Lentamente schiavi

E’ di pochi giorni la notizia che oramai la promozione a elementari e medie è legge, e questa mi sembra l’ennesima azione suicida dell’Italia. Veramente è da un po’ che la scuola è diventata un promuovificio, è da un po’ che siamo entrati nella spirale:

si esce dalla scuola sempre più ignoranti

il titolo di studio vale sempre meno

l’università è indispensabile ma di difficile accesso

università e master costano cifre proibitive

si accede al mondo del lavoro sempre più tardi

in pensione non ci si andrà mai

esportiamo i nostri cervelli con i loro sogni e importiamo bassa manovalanza

etc. etc. etc.

Il messaggio che gli italiano ricevono da anni, da decenni probabilmente, purtroppo è: impegnarsi non serve a niente. E’ da tanto che il merito in Italia non premia ma almeno prima un titolo di studio, se pure non garantiva lavoro e successo, testimoniava un grado di preparazione, l’unica arma di difesa che abbiamo contro la prevaricazione e il raggiro, ma adesso siamo caduti nella loro trappola, gli insegnanti più seri a lungo hanno combattuto contro il far andare avanti  d’ufficio le capre che poi hanno infestato posti di lavoro qualificati con gravi ripercussioni sull’utenza, ma sono rimasti inascoltati: oramai va di moda il buonismo, i ragazzi non devono essere traumatizzati, i riconoscimenti vanno dati indipendentemente dall’impegno, indipendentemente dalle capacità, e indipendentemente dalle conseguenze sociali di questo comportamento suicida.

Poi, per completare l’opera, abbiamo anche abolito il servizio militare, rendendo sempre di più il nostro popolo molle, imbelle oltre che ignorante, ergo manovrabile e, perdonate il termine, fottibile.

Non solo, stiamo crescendo anche un popolo senza ideali (forse per questo di individui facilmente reclutabili da movimenti estremisti e sette religiose, che danno loro uno spirito d’appartenenza?), oltre che, complice il virtuale, a volte scarsamente consapevoli della differenza tra realtà e finzione.

E’ vero, ci sono eccezioni, ci sono perle, ci sono giovani che sono il riscatto di questa nostra società, ma sono pochi e con le armi spuntati e le ali tarpate.

Dovessi dare un messaggio ai ragazzi direi: studiate, studiate, studiate, siate preparati, abbiate una mente attiva, coltivate le vostre capacità di fare collegamenti, capire, creare, siate innovativi, siate coraggiosi, non vi vendete (anche se noi, forse, abbiamo venduto voi  😥 ), siate cazzuti diamine, siate la vostra forza e il nostro orgoglio, impegnatevi alla faccia di chi vi illude che potrete ottenere tutto senza sforzo, e vi farà trovare schiavi nel migliore dei casi di chi le maniche se le rimbocca e nella vita si espone, nel peggiore di burattinai senza scrupoli per cui sarete carne da cannone.

 

PS: e ricordate l’esempio delle case abusive crollate di cui hanno detto  “coi soldi si sono messi in regola con le leggi dello stato, ma non con quelle della fisica”, e così è per lo studio: una politica superficiale e buonista può regalarvi un titolo di studio, ma non preparazione e competenza, e io non voglio credere che lo scopo della vostra vita sia di essere mezze calzette, esperte nell’arte di arrangiarsi e inciuciare.

 

24 thoughts on “Lentamente schiavi

  1. Bravaaaaaaaaaa!!!!! Condivido in pieno. Egoisticamente parlando sono felice di essere in pensione dall’insegnamento elementare. Avrei sofferto troppo se fossi stata costretta ad essere un’insegnante “buonista”. Anche se alle elementari, fin dai miei tempi, la promozione non si negava a nessuno (tranne casi particolari) ma almeno potevo liberamente esprimerne , per i professori delle medie, i motivi in un giudizio scritto sull’alunno.
    Tu dici : “E’ vero, ci sono eccezioni, ci sono perle, ci sono giovani che sono il riscatto di questa nostra società, ma sono pochi e con le armi spuntate e le ali tarpate.” Non tutti, alcuni riescono a farsi valere se non in Italia, almeno all’estero.

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  2. A forza di non traumatizzare i ragazzi, stiamo crescendo una generazione di senza palle che non sapranno affrontare la jungla che c’è là fuori.
    Non dico di fare prove fisiche come in certe tribù del pianeta, ma qualche pediatrico calcio in culo, ogni tanto, va dato.
    Con buona pace di Crepet e compagnia bella.

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  3. In realtà la bocciatura nei primi 8 anni di scuola è sempre stata una rarità e anche prima doveva essere concordata con le famiglie. Se i genitori dicevano di no, non si poteva bocciare. La deroga alle troppe assenze non si nega mai (basta un certificato medico… di conseguenza un medico compiacente), l’unica cosa che può essere considerata una novità è la promozione nel caso in cui anche un solo insegnante non sia d’accordo. Ma chi vive e lavora nel mondo della scuola sa che all’interno dei consigli di classe questi sono dettagli, si arriva sempre ad un accordo e la promozione a maggioranza può diventare anche all’unanimità.
    Hai ragione a dire che gli studenti sono sempre più ignoranti ecc. ecc. e la cosiddetta “buona scuola” non li farà certo diventare dei geni solo costringendo le scuole ad attivare corsi di recupero e altre iniziative volte a favorire l’inclusione e arginare la dispersione. A parte che tutte le attività di sostegno hanno un costo (per i docenti sono attività extra da pagare come lavoro straordinario a meno che non si utilizzi il cosiddetto organico dell’autonomia che prevede la presenza di personale incaricato del potenziamento e del recupero all’interno dell’orario di servizio), difficilmente servono ad arginare certe situazioni in quanto gli studenti che hanno bisogno di supporto sono scarsamente interessati a fare delle ore in più nel pomeriggio, specialmente quando già al mattino disertano le lezioni, con la complicità della famiglia.
    Tranquilla, questa delega del governo non cambierà nulla o quasi. Il problema serio, invece, è l’orientamento: se i ragazzi, una volta conclusa la scuola secondaria di primo grado (media), non seguono i consigli di orientamento e intraprendono un percorso di studi per il quale o non sono portati oppure non sono disposti ad impegnarsi, continueranno a diplomarsi, magari con un paio d’anni di ritardo, rimanendo ignoranti, senza competenze specifiche per essere inseriti nel mondo del lavoro (alla faccia delle 200-400 ore di Alternanza Scuola Lavoro, altra farsa della Legge 107) o per intraprendere un corso di studi universitario che magari termineranno in 10 anni. Ma questo è sempre successo anche prima.

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    • Non so che dirti, sono anni oramai che constatiamo l’esistenza in vita di diplomati ma anche laureati ignoranti come capre, incapaci di scrivere senza errori ortografici (non mi riferisco a chi scrive di corsa e senza rileggere ovviamente, caso nel cui io stessa andrei crocifissa 😉 ). Il fatto della “mortificazione” dell’alunno bocciato non dipende dalla bocciatura, ma dal valore che a questa si dà, come se a essere bocciato fosse l’essere umano, e il giudizio non riguardasse la mera preparazione e l’esistenza delle basi necessarie per accedere alla classe successiva.

      La soluzione di non bocciare per non traumatizzare equivarrebbe, in campo medico, a non fare mai diagnosi di tumore ma chiamare tutto “raffreddore” per non traumatizzare il paziente, e quindi non mettere in atto i trattamenti necessari per curare e guarire: cui prodest? Io credo solo al becchino.

      Tornando all’impegno extra degli insegnanti, una meravigliosa severissima docente di mia figlia, sosteneva che lei in aula, durante le regolari ore di lezione, offriva un servizio, e se c’erano alunni disinteressati, che se ne infischiavano, non seguivano o non venivano proprio, non aveva senso che lei facesse gli extra per ripetere fuori orario quello che lei aveva già fatto durante un orario disatteso.

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  4. E’ una cosa che non sopporto quella che bisogna sempre dare una possibilità in più agli altri a scapito dei meritevoli. Insomma, il carnefice ha il diritto di riscattarsi nella società (e povera vittima che ci ha rimesso le penne), l’ignorante deve essere promosso (e povero ragazzino studioso che si ammazza sui libri), ecc… ecc…. Se non si opera una selezione fin dal principio, difficilmente giungeremo ad un punto in cui si capisce chi è portato per cosa: e come dici tu ci ritroveremo gente ignorante che occupa le poltrone migliori. Ok, per un genitore è brutto sapere che un figlio non è portato per lo studio, ma la psicologia e la legge insegna che ogni uomo ha delle aspirazioni ed è portato per determinati settori, per cui se uno è una capra a scuola (ma magari una cima nel lavorare come operaio) perché metterlo sullo stesso piano di persone meritevoli? Non significa declassare la persona, ma offrire opportunità differenti facendogli capire fin da subito quale strada scegliere.
    Una cosa che non sopporto neanche sono i punteggi che vengono attribuiti ai concorsi in caso di parità nei punteggi: i single con figli, gli orfani di guerra, e così via tralasciando, ovviamente, la questione dei disabili. In altre parole la persona “normale” che non rientra in una delle categorie protette dalla legge si vede scavallata da altre persone che magari (e scusa se lo dico) sono fortunate ad essere rimaste prive del compagno morto sul lavoro. Non so se il mio parlare sia giusto o sbagliato, ma mi sembra che il merito venga sempre messo da parte a favore delle categorie “inferiori” che, anziché essere aiutate in maniera adeguata, vengono favorite a discapito degli altri.

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  5. Per esperienza personale (3 figli 21 17 17 di cui uno dsa) dico questa cose:
    Educatrice in primis è la famiglia e gli insegnanti che comunque rimangono estranei nei confronti dei ragazzi.
    Ogni ragazzo è un individuo a sé che la scuola pretende di uniformare alla massa nel raggiungere lo stesso obbiettivo in termini di tempo e di valutazione.
    Un caro saluto
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    • Ok, ma questa mi sembra una premessa, mi sfugge quale sia il tuo pensiero in merito a quanto espresso nel post. Siamo d’accordo che la scuola debba valorizzare ogni persona per quello che è e tirare fuori da ogni ragazzo il potenziale che non è per tutti uguale, ma poi una regola bisogna metterla.

      Lungi questa dall’essere una valutazione sull’essere umano, se uno non sa fare le quattro operazioni base che ci va a fare in una classe in cui dovrà risolvere equazioni, espressioni e logaritmi? Se uno non conosce la grammatica e l’analisi logica, quanto potrà imparare una lingua straniera (a parte il fatto che ora ci sono altri sistemi), nel senso che quale utilità può avere insegnargli come si traduce un complemento di mezzo se quello il complemento di mezzo non sa dove stia di casa? Insomma, se io non so saltare 30 centimetri, che senso ha portare l’asticella a 50? Lungi dal pensare che chi non sa saltare trenta centimetri sia un individuo di scarso valore, ma certo non è un saltatore, e nella vita ci sono milioni di altre cose da fare.

      Si dice che inutile mandare avanti a calci una persona che magari sarà un pessimo medico, mentre invece potrebbe essere un ottimo falegname, ma lo pensiamo mai che è vero pure il contrario? Che magari un pessimo falegname potrebbe essere un ottimo medico? Non si tratta di graduatorie, ma di abilità e competenze, e non tutti siamo portati per tutto. Un titolo di studio comunque certifica certe competenze, e il fatto che da tempo oramai non certifichi un bel niente è una graan tristezza, oltre che una grossa ingiustizia nei confronti di chi invece quel titolo se lo è meritato.

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    • Certo a te può sembrare una premessa… per me è la mia risposta.
      L’unico sistema ormai possibile per salvarci tutti è partendo dal cambiamento nel “nostro piccolo” vivere e l’esempio che ne deriva.. questo vale anche per la scuola!

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    • Mi arrendo e mi dispiace, vorrei davvero capire il tuo pensiero, indipendentemente dal condividerlo o meno, ma continua a non essermi chiara la tua risposta, che cos’è che cambieresti (o che lasceresti com’è).

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    • Nel tuo post hai elencato una serie di aspetti discutibili che hai riscontrato nel “modo di fare scuola” che sembrano palesi e scontati essere tali. Poi chiedi cosa cambieresti e cosa lasceresti… ti dico cosa è per me apprezzabile: mandare i figli in una scuola che rispetti i tempi di ogni singolo individuo, che non si aspetti da tutti gli stessi risultati e soprattutto che sia in grado di far emergere e potenziare i TALENTI di ogni singolo individuo. La scuola/stato cerca di uniformare fin dall’asilo nido l’individuo per farlo entrare al più presto in un recinto dove sta un gregge facilmente governabile da uno o pochi pastori. Se non cominciamo a capire questo a nulla serve vedere poi in corso d’opera cosa va e non va …
      Non ti arrendere mai Diemme 🙂
      Con apprezzamento
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    • Sono d’accordo con te, in un mondo perfetto la scuola dovrebbe essere un terreno fertile dove i talenti dei nostri ragazzi, qualunque essi siano, possano sbocciare. Il mondo perfetto però non esiste, e dobbiamo convivere con quello che c’è, perfettibile, cercando di dare tutto ciò che possiamo per migliorarlo. Ora, tu hai ragione che la scuola ora livella, ma mentre prima, con una scuola degna di tale nome, il livellamento era verso l’alto (con tutti i contro di questa forse ingiusta selezione), ora è verso il basso, e non solo non vengono portati alla luce i talenti nascosti di ognuno, ma vengono sotterrati i talenti, ancorché manifesti, di tanti altri. Insomma, se uno è un genio della matematica e l’altro è un genio, che so io, della pittura, in quela scuola materia non curriculare, il fatto di non essere in grado di far sbocciare Michelangelo non si rimedia riducendo anche Einstein a fare i bastoncini fino a che il potenziale Michelangelo non impara tutto della trigonometria (o, viceversa, costringere Michelangelo a colorare i tondi fino a che il potenziale Einstein non sarà in grado di dipingere la Cappella Sistina). Insomma, sono d’accordo che ognuno vada valutato per i suoi talenti e le peculiari abilità che certamente ognuno di noi possiede (come qualcuno ebbe a dire, non si può valutare un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi), ma la soluzione non è impedire alla scimmia di arrampicarsi sull’albero perché il pesce non lo sa fare (o viceversa).

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    • Nel tuo scrivere sento tanta frustrazione e mi dispiace. .. Non so da dove arrivi … forse potresti fare una riflessione (non qui ma in privato e con te stessa) su quello che è il mio sentire (magari o forse sicuramente sbaglio… Non ha importanza, l’importanza sarebbe capire da dove derivino certe nostre insofferenze)…
      Hai portato come esempio Einstein e Michelangelo… Non è nella mia mentalità di vedere le cose e non scendo in banalità nel dire altro..

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    • Mah… oggi stai decidendo che sono frustrata… mi pare fosti sempre tu, in un periodo in cui ero senza lavoro, che criticasti che stavo al pc invece di lavorare… non sono sicura fossi tu, prendi questa mia affermazione con le pinze: evidentemente viaggiamo su due binari diversi, ma io non mi permetto di pensare che il mio sia quello di una equilibrata saggezza e quello dell’altro quello della frustrazione. Probabilmente ognuno di noi ha le proprie esperienze e ha maturato le proprie considerazioni in un certo contesto: se io faccio l’esempio di Michelangelo e Einstein è perché nel fare gli esempi si estremizza per rendere meglio l’idea, poi lo so che nella realtà siamo a un livello diverso e che quelle sono rare eccezioni. Che ti devo dire, probabilmente, nonostante le buone intenzioni, non riesco a spiegarmi, o comunque nessuna delle due, dal suo punto di vista, riesce a toccare le corde dell’altro.

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    • A no .. Non ero io, non mi permetterei mai! Non ho detto che sei frusttrata ma che ho sentito frustrazione nel parlare di questo argomento.. è diverso!
      Mi hai sollecitato nell’andare più a fondo con la mia opinione e il più delicatamente possibile l’ho fatto..
      Apprezzo questo dialogo e ti ringrazio

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    • No, hai ragione, non eri tu e mi scuso, o forse mi riferivo a questo ma non credo, altrimenti significa che stavo proprio male per aver preso per storto un commento così pacato (ma tutto può essere, fu per me un momento davvero difficile).

      Frustrazione nel parlare di questo argomento? Sì, su questo sì, hai ragione, una frustrazione incredibile vedere questo paese alla deriva, cervelli in fuga quando non schiacciati direttamente sul nascere, incompetenti ovunque, anche ai piani alti, a fare danni incalcolabili. Ovviamenti è chiaro che cultura non è tutto, non ricordo chi fece un discorso a degli studenti sottolineando che, durante la seconda guerra mondiale, crimini indicibili vennero commessi da persone dottissime, e che il fattore più importante è l’umanità, non l’istruzione, ci mancherebbe altro.

      Mi ha fatto piacere la tua opinione, l’ho apprezzata e, da parte mia, per la verità sarei ancora solleticata ad andare più a fondo.

      Un caro saluto.

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  6. Pingback: A tutte le giovani! – Withoutpretences's Weblog

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