Migranti, migranti!

Sono stata in ferie all’estero, ma con a disposizione la tv italiana, che Attila teneva sempre accesa sintonizzata soprattutto sui vari notiziari e ho dovuto prendere atto che, che si trattasse di notiziari o altre rubriche, il tema era praticamente sempre uno: i migranti. Un martellamento continuo, dalla mattina alla sera, come se al mondo non esistesse altro, e come se davvero fosse un’emergenza una situazione che è invece strutturale oramai da anni.

Se ne parla, se ne parla, ma non si conclude niente, pare sia un argomento nato per alimentare i talk show, i forum di discussione e le campagne elettorali, e della drammaticità della situazione importi poi a pochi.

Ora, qual è la mia posizione nei confronti dei migranti? Prima di parlarne vorrei raccontarvi questa storia tratta dai racconti dei Chassidim.

Un vecchio rabbino chiese una volta ai suoi allievi come avrebbero potuto sapere quando la notte era finita e il giorno era iniziato.
“Potrebbe essere,” chiese uno degli studenti, “quando puoi vedere un animale in lontananza e distinguere se è una pecora o un cane?”
“No” rispose il rabbino.
Un altro chiese: “È quando si può guardare un albero in lontananza e dire se è un albero di fico o un albero di pesca?”
“No” rispose il rabbino.

“Allora quando è?” chiesero gli allievi.

“È quando si può guardare sul volto di qualsiasi uomo o donna e vedere che è tua sorella o tuo fratello. Perché finché non riesci a distinguere questo, sarà sempre ancora notte “.

(Racconti di Hasidim)

Ora pare che, finalmente, nella lotta tanto inutile quanto stolta tra forcaioli e buonisti si vada diffondendo lentamente una posizione di maggiore umanità e buon senso: bisogna riuscire a coniugare solidarietà umana, regole e senso della realtà, l’accoglienza non deve essere a carico della sicurezza e bisogna sì, prima di tutto, ragionare in termini di “persone” e non di “stranieri”, ma è pur vero che l’Italia non può accogliere tutta l’Africa (e il sud est asiatico, e l’Europa orientale, etc. etc. etc.).

Che significa poi “Aiutiamoli a casa loro”? Che i nostri leader devono andare da un qualche dittatore e fargli tottò, dirgli “brutto e cattivo, non ti permettere più di ledere i diritti di queste persone altrimenti m’indigno!”?

A me l’unica cosa che è chiara è che il problema non può essere affrontato su un solo fronte né da un solo Stato, ma molta parte d’Europa, limitandosi a chiudere le frontiere, non sembra molto collaborativa sulla questione: e allora, che fare? Come sensibilizzare e coinvolgere il mondo intero? Come gestire il fenomeno? E soprattutto, come rendere più strutturale l’intervento “a casa loro”, certamente possibile nel caso dei migranti economici, per esempio con la costruzione di pozzi, ponti, ospedali e scuole, fino alle adozioni a distanza?

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14 thoughts on “Migranti, migranti!

  1. Aiutiamoli a casa loro mi sembra uno slogan per le prossime campagne elettorali. Detto poi da uno che ha permesso l’aumento delle immigrazioni negli ultimi tre anni.
    Sicuramente evitando di dare soldi ai loro governi sottraendoli a noi utilizzando il capitale per costruire scuole, rafforzare la sanità e costruire imprese.
    Il fenomeno immigrazione non vuole essere controllato perché, a mio parere, ci mangiano un po’ tutti. In Italia soprattutto ma all’estero è diverso. Credo che l’Italia dovrebbe battere i pugni in Europa e chiedere interventi a livello economico che riducono gli investimenti della Comunità per quei paesi che non collaborano. Dovrebbe inoltre chiedere aiuto ad Amnesty International e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per un monito che lasci il segno, perché non mi sembra che tali organizzazioni abbiano speso una sola parola per chi ha chiuso le frontiere. Anzi. Riceviamo moniti quotidianamente perchè non offriamo l’aria climatizzata e la lasagna tutti i giorni e mi sembra assurdo che ce ne stiamo zitti senza difenderci davanti a queste ingiustizie.
    In fondo chi lede i diritti è quella nazione che costruisce muri e barricate, non chi accoglie per un anno in un centro sociale le persone senza ricollocarle altrove perché in assenza di strutture adeguate. Certo, chi ci lucra sopra va punito ma chi invece fa funzionare i centri deve essere premiato.
    Quindi l’Italia deve seguire la strada del legale, citare in giudizio le nazioni che si rifiutano di collaborare e la stessa Europa come ente a se stante per ottenere una sentenza che sia un punto di riferimento per tutto il mondo. Può passare anche per la Corte Internazionale dei Diritti dell’Uomo anziché lasciare che sia Papa Francesco ad esprimersi a riguardo.

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    • Mi fa rabbia che i nostri rappresentanti stiano al Parlamento Europeo e non riescono a farsi valere pur avendo a disposizione tutti gli strumenti necessari. Dico io, a che serve chiedere flessibilità quando invece è possibile chiedere di punire gli altri Stati?

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  2. Un argomento difficile e spinoso…..la cosa certa è che non può essere affrontato solo dall’Italia, per i motivi che hai già detto e comunque non si può accogliere indistintamente tutti, ma quelli che ne hanno veramente diritto.

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    • E soprattutto nessuna pietà per chi delinque, qualunque sia la situazione dello stato da cui proviene. Ovviamente non mi riferisco al poveraccio che ruba al supermercato per poter mangiare, ma alle varie aggressioni di cui ci giunge quotidianamente notizia: sei uno stupratore? Aggredisci, uccidi? Te ne vai a casa tua, e chi se ne frega se là c’è la guerra, noi non vogliamo importare criminalità e guerriglia.

      Questi devono ricevere il messaggio forte e chiaro che se vogliono essere accolti e vivere qua ci sono regole da rispettare, senza deroghe.

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    • assolutamente d’accordo, è come per le navi ONG che non hanno firmato l’accordo….perché non vuoi i controlli se fai le cose in regola???? Chissà perché hanno smesso il servizio poi…..

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  3. Punto primo: quando, qualche anno fa, i migranti invadevano la Grecia e la Turchia, ci siamo forse offerti di prenderne un po’, oppure ce ne siamo infischiati come tutti? Siamo bravi a chiedere solidarietà soltanto quando ci fa comodo.
    Punto secondo: perché i capitali possono girare liberamente da un Paese all’altro e fare danni a piacimento (arrivando perfino a distruggere e destabilizzare) e le persone no? Rectius: non sono le persone che non possono girare liberamente, sono i poveri che non possono farlo. Avessero tutti la carta di credito bella rifornita, non ci sarebbero problemi.
    Punto terzo: siamo un Paese di emigranti. Lo siamo sempre stati e so siamo in parte ancora. Andiamo all’estero per lavorare? Forse per gli altri rubiamo il posto a quelli del luogo. Oppure i posti che occupiamo noi sono tutti in “surplus”?

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    • Per me, oltre all’indiscutibile principio di fratellanza e solidarietà, valgono solo poche altre regole:

      1) chi ha creato qualcosa ha più diritto a usufruirne di chi è venuto dopo (v. per esempio pensioni ai lavoratori vs pensioni sociali)
      2) “A Roma fa’ come i romani”: è chi va all’estero che si deve integrare, non viceversa.
      3) Il crimine va perseguito senza pietà e senza sconti per nessuno.
      4 “Ricchezza scompartita diventa povertà”: l’accoglienza non deve trasformarsi in un suicidio, c’è una logistica da cui non si può derogare più di tanto.

      Ciò detto, per me ognuno è cittadino del mondo, e ogni persona di buona volontà rappresenta una ricchezza per il prossimo.

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  4. E difficile cercare un punto comune in questa dilemma. Il fatto sta cosi (pensando freddamente).
    ____O ci si accoglie tutti ed avrà dei effetti negativi sul’economia dei stati europei (e non solo Italia) ma saremmo conseguenti con la nostra morale occidentale dove “tutti hanno il diritto” e possono venire “liberamente”. (Perché non è cosi? La LIBERTA cantata su ogni principio fundamentale ci ha reso cosi benestanti e felici)
    ____Oppure ci se mette tutto intorno del filo spinato e giriamo la testa da qualche altra parte per non vedere i poveri dannati come periscono. Certo, il nostro benessere sarà in salvo. Ma a questo punto dovremmo non essere cosi vigliacchi a cantare la beneamata LIBERTA. O “diritti per tutti”.
    P.S. Il bello sta nel considerare che lo straniero “ruba i posti del lavoro”. E ci si é pronti ad uscire in strada per difendere “il nostro”. Ma nessuno fischia quando un ricco imprenditore chiude tutto, si fa i bagagli e parte in Cina con il “Made in Italy”. Cosi, un Armani, un Fiat, oppure Ollivetti sarà sempre un made in Italy fatto in Cina. Ma poi… tutta colpa di ‘sti negri.

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    • Valentino, io sono d’accordo che ci sia una terza via, che è quella del rispetto reciproco e della collaborazione fra TUTTI i popoli, almeno quelli non in guerra che possono accogliere chi dalla guerra fugge.

      Ferma restando la solidarietà nei confronti dei nostri fratelli sofferenti, l’accoglienza non può essere né indiscriminata né infinita, non farebbe bene a nessuno su nessuno dei due fronti, quello di chi accoglie e di chi viene accolto senza mezzi e senza un possibile sostegno. Io concordo con una mia amica che fece l’esempio della majonese, e spieegò che se aggiungi l’olio a poco a poco si amalgana bene e viene una bella salsa, ma se lo metti tutto insieme la majonese impazzisce e puoi solo buttarla via. A me non importa neanche niente della sostituzione etnica, a me non importa nulla se uno è bianco, giallo, rosso o nero, ma m’importa di un’eventuale sostituzione di civiltà con una indietro di secoli, la sostituzione della libertà con la schiavitù, della ricchezza con la povertà e della serenità con il terrore (e direi che su questi ultimi due fronti già stanno facendo grossi passi avanti).

      Poi ti renderai bene conto che, a parte certi razzisti trogloditi che purtroppo hai avuto modo d’incontrare, la maggior parte della gente non ce l’ha certo con le persone come te, lavoratrici e pacifiche.

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    • Mi dispiace dirlo ma, se le due strade fossero veramente solo queste, totale apertura o totale chiusura, credo che l’istinto di conservazione costringerebbe a optare per la totale chiusura… mors tua, vita mea, dicevano i latini!

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  5. Ok. Ci si può stare. Allora posso liberamene dichiarare che tutti quei paroloni dove si parla dei diritti umani e di libertà o di pietà per la gente “meno fortunata” di noi sono tutte BALLE.
    E sto a posto con la mia coscienza.

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