Gerusalemme e l’ambasciata USA

Il 14 maggio è stata una data importante per Israele: l’anniversario della sua costituzione, 70 anni da quando, finalmente riconosciuta al suo popolo una terra e un’identità nazionale, è stata formalizzata la nascita di quella nazione dei miracoli, che non solo avrebbe trasformato il deserto in un giardino rigoglioso (quello è stato solo l’inizio!), ma che continua a produrre scoperte scientifiche, sofisticate tecnologie, è la culla delle startup, etc. etc. etc.

Israele, la nazione che crea e che nulla vorrebbe distruggere ma che è costretta, suo malgrado, a essere sempre in guerra, a distrarre risorse da ben più pacifici impieghi, cui tutti si vorrebbero dedicare, per difendere i propri confini, la propria esistenza e la vita dei propri cittadini, che continuano a versare un tributo sempre troppo alto.

Il 14 maggio sarebbe dovuta essere una giornata solo di gioia, la festa di inaugurazione dell’ambasciata americana trasferita a Gerusalemme, spostamento stabilito da sempre – particolare che sembra sfuggire ai più – e promesso da tutti i presidenti prima di Trump, che ora ha visto la sua realizzazione.

Atto di coraggio e coerenza o benzina sul fuoco?

La verità, è vero, ha mille facce, ma io opto per la prima ipotesi, e mi sono goduta quella bellissima festa, piena di gente bella, coraggiosa, solare, di una nazione che in questi giorni ha avuto molto da festeggiare, dall’individuazione degli arsenali iraniani alla più frivola vincita dell’Eurofestival, passando per il Giro d’Italia partito da Gerusalemme in onore di Gino Bartali, il famoso ciclista italiano che tanto ha fatto per il popolo ebraico.

Ma mentre Israele festeggiava, l’esercito doveva difendere i suoi confini, attaccati da manifestazioni “pacifiche” (a base di molotov), di un’orda di circa 40.000 palestinesi che cercava di sfondarli per invadere e attaccare il territorio.

Pare che il giorno prima degli scontri di Gaza Hamas abbia distribuito la mappa satellitare dei villaggi Israeliani prossimi al confine con relativi sentieri come arrivarci. Tra i palestinesi,  preavvertiti che non sarebbe stata tollerato lo sconfinamento (come se ce ne fosse stato bisogno), molti minorenni.

Tante sono state le vittime degli scontri, vittime per le quali piango, non importa che siano della parte avversaria. Piango per questa povera gente, imbibita d’odio e indottrinata che non riesce a vivere come potrebbe, gente votata al suicidio e usata dai propri governanti come carne da cannone. Piango perché non posso concepire che esistano figli di cui i genitori aspirano al martirio, piango perché penso che una strada diversa esista, e la pace sia possibile. Piango perché mi rendo conto della disperazione di un popolo probabilmente solo fuorviato da interessi internazionali, piango perché penso che il desiderio internazionale di dare assistenza a questo popolo abbia prodotto l’effetto contrario, e che i fiumi di denaro che arrivano siano utilizzati per perpetuare la guerra anziché per migliorare veramente le condizioni di vita di una popolazione che ha indubbiamente bisogno di un riscatto da una situazione umanamente inaccettabile.

Non so se sia vera la notizia che circola della bambina di 8 mesi portata dai genitori stessi sui luoghi degli scontri, che una parte sostiene essere morta per gli effetti dei lacrimogeni – che per convenzione devono essere atossici e non c’è motivo di pensare che non lo fossero – e l’altra essere una neonata malata terminale portata lì apposta perché ne potesse essere strumentalizzata la morte dovuta ad altro.

Vorrei che quelle persone si alzassero una mattina con una coscienza diversa e iniziassero a lottare per la vita, e non per la morte.

Probabilmente questo mio post avrà pochi commenti, forse qualche provocazione o qualche slogan, e mi sono chiesta se fosse opportuno pubblicarlo o meno, ma le sensazioni contrastanti suscitate da una giornata così particolare credo meritino una riflessione.

Spero che chi commenterà si renda conto della complessità della situazione (cavalie’, me raccomando!) e che tutti vogliano pregare per la pace, una pace che sono certa sia possibile ma solo con un cambio di prospettiva, perché alla fine la situazione oggettiva è solo ed esclusivamente un pretesto: come ha avuto modo di dire Jared Kushner, genero e portavoce di Trump, la violenza è il problema, non la soluzione.

(Leggi pure: https://www.facebook.com/giulio.meotti/posts/10215619914840792  e ascolta https://www.facebook.com/angelicaedna.beresheetlashalom/videos/1863019440422747/)

Update: intanto anche il Guatemala ha disposto il trasferimento della propria ambasciata a Gerusalemme.

Gerusalemme ambasciata Guatemala

 

20 thoughts on “Gerusalemme e l’ambasciata USA

    • Ascoltavo ora un video che raccontava delle condizioni di Gaza (l’ho aggiunto al post, è l’ultimo link), sono disperati, ma Israele che c’entra? Negli ultimi attacchi hanno distrutto il valico da cui passano gli aiuti umanitari, mi sembra anche una condotta del gas, si stanno facendo degli autogol clamorosi, ma tutto il mondo sta cercando di aiutarli! Il fatto è che se non si aiutano pure un po’ da soli non ne usciranno mai!

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  1. Sempre dalla parte di coloro che vogliono la pace e non la violenza. Mi unisco a te nel dolore per le vittime e nel desiderio che il popolo palestinese “si alzasse una mattina con una coscienza diversa e iniziasse a lottare per la vita, e non per la morte.”

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    • Il vero nemico è il male che purtroppo ognuno di noi si porta dentro ed è quello che lavora nella mente e nel cuore di coloro che hanno agito ed agiscono dietro le spalle perché questi due popoli non trovino punti di incontro. Io non sono brava come te nell’analizzare la situazione ma penso che sia così. Ti abbraccio Di. Sei sempre una bella persona ai miei occhi perché parli con intelligenza e con il cuore.

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    • Il vero nemico è dentro di noi, ma c’è pure chi ce lo mette dentro di noi questo nemico! Se penso a quelle creature cui persino al nido d’infanzia insegnano la bellezza del martirio e dell’uccisione di quello che viene indicato come nemico, mi si accappona la pelle: creature cui viene negata l’infanzia, la protezione da parte di genitori, insegnanti, nazione. Io non conosco la condizione di tutti i bambini del mondo, ma questi mi sembrano davvero i più sfortunati, e non so che darei perché avessero un’altra vita e imparassero a costruire anziché distruggere e ad assaporare la gioia della vita, una vita che può sempre essere piena d’amore.

      Ecco, ho conosciuto una persona che, a fronte di un – o forse era una – sedicenne che si era fatto esplodere si stupiva che un giovane di sedici anni non avesse voglia soprattutto di pensare all’amore. Sono persone disperate, ma che cosa oggettivamente si può fare per sconfiggere questa disperazione? Per sostituirla con la voglia di vivere, di fare, di costruire, creare, condividere, insomma, con tutto quello che rende la vita degna di essere vissuta? Purtroppo questa gente crede davvero che la propria felicità passi attraverso l’annientamento di Israele e di ogni ebreo nel mondo.

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  2. Accetto il tuo invito, amica bella … e evito quindi di pronunciarmi in merito, lasciando ben volentieri la parola agli eccellenti ebrei Vera Pegna, Grossman … e, dalla sua tomba di martire, Rabin !
    A bentoit

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  3. Con tutto il rispetto per Israele (che rimane un’isola di democrazia in mezzo a dittature), “costretta, suo malgrado, a essere sempre in guerra, a distrarre risorse da ben più pacifici impieghi”, non mi sembra però che Gerusalemme sia di sua proprietà, a meno che mi sia perso qualche passaggio…

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    • Al di là di qualsiasi rivendicazione territoriale, ti vorrei comunque ricordare che neanche Roma appartiene all’Italia, ospita un intero stato sovrano, ma ciò non le impedisce di essere capitale dell’Italia e ospitare le varie ambasciate.

      I cittadini dello Stato Pontificio graziaddio non ci riempiono di bombe per avere occupato il territorio che un tempo era del Papa, e si limitano a non pagare le tasse sugli immobili 😉

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  4. Vera Pegna ??? Una grandissima ebrea, una storiografa immensa, una donna deliziosa e dolce ! 😀
    Ps : la conoscevo molto poco, poi l’ ho ascoltata ieri nel programma di Augias su Rai 3, uno dei pochi che riesco a vedere in TV !

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  5. Roma non appartiene all’Italia?
    Stai scherzando, vero?
    Quello di cui parli tu è Città del Vaticano. I carabinieri e i poliziotti vi entrano in virtù di un accordo, non la stiamo occupando militarmente. E’ una cosa leggermente diversa.

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    • Sto scherzando? Una parte di Roma è uno stato estero (il resto lo era, parte dello stesso stato, e non mi pare sia stata “consegnata” all’Italia pacificamente). Comunque guarda, ti voglio tanto bene e il discorso l’ho a cuore, ma da una vita leggo discussioni su questo ovunque, compresi siti filosionisti e filopalestinesi, con gli stessi identici botta e risposta e, francamente, non mi cimento là e non mi cimenterò qua. Rimango della mia idea di un popolo pacifico e costruttivo circondato da sanguinari che ne vogliono solo decretare la fine, e che hanno finora rifiutato ogni soluzione di due popoli e due stati (come poi se il mondo arabo, sparso in innumerevoli stati in tutti i continenti, avesse bisogno dell’ennesimo stato arabo). Tu sicuramente, il cavaliere e chissà quanti altri, rimarrete della vostra, che io non posso far altro che rispettare, pur non condividendola né punto né poco. Da parte mia questo non intaccherà né amicizia né rispetto.

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    • Qui una precisazione “sionista” sui fatti recenti, interessanti anche i commenti. Potrai vedere che anche lì non partecipo, al momento non ho messo neanche un like, questo per dirti la voglio che (non) ho di fare il botta e risposta, persino in campo amico.

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  6. Oh, ma neanche da parte via verranno meno stima e rispetto, per te e per le tue idee (ci mancherebbe altro!).
    Tu però, molto “politicamente”, hai deviato dal discorso.
    Io non stavo parlando né del pacifico popolo ebraico, né dei sanguinari popoli arabi circostanti.
    Ho scritto che Israele è una goccia di democrazia all’interno di un mare di dittatori-macellai.
    Stavo parlando di un fatto molto più circoscritto: Gerusalemme viene considerata (se non sbaglio) la capitale di tre grandi religioni monoteiste e gode di uno status speciale. Dichiararla capitale di Israele è una mossa un pochettino avventata, se così possiamo dire.

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    • Ti rispondo: lo status di Gerusalemme è uno dei punti cruciali del processo di pace israelo-palestinese, ma al momento non è stato ancora definito. Per quanto riguarda l’essere capitale di Israele, anche se si volesse riconoscere a Israele il diritto su una sola parte della città, non invaliderebbe il suo diritto a eleggerla sua capitale (analogamente a quanto accadde con Berlino est all’epoca della divisione della Germania).

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