Archivio | 10 settembre 2017

Di lutti già elaborati e perdoni mai dati

Ultimamente un lettore ha postato un commento su un vecchissimo articolo, “Non c’è perdono se c’è rancore ma può esserci senza amore“, addirittura del 2013.

Ho riletto l’articolo e tutti gli oltre cento commenti per rinquadrare tutta la discussione, e ho riletto un articolo linkato da una lettrice, concordando con questo in toto, ma non è di questo che volevo parlarvi.

Mia figlia disse una volta, credo a proposito di mia madre che è sempre meno presente a se stessa e non è certo più la nonna che lei ricordava, che in realtà perdiamo le persone molto prima di quando le perdiamo “tecnicamente”.

Le perdiamo per un motivo o per un altro, per una malattia che le trasforma, ma anche per un comportamento che le trasforma, per un allontanamento volontario che ci costringe a elaborare un lutto e ci costringe a imparare, giorno dopo giorno, a vivere senza quella persona.

Fu così per esempio quando venne meno Otello (nome di fantasia), il grande amore della mia vita, che pure ho passato la vita a perdere, ogni volta soffrendo indicibilmente, impazzendo di dolore e incredulità, ma ogni volta di meno, fino ad assorbire il colpo della sua venuta meno come una spugna e, dopo aver trascorso nel passato anni a piangere perché non mi rassegnavo al fatto che lui non ci fosse più, alla notizia della sua dipartita fisica, che mi ha raggiunto mentre ero a bordo piscina a prendere il sole, sono semplicemente rimasta là, forse spalmandomi un’ulteriore razione di crema solare.

Dall’inizio dell’anno ho subìto cinque lutti, ma per qualcuno di loro ho dovuto constatare che, in quanto a dolore, avevo già dato, e tanto, e dove in altri tempi ci sarebbe stata una ferita insanabile, ora il colpo è stato assorbito da una dura e coriacea cicatrice.

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