Buongiorno, buon anno!

Buongiorno, buongiorno, buongiorno a tutti, e non certo “buongiornissimo!” come qualcuno usa dire: ma che vuol dire “buongiornissimo”? Ma che cos’è un “giornissimo”?

Prima esisteva l’analfabetismo della gente che non aveva studiato, ora esiste l’analfabetismo della gente che ha studiato o, per meglio dire, è andata a scuola, più o meno regolarmente, scuola che come sappiamo è diventato un promuovificio sfornasomari, ma somari arroganti, che non ti permettono di dire loro che il “giornissimo” non esiste, e pretendono un non meglio identificato diritto a parlare e a scrivere come vogliono.

Allora, è pur vero che la lingua è qualcosa di vivo e in continua evoluzione, ma un conto un bambino che cresce, un conto uno preso a bastonate, a frustate, buttato giù dal seggiolone etc. etc., che ti diventa storpio, e quella non può essere chiamata di certo evoluzione o crescita.

Ultimamente è nato l’uso del “c’è” anziché “ce”, che vi giuro mi fa ribollire il sangue. Qualcuno ha giustamente ha scritto “Se scrivi  ‘c’è l’ho fatta!’, mi spiace comunicarti che non ce l’hai fatta affatto!”.

Ma torniamo al buongiornissimo.

Io non ce l’ho con fb o altri social, che se è vero che ha dato voce a tante capre, è vero pure che l’ha data anche a tanti spiriti arguti che sarebbe stata una perdita non conoscere.

Andate per esempio sulla pagina “Commenti Memorabili”: c’è veramente del genio in circolazione, ma non sono sicura che ce la faccia a compensare l’altra faccia della medaglia: le casalinghe disperate, quelle che non hanno un tubo da fare, che riempiono il social di gattini e buongiornissimi, che fanno scoppiare eritemi incurabili alla gente appena appena normale.

Un giorno una casalinga disperata mi attacca una pippa infinita sul marito che non la stima, dice che se ne vuole andare. “Hai i mezzi per mantenerti da sola?” chiedo io, e lei “Sì, io so fare un sacco di cose!”.

“Quali per esempio?” incalzo io.

“Beh, posso mettermi a fare le unghie”

“E poi?”

“Posso mettere lo smalto”.

“Sì, vabbè, ho capito il concetto, e poi?”.

“Beh, posso fare i pedicure”.

Mi mordo la lingua e chiedo “Sai anche limarle le unghie?”, e quella mi risponde “Sì, certo, so fare un sacco di cose”, senza rendersi neanche conto che oramai sono passata alla modalità “presa per i fondelli”.

Che poi la signora, regina del “buongiornissimo” sul web, non ha mica tutti i torti. Ne conosco più di una che ha risollevato alla grande le proprie sorti economiche “facendo le unghie”, gente che ha persino rinunciato all’università per “fare le unghie”, e sotto casa mia i negozi di manicure (se così si possono chiamare quelle attività che ti montano unghie finte a forma di tutto con ogni tipo di disegno e fantasia) nascono come funghi, con nomi altisonanti tipo “L’impero delle unghie” e non ricordo neanche cos’altro perché la mia mente si rifiuta di accettare questa realtà, e sono sempre pieni.

Chiudono le librerie, e nascono negozi di tatuaggi ed unghie, il segno di una cultura che cambia, anzi, per dirla tutta, della cultura che sparisce.

E allora, che dirvi, che il 2018 possa segnare un cambiamento di rotta, che le persone di buona volontà possano essere trainanti, portare avanti una rivoluzione culturale, vi auguro un libro in più e uno smalto in meno, e anche se è lo smalto in più quello che farà trovare a tante donne il pollo che le mantiene, avere una testa pensante  è un’emozione che non ha prezzo!

37 thoughts on “Buongiorno, buon anno!

    • Eppure uno zoccolo duro che si ostina a pensare c’è ancora, e non è una parte così piccola. A proposito, sentito cosa sta accadendo in Iran? La gente sta lottando per rovesciare il regime, le donne sono scese in piazza senza velo, il governo sta ovviamente cercando di reprimere la rivolta con la violenza, ma io spero con tutto il cuore che ce la facciano, che ce la faranno.

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    • lo spero anch’io ma quando si va contro la religione è molto dura, ho il timore che facciano una strage pur di non dargliela vinta!

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    • La strage la faranno sicuramente, ma il popolo potrà vincere se non si arrenderà, chiaramente la superiorità numerica della popolazione è schiacciante.

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  1. Io lo uso il buongiornissimo perché mi diverte e conosco la grammatica. A volte è solo per puro divertimento…ci sono erroracci ben più gravi secondo me. Buon giorno…l’issimo non lo metto se no mi cazzi😁😁😁👍👍

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    • Qui si dice “il gioco è bello quando dura poco”, io mica ce l’ho con quelli che usano il buongiornissimo una volta per scherzare, come non ce l’avevo con quelli che una volta si associavano al tormentone del “buonaseeeeeeeeeera”, nato da una simpatica pubblicità. Il fatto è che se tu ogni giorno dici “buongiornissimo” non è più una battuta, è diventato parte del tuo linguaggio, così come pure quel sentirsi in continuazione il “buonaseeeeeeeeera”, diventava veramente pesante!

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  2. Buon anno anche a te, mia cara.
    Non prendertela troppo perché, come ho potuto constatare di persona, la gente appena appena normale è quella che si rode il fegato di più, mentre la beata ignoranza viaggia, appunto, beata.
    Comunque è vero, i tempi cambiano e bisogna starci dietro, volenti o nolenti. 🙂
    Una delle più belle canzoni di Bob Dylan, “The Times They Are A-Changin'”, ha una strofa che dice:

    Come mothers and fathers
    Throughout the land
    And don’t criticize
    What you can’t understand
    Your sons and your daughters
    Are beyond your command
    Your old road is
    Rapidly agin’.
    Please get out of the new one
    If you can’t lend your hand
    For the times they are a-changin’.

    L’ho sempre trovata molto azzeccata per i tempi che cambiano e noi dobbiamo sforzarci in quel “lend your hand”.
    Ci deve stare, perché è lì che possiamo fare la differenza. 😉

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  3. Come sempre……. CHIARA su tutta la linea. Apprezzo molto il tuo augurio perché è qualcosa di realizzabile, basta volerlo.
    Però che carine quelle unghiette con le scarpine sopra!!!!!!!
    🙂 🙂 🙂

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  4. Applausi per la splendida considerazione finale. Sarebbe “bellissimissimo” se accadesse sempre più.
    Buon anno a te!

    (A proposito del c è…io non metto l’apostrofo quando scrivo con la tastierina del tablet. Troppo faticoso cercarlo, ma so che ci vuole 🙂

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  5. Standing Ovation a Warpie, che è andato a pescare una delle più belle ( e profetiche ) ballate del Premio Nobel Bob Dylan per deliziarci le orecchie … e il cuore !!! 😀
    Ma, detto questo …. e sperando in cuor mio che i tempi cambino veramente, temo tuttavia che, per quanto concerne l’ imbarbarimento della Scuola Pubblica, essa continuerà a sfornare – nè più nè meno della scuola privata – somari e somaresse, in un allegro “cupi dissolvi” della cultura e della conoscenza ! E nulla cambierà in positivo … a meno che non si prendano a calci alle palle gli attuali insegnanti. rimandandoli alla zappa a cui si sottrassero approfittando della facilità irrisoria, oggi, a conseguire una laurea o un brevetto !

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  6. Ora, non vorrei sembrare la classica insegnante che interviene a difendere a spada tratta la scuola e il nostro lavoro, ma tu mi conosci troppo bene per cadere nella trappola del luogo comune. I giovani hanno sempre fatto, da che mondo è mondo, il “bastian contrario”. Per loro il web è quell’isola di libertà che utilizzano anche per dimenticarsi le regole, non solo quelle grammaticali, e le imposizioni. A scuola, dalla prima elementare all’ultimo anno delle superiori e oltre, la lingua italiana s’insegna ancora e gli errori vengono puntualmente sottolineati e corretti. Poi, quando i ragazzi sono alle prese con i social dimenticano tutto quello che imparano…, anche la buona educazione.
    Ricordo che, appena aperto il primo blog, ebbi una discussione su un altro blog con un ragazzo che pretendeva ci fosse una “lingua da web”. Stiamo parlando di 9 anni fa e la situazione non era ancora così tragica. Ti lascio il link, se non ti dispiace, perché merita leggere il post: https://marisamoles.wordpress.com/2008/10/22/e-se-cicerone-leggesse-i-testi-sul-web/
    Ad ogni modo, non prendertela tanto con quelli che usano il “buongiornissimo” (e non sono solo i giovani!) , dal momento che, almeno in fatto di intensivi, hanno un’ottima maestra: il ministro Valeria Fedeli e il suo “più migliori”. 😦

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    • No Marisa, non sono i giovani che usano il buongiornissimo, sono le casalinghe disperate, quelle per cui è stata creata la pagina “La piaga dei cinquantenni sul web”. Per quanto riguarda gli insegnanti, so che la maggior parte di loro fa il possibile e l’impossibile per trasmettere qualcosa ai propri studenti ed è frustrato da questa scuola che tarpa loro le ali, costringendoli a compromessi che mai avrebbero pensato di dover accettare quando con entusiasmo e per scelta si affacciavano al mondo dell’insegnamento. Una mia amica, insegnante di lettere in un prestigioso ginnasio romano, era furiosa per essere costretta a promuovere gente con due in latino e greco e che non sapeva mettere due parole in croce in italiano, e pare che non avesse alcun margine di manovra. In classe di mia figlia, in terza media, pare che avessero deciso di bocciare un ragazzo che non sapeva ancore leggere e scrivere (in terza media!!!) e invece, all’ultimo momento, mancò l’unanimità, Poi però è pure vero che esistono insegnanti (anche se per ora sono una minoranza vivaddio) che sono più capre e scansafatiche dei propri alunni, e ogni tanto va a finire sul giornale o sul web qualche loro strafalcione (ultimo, un alunno aveva scritto “zebra” e l’insegnante l’ha corretto aggiungendo una seconda b, senza contare quella del “disfando” e quella che ha aggiunto la i alla parola “legge” che l’alunno aveva scritto correttamente). Una volta in classe io indicai il 1929 come data della firma dei patti lateranensi, e l’insegnante mi corresse indicando il 1935 come data corretta: ricordo bene i sogghigni di tutta la classe, cui non pareva vero io avessi sbagliato qualcosa, peccato che avessi ragione io!

      A un compito d’esame un insegnante mi corresse la data d’incoronazione di Carlo Magno, che io avevo indicato come “la notte di Natale tra il 799 e l’ottocento”, e mi penalizzò di parecchi punti indicando come data “800” e basta. Gli feci notare che all’epoca gli anni si contavano a partire dal Natale, e che le riforme del calendario e blablablà blablablà. Niente da fare, mi toccò abbozzare e basta.

      Per quanto riguarda il ministro della pubblica istruzione ho il dente avvelenato, una volta eravamo lo zimbello dell’Europa, ora lo siamo anche al nostro interno, è ingiustificabile e indifendibile, impresentabile davanti a docenti e discenti: speriamo di aver toccato il fondo e che non ce ne tocchi in futuro uno “più peggiore” 👿

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    • Cara Diemme, nulla mi stupisce più. Ricordo che qualche anno fa Roberto Saviano, di professione scrittore come tutti sanno, aveva scritto su fb “qual’è” ed era stato bacchettato. Dopo aver corretto l’errore, si era impuntato dicendo che lui avrebbe usato l’apostrofo come Pirandello e Landolfi. 😦
      E non parliamo dell’onorevole Biancofiore che aveva scritto: «senza sentire n’è i dirigenti del Pdl n’è verificare la sensibilità dei nostri elettori…» , scaricando la responsabilità sull’iPad. 😯

      Se poi parliamo di insegnanti, ad uno dei concorsi a cattedre ho sostenuto un estenuante confronto con il commissario che riteneva che nel carme di Catullo dedicato al fratello morto indigne fosse un aggettivo in caso vocativo anziché un avverbio (e io continuavo a chiedergli perché ‘sto povero frater di Catullo dovesse essere indigne!).

      Se non l’hai letto, ti consiglio “Piuttosto che” di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota. Una carrellata di obbrobri sull’uso dell’italiano.

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    • Sul “qual è” o “qual’è” ci sono scuole di pensiero (a parte che la scrittura veloce su fb, o anche sul blog, genera mostri: anch’io di errori di digitazione ne commetto tanti, e quando me ne accorgo e vado a correggere mi dico sempre “Speriamo che Marisa non abbia ancora letto!”), ma quanto scritto da Biancofiore è veramente orribile. D’altra parte, c’è stato un direttore di un ufficio stampa che ha scritto che la presentazione di un libro aveva ricevuto “un’anime consenso”: capo ufficio stampa, e ho detto tutto!

      Cercherò il libro che mi hai consigliato, anche se certe letture, piuttosto che farmi ridere, mi addolorano. 😥

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  7. Quando la mia ditta sembrava sul punto di chiudere, ho detto di non essere preoccupata perché io “so fare un sacco di cose”. Il mio elenco era: fare le pulizie, fare la lavapiatti al ristorante, fare la badante…
    Tre mestieri in cui a mio parere, trovare una italiana è un’impresa non da poco!

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