Largo ai giovani?

Ora farò un discorso che apparirà impopolare, ma vi invito a riflettere sul mio punto di vista.

Parlavo con una mia amica che, quarantenne, sta tentando di rientrare nel mondo del lavoro. Con esperienza, qualificata, la risposta delle aziende, almeno di quelle che non ci girano intorno, è regolarmente “Preferiamo assumere i giovani perché costano di meno”.

Ora, da un punto di vista sociale, favorire i giovani rispetto alle persone più grandi è un obbrobrio, ed assolutamente controproducente sotto vari punti di vista:

1) Intanto il largo ai giovani bisogna farlo mandando in pensione i non più giovani che hanno già dato, e non lasciando in mezzo alla strada orde di padri e madri di famiglia, quarantenni e cinquantenni, spesso con figli a carico quando non pure i genitori (passati i tempi in cui la pensione del genitore anziano poteva essere utile, oggi per l’assistenza, tra strutture e badanti, bisogna di regola metterci sopra una differenza).

2) Il giovane è giovane, il valore aggiunto che porta è relativo: può essere insicuro, non avere dimestichezza, è sicuramente inesperto e non è escluso che, con una scuola oramai da troppi anni ridotta a promuovificio sfornasomari, non porti neanche la sua preparazione. Può invece essere brillante, portare la freschezza delle sue idee, una nuova visione, ma comunque le ossa se le deve fare e una guida più esperta, un personaggio solido cui fare per un periodo da “secondo”, non può che fare bene alla salute di entrambi.

3) Mettiamoci pure che le tasse che le aziende pagano sono generalmente proibitive, e che quindi il risparmio, anche a discapito della qualità, diventa un obbligo per la sopravvivenza, e ne avremo una società che fa acqua da tutte le parti: id est, la nostra.

Giustissimo che i giovani vogliano la loro indipendenza, ma stare un po’ più a carico dei genitori, in una società che ristagna e non ha lavoro per tutti, credo che possa essere più tollerabile di un adulto che non sa dove sbattere la testa e magari ha pure figli carico (oramai piucchealtro “figlio”, chi – tra le persone coscienti e inserite nella società – si azzarda a farne più di uno?).

Parliamo poi dei “lavoretti”, quelli non all’altezza della preparazione e capacità di una persona: che un giovani si “arrangi”, magari raccogliendo i pomodori o lavorando in un call center, può pure essere una fase transitoria accettabile, ma per un adulto, soprattutto con famiglia, uscire da una posizione consolidata per andare a cogliere i pomodori può essere di gran lunga più umiliante e fisicamente difficoltoso.

Eppure lo Stato le agevolazioni le propone per i giovani.

Uno che è adulto, magari laureato e con vent’anni d’esperienza, che non appartiene a nessuna categoria disagiata, per questa nazione può pure andare a buttarsi a fiume.

Comunque, poveri noi, ma anche poveri giovani, cui abbiamo lasciato un mondo spolpato di risorse e valori!

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36 thoughts on “Largo ai giovani?

  1. Il dramma lavoro è dei giovani ma anche di chi il lavoro lo perde a mezza strada. Le agevolazioni per i giovani sono un mezzo bluff , ne guadagnano solo i datori di lavoro che assumono con le leggi giovanili a gratis, ma compiuti i 28 anni, stop, via, a casa anche se sei bravissimo perché a quel punto lo stato non agevola più e i soldi deve uscirli il datore di lavoro.Non scherziamo, eh! Cerchiamo altri giovani entro i 28…. Trovare lavoro a 40 50 anni , quando veramente hai da sostenere una famiglia, è impresa difficilissima e umiliante. Andare in pensione per dare lavoro ad altri è diventata chimera.
    siamo messi male, tanto male.

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  2. Il cambio generazionale ci deve essere perché la gente che ha lavorato più di 40 anni ha tutto il diritto di voler andare in pensione! Anche perché, nonostante l’esperienza, dopo i 60 anni (alcuni anche prima) non si ha più quella attenzione e quella velocità che si aveva prima e il rendimento è per forza inferiore a quello che potrebbe essere quello di un giovane, che però deve essere affiancato alla persona che dovrà sostituire mesi prima per essere in grado di poterne prendere il posto nel modo dovuto, e non il giorno dopo come succede sempre, perché anche se ha la laurea ma il lavoro non si conosce non combina un tubo!!!!!

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  3. DM, non credo che le agevolazioni a favore dei giovani siano reali. Se già pensi al programma scuola – lavoro che mette a disposizione delle aziende manodopera gratis già puoi capire in che mondo viviamo. Se poi aggiungi che, io che ho 29 anni compiuti la settimana scorsa, non ho più opportunità lavorative in quanto grande dovrei andarmi a suicidare per non pensarci sopra. Se poi aggiungi ancora che le opportunità per i giovani sono il precariato ed il tempo determinato, mi farei due conti in tasca.
    Sono d’accordo con te sul laureficio che l’Italia ha creato. Se poi ci aggiungi la possibilità di fare entrare tutti a medicina senza mettere una sbarra all’ingresso davvero avremo gente incompetente, come l’abbiamo nel mondo della politica, della giurisprudenza, ovunque. Quindi diritto allo studio si, ma per lo meno posti risicati nelle università così chi non ha la stoffa va a cogliere pomodori e chi ce l’ha prende il posto negli uffici.
    Purtroppo tale situazione (mi dispiace dirlo) ce l’avete lasciata voi, con la convinzione che la laurea apre le porte ovunque e con l’idea che il posto dietro la scrivania è il migliore. Dico voi ma mi riferisco a tutti quei genitori che si sono dissanguati per dare le mazzette e raccomandare figli asini ovunque.
    Per la tua amica mi dispiace ancora di più, visto che appartiene a quella fetta di popolazione che fa la lotta alla pari. lei rivendica il sacrosanto diritto di avere un’ulteriore opportunità per rimettersi in carreggiata e vivere dignitosamente nonostante i 40 anni. Io ho il diritto ad avere un lavoro stabile visto che ho già fatto i lavoretti per molti anni, con tanto di umiliazioni e di prevaricazioni. Ma questo è un discorso a parte.
    Prendersela con i giovani è un discorso a metà: c’è chi ancora fa la spola fra università e discoteche nonostante i 30 anni (con la consapevolezza che, una volta laureato, prende il posto del papi) e chi invece ancora vende appunti per tirare avanti e mettere da parte i soldi per sposarsi, con il rischio di essere accusato di evasione fiscale per aver guadagnato (e non dichiarato) 10 euro di appunti.
    Le aziende hanno la loro colpa, ma anche in questo caso a metà: il costo della donna che va in maternità, così come della persona matura che stipula un contratto di lavoro non deve gravare sull’impresa, ma sul bilancio dello Stato, come accade negli enti pubblici dove molte donne sono tutelate (com’è giusto che sia) e tante di loro, o tanti uomini, sfruttano l’occasione per farsi i fatti propri.

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    • Che le leggi siano toppi invece che piani d’azione a lungo raggio l’ho appena scritto in un altro commento, e chiaro che non si risolve nulla e si scatena una guerra tra poveri, guerra di cui il numero chiuso all’università è una delle armi più micidiali, cui sono totalmente contraria, e lo ritengo una gravissima violazione del diritto allo studio.

      Gli studenti non meritevoli devono essere fermati prima, le scuole superiori non devono sfornare asini aspiranti alla laurea unicamente come scusa per bighellonare un po’ di più, ma una volta ottenuto, con oneri onori, il diploma, questo deve bastare a un numero già sfoltito di diplomati come titolo d’accesso all’università. Poi sarà lo studente, magari aiutato da servizi di orientamento, a scegliere non solo secondo le proprie inclinazione ma anche a seconda del mercato del lavoro: oppure rischiare, anche questo fa parte della vita.

      Il numero chiuso è un abominio, specialmente per come è gestito ora. Se si deve fare una selezione, si guardi all’intera carriera scolastica dello studente, e non a quattro crocette in risposta – a volte copiata? – a quiz cervellotici, che hanno dimostrato dare come risultato una selezione piuttosto discutibile (l’insegnante di materie scientifiche di mia figlia al liceo, durante una riunione pre-esami di stato confessò di non darsi pace di chi, dei suoi ex alunni, era passato o non passato).

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    • La scrematura deve avvenire, in qualsiasi grado che sia esso il liceo o l’università. Personalmente darei l’opportunità a tutti di frequentare il primo anno e di sbarrare la strada successivamente. Chi vuole riesce a superare tutti gli ostacoli, anche se si ritrova a seguire i corsi e, contemporaneamente, a lavorare. il modello Harvard e Yale non funzionerebbe in assoluto, visto che adesso alle medie non si boccia e a tutti viene data l’opportunità di sentirsi meritevoli.

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    • Ok, va bene. Meglio i pomodori. Ma se hai l’appiglio giusto ti ritrovi a dirigere un’azienda.
      Tempo addietro una parente mi ha detto “prova a fare tirocinio nelle banche”. Le ho risposto che avevo inoltrato i curricula e nessuno mi aveva mai contattato neanche per un colloquio, poiché molte aziende prediligono parenti dei soci con tanto di clausola presente sul portale, nella sezione “trasparenza amministrativa”.
      Lei mi risponde: “E che non lo sapevi che devi diventare socia? Io ho già sottoscritto delle quote per mio figlio che fa ingegneria gestionale”.
      Grazie al cazzo.

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    • I tempi per i non raccomandati sono sempre stati tanto duri, e te lo dice una che era una studentessa brillantissima e una piena di iniziative e soluzioni nella vita pratica, costretta a vedere degli asini patentati collocarsi nei posti migliori. Poi ho avuto la mia rivincita, alla fine le aziende private hanno bisogno di capacità e non solo di appoggi, anche se poi sono finita nelle mani di un medico evidentemente somaro patentato che occupava quel posto grazie alla potenza della famiglia (se ti dicessi il cognome!) che mi ha costretto a una battuta d’arresto spropositata: nella vita ci vuole anche fortuna, ma nel paese degli incompetenti non incappare in un inetto non è più neanche questione di fortuna, ci vuole un miracolo!

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  4. Hai ragione diemme, il lavoro è un diritto a tutte le età, è un diritto non perderlo e lo è anche ritrovarlo, e dopo una certa età è un diritto la pensione…
    Per il resto non potevamo lasciare un mondo peggiore ai nostri figli…😯

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    • Ma allora era ben diverso, si eri guidati da una spinta di rinnovamento ora sembra che la spinta vada verso l’autodistruzione…😊
      Se solo ci ricordassimo delle lotte combattute allora! 😊

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  5. Largo ai giovani ??? 😳
    Francamente, mi sono rotto le balle a forza di leggere queste castronerie !
    Mi chiedo perchè si debba far largo ai giovani, quali titoli abbiano codesti e quali esperienze di lavoro ! No, mia cara Diemme … nel paese che sogno ( quello più equo, quello che offra opportunità per tutti e tutte, quello libero, democratico e civile ), i giovani debbono prima acquisire in tempi brevi un titolo di studio conseguente alle loro predisposizioni naturali, poi, lavorare, “con compenso, ancorchè ridotto, pagato dallo Stato, nel settore per il quale si siano diplomati e/o laureati, ed infine passare a contratto ‘a tempo indeterminato’ con salario, pagato stavolta dalle aziende da cui dipendano, adeguato alle loro capacità lavorative !
    Ed i “vecchi” ???
    Beh .. quelli che hanno maturato i tempi giusti per acquisire una pensione, “se ne vadano in pensione” senza se senza ma, e sia loro drasticamente vietato di uscire dal portone muniti di pensione per rientrare, in veste di “consulenti” (sic!), dalla finestra !
    Nel paese che sogno, chi sa fare e voglia di fare troverà sempre qualcosa da fare, chi invece vuol campare alle spalle degli altri, lo si lasci emigrare nei paesi favorevoli all’ ozio e al bighellonaggio !

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  6. siamo messi male in quanto il bene comune è solo verba volant . Io scrissi che negli ultimi anni avrei ben fatto il tutor ad un giovane magari riducendo in parte lo stipendio e creando un passaggio generazionale . Invece chi ha tace e chi non ha strilla e i furbi … Che dobbiamo pensare a padre Cristoforo dei promessi sposi per spaventare qualcuno?

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  7. In una società dove non c’è lavoro per tutti come dici sembra impossibile trovare una soluzione, 40/50 enni con figli a carico che perdono il lavoro e giovani disoccupati sono realtà che vivo quotidianamente. Mancano le idee per ridisegnare il mondo del lavoro e quando qualcuno ci prova a proporre roba nuova non trova strada facile.
    Troppi ostacoli,sprechi,tasse impossibili e chi le tasse proprio non le paga, diritti acquisiti di pochi che pesano come zavorre sulle spalle dei lavoratori, una politica incapace di trovare soluzioni.
    E ci troviamo a discutere se è meglio far largo ai giovani che costano meno o agli over 40/50 senza lavoro, in realtà non dovremmo porci il problema, tutti abbiamo diritto al lavoro anche perché la pensioni lo Stato non le potrà più pagare se non c’è lavoro.
    Oggi i saperi si sono evoluti verso una complessità che non presuppone individualismo ma un lavoro di squadra trasversale in cui il valore aggiunto viene creato da reti di interconnessione a livello globale.
    L’altro giorno in una riunione si parlava proprio di questo argomento, e si condivideva che per sopravvivere oggi servono le aggregazioni con le proprie competenze da sfruttare e migliorare, senza necessariamente inventare qualcosa di nuovo, c’è già tanto è quel che c’è va migliorato, guardiamoci intorno e cogliamo quel che funziona. con l’obbiettivo di raggiungere il benessere di tanti, il benessere non la ricchezza.

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    • Guardare a quello che funziona mi sembra un ottimo inizio, probabilmente l’unico. Io ho sempre svolto molta attività sociale, e quello che si fa per recuperare un qualsiasi caso, per quanto disperato, è proprio questo, appigliarsi a quello che funziona e da lì ricominciare. Ricordo sempre, fu una delle frasi che mi piacque di più nel film, quella scena di “Apollo 13” in cui lo staff della base Nasa discuteva in maniera concitata per trovare una soluzione che permettesse il rientro degli astronauti sani e salvi. Tutti parlavano dei danni subiti dalla navicella, di quello che non era stato previsto, i pezzi che avrebbe ceduto, non mancavano i “l’avevo detto io”, fino a che la persona che dirigeva le operazioni di soccorso tuonò pressappoco così: “Io non voglio sapere quello che non funziona, io voglio sapere quello che funziona, perché con quello dobbiamo lavorare!”.

      Per il resto sì, dobbiamo imparare la collaborazione, oramai non abbiamo scelta, le competenze in ogni settore sono quasi sempre troppo vaste perché possano essere possedute da una persona sola, e comunque la cooperazione è sempre d’obbligo, in tutti i settori, mentre la competizione, quella non costruttiva che spesso si traduce in una guerra tra poveri, in questo momento è altamente sconsigliata.

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  8. Per quel che posso portare dalla mia esperienza lavorativa mi verrebbe da portare alla ribalta un nuovo slogan “largo al mix”.

    Il giovane (benchè valido e volenteroso) dovrebbe portare entusiasmo, innovazione e una visione non troppo influenzata del lavoro e del futuro, il maturo (che abbia amore per ciò che fa) dovrebbe impedire al giovane di perdersi in utopistici sentieri e veicolarlo verso strategie di visione concreta date dall’esperienza. Un azienda che intende rimanere al passo ed essere concreta nel presente a mio avviso dovrebbe cercare di creare al proprio interno un mix tra queste due figure ed invece di portarle a mettersi in competizione dovrebbe sostenere la loro fusione verso uno scopo comune che dovrebbe essere quello primario dell’azienda stessa.

    Sono sempre più convinto che i responsabili delle risorse umane siano determinanti, così come lo sono che siano sempre più fuori focus rispetto la loro collocazione.

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  9. Anche io pensavo ultimamente la stessa cosa….adesso che ho un figlio da mantenere nessuno mi vuole! Prima che nn avevo obblighi importanti tutti mi assumevano…😴….purtroppo è tutto fatto male….povera Italia…

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