Archivio | 8 luglio 2017

Sto male

Sto male (sempre sostenuto che le ferie mi fanno male) e mi rendo conto adesso che il lavoro è diventato un alibi, una droga che stordisce e impedisce di pensare ad altro.

Da anni oramai sono un automa, mi sveglio alle cinque, il tempo di fare qualcosa e sono fuori, attraverso la città, lavoro a testa bassa, riattraverso la città al ritorno, ritorno stanca e distrutta, crollo a letto, e l’indomani una giornata esattamente uguale, uguale, ed è questo forse che mi rassicura, al di là del fatto che mi ruba la vita.

La domenica sono chiusa in casa, praticamente mi spettano i lavori forzati, ma quando ci sono le ferie… si riprende il contatto con una vita che non conosci più, con altri tipi di incombenze, e ti rendi conto di essere sola, impreparata, inerme.

Io credo di non avere mai avuto crisi di panico, ma capisco chi le ha. Di panico no, ma d’ansia quante ne volete, mi rendo conto adesso che l’ansia è stata la mia nemica da sempre, che mi ha portato a fare scelte inappropriate, mentre sentivo mancarmi la terra sotto i piedi e tutto il peso della solitudine.

Perché poi continuo a dare l’impressione di una donna forte e indipendente, mentre avrei bisogno solo di abbandonarmi e di affidarmi, di rilassarmi e riposarmi. Io non ispiro protezione, ma forse sono tra quelli che più ne hanno bisogno, perché chi la ispira spesso è anche un furbo, o una furba, che ha imparato molto bene l’arte di arrangiarsi e in qualche modo riesce sempre a cavarsela.