessa, una donna combattiva che sembrava indistruttibile, certamente più simile a me di quanto non lo sia mia madre, che è decisamente ai miei antipodi. L’ho stimata, fiera, indomita, sgobbona oltremisura. Di diverso da me aveva nel bene una gran voglia di vivere, e nel male un certo egoismo/egocentrismo, che poi magari alla voglia di vivere è pure collegato.

Ne parlo come non ci fosse più, e invece c’è ancora, grazie al cielo è andato tutto bene, e pare possa tornare ben presto pimpante come prima, ma ha fatto effetto a tutti toccare con mano che non è immortale e non è indistruttibile. La parola “malattia” pareva non essere associata a lei in nessun modo, mi dice Attila che, in quasi sessant’anni di vita, la mamma malata non l’ha vista mai.

E invece è umana, fragile, sottoposta alle medesime leggi della natura di noi comuni mortali.

Giorni fa parlavamo di lei per cose che non mi pare opportuno riferire in questa sede, ma insomma, il titolo era la difficile convivenza tra lei e il figlio, e io scherzando commentavo con mia figlia: “Ora capisco perché tua nonna ce l’ha con me, perché le ho lasciato tuo padre sul groppone!”. Ci abbiamo riso. Fino a due giorni fa ci abbiamo riso.

Ora, meno male che il figlio era là sul suo groppone, visto che è stato il suo intervento tempestivo a salvarla. Come dire, non tutto il male viene per nuocere!

Quella morte che non riunisce

Ieri mi ha chiamato la figlia di una mia carissima amica, per comunicarmi che, purtroppo, la sua mamma non c’era più.

Me l’aspettavo, ci frequentavamo ancora quando iniziò a stare male, un male contro cui ha combattuto fino alla fine, vincendo grandi battaglie (pare abbia vissuto una vita normale fino alla fine, guidando la macchina e andando in vacanza), ma perdendo inevitabilmente la guerra.

Non avevamo mai discusso io e la mia amica, anzi, sì, una volta che mi aveva accollato una “spiata” fatta invece da un’altra sua amica. Anni perché la verità benisse a galla, poi quando fui “riabilitata” l’altra sua amica fu perdonata mentre con me, per quello stesso motivo – nel mio caso infondato – non aveva parlato per anni.

Lei era sposata con un uomo meraviglioso che l’adorava, e aveva tre figli stupendi: avete presente la famiglia del Mulino Bianco? Ma quella vera, in cui l’affetto, il rispetto e il sostegno reciproco erano veri, non di facciata.

Il fatto è che le persone, quando non hanno problemi, evidentemente se li vanno a cercare e, quando hanno tutto, sopraggiunge spesso un innato istinto a distruggere, forse per avere qualcosa da ricostruire.

Insomma, lei s’innamorò di un altro. Fermo restando l’affetto profondissimo e la stima incondizionata per il marito, si innamorò di un uomo a mio avviso orribile (credo che lo conoscessi da prima di lei), che aveva tutta la mia disistima.

Tutto questo mio disprezzo e questa mia disistima si dimostrarono ben presto meritatissimi ma ahimé, l’amore è cieco. Inoltre lui, saputi i miei sentimenti e i miei tentativi di convincerla di non fare colpi di testa e restare con il marito, le proibì di frequentarmi, e così nonostante l’affetto e l’amicizia, che probabilmente continuarono, il rapporto s’interruppe.

Ora lei non c’è più, e nessuno ci ridarà gli anni perduti. Così come la Lobot, dopo aver litigato con me (rigorosamente per i casini combinati da Attila), impedì di fatto la frequentazione con gli altri membri della famiglia: io adoravo mio suocero (o presunto tale), e mi fu impedito persino di andarlo a trovare quando era ricoverato in ospedale e poi di andare al funerale dopo che si era tolto la vita, e anche in quel caso nessuno ci ridarà quegli anni, circa 14 in questo caso, passati con questo divieto di rivolgerci la parola.

Io credo che questi siano peccati gravi, gravissimi. Lo stesso peccato di cui si sta macchiando la Pdf che, sia chiaro, non perdonerò mai.

Thailandia: il miracolo della cooperazione

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Si è conclusa ieri felicemente l’operazione di salvataggio dei dodici ragazzzi più il coach rimasti intrappolati nelle grotte alluvionate di Tham Luang per 18 giorni.

Non ho molto da aggiungere, se non che il tutto profuma di miracolo, miracolo che è stato possibile solo ed esclusivamente grazie alla cooperazione internazionale, a partire dal sistema di comunicazione sviluppato da un’azienda israeliana che ha permesso di localizzare i ragazzi, passando per il medico australiano Richard Harris che è stato nella grotta coi ragazzi dal primo all’ultimo momento, i sub britannici e americani, oltre  che i Navy Seal thailandesi, e anche l’Italia nel suo piccolo ha dato un contributo con le barelle su cui sono stati trasportati i ragazzi.

La prova che insieme si può fare tutto, ma proprio tutto.

Vi lascio, commossa e con una preghiera di ringraziamento all’Altissimo, che ci ha creato capaci anche di fare questo  ❤

Sui ragazzi nella grotta in Thailandia

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Thailandia-ecco-il-momento-in-cui-i-soccorritori-hanno-raggiunto-i-ragazzi-intrappolati-nella-grotta-60f54cc8-d1c5-42d2-8c96-e14cc8e147de.html

Scrivo di getto, sono quasi le nove del mattino e vorrei che fossero già le quattro del pomeriggio quando i ragazzi inizieranno a uscire.

Un’imprudenza del loro allenatore, che li fa entrare in escursione dove è proibito entrare proprio per pericolo allagamenti, e troppo tardi realizzano che quelle prescrizioni avevano un senso. Si sentono tanto spavaldi quelli che aggirano i divieti, non si rendono conto che non sono cartelli messi per completare il panorama, ma per salvare le loro vite.

Tanti si tuffano in mare quando c’è bandiera rossa, si sentono tanto coraggiosi, e invece sono solo incoscienti. Troppo spesso muoiono, ma a parte i pianti di quelle povere madri e di tutti gli affetti che lasciano, sarei persino cinicamente portata a dire “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Il fatto è che a volte questi incoscienti si portano altra gente dietro, sono persone che hanno la responsabilità di altre vite umane, e se ne infischiano altamente. Si mettono alla guida ubriachi, con il loro carico di vite umane in macchina, oppure passano per strade pericolose nonostante i divieti (vedi Beppe Grillo, tre morti sulla coscienza mentre lui vivo e vegeto se la spassa), persino in Israele, dove generalmente il senso di responsabilita per le vite affidate è grandissimo, qualcuno compie un errore e porta nove ragazzi a morire per un’inondazione. Ora in Thailandia questo allenatore che porta la sua squadra – 12 ragazzi – a visitare delle grotte il cui ingresso, in questo periodo di piogge, è interdetto per rischio inondazioni.

E l’inondazione, fatalmente, arriva.

Stavolta però pare avvenire il miracolo, nonostante i tanti giorni trascorsi i ragazzi vengono ritrovati in una grotta che si è salvata dall’allagamento, deperiti ma incolumi. Le operazioni di salvataggio però non possono iniziare per tanti motivi, primo tra tutti proprio il deperimento dei ragazzi e del loro allenatore. Inizia una spola di sommozzatori che portano cibo ed ossigeno, coperte e quanto necessario perché recuperino un po’ di forze. Uno dei sommozzatori muore, e quindi l’incoscienza dell’allenatore ha già causato la prima vittima. Per salvare gli altri è’ una lotta contro il tempo, anche quello atmosferico, finché oggi scatta il via, “ora o mai più”. I ragazzi hanno recuperato forze, il livello dell’acqua è al minimo, ma soprattutto le condizioni meteo tra un po’ ripeggioreranno, e quindi davvero, adesso o mai più.

Update. Le immagini del ritrovamento:

http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2018/07/02/thailandia-le-prime-immagini-dei-dispersi_337284cb-2948-4da9-80fc-c04e975e1c44.html

Ma davvero era una mela?

La sera io compro da mangiare bell’e pronto da quella che è diventata ormai la dependance della mia cucina. Ora, da quando sto a dieta, diventa sempre più difficile concentrarmi sul lecito, anche perché quando io arrivo è rimasto poco, verdure bollite, che stanno preparando per l’indomani, e pizze traboccanti mozzarella, fiori di zucca fritti dorati, supplì…

Ecco, io resisterei pure, ma quelli mi guardano, soprattutto i fiori di zucca mi guardano e m’implorano, e mentre io con l’occhio languido li guardo di rimando spiegando con voce singhiozzante: “Non posso, proprio non posso!” la proprietaria ne acchiappa uno e me lo porge dicendo “Prendi, questo te lo regalo!”.

Io vorrei schermirmi dicendole: “Guarda che il problema non erano mica i soldi!”, ma come si fa a dare una risposta così polemica e fronte di un atto così gentile? Con quel fiore di zucca porto così, che da vicino mi dice: “Guarda come sono diventato freddo, scaldami un po’ nel tuo pancino!”.

Giuro però che si trattasse di una mela saprei resistere all’infinito!