Ode a Spelacchio

 

Io vorrei dedicatte ‘na poesia,

ma tu Spelacchio mio sei già poesia

puro se c’è chi dice n’antra cosa.

T’hanno tajato, spostato e messo in posa

senza attenzione e senza accorgimenti,

e così te, che hai visto antri momenti,

da abete sano, rigojoso e roscio

te sei trovato spelacchiato e moscio,

esposto ‘n piazza a faje da zimbello:

te proprio ch’eri stato così bello!

 

Che te lo dico a fa’ che li nemichi

der sindaco de’ Roma, pòra stella,

‘n gn’è parso vero de fa’ la canzonella

e d’appioppatte ‘n nome migragnoso.

Che invece poi pe’ noi è stato affettuoso:

era Natale, te pare che la sorte

nun cambiava la storia a ‘sto porello,

e trasformava ‘sto gracile arberello

e lo sarvava da la condanna a morte?

 

Fu così che iniziò  ‘n pellegrinaggio

de gente che veniva pe ‘vedello

magari pronta pure a disprezzallo,

ma dopo a constata’ quant’era bello.

In tanti t’hanno messo là ‘n bijetto

a testimone che c’era tanto affetto,

e datte quer coraggio e quer conforto,

pe consolatte da chi diceva: “morto!”.

 

Poi ieri sera t’avemo detto addio

ma nulla mòre e tutto se trasforma,

e invece d’esala’ l’anima a Dio

t’aripresenti sotto ‘n’antra forma:

col legno tuo faranno ‘na casetta,

‘na “Baby little home” pe’ quelle madri

che voranno allatta’ li regazzini

dentro a un riparo e senza avecce fretta.

 

Addio Spelacchio, ritorni ‘n Val de Fiemme,

ma resti dentro ar còre dei romani

che se stanno a riprènne lemme lemme

dai danni de ‘na manica de ’nfami.

 

(Diemme, 12/01/2018)

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34 thoughts on “Ode a Spelacchio

    • Ti ringrazio. Ora l’ho cambiata un po’, l’avevo scritta stanotte e oggi in ufficio speravo di avere almeno il tempo di rileggerla, non dico di più, macché!
      Con le modifiche di stasera va un po’ meglio, non sono tutti endecasillabi, ma non ho la mente spiccia per la ricerca di sinonimi e contrari, in fondo stiamo giocando!

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  1. A Roma c’ è ‘na gran trasteverina,
    ‘na donna sveja, abile coi versi ….
    lei s’ arza de bbon’ ora la matina
    e veste de poesia li ggjusti e i persi !

    E puro se se tratta de spelacchjo,
    jè trova versi bbelli da morire :
    quer pino era veramente racchjo ???
    Beh … lei, Djemme, lo fà rifjorire !!! 😀

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    • Io te ringrazio, Bruno, della stima,
      ma nun me sento brava come prima.
      E poi io manco so’ trasteverina,
      ma Bruno mio, lo sai, so’ testaccina!

      Diciamo che Spelacchio m’ha ispirato,
      che p’esse ‘n poro abete bistrattato,
      cià avuto poi un destino niente male:
      è l’unico che è vivo oltre er Natale!

      Pe lui hanno scritto bijettini e lodi,
      so’ venuti a trovallo soli o a frotte,
      l’hanno fotografato in tutti i modi,
      tanto de giorno e ancora più de notte.

      L’accaunte tuitter poi è stato grandioso,
      chi l’ha creato è stato un puro genio:
      ironico, pungente e mai noioso,
      a chi l’ha fatto io je darei ‘n ber premio!

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  2. Sbagliai rione, o mia madamigella,
    e chiedo venia … ma rimani bella,
    romana purosangue e assai provetta
    sia nel poetar che ad esser retta !

    Spelacchio era soltanto un pino spoglio,
    magro, avvizzito ed anco triste assai :
    Tu coi tuoi versi lo ponesti in soglio
    ed or ne parlan tutti … ovunque vai !

    Dicon che gli alberi un’ anima ce l’ hanno,
    piangente o sorridente … ed anche un cuore :
    se così è … tagliarlo fu un gran danno,
    ma grazie a te, il suo ricordo è amore !

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    • Non grazie a me, ma grazie a quei romani,
      simpatici, gioiosi e ridanciani,
      che hanno saputo giocare su Spelacchio,
      e trasformare in sorriso quell’inguacchio.

      L’amore fa miracoli co’ tutti
      e da sempre trasforma in belli i brutti
      e er povero arberello spelacchiato
      alla fine è stato er più ammirato.

      “Spelacchio uno di noi!”: l’abbiamo amato,
      dopo che in tanti l’hanno canzonato;
      ha brillato pe’ giorni in quella piazza,
      e adesso nun ce sta’ chi lo rimpiazza.

      E’ stata ‘n’avventura d’allegria:
      “Spelacchio, uno della famija mia!”.
      Vorei tanto sarva’ tutte le frasi
      che j’hanno scritto in tanti in varie fasi.

      Sai che te chiedo, Cavaliere Errante?
      m’aiuti a ricercalle tutte quante?
      Le riscrivemo qua, una per una,
      sperano de nun pèrdene nessuna.

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  3. Aiutarti vorrei, o bella dama,
    a ritrovare tutti i bigliettini,
    ma neanche se volassi in Alabama
    reperirli potrei … quei fogliettini !

    Poichè li ha già raccolti, uno ad uno,
    il Comune di Roma, intenzionato
    a ricavarne un museo dedicato
    alla memoria di tutti e di nessuno ! 😦

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  4. Ah ah ah …. son proprio scarso
    a reperire il materiale sparso
    che su google poeti sconosciuti
    al pino dedicaron coi lor liuti !!!

    Ma tenterò, vedrai che tenterò …
    e qualche cosa son certo troverò !
    Frattanto Tu trascorri in armonia
    questa domenica e teco pace sia ! 😀

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    • Grazie, mio cavaliere, ne ho bisogno,
      ma riposarmi ormai è soltanto un sogno:
      l’unica cosa che faccio in armonia,
      è pulire e ripulire casa mia.

      Nulla è cambiato coi vandali qui in loco
      che a distruggere ci impiegan poco poco,
      invece a me tocca ricostruire,
      cercare, riassemblare, ripulire!

      Da stamane sto già al terzo bucato,
      non ho tempo per fare lo stufato,
      e continuo a mangiare scatolette,
      desiderando invece arrosto a fette.

      Una montagna ho di piatti da lavare,
      neanche fossimo in cento qui a mangiare.
      Io mi ci metto sai, di buona lena,
      ma mica finirò prima di cena!

      “E i panni chi li stira?” mi domando.
      Ma io da sola obbedisco e mi comando,
      e muoio soffocata dai doveri
      ma mi darei ai piaceri volentieri!

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  5. Triste la sorte di Spelacchio … e ancor più triste sapere da te che, non ostante Tu sia circondata da affetto ( da parte di Sissi soprattutto, ma anche, in parte, da Attila, oltre che dai tuoi famigliari ), Tu non sia aiutata da nessuno e devi, quindi, correre in casa ed anche nel lavoro ! Sì, tristezza la mia …. ed anche il nostro grande amico Aquilanonvedente, linkandoci, nel suo ultimo post, quell’ A MANO A MANO dell’ indimenticabile, tragico Rino Gaeano NON ci aiuta per niente ! Mi prenderei a schiaffi da solo, Diemme cara, poichè io che ho tutto per vivere una vita agiata, io che sono circondato da affetti ( moglie, nipotini, amici ed amiche … ) e che, dopo l’ operazione dello scorso giugno sono rinato a nuova vita, NON riesco ad esprimere che tristezza, malinconia …. pur avendo tutto per esser moderatamente felice !
    E allora che dovrebbero dire, coloro che non hanno nulla, che non hanno lavoro o che l’ hanno perso, che vivono di stenti o muoiono, o vedono i propri figli morire sotto le bombe di guerre assurde ??? Eppure vanno avanti … vivono purchessia, attraversano mari spietati per ritrovare la speranza ??? Mah … amica mia carissima, oggi va così e non c’ è niente per lenire la mia illogica malinconia ! 😦

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    • Non è mai illogica la malinconia,
      compagna, amico mio, del cuore tuo,
      non meno, stanne certo, che del mio.

      C’è forse nel passato qualche ombra,
      qualche trauma di cui non siamo consci,
      e appena siam distratti esso ci adombra,
      strozzandoci con dei fantasmi inconsci.

      E’ inutile che noi ci ripetiamo
      che la fortuna ci ha baciato tanto,
      appena un attimo noi ci distraiamo,
      ci avvolge la tristezza col suo manto.

      L’anima torna sola, tremebonda,
      e la terra ci manca all’improvviso:
      sentiamo come colpa nostra immonda
      non goderci la vita che ha sorriso.

      Brunello mio, io non ho soluzioni,
      vivo proprio le stesse tue emozioni,
      a volte piango sola ma mia figlia,
      mi scopre a mi domanda: “Che ti piglia?”

      “Niente figliola mia, non ti crucciare,
      è che qualcosa mi vien da ricordare”,
      ma neanche focalizzo veramente,
      cosa disturba l’anima e la mente.

      Asciugo gli occhi, mi alzo e vado avanti,
      corrono gli anni e questo non m’aiuta,
      mi specchio e non conosco chi ho davanti,
      la stanchezza negli occhi ormai si fiuta.

      Però confido che la vita è bella,
      e so che anche se sembra sempre quella,
      se la routine m’affoga col rimpianto,
      le ridà un senso l’avere amato tanto. ❤

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  6. Ha scritto Gilberto Gill : “Ogni saudade è la presenza dell`assenza di qualcuno,
    un luogo o un qualcosa, infine
    Un improvviso no che si trasforma in sì
    Come se il buio potesse illuminarsi.
    Della stessa assenza di luce, il chiarore si produce il sole nella solitudine.
    Ogni saudade E’ UNA CAPSULA trasparente che sigilla e nel contempo offre la visione di ciò che non si può vedere, che si è lasciato dietro di sé ma che si conserva nel proprio cuore”
    Gilberto Gil

    Così, mia cara amica, io penso che la tristezza è un sentimento, ossia è la struggente presenza di un’ assenza ! Arthur non c’ è più ??? Ebbene mi rende triste la presenza della sua assenza ! La vita se ne va ??? Ebbene, prima ancora che ciò accada, e cioè che la vita se ne sia andata per sempre, io “presento” fin d’ ora la sua assenza … e così via !
    A MANO A MANO … cantava con disperazione l’ indimenticabile Rino Gaetano, e se ne andò via innanzitempo proprio quando aveva appena raggiunto la vetta del successo !
    Scusami Diemme …. ma stasera è ancora nerissima, magari domani cambierà e potremo riprendere i nostri duelli in romanesco, dando ragione a Fulvia che ci ha definito “mitici” !
    😦

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  7. Bellissima la tua Ode a Spelacchio, ma non scherzano nemmeno i duetti tra te e Cavaliere!
    Adoro il dialetto romano. In realtà adoro Roma, la prima città che visitai oltre lo Stretto.Un amore a prima vista che ancora oggi, e nonostante tutto, non si discute.

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    • Beh, Roma è fantastica, decisamente maestosa, e il dialetto romanesco, da Belli a Trilussa (e, perché no, passando anche attraverso i miei augusti suoceri, Armando Fefé e Giulietta Picconieri), ha decisamente una sua magia.

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  8. Oggi me so svejato arcicontento.
    la vita me va bene e fila liscja,
    come ‘na viperetta fatta biscja,
    e lo vojo strillà ar firmamento ! 😀

    Ma che succede – dirà sora Djemme –
    iera penavi e eri triste assai …
    e mo pari tornato da Bettelemme
    e so’ finiti tutti li tuoi guai ??? 😳

    Ah sora bella, oggi è tutto vja …
    me pjace maggnjà bbene e bbeve er rosso,
    e a fanculo la malinconja :
    oggi er campà m’ è caro infino a l’ osso ! 😀

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    • Io so felice che te sei ripreso,
      tutti li versi mia io avevo speso,
      pe cerca’ de ridatte ‘n ber soriso
      e rifatte senti’ ner Paradiso.

      Io so contenta de ‘sto cambiamento,
      ma mo’ so io che ciò un gran rodimento:
      che ditte Cavalie’, noi famo a turno,
      e oggi ce l’ho io contro Saturno!

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  9. O li mortè, cjè l’ hai Tu er saturno ??? 😳
    L’ anima de li mejo morti sua,
    quell’ astro ‘nfame, bbjeco e taciturno
    ch’ ar còre pjo … jè fà ‘na grossa bbua ! 😦

    Checce voi fa’, Djemme … o mja Poeta ???
    Va a Ponte Mollo, scavarca er parapetto,
    e bbuttate ‘n quell’ acqua fonna e cheta,
    notace drento e fatte allargà er petto !!! 🙂

    Quarcuno strillerà : “Portate ajuto …
    a quella poveraccja che s’ annega,
    nun la vedete ride quela strega
    che fà spari cor fjasco anche l’ imbuto” ??? 😳

    Allora ecchime quà …. vjeppjù pimpante,
    t’ affero pe’ la chjoma e te strascino
    fòra da la tristezza a cui m’ inchino,
    daje soridi … o non so’ pjù l’ Errante ??? 😳

    Ortre le nubi bbuje e misterjose,
    ortre ‘sta vita, ortre l’ orizzonte
    cjè ‘n monno bbello e er sole bbatte ‘n fronte :
    là, si cjànnamjo, profumeno le rose !!! 😀

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    • Oggi de ride non ciò proprio voja,
      ho litigato co’ ‘na borgatara
      che m’ha reso la mattinata amara.

      A me ‘un me ‘mporta si nun sei d’accordo,
      ma tu capisci prima l’itagliano
      e solo poi di’ che sei ‘n disaccordo!

      Sapessi che scenata che m’ha fatto!
      Io stavo lì educata a parla’ piano
      e lei urlava e seguiva a da’ de matto:

      ma mica risponneva questionanno
      a quello che j’annavo contestanno!
      Ave’a capito tutta ‘n’antra cosa,
      e seguitava ad argomenta’ a josa!

      “Io nun ho detto questo!” contestavo,
      e si restavo lì me la magnavo
      pe’ quer gran brutto senzo de ‘mpotenza
      quanno davanti a te c’è ‘a deficienza.

      A’a fine ho arzato i tacchi e so’ sortita
      che si restavo co’ qu’a rabbia ‘n corpo
      nun so come finiva la partita!

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