L’insopportabile buonismo

Francamente mi spiace parlare per slogan e frasi fatte, ma devo riconoscere che le cosiddette “anime belle”, o “buonisti” che dir si voglia, non si possono definire in altro modo.

Potete ben immaginare come le discussioni sui migranti sui social si sprechino, in un incalzare di botta e risposta che, purtroppo, porta alla luce sia la belva umana sia la sua immensa stupidità.

Per carità, i razzisti esistono, hai voglia, anzi, credo sia veramente tanta la gente che ragiona per categoria, che ha bisogno di un capro espiatorio, di un agnello sacrificale che tolga i peccati dal mondo. Il razzismo è figlio della stupidità e la madre dei cretini è sempre incinta, la gente difficilmente è capace di ragionare in termini di “persone” e “responsabilità personale” per carità, non ho nessuna intenzione di negare questo, però…

Però, i due estremi si toccano, come gli estremi opposti di un ferro di cavallo, e all’altra estremità rispetto ai razzisti ci sono i “buonisti”, altrettanto fuori dal mondo e privi di qualsiasi senso della realtà.

Se discuti con loro, è un continuo (e inutile) rettificare “ho detto questo e NON QUEST’ALTRO”, perché se parli di quegli extracomunitari che delinquono loro ti risponderanno a dir poco due cose, una più scontata dell’altra:

1) che ci sono tanti italiani delinquenti (ma va?)

2) che ci sono tanti extracomunitari brava gente (ma va?)

Adesso, mi dite che ci azzecca, ai fini della gestione dei flussi migratori, sapere, sottolineare, ricordare, comunicare, che Andrea Ghira, Angelo Izzo e un terzo che non ricordo hanno massacrato due ragazze al Circeo e che Mohammed Nonsocosa si è buttato in acqua senza pensarci due volte per salvare la vita a un bambino? Che cosa dimostrerebbe questo? Che contributo darebbe alla gestione dell’ingestito e forse ingestibile problema migratorio? Che ci azzecca che pure noi siamo stati emigranti? Tra l’altro, comunico a lorsignori che lo siamo ancora, visto che i nostri giovani sono quasi tutti rassegnati ad emigrare per costruirsi un futuro.

Leggo una frase, peraltro scritta da una persona che reputo molto intelligente e di grande buon senso, ma ahimé, anche lei galoppante il buonismo con tutto il pacchetto di processo alle intenzioni, che suona più o meno così; “quando non sarà rimasto neanche un extracomunitario né uno zingaro e continueremo a stare nella melma, allora mi voglio fare quattro risate”: ma qualcuno pensa davvero che noi diversamente buonisti riteniamo extracomunitari e zingari il male del mondo e che una volta “estirpato” questo male la terra diventerà il paradiso dell’Eden?

Davvero questa gente pensa di stupirti tirando fuori dal cappello il rom con due lauree che insegna filosofia o l’extracomunitario onesto fino al midollo che ha trovato un portafogli pieno di denaro e l’ha restituito al proprietario? A me, francamente, non aggiungono nulla di nuovo.

Mi dà fastidio di questa gente il fatto che dia per scontato che si ragioni per categorie, ciecamente, senza capacità di vedere il bene dove ritengono che noi vediamo solo male e il male dove loro ritengono che vediamo solo bene. Le accuse che fanno sono loro proiezioni (almeno nella maggior parte dei casi, nel mio sicuro), e semplicemente perché tu non vuoi che si lasci un fenomeno incontrollato e che si mantengano isole di illegalità decidono che odi l’uomo nero (a meno che non ti capiti un negrone superdotato o una stupenda etiope dalla vulva color ebano perché, sempre a loro insindacabile giudizio, sei pure ipocrita). Sono accuse di cecità, di limitatezza mentale, spesso anche di malafede, che troncano ogni possibilità di discussione e che io, personalmente, respingo al mittente.

Ora, io ho delle idee anche impopolari, e di quelle mi prendo la responsabilità, ma di quelle, non di altre. Se io dico bianco e tu non sei d’accordo col bianco, possiamo discutere, ma se tu sostieni che io abbia detto rosso, giallo o verde, questo mi manda fuori di testa.

Per dirla tutta, non si limitano ad attribuirti parole, loro vanno oltre, ti attribuiscono pensieri e intenzioni, senza possibilità di replica (in teoria a volte la possibilità di replica te la danno pure, ma sono parole al vento, per quanto tu ti possa spiegare questo non sposta di un centimetro le loro proiezioni e attribuzioni).

Ecco, non li sopporto proprio più, ma proprio proprio più. Non è che io non sopporti le loro idee, che pure non condivido, non sopporto che loro me ne attribuiscano di totalmente fuori dal mio essere, dal mio spirito, dal mio animo e dalla mia realtà. Non ne sopporto l’ovvietà, la banalità, e anche la superficialità, perché poi il loro intervento si riduce al non intervento, al lassismo, al pietismo lontano: vivono nel loro regno incantato, totalmente avulso da qualsiasi oggettiva realtà.

Insomma, se tu dici che un cieco non può guidare (a parte che con la tecnologia prima o poi si potrà arrivare anche a questo), ti accusano di essere una persona disumana, che butterebbe i disabili dalla rupe Tarpea, e che se avessi un figlio disabile e blablabla, e che tal musicista era sordo, e che tal scienziato ero para o tetraplegico, e che tal poeta era deforme, e inutile spiegare che tu non ritieni certo un non vedente una persona di serie B, ma semplicemente una persona che, oggettivamente, non vede. Sembra facile il concetto? Vi assicuro, coi buonisti non lo è.

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20 thoughts on “L’insopportabile buonismo

  1. Beata te che ancora ci provi su FB. Gli farei fare un po’ di volontariato, quello vero che è gratuito, così se lo fai è perché pensi davvero che puoi essere utile e scopri gente che non ti immagini veramente vivere in un certo modo e con una cultura che non riesci a condividere. Li aiuti e li vorresti educare, ma non hanno interesse, dammi il pacco di viveri, dammi i soldi possibilmente ecc. Scusa se sono andata a ruota libera.

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    • Quando seguivo un’associazione che si occupava di affidamento, ebbi modo di parlare con genitori che avevno preso in affido bambini rom, figli di carcerate. La famiglia affidataria aveva il compito anche di mantenere i contatti coi genitori naturali, e non vi dico che storie e in che situazioni si sono trovati, senza contare poi che, una volta restituiti i bambini ai genitori, bambini cui ovviamente si erano affezionati e con cui avevano costruito un legame, ma quello che hanno visto i loro occhi… hanno dovuto rinunciare perché la situazione era fonte di troppa sofferenza, ma i buonisti hanno deciso che parliamo di cose che non conosciamo e non abbiamo pietà.

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    • Infatti. Non facciamo di tutta l’erba un fascio, però anch’io ne ho viste. Avevamo un codice di comportamento, ma una nuova volontaria non opportunamente formata (qui ci sono responsabilità non mie, perché io sono per la formazione ad oltranza), ebbene questa volontaria si è fatta impapocchiare diverse volte.

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  2. Una volta, all’università, eravamo un gruppo di colleghi che discutevano di un fatto che accadde all’epoca. Se non sbaglio le cronache ridondavano di notizie di romeni che violentavano le donne, e dissi che la faccenda era orrenda. Insomma, la solita cosa che chi viene qua fa quello che vuole che tanto poi se ne ritorna a casa con i nostri soldi (l’espatrio non lo pagano loro) che dalle loro parti chi violenta subisce pene più forti e che la cosa infastidisce un po’. Una mia cara amica sottolinea come anche gli italiani siano abili violentatori e le spiego che si, che chi violenta è l’uomo, non la razza. Ma se è uno straniero fa due volte male. Lei mi dice “spero che non ti violenti un rumeno” (leggi il sarcasmo della negazione). Io l’ho mandata a cagare. Questo per allacciarmi a l’unica frase che ha detto una rappresentante del PD e che mi trova in pieno accordo. Era la Serracchiani che parlava di violenza sulle donne e di quanto fosse doppiamente inaccettabile se compiuto da uno straniero.

    Posto che non vado a sindacare sulla violenza in sè e sulle giustificazioni, quindi sul peso che essa ha per chi la subisce, la Serracchiani è stata accusata di violenze di serie A e di serie B, quando il concetto, nella sua essenzialità, era semplice.
    Poniamo che ho una bella villa con tante camere per gli ospiti e sia così gentile da ospitare una persona bisognosa straniera. Le offro un tetto, del mangiare e la possibilità di ripagarmi svolgendo dei lavori in giardino. Ad un certo punto scopro che questa persona violenta una mia parente che vive nella villa. Il torto subito è duplice. Il primo riguarda la nefandezza della violenza. Il secondo la fiducia che io nutrivo nel mio ospite, ampiamente lesa da un comportamento inidoneo (ha violato una norma ed in più ha violato una norma morale, quella di comportarsi bene a casa mia). Nel caso in cui lo stupro fosse stato commesso da uno dei miei coinquilini, il fatto rimane comunque nefasto e grave e non trova giustificazione. Ma nel primo caso sono doppiamente colpita perché io ti ho accolto perché tu avevi bisogno e davo per certo che tu, da bisognoso, capivi come dovevi comportarti dentro casa mia. Con quel gesto io penserò che tutte le persone che hanno bisogno, in realtà, se ne approfittano. Quindi mi terrò alla larga dall’ospitare altre persone che potrebbero avere doppi scopi. E perdo fiducia in quel popolo, in quella categoria di persone. Perché già so che l’italiano che violenta fa schifo. Ma sapendo che tu, straniero, provieni da una cultura che le donne non le puoi toccare… allora Beh. il discorso cambia.

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    • I traditori dei benefattori sono considerati da Dante i peggiori peccatori e stanno nell’ultimo girone dell’inferno, quindi l’idea che hai ben reso è di gran lunga condivisa nel tempo e nello spazio 😉

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    • A me quello che dà fastidio è che ritengano che sia tu a non capire. Ti accusano di non avere pietà dei bambini (che loro per pietà lasciano in quelle condizioni…), sono proprio i rivoluzionari da salotto, difficile che facciano qualcosa più di un clic e di tante chiacchiere a vuoto. Il fatto è che poi finiscono per riprendersela con quelli che si fanno il mazzo per cambiarle le cose!

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    • Io credo che è difficile non essere d’accordo, basta un po’ di sano realismo e di umanità vera! ‘sta gente a mio avviso ha chiacchiarato fin troppo.

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  3. Noooono, non è uno sfottò. ma il verso della seguente poesia romanesca :

    A LA FJUMARA
    A tocchi a tocchi la campana sona,
    li bbonisti so’ sbarcati a la marina ! 😳
    E pe’ combatte ‘sti farsi cjè ‘n’ eroina,
    sora Djemme … che l’ aspetta bbona !

    Ahò mo’ li bbonisti, vista ‘sta romana,
    se danno ar fuggi fuggi ! E comunque,
    se pjìeno l’ ombrellate sur groppone …
    Quì li bbonisti nun li vo’ nessuno,

    ‘nnate a fanculo, voi cor sor sarvini ! 👿
    Nun cjè rompete li cojoni, e ar dunque
    noi sopportissimo solo li bbonini,
    dateve fòra … senza dacce er cinque !!! 😀

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  4. “Mamma li turchi … !” 😳 , grida ‘n fjumarolo,
    “No so’ i bbonisti !”, jè fà ‘n antro ancora,
    “mortacci loro, e ar fjume, ch’ è lo scolo
    de tutti li peggjori a la bbonora” ! 👿

    “Che c’ è er sarvini ???”, chjede ‘n regazzino,
    “No quelo è furbo e nun fà er bbonista,
    ma nun cjè spjega mai dov’ è er quattrino
    che se fregò quanno che scese ‘n pista” !!! 😳

    Insomma, o so’ turchi o so’ bbonisti,
    vanno rompenno le palle ai pori cristo,
    e si Djemme nun s’ arzasse da la panca,
    l’ uni co’ l’ antri la farebber franca ! 😦

    “VIVA DJEMME, E ABBASSO LI BBONISTI,
    la folla grida lungo la fjumara,
    si nun cjè fusse lei e li specjalisti.
    che vita bbrutta pe’ noyo … e quanto amara” !!!

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