Archivio | 21 gennaio 2018

27 gennaio: tenetevi la vostra lagrimuccia, tanto siamo soli

Bambina sfregiata in Francia all’uscita della scuola perché ebrea. Liberté, égalité, fraternité, limortaccivostré

Quando a scuola studiavo la seconda guerra mondiale, quando i miei familiari mi raccontavano delle leggi razziali, delle persecuzioni e delle deportazioni, io vivevo tutto questo come un qualcosa appartenente al passato remoto, qualcosa che nel mondo civile in cui vivevamo non si sarebbe potuto ripetere.

Purtroppo mi sono ben presto dovuta accorgere che così non era, che esistevano ancora rigurgiti razzisti, bieche manifestazioni d’intolleranza, ma pure quelle, abbenché inaccettabili, le attribuivo a frange estremiste, a teste calde che non rappresentavano in alcun modo lo Stato e la popolazione.

Anche su questo mi sono dovuta ricredere.

Dalla vicina di casa che attribuisce gli attentati – di conclamata matrice islamica – agli ebrei di tutto il mondo “Perché Rothschild ha i soldi” (mai spiegato il nesso!) alla compagna di scuola delle elementari di mia figlia, che esortava gli altri bambini a non frequentarla e a non fare amicizia con lei in quanto ebrea, il fenomeno dell’antisemitismo appare da sempre tanto inspiegabile e assurdo quanto gramigna inestirpabile.

Per rivestire poi di razionalità questo atteggiamento di menti annebbiate dalla stupidità più ancora che dall’odio, oggi è di moda parlare di “antisionismo”, che vuole passare per posizione politica e ripulirsi la coscienza, ma che posizione politica non è per vari semplicissimi fatti:

1) essere “antisionisti” non significa essere “contro l’attuale politica israeliana”: se l’italiano non è un’opionione, essere antisionista significa essere contro il sionismo, e il sionismo non è altro che l’enunciazione del diritto degli ebrei a una loro terra, anzi, alla propria terra, dove sia loro possibile la propria autodeterminazione come popolo, praticamente ciò che non si nega a nessuna delle altre popolazioni sulla terra.

2) il popolo ebraico è esposto da sempre, e dicasi da sempre, a discriminazioni e persecuzioni, che esplodono all’improvviso dopo periodi più o meno lunghi di pace, remissione e pacifica convivenza. Questo significa che, purtroppo, un ebreo non è mai al sicuro in nessun luogo del mondo, in nessuna epoca, e negare loro la propria terra significa condannarli a quello che abbiamo già vissuto e che, ve ne accorgiate o meno, continuiamo a vivere continuamente. Essere “antisionisti” dunque significa condannare bambine come quella della foto ad essere aggredite all’uscita dalla scuola, e a rimanere sfigurate per sempre: la chiamate questa una posizione politica?

3) forse non ricordate Stefano Gaj Tachè, due anni, ucciso da un attentato terroristico a Roma nel 1982. Non nel 1945, ma nel 1982. Non in un paese in guerra del Medio Oriente, ma a Roma. In sinagoga, dove si era recato con la famiglia. E vogliamo parlare di quanti attentati ci sono stati nelle sinagoghe di tutto il mondo? Vogliamo ricordare (oppure non avete mai visto?), il sangue a terra di religiosi colti di sorpresa durante la preghiera? Voi, col vostro “antisionismo”, volete che questo popolo viva per sempre così, bersaglio della follia e dell’odio, continuamente e senza un perché.

A chi non è addetto ai lavori, a chi non è coinvolto in questa problematica, forse sfuggono le centinaia di risoluzioni dell’ONU contro Israele, contro quelle praticamente nulle nei confronti di nazioni, magari sotto dittatura e nelle quali davvero si compiono crimini di ogni genere.

A chi non è addetto ai lavori, forse sfugge che Israele è tra i pochissimi luoghi al mondo in cui gli arabi vivono in pace e prosperità.

A chi non è addetto ai lavori, forse sfugge l’aiuto che dà Israele a tutto il mondo, sia per quanto riguarda scoperte all’avanguardia, soprattutto in campo medico e tecnologico, sia con i tempestivi ed efficienti interventi umanitari ovunque ci sia bisogno.

A chi non è addetto ai lavori, forse sfugge che l'”antisionismo” è il pollice verso nella scelta della nostra condanna o salvezza.

L’italia celebra il 27 gennaio.

Poi all’ONU vota contro il riconoscimento di ogni legame tra gli ebrei e la propria terra, e vota contro Gerusalemme capitale d’Israele, e vota contro, e vota contro, e mentre Gentiloni vota contro, Renzi al governo si scusa, ma il voto rimane,  e poi al governo ci va Gentiloni, e quindi possiamo immaginare la musica che suona.

Il 27 gennaio sta arrivando, e le più alte cariche dello stato si preparano a far atto di presenza e a versare la loro lacrimuccia fasulla, mentre dietro le quinte predispongono azioni che di lacrime vere ce ne faranno versare tante.

Se la tengano la loro presenza e la loro lacrimuccia, non ne abbiamo bisogno. Anzi sì, ne avremmo bisogno, se fossero un minimo sincere!

Vi risparmio tutti gli altri commenti che il popolo del web vomita sui social in queste circostanze, quelli che mi fanno parteggiare per i sani razzisti che almeno non fanno finta di essere qualcos’altro e non si nascondono dietro un dito, dietro la maschera fasulla di lotta per non si sa quale distorta idea di democrazia e libertà.