Chi non paga i servizi e la sindaca brutta e cattiva

Foto dal web

E’ di qualche giorno fa la notizia, che non vado neanche a ricercare perché non m’interessano luoghi e nomi ma solo il concetto, di una sindaca che, a fronte del servizio di mensa non pagato da alcuni genitori, ha impedito ai bambini di usufruirne, facendo allestire per loro un tavolo a parte dove è stato servito pane e olio.

La persona sulla cui pagina ho letto la notizia additava la sindaca come disumana, sosteneva che i bambini non vanno umiliati e non c’entrano niente con le malefatte dei genitori e il tavolo a parte è stato chiamato, non ricordo se da lui o da qualche lettore, “il tavolo della vergogna”; altre persone invece hanno ritenuto fin troppo generoso il tavolo a parte, in quanto se un genitore non paga la mensa non deve far altro, all’ora di pranzo, che prendere il figlio e portarselo a casa, oppure fornirgli la sporta con il pranzo (qui ci sarebbero altre questioni, ma passiamo oltre).

La sindaca ha precisato che non si tratta di persone in difficoltà economiche, già esonerate dal pagamento, ma di “furbetti” all’italiana che intendevano passarla liscia e usufruire del servizio senza pagare, e che avevano già ricevuto ampio preavviso (mi pare quaranta giorni) dell’interruzione del servizio in caso di mancato pagamento della retta dovuta.

Si sottolinea nei commenti che, in seguito al provvedimento, gli aspiranti furbi si sono sbrigati a pagare, quasi tutti, e che qualsiasi altro mezzo per recuperare i crediti da parte del comune sarebbe stato o inefficace o troppo costoso.

Voi che pensate di questa storia e come avreste gestito la questione?

Update: trovato il post che ha originato questa mia riflessione, è questo:

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45 thoughts on “Chi non paga i servizi e la sindaca brutta e cattiva

  1. Se si tratta di furbetti, ha fatto benissimo. So che i bambini non c’entrano nulla ma è bene che si abituino ai concetti di “regole” e “rispetto” ed è anche bene che provino un po’ di vergogna per tali genitori. Io avrei fatto lo stesso, a costo di essere considerata “brutta” e “cattiva”. 🙂

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  2. I bambini, sicuramente, non devono pagare le malefatte dei genitori e, purtroppo in Italia, i furbi la fanno quasi spesso franca. Tipo che il recupero coatto dei crediti non sempre va a buon fine e nella maggioranza dei casi ci perdono gli onesti.
    Ho sentito la notizia al TG e credo che mi sarei comportata allo stesso modo. Forse chiamando i servizi sociali dato che vi è proprio un disinteressamento da parte della famiglia. In tal caso, infatti, i servizi sociali non intervengono perché vi è una situazione di indigenza, ma un vero e proprio abbandono con la speranza di approfittarsi della benevolenza degli altri.
    Ovviamente chi prende una posizione viene spesso accusato di aver svolto male il proprio lavoro. Ma piena solidarietà a chi, per fortuna, riesce ad avere polso in situazioni del genere.
    Io, ad esempio, mi sono trovata in una situazione particolare: non potevo ottenere esoneri dalla mensa e, contemporaneamente, ero costretta a rimanere per i turni del pomeriggio. Mia madre mi preparava il panino oppure, abitando quasi vicino, facevo la spola tra casa e scuola con ancora il boccone sullo stomaco. Sacrifici abbastanza importanti dato che sulla carta mio padre appariva “ricco” ma monetariamente non bastava lo stipendio per l’ultima settimana. Ne ho parlato con la docente ed ha avuto tutta la disponibilità necessaria per venirmi incontro. Spesse volte lei mi cedeva il suo buono (per i docenti la mensa è gratis) oppure aveva autorizzato l’uscita per tornare a casa e far capolino l’ora successiva.
    Certamente se fossi stata furba mi avrebbe segnalato alla direttrice, ma non c’è stato bisogno perché l’onesto comunque emerge sempre.

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    • Io probabilmente i bambini a mensa non li avrei proprio fatti scendere, chi ha pagato per la mensa scende per poterne usufruire, gli altri restano in classe magari con la bidella. Il pane e olio da una parte è stata una concessione persino generosa (non hai pagato ma a digiuno non ti ci lascio), per contro è stato davvero il tavolo della vergogna. Io sono d’accordo con il principio, ma probabilmente mi sarei comportata diversamente, come ho detto prima: insomma, se non paghi il biglietto del cinema non è che entri ma stai in piedi e lo vedi per storto o a qualità inferiore, non entri e basta.

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    • Si, ma sai com’è? La politically correct, il non dover farlo, il dover genuflettersi perché poi tanto sono bambini e basta. Se poi li rimproveri o gli dai un brutto voto poi i genitori si fanno vedere a scuola

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    • Infatti. Io non ci trovo neanche niente di male che un bambino sappia che il genitore, pur potendo, non ha pagato per la sua mensa. Mi sembra un ottimo promemoria, e infatti la memoria è tornata a tutti, e tempo due giorni si sono ricordati di pagare e presentare la ricevuta.

      Inutile girarci intorno, ci hanno provato, con totale disprezzo degli onesti e della società in cui vivono: per una volta hanno trovato pane per i loro denti. Con l’olio.

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  3. Di genitori coglioni ne è pieno il mondo.

    Probabilmente di questo provvedimento non se ne è potuto fare a meno, però i bambini non dovrebbero andarci di mezzo.
    Marisa dice che si devono abituare ai concetti di regole e rispetto, ma non trovo giusto che debbano pagare per il dolo di altri.
    Cioè, avete presente come possono sentirsi per le prese per il culo degli altri bambini?
    Rafforzato dal fatto che probabilmente manco si capacitano della cosa, perché non credo che la preside sia andata a dire loro: “Sapete? Vi ho messo qui perché i vostri genitori non pagano la mensa.” e loro comunque non avrebbero consapevolezza del concetto.

    E non sono filo-Crepet, semplicemente penso che la realtà con i suoi orrori busserà alla loro porta comunque, quindi perché anticipare ?

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    • Mi raccontano di una persona si lamentava che non riusciva a pagare l’affitto della casa popolare che le era stata assegnata, e un’anima buona che aveva sentito, trattandosi di una cifra simbolica (non so quanto, fate conto 5000 lire dell’epoca, praticamente due euro e mezzo mensili), aveva fatto un versamento a suo nome saldando l’intero debito: sapete come è andata a finire? Che questa persona, anziché ringraziare il benefattore lo ha aggredito, dicendogli che l’affitto delle case popolari non si paga, che se proprio aveva voglia di fare beneficenza poteva darli a lei quei soldi che li avrebbe utilizzati meglio.

      Ecco, esiste questa gente.

      A scuola di mia figlia, delle due persone esonerate dal pagamento, una veniva accompagnata dal padre col macchinone da qui a lì, la seconda sfoggiava sempre l’ultimo modello di telefonino: potrà girare un po’ il chiccherone alla gente oneste di vedere le proprie tasse andare a mantenere questa gente? Saremo stufi di sentirci coglioni? Io sì (e qui mi rifaccio pure al tuo post in proposito, credo sia l’ultimo).

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    • Ai bambini si sarebbe potuto semplicemente dire: “Non siete nella lista di quelli che devono scendere a mensa perché ancora non è stata registrata la vostra iscrizione, ma potete restare tranquillamente in classe con la bidella; se i vostri genitori vi hanno iscritto e c’è un malinteso potete usufruirne anche da domani, basta che i vostri genitori si presentino con la ricevuta per eliminare il malinteso e rettificare la mancata registrazione” (vabbè, io non ho usato un linguaggio per bambini, ma credo sia chiaro il concetto).

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    • Sarebbe potuta essere una soluzione (sempre che questa non si configurasse come interruzione di pubblico servizio).
      Anche io sono d’accordo sul fatto che i furbi non la devono passare liscia, ma hai presente il famoso detto “Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli” ?
      Si prendono i genitori e li si liscia in qualche maniera.

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    • Veramente il detto è “Le colpe dei padri ricadono sui figli”. Sì, credo che nel caso si sarebbe configurata l’interruzione di pubblico servizio, e quindi quella percorsa dalla sindaca è stata l’unica strada.

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    • Ripeto, mi spiace per i bambini e non so se abbiano capito o meno il motivo del pasto “diverso”, tuttavia la “segregazione” è durata due giorni perché in tale lasso di tempo il numero dei genitori morosi, 1.738 per l’esattezza, si è ridotto ad otto. A mali estremi ….
      E comunque la polemica è scoppiata solo perché la giunta di Montevarchi è di destra. Peccato, però, che il buonismo non porti mai da nessuna parte e non conta il colore politico ma la giustizia.

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    • Se lo hanno capito meglio ancora, si neutralizza il messaggio nefasto dei genitori: qual era quel film in cui il padre insegnava al figlio a fare il furbo e ad aggirare il prossimo, e poi mi pare che il figlio lo uccide per intascare l’assicurazione?

      Più spesso la giustizia non è così diretta, ma l’importante è che ci sia.

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    • Chi può dirlo! Chissà se almeno questi genitori si presenteranno a scuola a rendere ragione del mancato pagamento: almeno questo è dovuto, te ne pare, o se ne fregheranno all’infinito?

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    • Il problema è lì.
      Il passo è stato fatto e i bambini sono stati “puniti” per una colpa dei genitori.
      Ora, quasi tutti hanno pagato tranne quegli otto che probabilmente non ne hanno nessuna voglia e conteranno sul fatto che, avendo pagato tutti gli altri ed essendo loro solo in otto, potrano farla franca perché tanto il risultato è stato raggiunto al 99% e il messaggio è stato dato.
      A questo punto cosa si dovrebbe fare con questi 8 (o quanti sono) bambini ?

      Si prospetta un brutto scenario in ogni caso.
      1- Si continua a lasciare quei bambini a pane e olio fino a quando i genitori non cederanno (perdono i bambini).
      2- Si fanno ritornare quei bambini a mangiare in mensa, graziando di fatto quei genitori che l’avranno vinta e che faranno dire agli altri “Vedi ? Bastava resistere un altro po’ e non avremmo pagato” (perde la scuola).

      Qualcuno potrebbe dirmi che in una guerra ci sono sempre e comunque danni collaterali, ma qua, in aggiunta, non vedo vincitori.

      Ripeto, è una situazione difficile, delicata e da gestire sul campo minato delle leggi e leggine di questo paese.
      Magari una bella società di recupero crediti sarebbe stata meglio, ma probabilmente era già stata tentata anche quella via.

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    • Sul calcio in culo ai genitori quando i bambini si comportano male a scuola posso pure essere d’accordo, ma mi sa che la tua voleva essere ironia… e invece no, sono d’accordo, anche perché spesso dietro a bambini che si comportano male ci sono genitori che si comportano male, di quelli che poi vanno a minacciare gli insegnanti, accusandoli di maltrattare i loro dolci pargoli che non farebbero male a una mosca…

      Ovviamente, tutto con i dovuti distinguo.

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    • Comunque qui non stiamo parlando di “punire” qualcuno, nella fattispecie i bambini per colpe dei genitori, ma semplicemente di non far usufruire di un servizio a pagamento coloro che non hanno pagato, peraltro non per indigenza ma per disprezzo dei doveri.

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    • Da un commento (con cui concordo) sul sito dell’Ansa:

      I primi irresposabili sono i genitori scriteriati che giocano a fare i furbetti sulla pelle dei loro figli, appena applicata la norma chissà perché siamo passati da 38 morosi parassiti a 20; mi fa pensare qui siamo nelclassico caso italiota di piagnisteo di persone RICCHE o comunque BENESTANTI che giocano a fare i furbetti parassiti alle spalle della comunità, con l’aggravante di non aver dato un pasto ai loro figli da veri scriteriati; mentre la gente comune onesta paga. Erano stati avvisati con lettere, gli era stato chiesto di venire almeno a spiegare come mai non pagavano, avevano 30 giorni di tempo per farlo e altri 10 di proroga e manco una telefonata, magari poi sono a postare foto tutto il giorno, genitori che lavorano e non hanno problemi economici, o la mensa è GRATUITA PER TUTTI, o se è un SERVIZIO LO PAGHI E NON FAI IL SOLITO “FURBETTO ITALIANO”

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  4. Sicuramente ci sono genitori che fanno i furbi….ma farlo scontare ai bambini non mi sembra giusto, anche perché fare un tavolo a parte è un modo per discriminarli nei confronti di tutti gli altri…..e poi parliamone, c’è così tanta differenza tra il costo di pane e olio e un semplice piatto di pasta? non credo proprio….. Si poteva tenerli con gli altri e dargli un piatto di pasta e basta, in fondo ci sono già altri bambini che per vari motivi devono mangiare diversamente dagli altri, sarebbe stato più giusto e meno discriminante…

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    • Silvia, parliamo di genitori che non erano in difficoltà economica, che erano stati avvisati, era stato dato loro un mese di tempo cui si erano aggiunti dieci giorni di proproga, e comunque, al di là del pagare, erano stati invitati a esporre le ragioni del mancato pagamento. Secondo me si sono comportati anche troppo bene, e giusto che arrivi il messaggio ai bambini che il comportamento “furbo” dei loro genitori non porta niente, e che i genitori degli altri bambini, che avrebbero usufruito dello stesso servizio però pagando, non sono coglioni.

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    • sarà così…..ma con bambini così piccoli non lo trovo giusto, ma il mio è solo un pensiero personale, ci sono già tanti motivi per cui i bambini vengono isolati dagli altri gruppetti….metterci anche questo non lo trovo giusto

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    • Compito della scuola è pure insegnare le regole della civile convivenza, e alla fine è pure cosa buona e giusta far passare il messaggio che se non paghi un servizio che è a pagamento – e che gli altri pagano – non hai diritto a usufruirne, perché a non pagare non sei più furbo degli altri, solo disonesto e incivile.

      Diverso è per chi non può pagare (che è comunque esonerato): in quel caso è giusto che la scuola insegni la solidarietà e la condivisione.

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    • Probabilmente non si poteva. Se ci pensi, quando c’è una gita scolastica, non è che chi non paga sta in fondo sulle seggioline pieghevoli o in ginocchio sui ceci invece che sulle poltrone, non parte e basta. Per la mensa il discorso è diverso, probabilmente avendo richiesto il servizio il non erogarlo per motivi di irregolarità amministrative avrebbe comportato qualche problema, ma questo non saprei dirtelo.

      Se c’è questo cavillo, la sindaca non poteva far altro, altrimenti sì, sono d’accordo con te, la soluzione migliore sarebbe stata che fossero restati in classe con il pranzo portato da casa, o che i genitori li fossero venuti a prendere per farli mangiare a casa.

      Comunque pensate pure che non parliamo di un unico bambino messo all’angolo, e quando si è una tavolata pesa diversamente anche il trattamento diverso. In particolare mia figlia sostiene che magari ai suoi tempi le avessero dato la fett’unta invece che quel cibo orribile che lei regolarmente lasciava (e io regolarmente pagavo, che ve lo dico a fare!).

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  5. Credo che in questa triste storia ci abbiamo rimesso solo i bambini. Cosa hanno imparato da questa esperienza? La disonestà dei loro genitori e la tecnica del tentare di farla franca appena possibile, l’intransigenza di un sindaco (perdonami ma mi rifiuto di usare “sindaca”) che aveva comunque le sue ragioni comprensibili però solo tra adulti, il gesto “caritatevole” di una maestra che, come ho letto, davanti a un bambino triste gli ha dato il suo pranzo e si è tenuta il pane con l’olio.
    Credi che questi bimbi abbiamo assimilato il senso di giustizia? Secondo me no, hanno solo visto chi è “buono” e chi è “cattivo” in base alla loro visione infantile. Buona la maestra che ha rinunciato al suo pranzo per uno di loro, mentre invece penso che il suo gesto abbia contribuito a generare confusione nella mente di un piccolo, a non fare capire – se era questa l’intenzione del sindaco – che esistono regole che lei per prima ha disatteso. Quel gesto era da concordare con altri adulti proprio come la decisione di separare chi-ha-pagato-e-mangia e chi-non-ha-pagato-e mangia-meno.
    Ho insegnato per anni ma non ho mai avuto questi problemi essendo alle superiori. In una situazione simile non avrei fatto scendere i bambini a mensa, avrei chiesto ai genitori o a chi per essi di venire a prendere i figli per il pranzo o, in caso d’impossibilità della famiglia, avrei allestito un tavolino in classe con il pranzo/panino/altro portato da casa. Avrebbero a mio avviso percepito meglio il messaggio è necessario comportarsi correttamente se si vive in comunità e rispettare le regole senza subire umiliazioni per colpa di genitori privi di senso civico che non capiscono essere i primi a mettere in difficoltà i loro figli. Insomma gli adulti non ne escono affatto bene da questa vicenda.

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    • Sono d’accordo con te sul fatto che sarebbe stato meglio, da un punto di vista psicologico, che semplicemente fossero restati in classe (e comunque la separazione ci sarebbe stata comunque), ma probabilmente non si poteva fare, come è stato ipotizzato in commenti precedenti.

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  6. Una situazione che non era facile da gestire… i furbetti mi lasciano sempre senza parole, specie se si cerca di approfittare in un ambiente come la scuola, non riesco a capire come si possa inevitabilmente coinvolgere i propri figli in un comportamento che per forza avrà delle conseguenze su entrambi… probabilmente mi sarei comportata allo stesso modo, è brutto che i bambini siano stati isolati in quel modo, ma é giusto anche che con il dovuto tatto e i giusti metodi venga insegnato loro cosa è giusto e ingiusto fare… i genitori capiranno? Non si sa, forse no… ma un giorno credo che quei bambini potranno trarre la lezione dal pane e olio serviti… é un messaggio per entrambi, che va loro spiegato, certo, ma che per lo meno ha avuto gli effetti sperati 🙂

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    • Io credo che in Italia con le buone o con le cattive debba passare il messaggio che i furbi non la fanno franca e che gli onesti non sono i più fessi della nazione, persino da deridere come troppe volte fatto finora.

      Per quanto mi riguarda, brava la sindaca, sempre a patto che non si sia stati coinvolti in questa discriminazione per motivi di povertà.

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  7. Il troppo buonismo fa male e lancia segnali pericolosi a grandi e piccini. Concordo con il sindaco e con le azioni scelte. Anche io avrei lasciato i bimbi dei genitori non paganti in classe a consumare pane e olio o altro per evitare situazioni imbarazzanti ai piccoli.
    Ci vuole rispetto per le leggi e le decisioni ampiamente dette e condivise. Sono certa che tra i bambini della mensa ci saranno famiglie che stanno pagando la stessa con difficoltà, ma la stanno pagando. Queste sono le famiglie da lodare.

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  8. A botta fredda io direi: i bimbi che non vanno a mangiare in mensa rimangono in classe..
    E l’addebito della retta della mensa automatico sul conto….
    La soluzione del sindaco è la peggiore per i bambini: non educhi i genitori punendo i figli….😢

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    • Anche quelli che si portano il pranzo da casa devono sedersi a un tavolo diverso, per disposizione asl. Io non la vedo come una discriminazione, ma come una suddivisione in base a determinati criteri.

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    • Sì certo è una necessità… solo che se mangi altrove perché porti cibo da casa è una scelta se sei messo in disparte perché non hai pagato è un’ umiliazione…
      Un adulto può capire il motivo, un bambino no e rischia anche di essere preso in giro…non è necessario…io troverei un altro modo per risolvere la questione…😊

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    • Ema, intanto non stiamo dicendo “in disparte”, stiamo parlando di un altro tavolo, perché dire “in disparte” può far sembrare che siano stati messi in un angolo buio con la faccia contro il muro, non è così. Poi, se portarsi il pranzo da casa è una scelta (dei genitori), è altrettanto scelta dei genitori non pagare pur avendo i soldi, non rispondere a nessun sollecito e non dare ai bambini il pasto da casa: ma perché parliamo sempre delle responsabilità della scuola e non di quelle dei genitori? Considerando che i genitori li hanno mandati a scuola digiuni e la scuola ha dato loro pane e olio, acqua e frutta, a me non pare proprio si sia comprata tanto male!

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